R.E.C.O.N. G6 ITALIA – Maggiora 2016


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Ciao a tutti. Lo so, lo so, in genere voi arrivate qui e trovate la recensione di un libro o, alla peggio, un raccontino.
Però è estate, e non ci sono solo i libri, e ci si dedica a tante cose, in estate.
Per esempio al modellismo. Radiocomandato. Off road.

E qui arriva il bello, ovvero il G6. Cos’è il G6? In due parole, è un evento modellistico che si svolge in varie parti del mondo, a tappe, sempre con lo stesso presentatore, Brian Parker, americano, persona squisita, simpaticissima e oltremodo disponibile.

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(Brian Parker, from U.S.A.)

Ma passiamo oltre, vi spiego tutto.
Partiamo la mattina alle 6 e qualcosa, un pullman di 10 persone, una piccola rappresentanza del gruppo “Veneto Scaler”, alla volta di Maggiora, località dove si svolge l’evento.

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Dopo le scartoffie di rito e la presentazione dell’evento, si parte per una delle avventure più belle e impegnative del mondo RC, un percorso di 5 Km circa con i terreni più svariati e impervi: asfalto e cemento in quantità esigue, poi rocce e pendenze varie, terra friabile, fango di varie densità, da quello liquido a quello pesante, sabbia, sabbia bagnata, acqua (perché qualche guado si deve pur fare), passaggi in cui prima sei in acqua, esci sulla sabbia e con le ruote scivolose inizi una salita ripidissima…
Il tutto in salsa Camel Trophy, ovvero non una gara ma un’avventura da affrontare insieme, senza alcuna possibilità di toccare il mezzo se non per azionare un verricello, organizzarsi per trainare un amico in difficoltà o cambiare le batterie. Insomma, come se fossero auto 1:1, che non arriva una mano gigante a raddrizzarle. NO HAND OF GOD, questa è la regola.

Ah, o per le riparazioni in loco, che fra cadute e immersioni varie non c’è da stupirsi che si rompa qualcosa. Io, per esempio, ci ho rimesso un ammortizzatore. Riparabile, se trovo il ricambio.

Eravamo 219 partecipanti, tutti ugualmente decisi ad arrivare in fondo, perché “finire il R.E.C.O.N. G6 è come vincere il R.E.C.O.N. G6”, tant’è vero che non c’è una classifica completa, ma vengono simbolicamente premiati i primi tre piloti di ogni categoria.

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Per quanto mi riguarda, sono partito pieno di entusiasmo, e il percorso ha superato ogni aspettativa. Sono partito con Giordano, il mio compagno di viaggio…

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(Il mezzo di Giordano, e il mio.)

…e strada facendo abbiamo reclutato Tom e Gigi, formando così una squadra che ha trovato subito un discreto affiatamento che ci ha permesso di superare tutti gli ostacoli e arrivare in fondo a tutti i tracciati, completando l’avventura sul limite del tempo massimo previsto, che era di ben 6 ore.
La squadra che abbiamo formato era composta da un gruppo eterogeneo di mezzi e persone, e, senza far nomi, c’era quello che vedeva le porte al volo (o quasi); quello che lento ma inesorabile si arrampicava ovunque, fermandosi poi a recuperare tutti; quello che superava gli ostacoli quasi senza battere ciglio; infine quello che, avendo qualche problema col mezzo, ha regalato a tutti momenti adrenalinici, rischiando in qualche occasione di far finire in acqua tutti e quattro durante recuperi da situazioni assurde.

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(Si, purtropo non ho una foto di tutti e quattro i mezzi assieme. Mi spiace, Luigi.)

Il percorso è stato qualcosa di devastante, perché farsi 5 Km in un bosco è una passeggiata, ma doverli fare con una macchinina radiocomandata in scala 1:10, studiando il percorso, cercando le bandierine numerate da passare in sequenza, studiare gli ostacoli in modo da riuscire a superarli… beh, è stancante fisicamente e mentalmente. Alcune situazioni ti costringono a elaborare una strategia comune per trainarsi tipo trenino o spingersi, o far arrivare qualcuno oltre l’ostacolo in modo che poi possa trainare gli altri attraverso percorsi impervi.

