La scimmia pensa, la scimmia fa (**)

di Chuck Palahniuk

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Una piccola premessa: l’ho preso perché cercavo una storia a tinte forti, di quelle che ti rivoltano come un calzino.

Allora, cari lettori… partiamo dal titolo. Chiaramente una metafora, l’uomo pensa e agisce, dando sfogo ai suoi istinti. E questa è una cosa che troviamo in tutti i racconti.
Tutti quelli che ho letto, quantomeno, perché il libro non l’ho finito. Vi sia chiaro, lo dico ora e non voglio sentire lagne. Smentitemi, indicatemi un raconto “bello” e lo leggerò. Comunque, non l’ho finito perché se ogni due pagine uno si ritrova a dire “che due maroni” allora vuol dire che il libro non va.
E stop, io la possibilità gliel’ho data, non fa per me.

Ma andiamo con ordine: la prima storia parla di una sagra paesana, dove l’alcool scorre a fiumi e le ragazze sono parecchio disinibite, intente a “ciucciare” ogni maschio che incontrano. (se non la capite ve la spiego in privato.)

La seconda parla di scrittori. Cioè, di pensionati, casalinghe disperate, gente che non ha un caspita da fare che tenta di piazzare la propria storia per farla diventare una serie televisiva, un film, un romanzo. Senza riuscirci.

La terza dici “finalmente gente che si prende a botte!”, ma i combattimenti vengono così descritti:

“Pritts vince il suo incontro.
Chris Rodrigues vince il secondo incontro.
Ken Bigley vince il primo e il secondo incontro, ma al terzo perde.
Rodrigues perde al terzo incontro e resta fuori dal torneo di lotta libera.”

(e via così.)

Cioè… Cavallo bianco in c2, scacco. Alfiere nero in c2. Pedone bianco in h3. Regina nera in f6, scacco matto.
Una partita a scacchi. Anzi, una partita a scacchi sarebbe più emozionante, perché ogni tanto un pezzo viene mangiato!
Qui dov’è la lotta? Dove sono gli occhi pesti, le ossa rotte, le scorrettezze? Dai, su!

Parliamo del quarto racconto: un “demolition derby” di mietitrebbie. Qui (oh, si!) ci danno dentro, ma il fatto di descrivere il torneo come un elenco di danni fatti e subìti rende il tutto una specie di lista della spesa. Come il racconto precedente.

Poi c’è “la mia vita da cane”, che non ci ho capito una mazza.

Infine, quello che ho piantato a metà: tre uomini che costruiscono tre castelli. Così, per sfizio. Ho letto il finale: i castelli sono rimasti incompiuti.
Basta. Chiuso il libro, senza curarmi di tenere il segno.

Deluso profondamente.

Però se avete qualche sua opera da consigliarmi, tanto per farmi ricredere su questo autore, ditemelo qui sotto, prenderò nota e leggerò, in futuro.

Deh, per me questo è tutto, a me non è piaciuto proprio per niente e ve l’ho detto; se poi vorrete leggerlo saranno affaracci vostri.

Alla prossima!

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