Archivi del mese: aprile 2012

Ancora!

Ancora una pubblicazione! Un racconto horror, in un’antologia che deve ancora prendere forma, ma dalla quale uscirò con un contratto editoriale! Stay tuned.

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Ebbene…

Ebbene, come dice il titolo di questo post, il racconto di maggio sarà un racconto che ha passato la selezione per l’antologia “non spingete quel bottone”.
Il tema è “racconti sull’ascensore”.
E visto che, una volta tanto, i diritti restano miei, ve lo propongo.

Postmortem. A maggio, sempre qui.
Non mancate!

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Grazie!

Grazie a voi 10, chiunque siate, anche se non lasciate commenti.
Grazie, perché ora so che qualcuno aspetta i miei racconti.
Grazie perché ci siete.
Ci sentiamo qualche altra volta, in questo mese, e sicuramente… il primo di maggio!
Vi aspetto!

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Racconto d’Aprile. – grezzo –

Questo racconto mi pare appropriato, dato che parla di un pesce, per esser pubblicato il primo di aprile.
E’ un racconto vecchio, scritto quasi un anno fa, dopo aver letto “Memorie del sottosuolo”. Non l’ho riletto, non l’ho mai nemmeno corretto, nè rivisto.
Ve lo do in pasto così com’è, leggete l’idea così come l’ho scritta di getto. Forse, un giorno, lo sistemerò.
A voi, un racconto grezzo!

Vivere tra i propri escrementi

… da quanto tempo non penso più a niente?
… Da quando la mia vita è diventata così misera e sciatta?
Non so più chi sono, che cosa voglio, devo trovare qualcosa,o qualcuno, su cui sfogare il mio Io represso.
Mi spiego: sono un dirigente d’azienda, e negli ultimi anni ho pensato solo alla mia carriera. Anzi, è da tutta la vita che penso solo a diventare sempre più importante. Ma che significa importante? Non ho una moglie, dei figli, un cane. Sono solo. Terribilmente solo. Me ne rendo conto soltanto adesso che mi mancano tre anni alla pensione. Sono sempre stato solo, le mie giornate sono state dedicate sempre al lavoro, non ho fatto altro per tutta la vita. Ho viaggiato, sì, ma non ho mai conosciuto veramente qualcuno, e non sono mai andato veramente da nessuna parte. Ovunque andassi avevo sempre con me il mio ufficio: i miei documenti, il pc portatile, e, da quando è stato inventato, cioè da quando “portatile” significava una valigetta di un paio di chili, il mio telefono cellulare. Sono stato in molti paesi, sempre per lavoro, ho sbirciato i monumenti più importanti al mondo, ma senza osservarli, ho parlato con persone di culture diverse, ma non mi hanno lasciato niente all’infuori di qualche documento firmato.
Ma perché, e ,soprattutto, quando ho cominciato a rendermene conto? Oppure l’ho sempre saputo e non me ne sono mai preoccupato? Ma allora perché, perché adesso mi viene quest’angoscia di restare solo? Sono sempre stato solo, e sono sempre stato benissimo in compagnia di me stesso, e allora perché?
E oramai è tardi. Terribilmente tardi. Sono troppo ricco per cercare una persona che mi ami veramente per quello che sono, e troppo vecchio per poter avere un figlio. Non mi passa minimamente per la testa di prendere un cane, vuole troppe attenzioni. Un gatto mi distruggerebbe la casa.
Non conosco nessuno, al di fuori dei miei soci e delle mie impiegate. Cerco sempre di essere gentile, ma cosa ne posso sapere io della gentilezza? Io che non mi sono mai fermato davanti a niente e nessuno, io che ho assunto e fatto licenziare persone senza preoccuparmi del loro destino, io che parlo solo di numeri…
Cos’è in realtà la gentilezza? Intendo la gentilezza quella vera, non solo quella di circostanza. Insomma, io sono “gentile” con chi mi fa comodo, anzi, “devo” essere gentile con tutti i clienti, per il bene dell’azienda. Ma per me stesso? Per il bene mio? Non ho mai pensato al mio benessere, se non a quello materiale, quindi ho solo una vaga idea di ciò che in realtà è.
Ricordo mia madre… mi voleva bene. Ma non ricordo più cosa provavo. Ero felice, ma diversamente di come lo sono ora. Anzi, non sono più nemmeno felice.
E mi sento un idiota. Mi sento terribilmente idiota nel sentirmi parlare da solo. Chi voglio prendere in giro? Io sto parlando da solo. E tu non puoi capirmi. Non potrai mai capirmi. Rinchiuso nella tua boccia, tutto sommato te ne freghi altamente delle grane del mondo esterno. Ti ho comprato, sei mio. Una mia proprietà. Un essere di cui posso disporre a piacimento, eppure intoccabile.
Ma perché ho comprato quel dannato pesce rosso? Anzi, non è neppure rosso, è del tutto giallo. Però è un pesce rosso. Bizzarra creatura. Sta cagando. Nella stessa acqua in cui vive.

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