Archivi del mese: febbraio 2013

Sober 9 – intervista alla Band

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*band ormai sciolta*

Ed eccoci qui coi Sober 9, ovvero Giordano Rossato alla batteria, Mauro Pozza alla chitarra, Karim Vezzaro alle tastiere e il vocalist Alberto Ferretti, che si è fatto portavoce del gruppo, per la rubrica “Domande usate per interviste nuove”. Manca ancora il bassista, ma arriverà presto, sperano.

Consapevoli che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accettate di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Accettiamo, no problema.

Ne siete sicuri?

Sì chiaro.

Allora giuratelo su… vediamo…
Ecco! Giuratelo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Diavolo, no. Sul cadavere di Alfonsina non possiamo giurare. È stata troppo importante per noi.

Ma no! Era Alfonsina, quella? Che perdita! Che perdita, ragazzi! Mi spiace!
Ma vabbè, ormai è andata. A proposito: come sta l’insetto jazzista? Quello là, con le antenne che sembrano spazzole jazz per la batteria, ricordi?

Quel coso ogni anno torna con più amici. Tra un po’ ci invaderanno, e la cosa ci terrorizza.

Fico! Ma sentite, prima di cominciare vi chiedo: perché vi siete presentati con quell’immagine?

Perché è il nostro logo, disegnato da Giordano anni or sono. Non ne abbiamo trovati/ideati di meglio, per cui ci teniamo questo, ma forse un giorno ne faremo uno migliore, chissà!

Quindi non è escluso che un giorno qualcuno aprirà la pagina e troverà qualcosa di completamente diverso. Ok, ne prendo atto.
Allora, cominciamo… Innanzitutto, salutate a modo vostro gli amici che ci stanno leggendo.

Rock on, people.

Rock on, Sober! Che radici ha il vostro nome d’arte, “Sober 9”?

Nasce da un’idea di Gio, il batterista, fissato coi giochi di parole. “Sober” in inglese significa “sobrio”, e “9”, sempre in inglese, si legge come il tedesco “Nein”, cioè no. Quindi “Sobrio no”. Sembra un inno all’alcool, ma in realtà i bevitori sono sempre stati una minoranza nel gruppo, il che è ironico… Fra l’altro tu questo lo dovresti sapere da un pezzo, dato che conosci Gio da un’eternità.

Il fatto che io e Gio ci conosciamo sin dal 1993 (circa) e che io sia stato vostro bassista da marzo 2009 a settembre 2012 è del tutto irrilevante, in quanto vi sto intervistando sotto mentite spoglie per farvi conoscere al pubblico.

(nota per i lettori: qui dentro, nel mio blog, loro non sono raccomandati, ok?)

Andiamo avanti, su!
E allora, quando vi è venuto il ghiribizzo di mettervi a suonare insieme?

Il ghiribizzo iniziale lo ebbero Mauro e Giordano, sette anni fa. Alberto è arrivato l’anno dopo e da allora non si sono mai più separati. Karim, invece, è arrivato poco più di un anno fa. So che, comunque, è partito tutto da Gio, quindi il “ghiribizzista” è lui. E l’idea gli è venuta perché ama il rock!

Quindi il gruppo è orientato al rock. Anzi, per dirla tutta, all’hard rock!
Bene! La prima volta non si scorda mai. Cos’avete pensato la prima volta che, dopo un lungo parto, avete scritto il vostro primo brano?

Ci piaceva. Si intitolava “Wishing” ed era una ballata senza grosse pretese, scritta per un contest a cui non siamo stati ammessi, purtroppo. In fin dei conti, l’idea era buona, ma il nostro è un ambito in cui, per sviluppare una buona idea, è necessario avere tempo e strumentazione adeguata, cose che all’epoca non avevamo e che hanno pregiudicato la resa finale. Eppure la nostra primogenita è ancora lì, e presto tornerà a risplendere…

Non vedo l’ora di poterla ascoltare, allora!
E dove andate a pescare la vostra ispirazione?

Generalmente a caso. Qualcuno idea qualcosa e gli altri dietro. Preferiamo creare direttamente in sala prove, tra di noi, piuttosto che scrivere a casa e proporre. Permette alla canzone di evolvere con un sound più omogeneo, più “nostro”, essendo che viene costruita dalla band tutta nello stesso momento. Se scrivessimo ognuno per conto proprio, probabilmente verrebbero fuori una serie di cose che non avrebbero coesione fra di loro, e noi preferiamo sviluppare le nostre proprie sonorità di gruppo, piuttosto che quelle singole.