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Sono stato oltremodo sorpreso dalle ultime modifiche che ho fatto al mezzo, modifiche che hanno cambiato profondamente l’assetto del mezzo e il suo equilibrio, che non ho avuto il tempo di provare prima di affrontare il G6, ma che mi hanno permesso di ribaltarmi solo 3 o 4 volte e affrontare il percorso agilmente e quasi senza toccare le bandierine (su quasi 400 ne ho toccate 5!!)

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(Et voilà! Un bagnetto :D)

Insomma, la soddisfazione è stata piena e completa. Soddisfatto del mezzo, dell’organizzazione (a parte un paio di cose, ma pazienza, perdoniamo tutto), delle persone che hanno partecipato, tutte disponibili ad aiutare, soddisfatto per i nuovi incontri, per il caffè di Joey… In definitiva, la giornata è stata fantastica!

E aver conosciuto Brian, alcuni amici del forum Scalers & Crawlers, e aver concluso il R.E.C.O.N. G6, ha aggiunto soddisfazione alla soddisfazione.

E poi grazie.

Grazie alla squadra improvvisata per la fantastica avventura.
Grazie agli organizzatori, che si sono sbattuti un sacco.
Grazie a Parker, persona squisita e disponibilissima.
Grazie a Joey, che ha offerto a tutti un caffè formidabile, selezionato apposta per il G6.
Grazie agli sponsor, in particolare a RC4WD e Horizon Hobby, che hanno reso possibile questa manifestazione.
Grazie a Wane, che ha messo insieme una corriera, è stata una salvezza.
Grazie a tutte le persone incontrate durante il percorso, sia a quelle che ci hanno aiutato che a quelle che si sono fatte aiutare.
E grazie a tutti i partecipanti, 219 persone che, ognuno alla propria maniera, hanno contribuito a rendere assolutamente EPICO questo evento.

Grazie.

Grazie anche al mio mezzo, “Mammooth”, che, nonostante sia un mezzo poco prestazionale, ingombrante, pesante, e che durante l’ultimo percorso ha affrontato gli ostacoli senza un ammortizzatore posteriore, mi ha permesso di finire il R.E.C.O.N. G6, permettendomi di fregiarmi del titolo di “R.E.C.O.N. G6 finisher”.

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Ci si ritrova l’anno prossimo. E, speriamo, anche prima.

Edit: per chi poi fosse più curioso, ci sono anche i video. Aggiornerò a mano a mano che usciranno.

il mio
Quello di “Renegade 1964”
Quello di “Tommy CJK”
Quello di Riccardo B.
Quello di “Max4459”

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Neanche gli dei (***)

di Isaac Asimov

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224 pagine
Edizione: Mondadori (Urania)
iniziato il: 3/05/2016
finito il: 30/05/2016

Cari lettori, care lettrici, benvenuti.
Il periodo di stasi sembra essere passato, ho ripreso a leggere con costanza, ma recensisco meno.
Un po’ per mancanza di tempo, un po’ per pigrizia, un po’ perché ho deciso che recensirò i libri che mi appassioneranno, tralasciando quelli un po’ “meh”, e recensirò quelli di cui mi verrà chiesta la recensione.

Questo appartiene a quelli che mi sono stati consigliati e che “mi piacerebbe sapere cosa ne pensi”, e quindi eccomi qui.

Parliamoci chiaro: io Asimov lo considero una genio, ma anche i geni, a volte, non ci azzeccano.

Allora.. Il romanzo si svolge in tre parti e tre momenti distinti: inizia sulla Terra, dove viene scoperto un nuovo elemento che viene da un universo parallelo, e grazie a questo si produrrà energia gratuita, col solo effetto collaterale che, secondo un solo uomo, si rischia di far esplodere il sole. Successivamente conosceremo la vita dell’altro universo, e che “loro” ci inviano quell’elemento al solo scopo di riceverne un altro in cambio che a loro serve per nutrirsi. Se il nostro sole scoppiasse, loro ne trarrebbero un grosso vantaggio, ne sono consapevoli e sperano che accada. Infine torneremo nel nostro universo, in una colonia lunare, per scoprire che la teoria secondo la quale avremo una supernova nel nostro sistema è fondata e trovare la soluzione all’inconveniente.
Tre parti non omogenee fra di loro, legate solo da un’esigenza narrativa comune, quasi tre lunghi racconti che raccontano una storia più lunga vista da attori fra loro “distanti e distinti”, come si suol dire.

