Archivi del mese: gennaio 2013

I Luoghi (***)

Di Piero Chiara.

Simpatico breviario di racconti, una novantina di pagine, racconti veloci senza gloria e senza infamia, giusto per trascorrere un po’ di tempo.
Leggetelo, se avete una mezzoretta da perdere (per esempio la pausa pranzo, che poi resta pure il tempo per scrivere una breve recensione), altrimenti fatene a meno.

Tanto per farvi un esempio, vi cito le prime righe del primo racconto, così, per incuriosirvi:

“Ieri pomeriggio, mentre andavo dal “Caffè Zampa” al “Caffè Impero” nel flusso della gente che a quell’ora riprende l’andirivieni del giorno di mercato, mi son visto venire incontro il dottor Zampa, che non ha niente a che fare col “Caffè Zampa” ma che non poteva essere in giro, per la buona ragione che era morto da due mesi. (…)”

Ma, come già detto, questo è solo il primo.
Gli altri raccontano, bene o male, di luoghi, appunto. Posti in cui probabilmente lui è vissuto, tanto sembra conoscerli bene, e ne parla in maniera serena, nonostante possano essere successe cose non proprio belle, per così dire, da quelle parti.
E in alcuni punti può risultare noioso, ma in ogni caso si fa leggere.

Interessante il finale dell’ultima storia. Parla di piliprand.
Non sapete cos’è un piliprand? Bene, non lo saprete di certo da me.

Ora vi saluto, altrimenti diventa più lunga la recensione che il libro stesso!

A presto, cari, pochi lettori.

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Histoire d’O (*****)

Di Pauline Réage.

Che è uno pseudonimo: l’autrice, in realtà, si chiama Dominique Aury,
ma anche su questo nome c’è dubbio, poiché si pensa che sia stato scritto a quattro mani da Jean Paulhan e dalla sua amante Anne Descos.

Histoire d’O. La storia di O.
Ci ho messo un anno a decidermi a leggerlo, cari lettori, ma ora l’ho fatto.

Che caspita, l’ho preso senza sapere cosa mi aspettasse, e ci ho trovato dentro una Storia con la S maiuscola.
Sì, ok, già sapevo che è uno dei più controversi romanzi erotici del secolo scorso (prima pubblicazione 1954), tanto che l’editore è finito in Tribunale e il libro non poté essere pubblicizzato per vari motivi,
ma O stupisce perché crea allo stesso tempo attrazione e repulsione, così che non riesci a capire perché lei agisca in quel modo, ma, sempre allo stesso tempo, capisci perché stia facendo quello che fa. (Poi mi spiego meglio, eh)

Il sesso, per quanto brutalmente rappresentato, non è il protagonista della storia, anzi, ne fa quasi da contorno, pur essendo una presenza ossessiva e costante già dalla seconda pagina. La vera protagonista è la forza d’animo di O, e il suo amore malato per il suo uomo.

Perché proprio di amore malato parla la storia, un amore che è possessione, un amore che è quasi a senso unico, un rapporto di proprietà, di schiava e padrone.
Lui le dice che è sua, e proprio in virtù di questa appartenenza la usa e ne abusa come più gli piace, cedendola principalmente ad altri, conosciuti e non, perché “di una cosa sua può disporre a piacimento, e non potrebbe donare o prestare ad altri una cosa che non gli appartiene”… e O, appunto, gli appartiene.

Gli appartiene così come può appartenergli un’automobile, o un ferro da stiro.

E O diventa una schiava sessuale, sempre disponibile, sempre “aperta” a chiunque glielo chieda, a chiunque sia a parte del suo segreto. Perché di segreto condiviso si tratta.
(C’è un segno inequivocabile che rivela, a chi lo conosce, il segreto di O, ma non ve lo dico, perché dovete scoprirlo da voi. La mia è istigazione alla lettura.)

E lei, O, accetta tutto questo per amore. Perché è convinta che lui la ami così tanto da poterne godere anche attraverso altri, che sia presente o meno. E lo fa per dimostrare a sua volta il suo amore verso l’amante.

In lei coesistono il desiderio e l’orrore per ciò a cui è sottoposta, e quindi, fra stupri, bavagli, catene e frustate, la nostra O si trova a proprio agio, perché sente che, dopotutto, al suo corpo piace. Quello da cui vorrebbe sottrarsi, invece, sono gli stupri, i bavagli, le catene e le frustate, perché il suo corpo ne ha terrore.

E in questo universo si snocciola la Storia di O, prigioniera, vittima del suo amore, carnefice di se stessa attraverso di esso.

Nella prima parte, quantomeno, perché nella seconda è anche peggio: a parte una storiella saffica, a parte che il suo uomo la cederà definitivamente a un altro uomo, che ne potrà disporre come vorrà, e lei accetterà anche questo, O verrà pure marchiata in un modo che deve far male. Molto male.
Direte, “verrà marchiata a fuoco…”, e io vi rispondo: “sì, anche, ma non è la parte peggiore.”
Perché magari, come ti spiegano, l’altro marchio è meno doloroso (…), ma è infinitamente più umiliante e grottesco. E lei lo accetta con piacere, essendone anzi orgogliosa.
Ma non vi dico quale altro marchio le viene imposto: se volete saperlo leggetelo, in biblioteca lo troverete di certo. Vi dico solo che se ne vanterà pure, in un secondo momento.

