Intervista a Laura Platamone

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Cari lettori, oggi un’intervista uguale alle altre, ma più lunga e diversa nei contenuti.
Perché stavolta, anziché un’artista abbiamo un’editor (con l’apostrofo, perché femminile), che gli artisti li corregge e li bacchetta pure!!
Beh, parliamo di autori, di artisti delle parole, perché l’editor sistema le storie.

O almeno questo dovrebbe fare in un mondo ideale in cui tutti sappiano fare bene il loro mestiere e in cui l’editor sia un professionista che ha studiato e ha faticato prima di dimostrare di essere capace a intervenire sui testi altrui.

(Ok, abbiamo già capito che la ragazza è una tipa polemica.)
E’ quindi con piacere che vi presento Laura Platamone! Cosa si domanda a Laura Platamone? Sinceramente non lo so, e francamente me ne infischio (cit.), visto che anche lei risponderà alle domande che faccio a tutti!

Biosgna vedere se le risposte saranno come quelle che danno tutti 😉

Se tutti dessero le stesse risposte, le interviste diventerebbero noiose oltre misura… Ma son sicuro che saranno comunque diverse dalla solita diversità, perché, cari lettori, dovete sapere che l’editor è una figura mitologica, “l’editor è nell’immaginario di molti una figura metà umana e metà penna rossa. Una penna rossa che usa come una falce per cancellare gli strafalcioni degli incauti autori che vorranno sottoporgli i propri testi.” (sono parole tue, Laura, non mi sto inventando nulla. Chiunque può verificare leggendo il manuale!)
Un mostro, quindi. Ma andiamo a iniziare. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Io sono sincera sempre. Non dico le bugie perché non ne sono capace. Quando parlo mi impappino. Quando scrivo mi scappano i refusi. Non sarebbe dignitoso vista la figura professionale che vado a rappresentare!

Ne sei sicura?

“cetro” 😛

Toh, un refuso. Cominciamo bene!
Allora giuralo su… vediamo…
Ecco! Giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Posso fare di meglio. Lo giuro su quel tizio conosciuto da poco tramite fb e lavori editoriali che si chiama… aspetta un attimo… ah, ecco: Riccardo.

Giuri sul Venditore stesso? Inizio a temere per la mia incolumità…

Prima di cominciare ti chiedo: perché ti sei presentata con quella foto?

Perché è la mia foto istituzional/professional. L’ho scattata quando mi sono messa a fare l’editor seria perché volevo un’immagine che mi rappresentasse e la matitona bicolore è uno degli strumenti principe del mio mestiere. Serve anche a contrastare le immagini ignobili che girano di me su fb e sul web. Tipo quelle in cui maneggio con ferocia coltellacci da cucina.

Io non la chiamerei “ferocia”: negli occhi brilla un lampo di divertimento mica da ridere! Non faresti paura a un bambino! 😛
Va bene, dai. Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Grazie mille a tutti voi che vi state interessando a me e alla mia attività. Se siete scrittori smettetela. Se siete aspiranti editor pure.

Eddai! Se inizi così fai perdere pubblico a me e possibili contratti a te! Suvvia…

Perché hai scelto di titolare il tuo sito col tuo nome, anziché scrivere un orribile titolo a caso come fanno tutti?

In verità avevo un blog con un orribile titolo (Il nido della fenice, ndr) in cui per anni ho scritto cose che non avevano nulla a che fare con la scrittura “seria” e l’editoria. Quando ho aperto questo invece avevo l’idea di dargli un taglio più professionale, doveva essere una vetrina della mia attività. E quindi ecco spiegato il perché dell’indirizzo con nomecognome.com. In verità pur restando quello l’indirizzo, il titolo del blog è comunque cambiato nel tempo alternando header diverse prima di stabilizzarsi sull’attuale Laura Platamone. All’inizio della mia attività quando più che fare l’editor mi provavo in scrittura e valutazione, si chiamava La Laura che scrive, nome che è rimasto nella pagina Facebook e con cui molti mi chiamano ancora affettuosamente. Per un certo periodo poi, in seguito a esperienze di lotta furiosa con scrittorini ed editoruncoli avevo cambiato il titolo in Politically Uncorrect Editing, ma dopo un po’ il taglio mi è sembrato troppo polemico rispetto alle mie reali intenzioni. Ora mi pare di avere trovato la “pace” terrò il mio nome e cognome. Una scelta utile anche per essere più reperibile sui motori di ricerca.

Corretto. Blog professionale, nome semplice. Ma là in alto abbiamo taggato pure il vecchio. Così, tanto per fare, che tanto non stiamo parlando di quello.

Senti, Laura, quando ti è venuto il ghiribizzo di bacchettare la gente? Perché prima di diventare editor scrivevi, come si evince dal tuo manuale, e a un certo punto hai ben pensato di passare dall’altra parte della barricata.