Interessante. Quindi il brano è un “brain storming” a tutti gli effetti! Bravi! Lavoro di squadra!
Ma oggi, con più esperienza e molto lavoro alle spalle, quale reputate sia la vostra “Opera Magna”?

Difficile a dirsi, in fin dei conti abbiamo composto poco, essendoci dedicati alle cover per tanti anni. Come “Opera Magna” potremmo suggerire la nostra seconda canzone, “The Assassin”, ideata dal nucleo storico del gruppo prima dell’arrivo di Karim, e che è un sunto dei nostri background musicali.

E la linkiamo qui, The Assassin, tanto per farla sentire a tutti. Parliamo invece di una cosa comune a molti artisti: a parte il lavoro notturno, perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte, e in sala prove la sera si andava avanti (e andate tuttora, a quanto ne so) a chiacchiere e acustico fino a quasi le due, una cosa che influenza la creatività è la musica. Da quali artisti prelevate idee per i vostri brani?

Ci ispiriamo moltissimo agli artisti di cui abbiamo “coverizzato” diverse canzoni nel corso degli anni, ma di solito ognuno porta idee che richiamano la propria esperienza e i propri gusti, che sono molto diversi tra di loro. Mauro trae ispirazione dal rock classico, io dal rock settantiano o dall’heavy metal, Karim anche dall’alternative rock e Giordano, che ascolta veramente di tutto, riesce ad unire le cose tra di loro.

Sì, dai grandi, insomma. Perché hai omesso di dire che le vostre cover sono ti tutto rispetto. Mi dicevi che avete in repertorio brani dei CCR, dei Led Zeppelin, dei Queen, di Van Halen, e di molti altri artisti del panorama storico della musica. Anzi, se mi permetti, taggo qui una delle cover portate il 15 settembre allo squarciagola, così, oltre a sentirvi, i miei lettori possono anche andare a vedervi.

E, dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui vi mettete a comporre musica e parole?

È un casino atroce, e nonostante i vani tentativi di Giordano di metterla in ordine una volta ogni tanto, non c’è verso. Ormai siamo di casa lì dentro, abbiamo sempre provato lì e quindi è un ambiente di grande ispirazione, dato che è legato a tanti anni della nostra vita adulta. Nel corso degli anni abbiamo aggiunto poster, nostre foto ridicole o ritagli di persone che ci assomigliano, e abbiamo addirittura uno stuolo di peluche che ci segue ai concerti!

Dei quali, peluche, Animal è la mascotte ufficiale.

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Aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivete una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di voi, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che vi viene in mente… Potete anche mandarmi a quel paese e dire che non ne avete voglia, insomma… vedete un po’ voi.

Pochi conoscono la storia di Johnny Hendrix, il fratello bassista di Jimi Hendrix. Era un genio come il fratello, soprattutto per il fatto che gli mancava la mano destra e a causa di questo ideò la tecnica di suonare il basso con i denti, ripresa poi dal fratello. Morì a undici anni di overdose. Pochi conoscono questa storia perché non esiste, l’abbiamo inventata noi per prendere in giro Karim. Sono più di 30 parole, ma in meno non riuscivamo a farcela stare.

Fantastico! Mi avete strappato una risata, e ciò vi salva dalla punizione eterna per aver sforato i limiti!
E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno vi ha ancora posto ma che vorreste sentirvi chiedere?

“Qual è il segreto del vostro successo?”

E la risposta è… ?

“Tua sorella!”

Ah, però! Non sapevo di avere una sorella!
Bene, grazie per il tempo che mi avete dedicato. Anche la sorella che non sapevo (finora) di avere ringrazia. Salutate gli habitué di questo blog.

Ciao, habitué. Non dimenticate che la vita è una tempesta, ma prenderlo in culo è un lampo.

E con questa perla di saggezza chiudiamo l’intervista alla band. Alla prossima, cari lettori, e non dimenticate di andare ad ascoltarli live, quando vi capita!
Per conoscere le date basta piacere la pagina féisbuc.

A presto!

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Made by Mika – intervista a Michela Fusato

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Ed eccoci qui con Michela Fusato, in arte Mika, per la rubrica “Domande usate per interviste nuove”. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Ehm… sincera…? Esaustiva? Proviamo dai… 

Ne sei sicura? Ti vedo un po’ traballante…

… ehm… sì, dai!

