Sipario

Beh… il blog è fatto, tanto vale iniziare a ficcarci dentro qualcosa. A voi!

SIPARIO

“Guardatemi! Al di là del vetro mi state guardando tutti. Sì, sento tutti i vostri sguardi che mi trafiggono come chiodi! Alcuni di voi mi odiano, altri piangono per me, ma ognuno di voi, a modo suo, è curioso. Curioso di vedere cosa sta per succedermi. Sì, sono colpevole, colpevole quanto lo sarete voi tra qualche istante. La mia colpa? Non aver saputo cogliere la differenza tra omicidio e statistica. Già: io sono un soldato. Un cecchino, per la precisione. Il mio lavoro è uccidere la gente senza essere visto. Loro mi dicono chi e dove, ed io eseguo. Non per vantarmi, ma sono tra i migliori. Il problema di uccidere una persona è che si commette comunque un omicidio, solo che in tempo di pace si chiama così, mentre in guerra si chiama “statistica”. Duecento morti a causa di un bombardamento è statistica. Un morto ammazzato per strada a causa di un banale errore è omicidio. Due anni fa, io non ero in guerra. Stavo semplicemente seduto in cucina a pulire la mia arma. Rimontandola, una volta inserito il caricatore è scattato il percussore che ha fatto partire il colpo. Non mi ero accorto di aver disinserito la sicura passandoci sopra il panno oliato.
Ma non importa più, ormai, io sconterò la pena fra cinque minuti. Fra cinque minuti per la società sarò pulito, avrò espiato la mia colpa. Ma voi, voi che mi state guardando attraverso questo muro trasparente, come lo chiamate quello che state per farmi? Il vostro omicidio si chiama “pena di morte”. Tutti voi siete curiosi di sapere cosa resterà di me fra pochi minuti, non vedete l’ora che succeda! Anche voi che piangete per me, in realtà, siete qui per lo spettacolo! La scena finale, voi state guardando gli ultimi istanti di vita di un uomo, volete vedere come frigge bene un uomo attraversato da tremila watt! Ma lo spettacolo, Signori e Signore, sarò io a godermelo! Il piacere di questo spettacolo sarà soltanto mio. Ebbene sì: sarò io che guarderò voi dal di qua del vetro. Vedrò il vostro stupore accendersi nei vostri occhi, perché sarà uno spettacolo bellissimo e orribile allo stesso tempo, vedrò le vostre espressioni mutare dalla curiosità al terrore, vedrò il vostro senso di colpa accentuarsi mentre mi state uccidendo. Sì, voi mi state uccidendo, tutti voi fra tre minuti abbasserete quella leva che se ne sta lì alla mia sinistra, accanto al boia.
Il boia … forse l’unica persona innocente in questa sala. Fa il mio stesso lavoro, sapete? Io sono pagato per premere un grilletto, lui per abbassare una leva. Tecnicamente sarà la corrente ad uccidermi, non il boia, così com’è la pallottola ad uccidere, e non chi preme il grilletto. Almeno, noi del mestiere amiamo pensare così. Ma sarete voi tutti ad accendere l’interruttore, voi che mi avete condannato, voi che siete qui apposta perché volete vedermi morire. Fra poco io verrò attraversato dalla corrente, e come un faro sarò splendente, e illuminerò le vostre buie coscienze. Nessuno di voi potrà nascondersi, perché la luce sarà troppo forte perché vi sia spazio per l’ombra. Vi accorgerete che non avete condannato me, ma avete condannato voi stessi, perché da oggi rimarrò sempre nei vostri pensieri, nei vostri sogni. E vi tormenterò ogni notte con il ricordo di questo giorno.
Manca un minuto … il telefono non suona. Nessuna grazia, ancora. Tutti voi in realtà lo sperate, sperate di poter restare innocenti, di essere graziati, ma ormai è tardi per tornare indietro. Nessuno farà suonare il telefono in questa stanza, nessuno verrà a salvarvi come succede nelle fiabe. Ormai è tardi. Troppo tardi. Mancano trenta secondi. Venti. Dieci.
Ci siamo. Che lo spettacolo abbia inizio!”

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Categorie: Racconti già scritti | Lascia un commento

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