Histoire d’O (*****)

Di Pauline Réage.

Che è uno pseudonimo: l’autrice, in realtà, si chiama Dominique Aury,
ma anche su questo nome c’è dubbio, poiché si pensa che sia stato scritto a quattro mani da Jean Paulhan e dalla sua amante Anne Descos.

Histoire d’O. La storia di O.
Ci ho messo un anno a decidermi a leggerlo, cari lettori, ma ora l’ho fatto.

Che caspita, l’ho preso senza sapere cosa mi aspettasse, e ci ho trovato dentro una Storia con la S maiuscola.
Sì, ok, già sapevo che è uno dei più controversi romanzi erotici del secolo scorso (prima pubblicazione 1954), tanto che l’editore è finito in Tribunale e il libro non poté essere pubblicizzato per vari motivi,
ma O stupisce perché crea allo stesso tempo attrazione e repulsione, così che non riesci a capire perché lei agisca in quel modo, ma, sempre allo stesso tempo, capisci perché stia facendo quello che fa. (Poi mi spiego meglio, eh)

Il sesso, per quanto brutalmente rappresentato, non è il protagonista della storia, anzi, ne fa quasi da contorno, pur essendo una presenza ossessiva e costante già dalla seconda pagina. La vera protagonista è la forza d’animo di O, e il suo amore malato per il suo uomo.

Perché proprio di amore malato parla la storia, un amore che è possessione, un amore che è quasi a senso unico, un rapporto di proprietà, di schiava e padrone.
Lui le dice che è sua, e proprio in virtù di questa appartenenza la usa e ne abusa come più gli piace, cedendola principalmente ad altri, conosciuti e non, perché “di una cosa sua può disporre a piacimento, e non potrebbe donare o prestare ad altri una cosa che non gli appartiene”… e O, appunto, gli appartiene.

Gli appartiene così come può appartenergli un’automobile, o un ferro da stiro.

E O diventa una schiava sessuale, sempre disponibile, sempre “aperta” a chiunque glielo chieda, a chiunque sia a parte del suo segreto. Perché di segreto condiviso si tratta.
(C’è un segno inequivocabile che rivela, a chi lo conosce, il segreto di O, ma non ve lo dico, perché dovete scoprirlo da voi. La mia è istigazione alla lettura.)

E lei, O, accetta tutto questo per amore. Perché è convinta che lui la ami così tanto da poterne godere anche attraverso altri, che sia presente o meno. E lo fa per dimostrare a sua volta il suo amore verso l’amante.

In lei coesistono il desiderio e l’orrore per ciò a cui è sottoposta, e quindi, fra stupri, bavagli, catene e frustate, la nostra O si trova a proprio agio, perché sente che, dopotutto, al suo corpo piace. Quello da cui vorrebbe sottrarsi, invece, sono gli stupri, i bavagli, le catene e le frustate, perché il suo corpo ne ha terrore.

E in questo universo si snocciola la Storia di O, prigioniera, vittima del suo amore, carnefice di se stessa attraverso di esso.

Nella prima parte, quantomeno, perché nella seconda è anche peggio: a parte una storiella saffica, a parte che il suo uomo la cederà definitivamente a un altro uomo, che ne potrà disporre come vorrà, e lei accetterà anche questo, O verrà pure marchiata in un modo che deve far male. Molto male.
Direte, “verrà marchiata a fuoco…”, e io vi rispondo: “sì, anche, ma non è la parte peggiore.”
Perché magari, come ti spiegano, l’altro marchio è meno doloroso (…), ma è infinitamente più umiliante e grottesco. E lei lo accetta con piacere, essendone anzi orgogliosa.
Ma non vi dico quale altro marchio le viene imposto: se volete saperlo leggetelo, in biblioteca lo troverete di certo. Vi dico solo che se ne vanterà pure, in un secondo momento.

La storia si svolge, nella prima parte, entro le mura del castello di Roissy*, e nella seconda parte a Parigi, in appartamenti più o meno abitabili. Saranno gli unici luoghi che si vedranno, eccezion fatta per una piccola parentesi di mare, nel sud della Francia, e per una casa dove vivrà nuda in compagnia di altre donne, nude anch’esse.

A conclusione del tutto, un’uscita in maschera, al guinzaglio, in balia del giudizio della gente.
E un’ultima umiliazione che, nonostante l’abitudine ormai fatta a leggere quel genere di barbarie, riesce di nuovo a far inorridire, degna conclusione di un romanzo da leggere assolutamente.

E ancora, ma qui il romanzo è già concluso, una frase in corsivo che dice che c’è un capitolo finale che però è stato soppresso, e che in effetti sarebbe stato inutile, e la spiegazione di un finale alternativo, altrettanto superfluo.

Bene, ho detto tutto, mi pare. O forse no, sta a voi scoprirlo.
A presto!

* Per vostra curiosità, il comune di Roissy è dove sorge, attualmente, l’aeroporto Charles de Gaulle.

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