La Pineta di Fimo – intervista a Martina Fasolo

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Ed eccoci qui con Martina Fasolo, creatrice della “Pineta di Fimo”, per la rubrica “Domande usate per interviste nuove”. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

No, voglio delle domande esclusivamente per me!

Ne sei sicura?

Mmm…no… direi che va bene, accetto!

Allora giuralo su… vediamo…
Ecco! Giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Ma io non uccido mai nessun animale! Io sono cruelty free!

Quella mosca era già perita di morte naturale, ma non importa, mi fido lo stesso. Prima di cominciare ti chiedo: perché ti sei presentata proprio con quella fotografia?

Perché penso che il mio sguardo parli da sé. E perché questo scatto è stato fatto in Irlanda, uno dei paesi che più mi ha segnata sia culturalmente, che moralmente, che artisticamente.

Ah, l’Irlanda! Terra di fate, gnomi e folletti in genere!Benissimo, allora. Cominciamo… Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Buongiorno artisti e creativi, so che lo siete tutti a vostro modo!

In effetti siamo tutti un po’ artisti, in fondo all’anima. Senti, Martina, che radici ha il nome della tua creatura, “Pineta di Fimo”?

Mi piace la natura, gli animali, e gli odori dei boschi. E cosi ho pensato di associare la mia passione a questo nome. Non è escluso che nel tempo possa evolvere in altri titoli

Ah. Quindi anche le tue creazioni ne saranno influenzate, suppongo.
E quando ti è venuto il ghiribizzo di plasmare oggetti con quella pasta?

È stata una pura casualità, come quando miss Italia racconta che ai provini aveva accompagnato un’amica. Non avendo le caratteristiche fisiche per provare quella strada, ho “accompagnato” un amica nel mondo delle paste polimeriche, che non conoscevo, e mentre lei l’ha lentamente abbandonata io mi ci sono buttata a capofitto.

Sì, della serie “non è colpa mia, è stata lei a tirarmi dentro”… vabbè, andiamo avanti.
La prima volta non si scorda mai. Cos’hai pensato la prima volta che hai avuto fra le mani la prima bambolina?

“Che orrore! Ci rinuncio” e la buttai nel cestino.

Hahahaha! Credo sia una cosa comune a molti. Quello che invece è poco comune è la perseveranza e la voglia di riuscire. Ma senti, dove vai a pescare la tua ispirazione?

Ovunque. Dagli occhi vivi dei miei cani, o da un espressione annoiata di uno dei miei gatti, da una bella donna in televisione, o da un simpatico porcellino. Da qualsiasi cosa, situazione, persona, animale che in quel momento mi dica qualcosa. O semplicemente da altre creazioni di altri artisti che passo ore ad ammirare.

Come dicevo prima, la natura t’influenza. Ora l’hai confessato!
Ma oggi, con più esperienza, soddisfazione e molto lavoro alle spalle, quale reputi sia la tua “Opera Magna”?

Sicuramente quella che deve ancora nascere fisicamente ma è già molto chiara nella mia mente. A breve inizierà la sua nascita, e onestamente, non vedo l’ora. Ma se proprio devo scegliere tra quelle già create, sono molto legata a questa, la donna in dolce attesa.

E la inseriamo qui, tanto per farla vedere a tutti.

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Parliamo invece di una cosa comune a molti artisti: a parte il lavoro notturno, perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte, una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre lavori con le mani?

Beh, io sono più produttiva al mattino presto, appena passa la notte. Diciamo che mi alzo anche alle 5.00 per creare, ma di notte ha la meglio la stanchezza del giorno lavorativo e crollo sul divano. Prediligo lavorare in completa solitudine (al massimo con un paio di gatti che mi osservano interessati) ascoltando qualche CD con suoni della natura, onde del mare, cascate, piogge, temporali, cinguetti e suoni del bosco.

La natura che ritorna, eh? E parlando di ambiente, dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui ti metti a modellare le tue creazioni?

Non come la vorrei. Devo adattarmi alla cucina, ma un giorno avrò una vecchia soffitta con un tavolo di legno grandissimo pieno di attrezzi disordinati e un piccolo abbaino sul tetto da cui entra una luce fioca. E io sarò li con la mia piccola lampada sopra la mia testa

Quindi diciamo che la tua stanza è più una stanza metafisica, che una stanza reale… E ora dai, aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche mandarmi a quel paese e dire che non ne hai voglia, insomma… vedi un po’ tu.

Quando sono stata nella magica Irlanda sono rimasta affascinata da questa natura meravigliosa e guardando negli occhi una mucca ho scelto di diventare vegetariana. E cosi è stato.

Quindi inseriremo Irlanda, Natura, Mucca e Vegetariana. Gente attratta così, a casaccio. E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

A che livello credi di poter arrivare artisticamente con le paste polimeriche?

E la risposta è… ?

Non c’è un limite massimo. Sognare è il primo passo per iniziare a darsi da fare (che saggia!) e io sono una grande sognatrice.

Molto saggia, direi. Bene, grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta i pochi habitué di questo blog.

Ciao pochi (e buongustai) habituè del venditore di pensieri usati!

E con questo è tutto, puoi tornare alle tue creazioni. E, per chi non lo sapesse, le sue creazioni potete ordinarle direttamente a lei a questo indirizzo, anche su commissione!

– aggiornamento del 9/03/2013: la Pineta di Fimo sbarca su “Blogspot”. Visitate il nuovissimo blog!

Alla prossima, cari, pochi lettori!

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Categorie: Domande usate per interviste nuove | Tag: , , , , , , , , , , , , | 3 commenti

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3 pensieri su “La Pineta di Fimo – intervista a Martina Fasolo

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