Archivi del mese: agosto 2013

Le Pietre Magiche di Shannara (****)

di Terry Brooks

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Cari lettori, siamo di fronte a un libro più che godibile.
Diciamo che solo l’inizio mi aveva lasciato perplesso, dato che si apre con un albero che sta morendo che, per molti versi, è simile a Telperion, di cui si parla nel “Silmarillion“.

Ecco, in quel momento ho pensato “mica si rifarà di nuovo a Tolkien, spero…”, e invece no, perché poi le similitudini spariranno, capiremo che non è lo stesso albero, e saremo tutti più felici.
Troviamo, di fondamentale differenza, anche la nascita delle razze, che mentre Tolkien attribuisce al progetti di Iluvàtar, messi a punto, per così dire, coi canti degli Ainur, qui il nostro Brooks dice che uomini ed elfi erano già presenti sulla Terra, e le successive razze sono nate dalla necessità della vecchia razza umana di adattarsi ai cambiamenti dovuti alle grandi guerre che avevano portato alla quasi distruzione del pianeta, con una natura “stravolta fino a diventare irriconoscibile”.

La storia è semplice: quell’albero è una specie di barriera che impedisce ai demoni di entrare nel mondo in cui uomini ed elfi convivono più o meno pacificamente con nani, troll, gnomi e altre creature del genere.

Ritroviamo il druido Allanon, per nulla invecchiato nonostante siano passati circa 50 anni dalle vicende narrate ne “la Spada di Shannara”, che convincerà il nipote di Shea e Flick Ohmsford, Wil, ad avventurarsi nel solito viaggio periglioso, assieme all’ultima persona viva degli Eletti dell’albero magico.

Ecco, loro due dovranno portare un seme dell’albero fino al punto da cui sgorga la linfa vitale della Terra, immergerlo, e tornare indietro per piantarlo, ripristinando la barriera contro i demoni.
Peccato solo che l’Eterea (chiamiamo l’albero col suo nome) si indebolisca di molto prima di tutto ciò, e quindi i demoni varcano il portale e si riversano sul mondo. La battaglia che ne consegue è qualcosa di epico e strategicamente interessante, ma non sarà che un diversivo. I demoni che parteciperanno a quella battaglia, infatti, saranno migliaia, supereranno di gran lunga le unità dell’esercito elfo, ma il grosso di loro se ne andrà, di soppiatto, da un’altra parte.

In tutto questo trambusto perdiamo di vista chi sta tessendo la trama di tutto questo, il temibile Dagda Mor, che ritroveremo solo alla fine per un motivo che non vi spiegherò né ora né poi.

Ma lasciamo stare il capo dei demoni, va’, che dobbiamo seguire il resto della battaglia fra elfi e demoni, perché a sorpresa un esercito di troll farà la sua comparsa. Al fianco di chi non ve lo dico, vi lascio alle vostre supposizioni, ma farà la sua porca figura. Poco si dirà dei troll, ma faranno la loro porca figura, appunto. Direte: “da come ce la stai raccontando, si schiereranno con gli elfi”. Ma ecco, è proprio questo il punto: voi ancora non lo sapete, voi sapete solo che fra elfi e troll esiste un odio atavico, ed è proprio questo che vi lascia perplessi. Perché potrei stare bluffando, oppure no, a voi scoprirlo. Insomma, da qualunque parte si schiereranno, perché non è detto che sia con gli elfi, faranno grossi danni, visto quanto sono grossi loro stessi.

La battaglia infurierà fino alla fine del romanzo, mentre Wil e [omissis] arriveranno nella Malaterra, dove incontreranno altre persone che li seguiranno, e avranno poi a che fare con una strega e la sua gemella, uno dei tre demoni maggiori, svariati sensi di colpa, epperò riusciranno a raggiungere il fuoco di sangue, immergervi il seme dell’Eterea, tornare a casa e risolvere il tutto con abile mossa, con un epilogo che abbiamo già visto nella mitologia greca. Una donna, una pianta… vi ricorda nulla? No? Bene, così non vi ho spoilerato la cosa. Forse. Dipende, non so quanto conosciate i miti greci, ma non è una cosa che mi riguarda.

E con questo è (quasi) tutto. A presto, cari lettori!

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Mah!

Cosa pensate di trovare alla fine del viaggio? Sempre che di viaggio si possa parlare, certo!

Categorie: Compresse (perché "Pillole" era troppo mainstream!) | Tag: | 2 commenti

intervista a Syrus Fem

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Cari lettori, care lettrici, quest’intervista sarà un po’ diversa dalle altre, ve lo dico subito. Non perché ci siano domande nuove, questo è ovvio, semplicemente intervisterò, per la rubrica “Domande usate per interviste nuove”, il personaggio Syrus Fem.
Non l’autore (o autrice, non lo svelo), ma la sua creatura, visto che il blog è il diario di Syrus.

Ma bando alle ciance, cominciamo. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetta di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Ma certamente! In quale altra maniera potrebbe mai rispondere un Arcisignore del male con specializzazione in menzogna applicata?

Domanda retorica, non sia permaloso.
Ne è sicura?

