Archivi del mese: giugno 2012

Coming soon… but not so soon!

Ed eccoci in dirittura d’arrivo per il racconto di luglio: Pet Therapy!
Non è quello che state pensando! Il titolo trae in inganno, ma ha il suo perchè.
Scopritelo a luglio, verso quest’ora, in questo luogo.

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Riflessioni a proposito del far finta di saper scrivere

Sapete qual è la difficoltà nello scrivere un racconto?
Non l’idea, non la forma, ma il saper descrivere una cosa con aggettivi efficaci, in modo che il lettore percepisca esattamente ciò che l’autore vuole intendere.

Per esempio, prendiamo un guerriero, dato che in questo periodo ne sono ispirato, e mettiamogli in mano un martello. Ridicolo, no?
Ok, chiamiamolo “martello da guerra”. Funziona già meglio.
Ma per renderlo veramente diverso da quello di un carpentiere che fo? Scrivo “grande”, o “grosso”?
Giammai!, e nemmeno scriverò “pesante”.
Il “possente” guerriero avrà a disposizione un “poderoso” martello da guerra.
Ecco, ora può partire, e magari tornare vincitore.

Lasciamo il guerriero col martello (quello da carpentiere) al suo destino e vediamo un altro armigero corazzato, al quale faremo prendere una spada.
Bene, ora che l’ha presa e ce l’ha in mano che se ne fa? La butta via? Ci taglia la bistecca che ha sul piatto?
No, un cavaliere non può prendere una spada, e nemmeno impugnarla, ma dovrà piuttosto, un paladino, brandire una spada. Non stiamo qui a sottilizzare su quale tipo di spada.
Ora che sappiamo cosa ne farà, dato che “brandire” significa una cosa sola, possiamo tenerlo occupato col drago mentre noi andiamo bellamente nella camera da letto della principessa (dacché le principesse son sempre rinchiuse in una camera da letto in cima a una torre).

Detto questo, mandiamoli a far qualcosa. Del tipo: il vichingo e il paladino di cui sopra vanno in guerra l’uno contro l’altro.
Banale.
Si potrà però scrivere: “il vichingo e il paladino si trovarono faccia a faccia, antagonisti nel clangore della battaglia”. O una cosa del genere.

Bene, ora che lo sapete, mi sento la coscienza in ordine e posso chiudere il post.
Alla prossima, cari (pochi) lettori!

Categorie: Compresse (perché "Pillole" era troppo mainstream!) | 1 commento

Blog in fase di rielaborazione

– Comunicazione di Servizio –

Sto apportando delle modifiche alla grafica della pagina, come vi sarete accorti.
Spero di arrivare alla versione definitiva in breve tempo.

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Bentrovati!

Oggi sono andato a fare un giro a Vicenza.
Con mia moglie, invero. E con mio figlio. E con una coppia di amici.
A Vicenza c’erano dei gazebo, una manifestazione, “Vivi Manga”, dedicata a giapponeserie varie.
Sotto uno di questi stand, trovo l’indicazione del blog Sotterfugi, e due tizi in piedi, uno diei quali stava recitando un racconto.
Ho pensato:”Sotterfugi… chi era costui?” (cit.), e mi sono avvicinato. Nel frattempo mi viene in mente, poi vedo anche i disegni e riconosco le parole del racconto che stavo leggendo a rate.
Beh, ho scoperto che sono anche dei bravi narratori. Mi sono soffermato un attimo, quindi mi sono presentato.
Ecco, tutto qui.
Fa uno strano effetto conoscere di persona altri bloggers coi quali si condivide una passione. La scrittura, appunto.
Andate a trovarli, che meritano di esser letti.

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La realtà delle cose

Ecco il racconto di questo mese. Ma prima… andate a riguardarvi l’immagine che lo ha ispirato!
Preso da Mika, in questo sito: http://www.madebymika.com/joomla/

http://www.madebymika.com/joomla/Disegno di Mika, http://www.madebymika.com/joomla/

La camera da letto era grande e luminosa, con pochi mobili e molti specchi alle pareti.
Le tende arancioni filtravano la luce del tardo pomeriggio rendendola ancora più calda e morbida.
Il letto troneggiava al centro della stanza, circondato da candele gialle: quella sera, Eva avrebbe avuto un ospite, e voleva che tutto fosse perfetto. Si bagnò l’indice sinistro con la saliva, e tracciò un pentacolo invisibile sulle lenzuola di seta.
Uscì dalla stanza e andò a farsi una doccia: le essenze del bagnoschiuma e delle creme da corpo le donavano un profumo irresistibile.
Faceva caldo, e per uscire indossò un abito leggero color paglia, scollato con le maniche corte, la gonna ampia fino alle caviglie; legò i capelli con un nastro rosso, la stessa sfumatura di rosso dei sandali che indossava.

Giunta al luogo dell’appuntamento, vide l’uomo che l’aspettava venirle incontro e porgerle una rosa bianca, e insieme entrarono nel locale dove avrebbero cenato. Eva lo vedeva per la prima volta, ma questo non aveva alcuna importanza: le serviva un uomo, quella notte.
Durante tutta la serata, gli aveva lanciato segnali chiari e inequivocabili, e l’uomo, eccitato, non esitò a cogliere il suo invito.
Eva lo portò a casa sua procedendo pian piano, a piedi: l’appartamento distava poche centinaia di metri, e l’aria fine invitava a una passeggiata nella luce radente del crepuscolo.

Arrivati sulla soglia, aprì la porta e fece entrare il suo prescelto. Lo invitò in cucina, dove gli offrì un Bloody Mary mentre, con un solo gesto, si sfilava l’abito e restava completamente nuda sui tacchi alti.
Sciolse i capelli, gli si sedette in braccio e lo baciò.
Lo invitò a spogliarsi a sua volta, e stette a guardare mentre lo faceva. Non era un bell’uomo, ma serviva comunque al suo scopo.

Entrarono in camera, lo fece accomodare sul letto e accese le candele, quindi entrò anche lei all’interno del cerchio. Lo guardò negli occhi con un’espressione voluttuosa, e gli promise che, quella notte, gli avrebbe fatto conoscere l’inferno.
Lo spinse giù, e quando fu supino sotto di lei pronunciò la formula. In quel momento apparve il demone.
Eva lo percepì ritto dietro di lei, il volto nascosto da un enorme sorriso pieno di canini irregolari ed aguzzi. Lo vide strappare l’anima alla vittima sacrificale e renderne il corpo, svuotato di ogni volontà, uno schiavo dell’inferno per i secoli a venire.
Vide poi quella figura infernale porsi innanzi a lei, e per la prima volta udì la sua voce:
– Hai saldato il tuo debito. – ruggì. E scomparve, lasciando sul letto un ciondolo a forma di cuore.

Gli occhi di Eva si riempirono di lacrime, una gioia amara la invase: in quel ciondolo era rinchiusa, da tempo immemorabile, la sua anima.
Lo prese in mano, lo strinse e lo baciò. In quel momento percepì il calore sulla pelle, udì frinire le cicale, e si sorprese del suo pianto.
E, tra le lenzuola ancora macchiate dal fluido sanguigno che colava dal demone, si addormentò, finalmente libera.

Ma questo, cari (pochi) lettori, è soltanto un incubo.
Eva sta beatamente dormendo in un luminoso e afoso pomeriggio di agosto, dopo essersi fatta una doccia rinfrescante, e il rosso sulle lenzuola altro non è che il riflesso di un grosso vaso laccato.

Categorie: Racconti già scritti | 3 commenti