Come un serpente

Altro racconto in pillole, per ingannar l’attesa. A voi!

“Come un Serpente”

Avvolto nei sui contorcimenti, tra il corpo del telefono e la cornetta, attende paziente la sua preda.
Uno squillo, due, un essere umano che si avvicina e alza il ricevitore.
Inizia la sua tortura. Come un serpente si avvinghia alle dita, alla mano della persona che, invano, tenta di divincolarsi, di sfuggire alle sue spire.
E’ una lotta continua, durante tutta la durata dello scambio di voci che si insinua, strisciando, dentro di lui, e non dà tregua, non lascia riposare i due contendenti. Ma è un combattimento impari: la mano che lo tormenta sembra giocherellare con lui, anziché scontrarsi, come se tutta la battaglia altro non fosse che un mero divertimento.
D’un tratto, così com’è iniziata, la schermaglia finisce, e lascia il cavo, stremato, a penzoloni sulla scrivania.
E lui, fiero di essere sopravvissuto alla guerra, lentamente si attorciglia nella sua posizione preferita, in attesa del prossimo incontro.
Finché un giorno, ormai vecchio e stanco, smetterà di misurarsi con la mano, e allora si staccherà da un lato dell’apparecchio. E in quel momento, un attimo prima della sua definitiva, fatale mutilazione, sarà finalmente vincitore.

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Categorie: Compresse (perché "Pillole" era troppo mainstream!) | Lascia un commento

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