Che dire… Come al solito è scritto in maniera egregia, è scorrevole, ma stavolta è davvero troppo tecnico. Poca “fanta” e troppa “scienza”, e questo può stufare, annoiare in alcuni capitoli. Si dilunga un po’ troppo in spiegazioni di chimica e di fisica, a volte anche complicate, il che lo porta a essere un romanzo di difficile comprensione, non “adatto a tutti” ma comprensibile per chi ha una conoscenza minima delle due materie. Che poi si capisce bene lo stesso, ma si manda giù con difficoltà.

E poi c’è il fatto che ogni relazione fra un uomo e una donna sfocia nel sesso, e pure questo, alla lunga, mi ha dato fastidio. Magari non era sessismo, ma un uomo e una donna non possono essere semplicemente colleghi, amici o conoscenti? Deve esserci per forza un flirt? Ma dai!

Questa cosa si nota soprattutto nella parte che riguarda gli alieni, dato che ripete all’infinito che per loro è molto importante “fondersi”, e nel fondersi provano piacere, si perdono uno nell’altro, ed è il modo anche per procreare. E bisogna essere in tre: due parti maschili e una femminile. Un maschio è razionale, la femmina è emotiva, l’altro maschio è “paterno” e se ne rimane in disparte a curare la prole. Non mi dilungo oltre, leggetevelo.

In ogni caso, anche questo romanzo può collocarsi all’interno del suo universo: la colonizzazione della luna prima dell’avvento dei robot. Ora, non sono andato alla ricerca di date per vedere se può collocarsi esattamente lì, ma in ogni caso è prima dell’invenzione del cervello positronico, e di robot ancora non c’è traccia.
C’è però un elemento nuovo: gli alieni. Negli altri romanzi non ne avevo trovato traccia, se non in uno dei suoi primi racconti sui robot, ma lì avevano forme umanoidi. Questi, invece, sono eterei, me li sono immaginati come una sorta di nuvolette che mantengono una forma grazie a un cervello pensante che tiene insieme tutto con la forza del pensiero. Magari mi sbaglio, ma leggendo di loro ho avuto quella sensazione.

Un punto a favore lo segna col fatto che il motore di tutto, per quanto riguarda l’uomo, è l’ambizione. Non abbiamo un’idea utopistica del “bene per l’umanità”, ma solo mere emozioni, arrivisti che pensano solo al proprio prestigio, al posto di rilievo occupato nella società, alla fama. Nessun buonismo, solo uomini come ne possiamo trovare “a mazzi di mille” (cit.) dappertutto.
Abbiamo quindi un’umanità coerente con quella reale, non la solita cosa stereotipata dello scienziato (o gruppo di) che pensa al bene collettivo.

Concludo, va’. Tre stelle perché Asimov si fa leggere sempre volentieri, appassiona e affascina come pochi autori sanno fare, ma questo è un romanzo pesante. Un’ottima idea diluita in troppe parole, tre parti confuse che andrebbero legate meglio fra loro. Asimov stesso dice, nella prefazione, che questo romanzo “si è scritto da solo”, quindi non l’ha pianificato all’inizio, ma ha lasciato che la storia fluisse dalla sua testa alla macchina da scrivere, e si nota. Perdonabile se fosse stato alle prime armi, ma l’ha scritto da veterano del genere, quindi va bacchettato.

Alla prossima!

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Il racconto sul frigorifero II edizione: i risultati

Ebbene, cari lettori, eccoci qui. Ho tutti i voti sotto mano, ho già sommato tutto, e ho un vincitore.

I voti sono tutti abbastanza vicini, ho pure un terzo posto parimerito che diventano terzo e quarto posto per via della data di arrivo, come già detto all’inizio.
Epperò voi siete ansiosi di sapere se vi siete piazzati o meno, eh, e io sto qui a scrivere cose tanto per allungare il brodo, perché non è che ci sia molto da dire.