Per me scrivere è stata un’attività “strumentale” che mi è servita per avvicinarmi al mondo dell’editoria nel modo più semplice. Ossia guardandomi intorno per trovare qualcuno a cui “propinare” i miei testi. Non è durato molto però perché quasi subito ho avuto la fortuna di vivere un’esperienza che mi ha fatto completamente cambiare prospettiva. Ad Agosto del 2010 ho partecipato a un Laboratorio Mondadori, ho avuto modo di ascoltare autori molto noti – Alan D. alteri, Valerio Massimo Manfredi, Margherita Oggero – parlare della loro attività di scrittura. Ma quando è arrivato Antonio Franchini e ha iniziato a raccontare di editor e editing, io ho avuto una vera e propria illuminazione! Ho capito che non volevo fare la scrittrice ma investire tutto in quel mestiere di cui lui parlava mentre io ascoltavo rapita. Da quel momento in poi la scrittura è passata in secondo piano – mai abbandonata del tutto – e mi sono concentrata sullo studio e la formazione sulla professione di editor. Un percorso durato anni ma che mi ha portato a oggi e alla realtà in cui vivo facendo ciò che più amo.

E già che ci siamo, visto che in questo momento il manuale è fresco di prima edizione e Salone di Torino, e visto che a me è piaciuto e che quindi ne ho già parlato abbastanza bene, che ne dici di spendere due parole per dire a chi mi segue perché dovrebbe evitarlo come la peste?

Questa è facile. Il mio è un libro che non dovete assolutamente leggere se pensate di essere degli autori arrivati. Perché sfogliandolo potreste invece rendervi conto di essere appena partiti dall’estremo A ed esservi fermati in un punto che non è affatto quello di arrivo ma solo una spiaggia di approdo per scrittorini psicotici e pieni di manie tipiche del “mestiere”. La consapevolezza di questo status quo può creare ulteriori turbe psicologiche. La domanda che dovete farvi a questo punto è se volete passare la vostra esistenza scrittoria a rivestire il ruolo di agenti inquinanti o acquisire la cognizione necessaria – previo accurato esame di coscienza – per dare un senso a ciò che fate e scrivete.


Quindi, cari scrittorini partiti da A e dispersi lungo il segmento, non leggetelo! Gli altri lo leggano almeno per capire di cosa stiamo parlando io e Laura.
Ma ora basta con la pubblicità occulta, che qui ho già perduto metà dei lettori, e torniamo a noi. La prima volta non si scorda mai. Cos’hai pensato la prima volta che hai corretto un testo che non era tuo?

Se è vero che la prima volta non si scorda mai, in questo caso bisogna fare un bel distinguo perché alla prima volta “professionale” sono precedute tante prime volte fatte per mettermi alla prova e capire se davvero ero pronta per buttarmi sul campo del lavoro editoriale e pretendere un compenso per i miei servizi. Bazzicando già da un po’ il mondo della scrittura e degli scrittori a un certo punto la materia prima – ossia i testi “grezzi” – non mi sono mancati. Ho sempre avuto la possibilità di qualche romanzo inedito sul quale esercitarmi. Amiche, amici, conoscenti. All’inizio ho lavorato gratis per entrare in sintonia con la professione. Nello stesso tempo frequentavo il master biennale che mi ha dato gli strumenti tecnici indispensabili per poter essere un editor davvero preparato e non solo un’appassionata del mestiere con un sogno nel cassetto. Due anni di studio intenso e durissimo insomma. Quando poi mi sono sentita pronta ho aperto il blog e mi sono messa sulla piazza. A quel punto il primo lavoro lo ricordo benissimo. Si tratta della raccolta di racconti “Guardie e Ladri” di Luca Pagnini edita qualche mese fa dalle Edizioni La Gru. Di questa vicenda e di come sono andate le cose in fase di editing e di pubblicazione ho parlato qui.

Non si finisce mai di incontrare una “prima volta”, insomma. E poi dicono che la prima volta è una sola! (che sia dal romano? Una “sòla”?)

Dicevamo poc’anzi che una volta scrivevi. Qual è stata l’esperienza che più ti ha lasciato il segno, di quel periodo?

