Archivi del mese: aprile 2013

Veracruz (****)

Di Valerio Evangelisti.

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Pirati! Pirati, finalmente!
E badate, cari lettori, qui non si parla dei fighetti cui ci ha abituati la televisione ultimamente, ma di Pirati veri! Quelli, per capirci, che se ti prendono per i coglioni non lo fanno per modo di dire… ma ne parleremo in seguito.

Il buon Valerio ci narra la storia della presa di Veracruz, città fondata dagli spagnoli e ritenuta, fino a quel momento, inattaccabile.
Qui scopriamo che invece non lo era affatto, e la causa principale si svela essere la mollezza dei difensori non più abituati alla pugna. Anzi, di fronte ai pirati che avanzano con in testa l’orchestra che suona una sorta di marcia funebre, fuggiranno terrorizzati, rendendo la conquista facile come una passeggiata di piacere.

Il romanzo inizia con due galeoni pieni di pitali già abbordati e presi.
I Fratelli della Costa li mandano avanti come civette per non far insospettire la vedetta che incrocia a diversi metri dalla costa. Quando la vedono, la accerchiano e la affondano, o meglio… uccidono tutto l’equipaggio, ché i cannoni fanno casino e qualcuno dalla costa potrebbe sentirli e dare l’allarme, quindi approdano col resto delle navi.

E’ notte, i marinai non dormono né mangiano dal giorno prima, ma ormai devono andare avanti.

“Quelli laggiù non sono uomini, sono spagnoli: tronfi, crudeli, ipocriti. Nemici del libero commercio e ubriachi dell’oro che ci rubano. E allora saremo spietati e li tratteremo da bestie, quali sono. Nessuna misericordia. Me lo giurate?”
Le torce oscillarono. Un “lo giuro” collettivo rimbombò possente, poi l’armata della filibusta si mise in movimento.

Detto questo (non sono uomini, sono spagnoli), partono e conquistano tutto. Poi prendono i superstiti, e li imprigionano in una chiesa, tutti ammassati uno appiccicato all’altro, come animali da portare al macello o peggio. Ovviamente, i pirati devono pur far passare il tempo, e, a parte gli ovvi stupri, si dilettano in torture. Fra le tante, riporto questa. Cari maschietti, se avete il cuore debole non leggete la parte in neretto qui sotto.

“Chi gridava come un ossesso era un uomo grasso e nudo, con mani e piedi legati. Una corda lo teneva appeso ai rami di un albero per i soli genitali. Il nodo scorsoio gli stringeva lo scroto e il pene, violacei e sanguinanti. Cinque o sei avventurieri (…) si divertivano a spingere il corpo, facendolo ruotare.”

Ecco cosa intendevo all’inizio, quando dicevo che se ti prendono per i coglioni eccetera.

Il buon Valerio, nelle note finali, ci dice che sto tipo è sopravvissuto, non morto dissanguato come ha scritto lui, ma gli serviva per creare atmosfera. Ma son dettagli trascurabili, dai!

Dicevo: saccheggiano, pretendono riscatti, fanno piovere morte come fosse riso a un matrimonio. Prendono tutto quello che possono, che in realtà è quasi tutto quello che Veracruz ha da offrire, poi si dileguano in tutta fretta.
Il grosso della flotta spagnola sta arrivando, quindi si salpa per andare in un’isola più difendibile, non prima di aver depredato le chiese.

“Si tratta di uno scambio. Abbiamo navi piene di pitali. (…) Saranno i pitali a prendere il posto di tabernacoli e croci, a titolo di risarcimento. (…)”

In quell’isoletta ammasseranno in un forno alcuni prigionieri di valore, sperando in un riscatto più cospicuo di quelli già pretesi.
L’isoletta, però, si rivelerà poco difendibile, quindi si salperà di nuovo. Abbandonando gli ostaggi e tutto ciò che non serve.
La loro rotta li porta verso altri galeoni della marina militare spagnola, i quali potrebbero affondarli in un battito di ciglia, ma i nostri eroi puntano sulla paura, e quindi ecco di nuovo l’orchestra con la sua marcia funebre, accompagnata stavolta anche dalla folla di marinai che battono le lance sui ponti e le spade sui parapetti (sulle impavesate, per essere pignoli).
Le navi dell’esercito spagnolo fanno dietrofront, ritirandosi disordinatamente. Come dicevo all’inizio, si erano, per così dire, un po’ rammolliti, e di fronte alla determinazione dei pirati, la loro presunta forza superiore crolla come un castello di carte.