Ringrazio tutti voi che avete partecipato, specialmente tu, che ci tenevo, e tu che sapevo avresti partecipato, e mi spiace che voi tre non mi abbiate cagato di striscio e non siate riusciti a trovare uno straccio di post-it da mandarmi. L’anno prossimo vi voglio qui.

Mi siete piaciuti tutti, chi più chi meno, ognuno col proprio genere. Di nuovo, grazie per aver partecipato, e per aver reso questo blog un blog migliore.

Ma ora… la classifica, partendo dal primo, che ha vinto, e che potete leggere qui sotto!

Primo classificato: Raffaele Serafini, con 26 punti!

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E poi tutti gli altri:

2° posto: “Come l’universo”, di Bilbe (23 punti)
3° posto: “Caso chiuso”, di Silvia D. (21 punti)
4° posto: “Ciò che importa”, di Bilbe (21 punti)
5° posto: “Contaminazioni”, di Carla Simoni (20 punti)
6° posto: “Neptunia”, di Chand (15 punti)
7° posto: “Venuta al mondo”, di Chiara Orsato (14 punti)

I giudici erano: mia moglie Elsa (che non la faccio più votare perché ha gusti opposti ai miei e quindi non fa andare avanti chi piace a me), una persona timida che vuole mantenere l’anonimato e eleonoramaria che ha votato in risposta al post precedente. Io mi sono astenuto dal voto, stavolta.

È tutto, per questa edizione. A voi i commenti, e alla prossima!🙂

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Il racconto sul frigorifero 2016 – i racconti in gara

Eccoli qui, senza tanti giri di parole.
Dicevo che eravate in tanti, e in effetti i primi due giorni sono andati meglio dei primi due giorni dell’anno scorso, ma poi vi siete fermati.

Il che, a ben vedere, non è affar mio: siete voi che non avete partecipato, quindi se non vincete niente date la colpa a voi stessi.

Voi che avete partecipato, invece, avete una possibilità su 7, di vincere. Bilbe 2 su 7.
Che altro dire? Che se avete partecipato potete votare i racconti avversari valutandoli da 1 a 5, se volete. Voi di passaggio, invece, potete dare una valutazione da 0 a 10.
Avete tempo fino a sabato sera. Domenica si saprà chi ha vinto e chi no.

Ma ecco i racconti. Leggeteli.

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(Questo leggetelo nell’ordine arancio, giallo, verde, rosa)

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È tutto. Leggete, votate se volete, i risultati attendete.
A fra cinque giorni!

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Il racconto sul frigorifero – seconda edizione

Cari lettori, care lettrici benvenuti!

Si, lo so, sono in ritardo e mi scuso, ma sapete… quando uno ha una vita, a volte accadono cose. E le priorità si spostano.

Ma non temete, anche quest’anno ho un libro da regalarvi. Usato, come al solito, ma date un’occhiata al nome del blog e fatevene una ragione.

Lo so che voi che avete partecipato l’anno scorso siete già lì pronti con la penna in mano, ma una rinfrescatina male non vi fa. E, soprattutto, potrebbero esserci nuove reclute.

Cos’è “il racconto sul frigorifero”? Semplicemente, un concorso per racconti brevissimi dove non avete un limite di caratteri, bensì un limite di spazio. In poche parole, la vostra storia dovrà starci dentro a un post-it quadrato di circa 7.5 cm di lato, che potete trovare ovunque.

Non mi importa di che colore.

Ah: deve raccontare una storia, non essere una perla di saggezza, una frase di “buon qualcosa” o menate simili, perché non verranno prese in considerazione.

Dovete scrivere a mano, in stampatello maiuscolo e LEGGIBILE, quindi niente scrittura microscopica.

Dovranno starci anche il titolo e il vostro nome.

Fate una foto, ritagliatela in modo che si veda solo il foglietto colorato e inviatela in formato .jpg al mio indirizzo mail, pensieriusati@gmail.com, indicando nell’oggetto “Il racconto sul frigorifero”. Potete farlo col vostro smartfon, o con l’aifon, o col fon, come vi pare, che è più facile e veloce.