Allora giuralo su… vediamo…
Ecco! Giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Oh, io vedo solo una cavalletta… ed è viva… non mi sembra giusto giurare sul suo cadavere dato che è ancora in vita…

Oddio… Giurare sul cadavere di una cavalletta viva… cos’hai, cavallette zombi, tu, in casa ?! Dai, su…
Prima di cominciare ti chiedo: perché ti sei presentata con quella foto e con quella immagine?

Ah… prossima domanda?

Dopo. Rispondi a questa, intanto!

L’immagine del profilo di ragazza è una mia illustrazione che un po’ mi somiglia. È così semplice che mi piace usarla come avatar.
L’altra immagine, quella con la mia foto, è una composizione che ho fatto recentemente.

E anche perché due è meglio di uno, ok. Allora, intanto diciamo ai lettori che sei già stata ospite da me, il primo giugno del 2012, quando un tuo disegno ha ispirato il mio racconto “la realtà delle cose”, e poi cominciamo.

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Ciao!(occavolo…troppo informale) No, scusate… Buongiorno! (troppo formale?)… Salve!!! 

Salve è troppo neutro. Che radici ha il tuo nome d’arte, “Mika”?

Semplicemente riassume il mio nome, breve, conciso, e più facile da ricordare!
Ma poi ti arriva un cantante, pure più giovane e usa lo stesso nome -__-
Inizialmente avevo un altro nome d’arte, una sigla, ma poi ho cambiato: Mika è più facile anche da ricordare 

Un riassunto del nome, che ti è stato rubato da un giovane che prima era sconosciuto, e ora sembri tu quella che copia… pur non essendolo. Ok, è meno complicato di quel che sembra.
E quando ti è venuto il ghiribizzo di disegnare?

Eh, e chi si ricorda? Sempre disegnato; ma alle superiori con Sailor Moon, ho trovato la morbidezza della linea che poteva dare vita alle mie storie! Perché di storie in mente ne avevo già decisamente molte!! Ma le disegnavo davvero malissimo!!!

Anche tu perdi la testa per il Tedesco (Alzheimer, NdA)… La vecchiaia avanza? Ma no, dai, siamo ancora giovani dentro!
E, a proposito di gioventù, parliamo della prima volta, che non si scorda mai. Cos’hai pensato la prima volta che hai provato a prendere in mano una matita e tracciare segni sulla carta?

… (ma dove le ha trovate ste domande?) davvero, non potrei ricordare… so solo che da piccola 4, 5 anni, a Natale arrivavano una scatola di colori ed un album da colorare. Ed ero contentissima!!

Le domande le ho trovate in un negozio di “fai da te”, in scatola di montaggio, con le lettere alla rinfusa. Credimi, è stato un casino anagrammare tutto!
Ma dimmi, dove vai a pescare la tua ispirazione?

Dal mondo! Da tutto! Dai miei sogni, dalla mia immaginazione… da quello che vorrei vivere! Alle volte anche solo facendo un disegno, da lì nasce tutta una storia: disegno una ragazza? Questa mi racconta cosa fa nella vita, con chi passa il tempo, i suoi sogni e le sue speranze… ed ecco una nuova storia!!

Quindi vuoi farmi credere che tu disegni un personaggio a caso e questo, dal foglio, si mette a parlarti? Mi sovviene un vecchio adagio: “Non sarai mai solo con la schizofrenia” (cit.)…
Ma, tornando a noi, oggi, con più esperienza e molto lavoro alle spalle, quale reputi sia la tua “Opera Magna”?

Nessuna opera magna ancora… l’opera Magna la si definisce a fine carriera… e io mi sento ancora piena di troppe idee per dare a una sola questo Titolo.
Inizio ora a realizzare un mio fumetto! Alicia! Poi ne avrei altri 4 da realizzare con grande desiderio, ma ci vorrà tempo… ed esperienza!
Ancora sto realizzando Ingegnere Che Passione, strisce che raccontano un po’ di vissuto quotidiano, e tanto di fantasia 😉
E un sacco di fumetti a tavola unica, con una ragazza che la fa da protagonista… ecco: l’opera Magna per ora potrebbe essere “Sotto la Pioggia” !

