Backdoor

La cosa singolare era che quell’appartamento non esisteva.
Eppure era là, ci si poteva entrare e uscire, e Arianna ci abitava pure. Con suo marito.

Mi spiego: lo stabile in via Solferini era vecchio, con le pareti esterne ancora al grezzo, ma tutto sommato ben tenuto dai suoi inquilini, tutti proprietari ognuno della propria porzione.

Arianna ufficialmente abitava lì, ma tecnicamente era come se non ci fosse.
Lei aveva semplicemente disegnato un accesso secondario sull’unica parete non recintata, l’aveva aperto ed era entrata. Vi mostro una foto, così potete rendervi conto di quello che sto cercando di dire dire.

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Dicevo, era entrata dalla porta disegnata, sì, e una volta dentro aveva disegnato ogni stanza, ogni finestra, ogni dettaglio dell’arredamento.
E aveva iniziato a vivere lì senza arrecare alcun disturbo agli altri inquilini, se non quello della propria presenza in casa.

L’ingresso era disegnato esattamente sul muro del mio appartamento, grossomodo dove avevo il salotto.
Me ne accorsi un giorno, mentre stavo pulendo i vetri della finestra della camera da letto, che è quella che si intravede sull’angolo in alto a sinistra, e lei stava giusto uscendo.
Mi guardò sorridendo, strizzandomi l’occhio. Salutò il marito, poi me, quindi se ne andò per la sua strada. Prese l’auto e partì.

Io rimasi lì, attonito, con la bocca aperta e lo strofinaccio ancora in mano. Pulivo il vetro meccanicamente, in modo circolare. Non riuscivo a credere a ciò che avevo visto, era una cosa troppo surreale per poter essere accaduta realmente.
Lasciai cadere la spugna, tanto per avere una scusa per uscire e verificare l’esistenza della porta.

E la porta, in effetti, non esisteva. Era rossa, con la maniglia dorata e due vetri a foggia di cuore per renderla più luminosa, ma era solo un disegno. Un bel disegno.
C’era un campanello, lì a sinistra, disegnato anch’esso, coi due nomi scritti in corsivo.
Provai a suonare, poggiando il dito sul muro, e venne ad aprirmi il marito. Roberto, disse di chiamarsi, e mi invitò a entrare.
Non riuscivo a capire nulla: lì, dove avrebbe dovuto esserci il mio salotto, c’era una cucina stile country, bianca con le finiture verde acqua, dipinta ad acquerello.
Poi erano state sviluppate tre camere da letto: quella matrimoniale, con i colori a matita, quella per i futuri bimbi, coi pastelli a cera, e una camera per gli ospiti, tratteggiata a china.
C’erano anche un salotto, due studi distinti e due bagni.

Mi girava la testa. Tutto era un disegno, ma tutto era perfettamente funzionante.
Il fornello, dove Roberto mi ha preparato un tè, la tazza, disegnata anch’essa, ma capiente e calda. Pure i biscotti erano disegnati, ma talmente buoni…

Era una cosa incredibile. E nessuno poteva farci niente, perché non cera niente che potesse essere fatto.
Una degli inquilini, la vecchia Gavazzi, nota scassamaroni, aveva provato a chiamare le autorità competenti, ma quando arrivarono trovarono solo un disegno sul muro.
Sembrava reale, da com’era ben fatto, ma pur sempre un disegno, opera di qualche buontempone.
Le suggerirono di chiamare un’impresa di pulizie, se proprio le dava noia, ma la cosa terminò lì senza altri strascichi.

Eppure, Arianna e Roberto uscivano ogni giorno, per andare al lavoro, a fare la spesa, a fare qualunque altra cosa… e poi rientravano, come niente fosse. Li sentivi a volte litigare, altre volte guardare la TV ad alto volume, o cucinare… insomma, a fare tutte quelle cose che si fanno entro le mura domestiche, pur non essendo realmente da nessuna parte.

Potete credermi, oppure no, non m’importa. Io vi ho semplicemente raccontato ciò che vedo ogni giorno, e se vi va potete venire a vedere con i vostri occhi. Via Solferini, numero 9. Arianna esce alle 8.00 e rientra alle 18.00; Roberto è un turnista.

Ormai ho imparato a convivere con la cosa, ma ho cambiato la disposizione del salotto. Ho rifatto l’arredamento, cosicché ora, sulla porzione di parete immediatamente dietro a quella porta, c’è un grosso armadio.
Non si sa mai che potessero pure entrare da me, quando non ci sono.

(Thanks to Mika. Per il disegno)

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