Scrivete nel testo della mail il vostro nome e l’indirizzo mail cui volete essere ricontattati in caso di vittoria, oltre al testo che avete scritto a mano nel post-it, sì che non ci siano errori da parte mia e dei giurati di interpretazione delle parole. (Perché mica tutti siamo dottori.) Chi non scrive il testo del racconto nella mail riceverà una mail minacciosa, dove sarà scritto che il non rispetto delle regole comporta la squalifica.

Ah: come al solito, tu che vincerai, ti ricontatterò per chiederti l’indirizzo di casa. Sappilo!

(A meno che non possa raggiungerti di persona, che allora te lo consegnerò a mano e magari ci faremo pure quattro chiacchiere davanti a una birra. O a un tè. O a un caffè, cappuccino e brioches, dipende dal luogo e dall’ora.)

Riassumendo: un solo racconto che ci stia nel post-it. Un solo vincitore. Una sola data di uscita per tutti i racconti in gara, martedì 10 maggio a tarda ora. Il concorso scade sabato 7 maggio alle 23.59. Farà fede l’orario di ricevimento sulla mia posta elettronica, pensieriusati@gmail.com

I risultati verranno comunicati quando tutti i giurati mi avranno inviato l’esito della loro votazione.
Nell’attesa potrete ingannare il tempo leggendo e commentando i racconti in gara.
(chi volesse aggiungersi alla giuria può contattarmi all’indirizzo che ho già scritto lì sopra.)

Facile, no? Allora prendete post-it e penna e raccontatemi qualcosa. Quello che volete, l’importante è che ci sia una storia completa, con inizio, svolgimento e fine. Qui sotto avete un esempio, che sarebbe il racconto vincitore della scorsa edizione.
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(Foto fatta con lo smartfon, ritagliata e inviata via mail a me. Meno di 5 minuti ed è fatta!)

Ecco. Come vedete, avete pure lo spazio per le correzioni. Lo voglio così, scritto di getto. Potete scriverne quattro o cinque e poi inviarmi il migliore, ma non fatemi la bella copia, se non vi viene bene subito.

E’ un post-it, una nota, e tale deve rimanere.

Per quanto riguarda i premi, invece, al primo classificato spetta il libro La grammatica di Dio”, di Stefano Benni, più il diritto di partecipare l’anno prossimo inviando due post-it con due storie differenti, se rifarò il contest. Al secondo e al terzo classificato, invece, la sola possibilità di partecipare il prossimo anno con due post-it.

I tre saliti sul podio la scorsa edizione, e in quanto tali aventi diritto alla partecipazione con due racconti sono:

– Bilbe
– Roberta Vacca
– Rupert Kebler

che se vorranno partecipare saranno i benvenuti. Come tutti, vecchi e nuovi. Mi fa piacere circondarmi di gente bella.🙂

Ah, già: le cose poco simpatiche per pararmi il coolo:

Inviandomi la mail col racconto dichiarate di essere maggiorenni (altrimenti fatevi dare l’autorizzazione da uno dei genitori), vi impegnate a riconoscere la paternità dell’opera e a sollevare me e i giurati da qualunque controversia in caso di plagio. I racconti dovranno essere liberi da qualunque vincolo contrattuale. Mi autorizzate a pubblicarli sul mio blog, esposti al pubblico ludibrio.
Autorizzate inoltre il trattamento dei vostri dati personali ai fini della legge 675/1996 e d.l. 196/2003. (sennò non posso scrivere di chi sono i racconti in gara, né utilizzare il vostro indirizzo per spedirvi il libro!).

(Non occorre scriverlo nella mail, l’accettazione è implicita.)

I diritti dell’opera restano comunque vostri, e a contest finito potrete farne ciò che vorrete.

Allora, siete ancora lì? Prendete in mano la penna e scrivete, che aspettate? Un post-it ce l’avete di sicuro sopra la scrivania al lavoro. Se non ce l’avete, fatevene portare uno da un collega che ce l’ha sopra la scrivania. O fatevelo prestare dal vostro responsabile, che di certo ne ha. O andate a comprarvene un pacchetto, se proprio non riuscite ad averlo gratis, che diamine!

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