E quindi,dato che per motivi tecnici il link sembra non funzionare, l’esilarante “Sotto la Pioggia” lo incolliamo qui sotto:

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e dato che Alicia partirà il 22 febbraio 2013, intanto possiamo linkare l’episodio pilota, tanto per farlo leggere a tutti, si sa mai che diventi la tua O.M.

Parliamo invece di una cosa comune a molti artisti: a parte il lavoro notturno, perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte, una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre disegni?

Esatto! La musica!! Ascolto un po’ di tutto, e certe storie sono nate da canzoni!! La mia galleria musicale va dal pop al rap, alle colonne sonore di anime giapponesi, ad altre colonne sonore di films.

Mancherebbe quindi un po’ di (sano) Rock… Ma i gusti son gusti, e non siamo qui a parlare di gusti. Però a me piace la fragola. Con la panna.
Ma stiamo uscendo dal seminato… Rientriamo in carreggiata e ti chiedo, dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui ti metti a lavorare alle tue immagini.

(Il rock secondo me va benissimo… ma per altri stili 😉 )
Per il momento disegno in cucina, in un angolo del tavolone da pranzo, ma più avanti dovrei avere uno studio, anche se temo finirò per stare in cucina lo stesso 😀 dove c’è la tv, dove è più familiare dov’è il centro della casa!

Quindi avrai una stanza fatta apposta che finirai per non usare. Contenta tu…

Noo!! Là potrò mettere tutto il materiale, anche molto ingombrante e il tavolo per colorare visto che l’aerografo occupa spazio… o meglio, il compressore per l’aerografo 😉

Ripeto: contenta tu…

Ma aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti… e qui ci metto pure un’immagine che mi piace. Realizzata da te, ovvio. E che non rappresenta il tuo solito stile, ma a me piace, quindi la metto lo stesso.

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Adesso, in un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche mandarmi a quel paese e dire che non ne hai voglia, insomma… vedi un po’ tu.

Eh, aneddoti… che ne so… quando una persona disegna fumetti ne combina di ogni…
Come quella volta che avevo il raffreddore e vivevo in simbiosi con i fazzoletti di carta. Stavo chinando ma, cosa succede?, mi cade una goccia di china in mezzo al disegno! D’impulso prendo il fazzoletto che avevo lì x assorbire più china possibile e … perfetto! Lavoro sano e salvo!
Purtroppo 5 minuti dopo avevo dimenticato che il fazzoletto l’avevo usato per la china, e mi ci soffiai il naso!! (sono + di 30 parole? Ops!!)

Ops… sono ben 90 parole, mi sa che dovrai portare il cilicio per un po’.
Intanto taggo fazzoletti di carta, raffreddore, simbiosi, china e impulso. Bel colpo!
Un’ultima cosa, poi ti lascio la privacy necessaria affinché tu possa indossare il cilicio che è magicamente comparso lì, alla tua sinistra…
qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

La domanda: allora… l’altezza no… nemmeno misura di… no, nemmeno quella…
Ah, ecco!! “Possiamo pubblicare i tuoi lavori?” ^_^

E la risposta è… ?

Ovviamente… NO!!
Noooo!! Aspetta!! Stavo scherzando!! Sìììì, Sìììì, lo Voglio!!! 😀

“Sì lo voglio”? Ma non sei già sposata? Aspetta che lo venga a sapere tuo marito!
Bene, dai, ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog.

Ciao a tutti!! Vi aspetto nel mio sito per seguire le Pazze avventure di Alicia, (che nel fratttempo il tempo è passato e il fumetto è partito!) e le più che razionali strisce sugli ingegneri con Ingegnere Che Passione!
E se mi cercate su facebook, mi trovate nella pagina Made by Mika  a presto!!!

Ma dai, volevo segnalare io tutto il resto della roba!
Mi hai rubato metà del lavoro!
Almeno lasciami dire che sarai ancora ospite qui, nei prossimi mesi, con due disegni ispirati da due miei racconti che hai letto in anteprima!

E allora, cari lettori, l’intervista finisce così, su due piedi, percé ha già detto tutto lei.
Alla prossima!

Categorie: Domande usate per interviste nuove | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , | 4 commenti

L’allegro chirurgo

Doveva essere una semplice operazione di appendicite,
ma Windows 29 Gold Edition andò in crash,
e il braccio meccanico giocò con gli organi interni del paziente.

