Sei Minuti

Due orbite vuote mi scrutavano nel buio della stanza.
“Vieni”, disse una voce nella mia testa, e io mi alzai dal letto. Una tenue luce blu mi avvolse, e vidi la Mietitrice invitarmi a sedere su una sedia.
Avanzai titubante, non mi aspettavo che la chiamata fosse una cosa così d’effetto.
A ogni modo, non ero pronto. Ero spaventato.
Mi sedetti , e la luce crebbe d’intensità.

Il teschio con la falce prese le sembianze di una meravigliosa ragazza vestita di bianco. Splendeva come un faro nella notte. “Tu lo sai chi sono”, continuò la voce nella mia testa. Sì, sapevo chi era. E sapevo che non potevo fare altro che ubbidire al suo comando.

Comparve un tavolino con una scacchiera. “Allora è vero”, affermai amaro, “che la Morte sa giocare a scacchi!”
Le chiesi cosa sarebbe successo se avessi vinto, mi rispose che avrei vissuto qualche minuto di più. Consapevole che sarei morto.

Le regole erano semplici: ogni pezzo sulla scacchiera corrispondeva a un minuto di vita terrena. I pezzi che avrei mangiato avrebbero aumentato il tempo di permanenza, viceversa ne avrei perso, fino a morire istantaneamente nel sonno.
Mi lasciò prendere il bianco. Il bianco muove per primo, ma cosa avrei potuto muovere? Quale pedone? O uno dei cavalli?
Non ero molto pratico del gioco, l’ultima partita risaliva a un paio di decenni prima, ma valeva la pena tentare.

Chiusi gli occhi, e toccai un pezzo a caso. Il pedone del re. Lo portai avanti di una casella, e la partita ebbe inizio. La morte mi osservava dolcemente, mentre uno dopo l’altro si prendeva i miei pezzi, farmi sempre più triste all’idea di non poter tornare in vita, fosse stato anche solo per un attimo.
Ma una volta iniziata, la partita doveva essere portata a termine, altrimenti…
Era la regola. Così continuai ostinato a giocare, fino a che, per un fortunato evento di cui ancora sospetto, ebbi l’occasione di vincere. E potei tornare in vita per sei minuti.

Trovai mia moglie sveglia, con la lampada da lettura accesa. Mi raccontò sommariamente l’incubo che l’aveva fatta saltare sul letto, un incubo nel quale sarei morto quella notte stessa. Le diedi un bacio, una carezza. La guardai negli occhi, le dissi che l’amavo. Cacciai indietro le lacrime.
Le augurai la buonanotte, mi girai sull’altro fianco e chiusi per sempre gli occhi.

La morte aveva l’aspetto di una bambina; mi prese per mano e mi accompagnò verso la luce.

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Categorie: Racconti già scritti | 2 commenti

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2 pensieri su “Sei Minuti

  1. Grande delicatezza.
    Bravo.

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