E qui c’è un però: se fino a questo momento le cose sono andate benone, non si può dire altrettanto di ciò che succede successivamente.
Non vi dirò cosa succede, perché ve lo dovete leggere (che tutto il libro è una cosa esaltante), ma vi porto direttamente (e senza passare dal via), dopo spade e pugnali, fino all’isola dove si spartiranno il bottino. Con precedenza a…

“Avanti i mutilati! Spettano quote extra a chi ha perduto a Veracruz un braccio, una gamba, una mano, un occhio, o tutti e due. (…) Penso che il primo a essere ricompensato debba essere Jean Lestang, del Le Tigre, rimasto senza mento né mascella. (…)”

Orribile e affascinante, non trovate? Il bello è che la storia, come già detto, è vera, ma questo potrete tranquillamente leggerlo nelle note di Valerio, alla fine del romanzo. Noi invece andiamo avanti.

E ripartiamo per mare, che dopo la spartizione della prima parte del bottino si va a vendere merci rubate e schiavi in posti amici, ma… ecco, arriva un uragano che disperde la flotta, e restiamo a seguire il veliero principale, il Le Hardi dell’ammiraglio De Grammont, più altri due, che arrivano in un’isola inglese dove non se li fila nessuno per non inimicarsi la Spagna in tempi di pace. Non se li fila nessuno al punto che ripartono quasi senza provviste, e uno dei tre capitani finisce per staccarsi e andare per conto suo.

Il vascello principale, navigherà fino a raggiungere un galeone spagnolo tre volte più grande, che verrà abbordato da filibustieri in preda alla fame e pronti a tutto. Tanto per farvi calare nel clima della battaglia, vi riporto altre due righe:

“Tutti i pirati urlavano senza posa. Colpivano alla cieca, mutilavano, sollevavano e agitavano membra tagliate. Erano il terrore assoluto. Molti sghignazzavano come folli, coperti di sangue dalla testa ai piedi.”

(Sublime)

Poi, carichi di provviste, faranno rotta per Petit-Goave, dove si concluderà la loro avventura.

Bene, cari lettori, questo è qualcosa di quello che potete leggere di Veracruz. Spero di avervi incuriositi abbastanza da farvelo leggere e amare come l’ho amato io, o quantomeno farvelo eleggere a “libro da leggere durante le ferie”.
Alla prossima!

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il Silmarillion (*****)

di J.R.R. Tolkien.

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“Esisteva Eru, l’unico, che in Arda è chiamato Ilùvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, Coloro che sono santi, progenie del proprio pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altra cosa fosse creata.”

Cosa si può dire di questo… libro?
Che, diciamocelo, non è un libro, è qualcosa che va oltre.

Ci sono delle considerazioni da fare:
leggere Il Silmarillion è come leggere la Bibbia. E’ un testo “sacro”, e va capito.
Al di là di chi dice che sia difficile o che sia un mero elenco di nomi, va detto che sì, i personaggi sono tantissimi, e, ripeto, va capito perché non è così facile da affrontare, ma…
ecco, io l’ho divorato, rapito dalle parole, dai luoghi, dai personaggi e dagli eventi in esso contenuti.

Per capirci, potrei darvi una specie di ricetta:
mescolate insieme un testo sacro, un libro di storia, uno di poesia, una grande voglia di raccontare un mondo fantastico inventato da zero
e una grande mente in grado di dosare sapientemente pace, guerra, bellezza, orrore, vita, morte e tutto ciò che di umano, divino e mostruoso si cela nell’anima, e otterrete il volume di cui sopra.

Di cosa parla? Di tante cose, invero, ma possiamo suddividerlo in quattro grandi parti, e io ve lo racconterò così, perché andrebbe fatta una recensione per ogni pagina, ma verrebbe troppo lungo e vi annoierei mortalmente.
Non me ne vogliano i Tolkeniani puri.

Dicevo, le quattro parti.

Parte prima – della creazione di tutto.

Questa parte è di una bellezza così pura che andrà a modificare il modo di percepire tutte le cose che avete letto finora, o che ancora dovete leggere, cari lettori!
Che esisteva Eru ve l’ho già svelato là in alto, sotto il nome dell’autore, e quello è l’incipit del libro.
Ilùvatar, con l’aiuto degli Ainur, intonò dei canti che descrissero il mondo prima che tutto venisse creato, e le storie che si sarebbero succedute in esso.
Capita che uno di questi, Melkor (poi Morgoth, Bauglir, l’Oscuro signore ecc…) si discosti dal canto principale, e inizi a comportarsi un po’ come Lucifero. Invero, come lui verrà allontanato dagli altri, e si creerà il suo regno di tenebra.
Inutile dire che verrà sconfitto, prima della fine, ma lascerà il suo prediletto, il più noto Sauron, sulla terra di mezzo… ma di questo parlerò in seguito.
Si verrà poi a conoscere la vita degli Ainur prima che i figli di Ilùvatar (elfi e uomini) arrivino a popolare Arda, la Terra, e di come verranno creati i nani, per la fretta di uno di loro di capire quale potesse essere il volto degli uomini.
E di come verranno creati orchi sfigurando elfi.