Categorie: Compresse (perché "Pillole" era troppo mainstream!) | Tag: , , , , , | Lascia un commento

gelostellato – intervista a Raffaele Serafini

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Ed eccoci qui con “Re Gelo” Raffaele Serafini, in arte gelostellato, per la rubrica “Domande usate per interviste nuove”. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Lo voglio! E accetto di onorarle e rispettarle finché morte, oblio o noia non ci separi!

Mica mi stai sposando, su!
Ne sei sicuro?

Insicuramente sì!

Insicuramente si. “Ni” era troppo corto?
Allora giuralo su… vediamo…
Ecco! Giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

O leggiadro e merdaviglioso essere, che peristi per mano di insofferente bipede o per venefico gas o per sempiterno gelo (anche non stellato), io ti onoro, prestando giuramento a nullo tasso sul tuo esile corpo e sulle tue radiose, immote zampette!

Fatto.

Molto commovente. Dopo un giuramento così, tutti i miei lettori potranno prendere per oro colato tutte le tue parole, ma prima di cominciare ti chiedo: perché ti sei presentato proprio con quella fotografia carnevalesca?

Orcoparco! Ma io sto facendo l’intervista prima ancora di scegliere la foto! Quindi adesso devo scegliere una foto, ma sarò costretto a farlo sapendo che mi sarà chiesto il perché del gesto e così la paranoia mi travolgerà, impiegherò delle ore per scegliere (senza riuscirci), perdendo sonno e ragione, sarò costretto a imbottirmi di psychofarmaci (consigliati personalmente da Norman Bates) e poi ti chiederò un risarcimento per danno psicologico e morale! (ma se mi giri 50 euri sulla postepay la asciughiamo così, tranquillo). In ogni caso ti allego la foto che ho fatto ieri sera, semplicemente perché è l’ultima, ed è molto colorata, anche se non è rappresentativa, ché non c’ho la barba, ma è un caso rarissimo.

Insomma, ti ho fatto perdere sonno e senno, a quanto pare. E la barba te la sei tagliata tu, mica ti ho chiesto io di farlo.
E tutto per una foto! Chissà cos’altro perderai, più avanti! (ti ho fatto una ricarica telefonica da 25, va bene lo stesso?)
Allora, cominciamo… Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Dunque, gli amici che stavano leggendo probabilmente se ne sono già andati dopo il giuramento sulla mosca, quindi restano solo nemici… il che va benissimo, perché quelli sono capaci di arrivare fino a fine intervista solo per avere più materiale da criticare. Perciò come salutare voi affezionati nemici? Ovvio: non vi saluto! Non vorrei pensaste che il mio grado di nemicitudine si fosse abbassato… a me i nemici mi rendono felice!

Teoria interessante, Raffaele. Allora speriamo in un sacco di critiche in coda a questo post, ok?
Senti un po’, che radici ha il tuo nome d’arte, “Gelo Stellato”?

Puoi scriverlo minuscolo, e tutto attaccato, visto che è diventato un nick. È solo sul faccialibro che, siccome serve un nome e un cognome, sono stato costretto a staccarli (beccando un sacco di “Stellato” da Malta che mi chiede amicizia e si interroga su eventuali radici sanguigne comuni). Minuscolo, poi, perché fu il primo verso di un haiku, un haiku invernale nato in una di quelle notti in cui le stelle sono tantissime e paiono congelate, lassù nel nero. Erano cinque sillabe così belle che non trovai mai altri due versi all’altezza, e quindi ne feci un nick, una mail, un blog, una città, un Universo parallelo, un golem, una formula magica per fermare il tempo… no dai, scherzo, il golem non c’è, non l’ho ancora creato. Ah, sì. Ti dicevo che è un verso così bello che va scritto senza la maiuscola, non ne ha bisogno, per difendersi.

Divertente il fatto dei maltesi omonimi, e mi dispiace per il golem: stavo già quasi per andarlo a cercare!
E ho pure provato la formula magica, ma il tempo scorre ancora inesorabile. Secondo me c’è un trucco…
Ma ora, su tua spiegazione, vado a correggere tutti i “Geli Stellati” seguenti, cambiando maiuscole, minuscole e attaccature.

Quando ti è venuto il ghiribizzo di inventare tutto quel che riguarda il mondo delle “gelofigate” in genere?

Sono ammalato di creatività. Uno dice una frase, vedo una cosa, ascolto un suono… e mi scatta in testa un’idea, un “ma che figata sarebbe se…”. Il più delle volte, se non la scrivo nel file “idee” finisco per dimenticarmela, ma ogni tanto, le idee del web, finiscono per essere create, per prendere corpo digitale.