Sicuramente l’inaspettatissimo secondo posto alla XXXVII edizione del Nero Premio, un concorso indetto dal forum La Tela Nera. Non perché sia un premio prestigioso o chissà che ma perché, a suo modo, ha aperto la strada a tutto quello che ho fatto poi. Sia sul fronte professionale che su quello personale. Mi spiego meglio… dopo quel buon piazzamento l’organizzazione mi ha chiesto di entrare nella giuria del premio. Ho accettato con entusiasmo di misurarmi in questa nuova prova e sono quindi passata dalla scrittura alla valutazione, esperienza che ho condotto per tre edizioni successive del premio e che mi ha permesso di addestrarmi nella comprensione della qualità dei testi. Un aspetto che è determinante nel mestiere di un editor. Quindi quella è stato un primo contatto con qualcosa che mi stava avvicinando al mestiere che faccio oggi. Trovarsi di fronte 40 racconti scritti da autori diversi, riconducibili allo stesso genere – giallo, noir, horror – ma scritti in maniere assolutamente personali e diversificate è un’esperienza importantissima per chi vuole fare l’editor. Analizzare le diverse scritture, imparare a discernere i pro e i contro di un racconto, i suoi limiti, prendere dimestichezza con elementi quali la coerenza e la struttura. Quell’esperienza è stata molto utile per tutto il mio percorso professionale. E personale, dicevo, perché nella stessa edizione in cui io mi sono classificata al secondo posto, al quarto si piazzava Daniele Picciuti, che poco dopo – complici la “colleganza” nella giuria, facebook e il neonato network Nero Cafè – è diventato mio compagno nella vita.

La tela nera! Ho partecipato un paio di volte. La prima non son stato preso, la seconda, con un racconto a quattro mani, ce l’avevo quasi fatta (era nella lista).

Comunque, per citare un Dante Alighieri a caso chepperò parlava di un’altra coppia, “galeotto fu il racconto”…
E quel racconto io ve lo propongo qui, scaricabile in PDF, in anteprima assoluta! (che onore, Laura! Grazie!)

Bello, vero? 😀
L’avete letto, voglio sperare, prima di andare avanti!

Fatto? Allora andiamo avanti.
Dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui lavori?

Io lavoro ovunque ci sia il mio fido mac. Il che è un pregio perché posso trasformare in ufficio qualunque posto. Dal mio letto al giardino. Ma è anche un limite perché questo significa annullare lo spazio ma anche il tempo. Se c’è un’urgenza o una scadenza non esistono pause pranzo e spesso nemmeno il giorno o la notte. Mi sveglio e faccio colazione, pranzo e cena con una mano al piatto e una alla tastiera. Questo per quanto riguarda i lavori editoriali che prevedono l’ausilio di un computer. Ma l’editing si fa su carta. Eppure, anche in questo caso, il luogo è un elemento versatile. Mi basta una borsa abbastanza grande da poter contenere i fogli stampati del manoscritto su cui sto operando.

Quindi tecnicamente non hai bisogno di un orologio ma solo di un calendario, tanto per sapere che giorno è… e di un posto dove sederti e leggere. Posso proporti un autobus affollato in pieno agosto? 😀

Scherzo, ovviamente. Che musica ascolti leggendo un testo da correggere?

Ascoltavo musica studiando quando ero al liceo e pure all’università. Poi ho smesso. Per fare quello che faccio, oggi, ho bisogno di silenzio assoluto!

Silenzio assoluto. Concentrazione, solo concentrazione. Come farai con i grilli che cantano durante tutta l’estate, resterà un mistero per tutti.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, farmi un disegno, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche mandarmi in qualche posto dove non batte il sole e dire in tal modo che non ne hai voglia, insomma… vedi un po’ tu.

Una volta, avrò avuto tre anni, ho fatto un disegno. Mia mamma si avvicina e tutta contenta mi dice «Oh ma che bello, un dinosauro!» Io alzo lo sguardo dal foglio con estremo disgusto e, come se mi avesse appena insultata, indico il fiocco sulla testa del mostro e ribatto: «Ma che dici mamma, non vedi? È una dinosaura!».
Poco da aggiungere. Il mio era un destino segnato (da rompipalle).

[è un po’ più lungo di 30 parole ma sticazzi]

Un po’ più lungo, dici? Sono 70, è più del doppio! C’è chi ha dovuto scrivere col proprio sangue sulla propria pelle strappata per molto meno! (vedi Sotterfugi)

Va bene, dai, qualcosa mi inventerò, anche in virtù del fatto che ho dovuto correggere qualche refuso sulle tue risposte. Ma è pur vero che l’editor non è un correttore di bozze…

Assolutamente, lo dico anche nel manuale. Io con I refusi sono una frana (e me ne vanto!).

Ti ringrazio per la pazienza, Laura.
Per concludere ti chiedo:

qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Chiedetemi quando andrò in vacanza. Sulla risposta stanno indagando CERN, NASA e pure Giacobbo

Una domanda che si risponde da sé.

Bene, grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog.

Grazie per l’attenzione e la pazienza. Volevo fare una cosa seria ma avete letto che razza di domande mi ha fatto Riccardo? Io, però ce l’ho messa tutta e spero di essere stata all’altezza del sense e del nonsense!

Una cosa seria? Dal Venditore? HAHAHAHA! Era una battuta? No, dai… posa quel coltello, potresti far male a qualcuno!

E con questo è tutto, cari lettori. Prima di fuggire a gambe levate vi rimando al suo blog, e vi saluto come al solito. Alla prossima!

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