Parte seconda – della storia degli Elfi

Qui si narra la storia degli elfi, delle loro guerre più o meno fratricide, delle loro scissioni, di alleanze o di chiusura totale agli altri… e di come Morgoth (il Lucifero di prima) irretisce i cuori più deboli, seminando zizzania fra i popoli e le famiglie.
Nel frattempo arriveranno i nani e i primi uomini, e conosceremo le imprese degli uni e degli altri.

Parte terza – degli uomini

O, più precisamente, la storia della stirpe dei Numenoreani, la loro nascita, l’apice della loro forza e grandezza e la loro caduta a causa dei consigli di Sauron, che li manderà a sfidare i Signori dell’Ovest (e che a causa di ciò cadrà lui stesso), non prima di averci parlato dell’Ovestfalda, la loro Terra. Che sarà anch’essa distrutta.

Parte Quarta – di Sauron e degli Anelli del potere

La parte finale, l’ultimo capitolo della storia, dove sapremo da chi verranno forgiati gli Anelli del Potere, perché, cari lettori, non è stato il buon Sauron a farli.
Sauron produrrà, da solo e in segreto, l’Unico Anello, col quale corromperà i portatori degli altri, a parte quelli degli elfi, che da furbi non li indosseranno.
E verremo a sapere di come sono arrivati i maghi, del perché sono lì, e cos’è successo prima degli eventi narrati nel Signore degli Anelli e poi di ciò che è accaduto in tempi successivi.
Nel mezzo, un breve riassunto del SdA: “Si dice infatti che Frodo il mezzuomo abbia assunto su di sé il fardello dietro esortazione di Mithrandir e che da solo con il proprio servitore, attraversò il pericolo e l’oscurità, giungendo alla fine, a dispetto di Sauron, sul monte Fato; e qui egli gettò, nel fuoco stesso in cui era stato forgiato, il Grande Anello del Potere, che così venne finalmente distrutto e la sua malvagità consumata. Allora Sauron crollò, venne completamente sconfitto e fuggì come un’ombra maligna; e le torri di Barad-dur si sbriciolarono e molte terre tremarono al frastuono della loro caduta.”

No, cari lettori, non vi ho raccontato tutto.
Diciamo piuttosto che non vi ho raccontato nulla, vi ho solo detto com’è strutturata la cosa, a grandi linee… anzi, proprio a solchi, come le tracce di un aratro trainato da buoi.
Bisogna leggerlo per capire. Io purtroppo non riesco a spiegarvelo dettagliatamente, perché è un’opera così gigantesca che… bisogna leggerla, appunto.
Che, ripeto, di ogni pagina bisognerebbe fare un’analisi, uno studio, star lì a ricordare le discendenze di questo o di quel personaggio, capire le storie dei padri per comprendere l’epilogo dei figli…

Insomma, dovrò rileggerlo. Fra un paio d’anni, magari.

Alla prossima!

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Gioco di squadra

“Squalificati!” ghignò il capitano della nave pirata, guardando il mare tingersi di rosso.

Categorie: Compresse (perché "Pillole" era troppo mainstream!) | Tag: , , | 2 commenti

O capitano! Mio capitano!

O capitano! Mio capitano!
Con queste parole Walt Whitman celebrava la morte del presidente americano Lincoln.
Con queste parole alcuni studenti salutano il prof. John Keating mentre se ne va dall’aula con armi e bagagli nel film “l’attimo fuggente”.

Con queste parole io vado a celebrare il Mio Capitano, il sempiterno, tristissimo eroe nato dalla matita di Leiji Matsumoto: Capitan Harlock.

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Insolito, da parte mia, scrivere di qualcosa che non riguardi libri o racconti, ma questa, cari lettori, è un’eccezione dettata dall’amore che nutro per questo personaggio, e per comunicare che quest’autunno dovrebbe uscirne il film su grande schermo.

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E questa è una delle tante locandine.

Ma passiamo alle notizie un po’ meno buone, ovvero che in autunno uscirà, sì, al cinema, ma in Giappone. Con un anno di ritardo, dato che era atteso per l’autunno scorso. Speriamo arrivi presto anche qui.
Secondo: il film sarà tutto in computer grafica. Peccato, avrei preferito la versione in carne e ossa… Ma vabbè, dai, me lo farò bastare.
Terzo: non si sa nulla sulla trama, eccetto che “il film è un omaggio al viaggio interstellare dell’astronave Arcadia, capitanata dal pirata dello spazio Harlock, un uomo in cerca di un futuro migliore per la razza umana.” (bestmovie.it)

Bene, mi pare di avervi detto tutto. Vi lascio quei 50 secondi scarsi che la Toei Animation ha diffuso su Youtube. Cliccate su quel che ho scritto, vi si aprirà youtube.

A presto, cari lettori!

Categorie: Varie ed Eventuali | Tag: , , | 1 commento

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