Una malattia per la quale ancora non esiste una cura. Per fortuna, direi!
Senti, Raffaele: la prima volta non si scorda mai.
Cos’hai pensato la prima volta che sei riuscito a conquistare il pubblico con una delle tue trovate?

Non credo sia mai accaduto. Ma se fosse accaduto, penso che avrei pensato che le persone hanno un bisogno disperato di fantasia e di leggerezza. Non se ne accorgono, le abbiamo perse. Passano i giorni, li cominciamo e finiamo in un letto senza aver salvato niente, nessuna beltà. E allora, anche una sciocchezza come le gelofigate finisce per essere qualcosa da salvare, per dare una pennellata di colore alla giornata. Poi certo, ho pensato anche “Ma guarda te… allora non sono l’unico idiota”, ma questo è un’altra storia…

Nah, non credo che tutto sia così triste come lo dipingi. Può essere, per alcuni, come dici tu, ma magari uno è solo in cerca di cavolate divertenti, e da te trova pane per i suoi denti. Senza essere grigi e noiosi. Magari aggiunge colore a una giornata già arcobalenica, non puoi saperlo a priori.
Però sai benissimo dove andare a pescare la tua ispirazione, giusto?

Ho capito, vuoi scoprire i miei segreti eh… Di solito dal mio intorno. Un commento sul blog, una frase letta, un errore di battitura… tutto può essere scintilla. Che ne so, Cybsix in un commento dice, “Dai, te lo immagini un concorso tutto copiato?” e io invento “Un par de copioni“. Mi regalano un libro doppio, e io invento “La geLotteria“, mi stufo di non sapere mai quando inizia e finisce un segno zodiacale e invento “il mostroscopo“, ho voglia di sapere che libro leggere per diventare intelligente e io invento… ops, no, questa la devo ancora fare! Ti ho detto già troppo, ora devi morire.

Ovvio che cerco di carpire i tuoi segreti! Si cerca sempre di apprendere da chi ne sa di più, no?
E non mi importa di aver saputo troppo, d’altronde di qualcosa bisognerà pur perire, prima o poi.

E oggi, con più esperienza e molto lavoro alle spalle, quale reputi sia la tua “Opera Magna”?

Naaa. Questo non è lavoro e non mi preoccupo minimamente di queste cose di blog, e di scrittura, e di lettura. La vita è altrove, come dico sempre, e io non ho mai combinato nulla di meritevole, se non condividere cose belle, ogni tanto.

Da ciò ne deduco che lo fai per divertimento. E questa è una grande lezione per tutti, credo. Di conseguenza, manderò i miei lettori a guardare qualcosa altrove.
Parliamo invece di una cosa comune a molti artisti: a parte il lavoro notturno, perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte, una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi al blog?

Ho capito… vuoi farmi mettere un link, eh. E allora linka là sopra pure la cosa che di recente mi è piaciuto di più fare: La prima storia di Cifro e Baleno, una storia per ragazzi/bambini illustrata con disegni fatti con chilometri di approssimazione, ma che reputo riusciti. Io lo trovo l’inizio di un bellissimo prodotto, e devo muovermi a scrivere la seconda puntata… ho un sacco di disegni e personaggi nuovi, da far conoscere. Per la musica… boh, ascolto tante cose e spesso nemmeno me ne accorgo. Forse una volta prestavo più attenzione, alle canzoni intese come generatrici di creatività, adesso la uso soprattutto per correre e per il piacere di ascoltare cose belle. E non ti posso rispondere con un elenco di nomi che ascolto. Ho le cartelline con dentro centinaia di mp3 targate con l’anno, apro, clicco su una a caso, più o meno, e clicco “esegui tutti”. Adesso sto ascoltando i My bloody Valentine, quello nuovo, prima ascoltavo dei pezzi di Rino Gaetano, prima ancora un vecchissimo CD di Beck, un bootleg, e mi sono svegliato con gli Stereophonics. Ecco, magari così sei contento.

Io sono sempre contento. Comunque anche tu, come molti, mi dici che ascolti un po’ di tutto. Come per l’ispirazione, che viene dalle fonti più disparate.
Poi voglio dire ai miei lettori che la seconda parte della storia di Cifro e Baleno è già uscita (e l’ho pure linkata, dopo la prima parte), e invito tutti a leggerla, perché è una cosa davvero surreale. Inoltre, vi posto una fotografia di Cifro (che gli prudeva il 2).

