Attimi

Stavo a pochi metri da loro. Potevo sentirli respirare, da quanto ero vicino.
Ero eccitato, attendevo che uno dei due facesse la prima mossa.
Non avevo il coraggio di sbattere le palpebre, sapevo per esperienza che questi scontri si sviluppano in un solo istante, repentini e letali come il morso di un serpente.
Erano talmente belli a vedersi, i due contendenti, che mi dispiacque non ci fosse nessun altro per condividere il momento: in piedi l’uno di fronte all’altro, Ichiro con la spada sguainata e Genpei con la mano appoggiata sull’elsa, si scrutavano da minuti interminabili.

Ricordo tutto come fosse oggi: era un giorno di settembre, le foglie sugli alberi ingiallivano, qualcuna svolazzava già nel vento.
Sotto i ciliegi dorati, Genpei, il famoso samurai con un braccio solo, e Ichiro, appena diventato maestro di spada in una scuola di Edo, si stavano confrontando davanti ai miei occhi.
Era la prima volta che vedevo Genpei, ma la sua fama lo precedeva, ed ero sicuro che fosse lui. Non mi sarei potuto sbagliare. Solo in una cosa era diverso da come lo immaginavo: i suoi occhi. Mi aspettavo un uomo feroce, incattivito negli anni a causa del suo handicap e dalle continue scaramucce; invece, quello che vedevo era un uomo mite, col volto sereno e gli occhi limpidi; non incuteva paura o rispetto, sarebbe potuto passare del tutto inosservato in mezzo alla folla. Completamente rilassato, sembrava stesse a vedere cosa avrebbe fatto il suo sfidante.
Ichiro, invece, sembrava esserne terrorizzato: il volto tirato, le braccia tese innanzi a sé, le mani a brandire la Katana come se avessero paura di perdere la presa, il corpo leggermente incurvato all’indietro.

Sarebbero rimasti fermi in quella posizione ancora a lungo, pensai. Uno aspettava che lo sfidante si decidesse ad attaccare, l’altro pareva non avere il coraggio delle sue aspirazioni. Sicuramente era stato Ichiro a sfidare Genpei, per poter avere un po’ di fama in più: se fosse riuscito a batterlo, sarebbe stato riconosciuto come uno degli uomini più forti di tutto il Giappone. Ma in quelle condizioni, l’esito della battaglia era scontato.

Io fremevo. Avrei urlato, pregai il Budda Amida perché li incitasse a muoversi! Da quanto mi ero esaltato all’idea di poter finalmente vedere Genpei in azione, non mi interessava più nulla della vita di Ichiro!
Solo che starnutii. Fu un attimo, ma quando riaprii gli occhi, la testa di Ichiro stava volando lontano dal suo corpo incredulo. Genpei gli stava dietro, nella posa più elegante che avessi mai visto in un samurai.
Stette così per una manciata di attimi, quindi, caduta la testa, rinfoderò la spada e riprese il suo cammino verso la città. Il corpo di Ichiro piombò sulla terra battuta con un tonfo sordo.

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