La storia si svolge, nella prima parte, entro le mura del castello di Roissy*, e nella seconda parte a Parigi, in appartamenti più o meno abitabili. Saranno gli unici luoghi che si vedranno, eccezion fatta per una piccola parentesi di mare, nel sud della Francia, e per una casa dove vivrà nuda in compagnia di altre donne, nude anch’esse.

A conclusione del tutto, un’uscita in maschera, al guinzaglio, in balia del giudizio della gente.
E un’ultima umiliazione che, nonostante l’abitudine ormai fatta a leggere quel genere di barbarie, riesce di nuovo a far inorridire, degna conclusione di un romanzo da leggere assolutamente.

E ancora, ma qui il romanzo è già concluso, una frase in corsivo che dice che c’è un capitolo finale che però è stato soppresso, e che in effetti sarebbe stato inutile, e la spiegazione di un finale alternativo, altrettanto superfluo.

Bene, ho detto tutto, mi pare. O forse no, sta a voi scoprirlo.
A presto!

* Per vostra curiosità, il comune di Roissy è dove sorge, attualmente, l’aeroporto Charles de Gaulle.

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Tutti i miei robot (****)

di Isaac Asimov.

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Il primo Asimov che abbia letto, cari lettori!
Che ci si trova dentro? Beh, un po’ di tutto, direi. Si parte dalla tipica fantascienza “antica” e si arriva a quella moderna, e ci mancherebbe! Lui è il Padre della fantascienza moderna…

Intendiamoci: per “fantascienza antica” intendo di quando si parlava di robot non umanoidi e indistruttibili.

E quindi, dicevo, lo stesso Asimov ha composto quest’antologia “a settori”, nel senso che parte dai suoi primi racconti, dove troviamo i robot come minaccia per l’uomo, i robot che vengono raggirati dall’uomo, i robot indistruttibili ed eterni… e poi si passa ai robot col cervello positronico, dai primi esperimenti al loro evolversi, facendoceli conoscere di volta in volta attraverso alcuni personaggi umani molto ben caratterizzati, che affrontano problemi di logica robotica degni di un romanzo giallo, pur senza vittima.

Senza vittima perché i robot positronici non possono fare alcun male agli esseri umani, e questo grazie alle tre leggi della robotica, che non sto qui a citarvi per motivi di copyright.
Perché Asimov ha sempre permesso che si citino le tre leggi, ma senza enunciarle. Se proprio non le ricordate, potete leggerle qui, basta seguire il link.

Vi ripeto, cari lettori, che questa è la prima cosa che ho letto di Asimov, e ne sono stato rapito, fulminato. L’avevo comprato attirato dall’ultimo racconto, ovvero “L’Uomo Bicentenario”, da cui è stato liberamente tratto un fortunato film.
Liberamente tratto perché il racconto è molto diverso, ma non importa, spero di avervi messo abbastanza curiosità da istigarvi ad andarlo a leggere.
Il problema? Non capirete il racconto fino in fondo se non avete letto anche i racconti precedenti.
Non perché ne sia legato in qualche modo, ma perché bisogna imparare un po’ a conoscere la psicologia dei robot, per capire i vari passaggi.

Mi è piaciuto, sì, e gli ho dato quattro stelle sulle solite cinque.
Perché è saltata la quinta? Ma perché ormai ci siamo abituati a molte cose, e i robot indistruttibili che funzionano in eterno, oggi come oggi fanno un po’ sorridere.
Oggi i robot si guastano, devono ricaricarsi, possono avere problemi tecnici senza letteralmente dover impazzire e mettersi a girare intorno a un giacimento minerario senza sosta… Tutto qui.

Ma leggetelo, che i due collaudatori sono divertentissimi da seguire nei loro ragionamenti al limite dell’impossibile; che Susan Calvin è un’autorità che va temuta e rispettata, oltre che amata, e la ritroveremo nei romanzi che narrano la storia dell’Universo, nel ciclo dei robot per essere esatti; che i robot sono esseri complessi quasi quanto gli esseri umani, e tante altre cose.

Buona lettura, cari lettori!
Alla prossima!

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Rimanere di sasso

“Ammoniti!”, ringhiò l’abitro ai giocatori indisciplinati,
i quali, di colpo, si tramutarono in fossili.

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Comunicazione di(s)servizio

Cari, pochi lettori, mi è stato segnalato da una lettrice (che ringrazio caldamente) che nei vari post compare pubblicità…
cosa che io non vedo.
Non dipende da me, ma dallo stesso WordPress, che la inserisce per poter rimanere gratuito.
Portate pazienza, e continuate a seguirmi.

A presto!

Categorie: Varie ed Eventuali | 2 commenti

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