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Tornando a noi, dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui ti metti a produrre quei parti mentali che finiscono inevitabilmente per coinvolgere e divertire un così vasto pubblico di persone?

Ci sono i cuscini di Barbapapà e quelli coloratissimi, by mamma, ci sono centinaia di libri, ci sono i colori, una collezione di CD (ferma, perché non ne compro più), un piccolo tatzelwurm fantasma che trovai durante un’escursione montana, e poi basta… ah, ora ho anche una TV, dopo che per un paio di decenni non l’ho avuta… ma in effetti non la uso ancora, a parte qualche film.

Una bella stanza allegra, insomma! E il tatzelwurm fantasma ci scorrazza liberamente, immagino. Ne voglio uno anch’io!

Aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso, ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche mandarmi a quel paese e dire che non ne hai voglia, insomma… vedi un po’ tu.

Ahahahahah, cioè, perché il resto aveva “sense”? Okay, okay, dunque, di getto, così… è una cosa figa, sì, ma se vuoi le parole chiave andrebbe pensata… Intanto penso le parole, facciamo 20 e il resto particelle o verbi. Le dico come vengono, pensando di essere Google: 1) figa 2) culo 3) tette (e dovevi pensarlo che sarebbero saltate fuori delle parolacce!) 4) gratis (sono un google italiota, sennò era free) 5) gelostellato 6) sogno 7) ciglioni 8) come 9) gatto 10) cazzo (mi ero dimenticato) 11) mostro 12) berculsoni (non è un errore di battitura) 13) matto 14) fantastico 15) storia 16) raccapricciante 17) mescolanza 18) comparire 19) essere 20) morire.

La storia: “gelostellato morì, fu mostro, raccapricciante mescolanza di cazzo, culo, figa, tette, gatto, matto, ciglioni e berculsoni. Fantastico come una storia, sarà bello e gratis come un sogno, comparirà nei tuoi.”

Fatto, sono trenta. Se vuoi metterlo politically correct e non vuoi ricevere molti clic ti permetto di scrivere “riga, mulo, vette, razzo” vedi tu… 🙂

30 parole esatte. Ottimo, grazie!
E no, non voglio essere politically correct, voglio mantenere le risposte originali.
E taggherò quanto sopra. (Sapevo che da te avrei avuto questo tipo di parole)
Mi aspetto un’impennata di visite, allora.
E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Credi che l’intervista sia venuta bene?

E la risposta è… ?

Non mi interesso delle problematiche sessuali delle interviste!

Oddio! 😀
Bene, grazie per le risate e il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog.

Ciao ciao, minchiofanti che non siete altro! E vi aspetto tutti sul blog di gelo.

E andateci davvero, sul blog di gelo, che troverete un sacco di roba interessante. Per esempio la geLotteria, un modo per liberarvi di un libro che non vi interessa e riceverne in cambio uno che magari vi interessa ancor meno.

Vi linko tutta la roba gelata e vi saluto.

gelostellato
pensieri di gelo
Salvadeat
Contecurte
Il Pub di Pub
Facebook

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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Elianto (****)

Di Stefano Benni.

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E non avevo neanche voglia di leggere Benni, ma non sapendo cosa prendere dallo scaffale della libreria di casa, diciamo che ho chiuso gli occhi e ho affidato la scelta al caso.
E il caso ha deciso:

Elianto.

Elianto inizia strano, col rumore universale, e la scoperta della mappa nootica da parte, appunto di Elianto.
Che è il protagonista, più o meno.
E che all’inizio è rinchiuso in una clinica, malato di “morbo dolce”, presunto terminale alla tenera età di 13 anni.
E la mappa nootica, se vi state chiedendo cos’è, non è altro che la mappa che si utilizza per viaggiare attraverso gli otto mondi alterei. Mi pare chiaro, no?

Sempre all’inizio, ci vengono presentate alcune entità diaboliche, un paio di dottori e altri personaggi di vario genere, tra cui un maestro di levitazione che deve vivere col casco sempre in testa per evitare craniate sul soffitto.
Conosciamo pure la famiglia di Elianto, rinchiusa in un grattacielo (o grattasmog, come lo definisce Benni), in una situazione che ricorda vagamente la vita del “1984” di Orwell.

Ma andiamo avanti, e vediamo come la ricetta della medicina per salvare Elianto venga data a tre teppistelli da un’anguilla sott’olio, e come nel frattempo le tre entità diaboliche siano costrette a entrare a loro volta in possesso di una delle mappe nootiche.
Che in questo momento è la terza.
Sì, ok, non vi ho detto a chi appartiene la seconda, ma è di un’assurdità tale che non posso dirvela adesso. Forse più tardi, o forse vi lascerò il gusto di scoprire gli altri personaggi da soli. Perché c’è qualcuno di cui non vi sto parlando. Deliberatamente, s’intende.

Ah, già: anche ai tre teppisti viene data una mappa nootica, e siamo a quattro. Così, quando lo leggerete non andrete in confusione coi conteggi.

A questo punto si passa alla seconda parte, distinta dalla prima da una pagina con scritto “Parte Seconda, il viaggio nei sette mondi” e il testo di “Midnight Train”, un brano di Snailhand Slim.
No, non affannatevi a cercare chi è su Wikipedia, è un personaggio inventato da Benni, presente nel romanzo. E no, non è lui quello in possesso della seconda mappa.
E ancora, non avete letto male: i mondi alterei sono 8, sulla seconda parte è scritto 7.
E qui, cari lettori, inizia l’avventura vera e propria, sulla quale non mi dilungherò più di tanto.
Anzi, per comodità non la descriverò affatto. Vi dico solo che, com’è tradizione della narrativa “Benniana”, è una roba esilarante, tanto da costringere mia moglie a chiedermi di non leggerlo a letto, che non riesce a prendere sonno con me di fianco che rido.
Mia moglie, sì. Perché, anche se magari mi conoscete solo attraverso il blog o Skan Magazine, dovete sapere che io non sono un’entità astratta.

Però a lasciarvi così mi sento in colpa, quindi una cosa ve la racconto: Elianto se ne starà a sognare nella sua stanzetta della clinica; i suoi tre amici saranno alle prese con la ricerca di uno strano frutto (e non solo di quello), accompagnati per breve periodo dalla sgangherata ciurma di Capitan Guepierre; i tre demoni andranno alla ricerca del Kofs, e il trezo elemento narrativo di cui non vi parlo è il più esilarante.
E, ovviamente, ogni gruppo di personaggi non visita un unico mondo.
Il personaggio migliore di tutti, mi chiedete? Brot, naturalmente.

Ma parliamo ora della terza parte, che si divide dalla seconda con una pagina simile a quella già descritta.
Simile, non uguale.
Ma questi son dettagli: in questa parte temeremo per la vita di Elianto, e seguiremo con orrore le vicende politiche di Tristalia, perché a questo punto la battaglia politica si farà cruenta.

Elianto Ovviamente si salverà, ma non vi dico chi lo salverà; i politici si ammazzeranno fra di loro, com’è giusto che sia, i campioni del governo entreranno in crisi, eccetera.

E si passa alla quarta parte, che si divide dalla seconda con una paginetta diversa, in qualche modo, dalle precedenti.

Qui verrà ritrovata una tigre, prima di tutto. Come sarebbe a dire “cosa centra la tigre”? Vi ho già detto che non vi sto parlando di uno dei tre gruppi, no?
E comunque non è l’unica cosa che verrà ritrovata, ma il resto lo tengo per me e me lo rido da solo.
Perché dovete ridervelo anche voi: se vi svelo tutto adesso perdete metà del gusto!

In ogni caso, i tre gruppi si incontreranno, e porteranno i loro doni al nostro Elianto. Giustizia verrà fatta, e i personaggi che meritano una punizione avranno una punizione.
Magari non ricorderete subito a cosa si aggancia la pena, ma vi verrà in mente, e allora riderete il doppio.

Ed Elianto arriverà, non disperate. Arriverà e sarà aiutato dal Kofs, a vincere.
Come sarebbe a dire “vincere cosa” e “cosa diavolo è un kofs”? Insomma, mica posso riscrivere il romanzo parola per parola, no?

Comunque, cari lettori, questa è più o meno la storia.
Come ultima cosa, prima di chiudere questa recensione, vi chiedo: cosa centra un chicco di riso in tutto ciò? A voi scoprirlo! E siate maggioranza!

Categorie: Piccola Biblioteca Usata | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , | 5 commenti

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