Oh sicura come il fatto di essere il futuro dominatore dell’universo direi! O di essere un necromante eccellentissimo bè…cioè…UNA necromante..insomma…donna..anche se solo nel corpo, sa la mia anima è maschile; in teoria l’incantesimo che mi ha trasportato in questo tempo doveva portarmi in un corpo del corretto genere ma…bè…comunque continuiamo và !

Sì, meglio che andiamo avanti.
Allora, giuri di dire la verità, nei limiti del possibile, su… vediamo…
Ecco! Lo giuri sul cadavere di quella mosca là per terra!

Quella che ho appena fatto risorgere come orrore ronzante? Beh, se proprio ci tiene , milioni di miei minions sacrificati per il bene più grande (il mio ovviamente!) vorranno dire qualcosa su quanto tengo a ciò che faccio risorgere no?

Mi pare ovvio. Comunque, quell’orrore ronzante è abbastanza fastidioso. Mi dia un secondo… ecco, è volato via da qualche parte. (Rumore di una fila di auto che si schiantano da qualche parte.)

Prima di cominciare le chiedo: perché si è presentata con quell’immagine?

Beh, avevo pensato a un ritratto la mattina appena svegliata… ma considerando che i miei servitori non morti tendono a dissolversi quando mi vedono pre trucco e che gli esseri viventi che mi colgono in tale stato scappano oltre l’orizzonte urlando, ho scelto un ritratto fatto dopo una seduta di trucco leggero di quattro ore più altrettante dal parrucchiere, questo ritratto è uno dei meglio riusciti finora… innumerevoli artisti hanno perso il senno per arrivare ad esso… sa… non sempre il trucco regge a lungo!

Ah. Quindi meglio di questo non si può avere. Grazie per la cortesia, quantomeno qualcuno riuscirà a leggere tutto fino in fondo senza fuggire a gambe levate.
Ottimo, dai. Innanzitutto, saluti a modo suo gli amici che ci stanno leggendo.

Miseri mortali, gioite! Perché state posando gli occhi sulle trascrizioni delle parole del vostro futuro divino dominatore! Esaltatevi e tremate perché l’inevitabile conquista del multiverso da parte del sottoscritto poterà gioia (la mia) ma soprattutto distruzione e disperazione (vostra)!

Molto d’effetto. Evocativo, oserei dire.
Che radici ha il suo nome, Syrus?

Syrus è uno dei nomi della mia famiglia che su Tyria, nei secoli , ha generato molti tra i maggiori necromanti e che traccia le proprie origini fino dai primi insediamenti in Orr. Sino da allora la nostra famiglia trafficava nelle arti oscure;anticamente Syr era una parola indicante potere mentre Uss significava Male. Uno dei miei progenitori decise di adottare l’unione di quelle parole per la propria linea di sangue (la forma estremamente arcaica era infatti Syruss) in onore della nostra onorevole attività di Signori del Male che è poi stata tramandata ininterrottamente di generazione in generazione… ehm.. coff… a parte mio cugino Hen che è la pecora bianca della famiglia, ma meglio non parlare di cose così tragiche!

Quindi, come in ogni famiglia che si rispetti, anche nella sua è presente una voce fuori dal coro. Mi permetta di dispiacermi per Lei.

Ma andiamo avanti: quando le è venuto il ghiribizzo di giocare coi morti? Mi perdoni se non mi esprimo in maniera corretta, ma non sono pratico della Sua materia.

Bè, nella Ascalon pre distruzione, quando ero ancora del corretto genere (prima di essere relegato nel corpo di una sigh! Femmina) iniziai a dimostrare capacità Necromantiche in età estremamente precoce (eh il divertimento di lanciare Festino della putrefazione sulle torte dei compagni di classe!), però i primi esperimenti di rianimazione li portai avanti verso i dieci anni…a quell’età era facile trovare ottima materia prima …un po’ meno facile era convincere i genitori dei miei compagni di classe che in fondo avevo fatto loro un favore a rianimare il figlio come orrore uncinato (in effetti la parte difficile era più farli prima smettere di respirare…fu allora che scoprii di essere portato per i pugnali sacrificali).
Insomma è qualcosa che mi è sempre venuto spontaneo, da qualche parte nel vecchio dungeon ho ancora le iconografie di quando trasformai l’intero corpo insegnante in non morti…anche se in qualche caso mi è stato riferito che sono occorsi anni perché gli alunni si accorgessero della differenza….

Quindi non è che ha iniziato a un certo punto, diciamo pure che Lei è nato necromante, non lo è diventato dopo. Bene, cari lettori, abbiamo il nostro Purosangue!

La prima volta non si scorda mai. Cos’ha pensato la prima volta che… ?

Non me lo dica…voleva dire la prima volta che ho dimostrato di essere un vero signore del male? No, non si affanni a dire che è così, un essere superiore come il sottoscritto capisce subito i pensieri dei miseri mortali…bè pensai che in fondo nella vita se sei disonesto, ruffiano, doppiogiochista, millantatore, subdolo malvagio e particolarmente abile a pugnalare alle spalle le tue doti saranno sempre riconosciute… da allora quella filosofia di vita mi ha fatto superare o più spesso seppellire (e magari far risorgere come servitore) ogni difficoltà!

Mi perdoni, non volevo offenderla, ben conosco le Sue capacità superiori.
E mi dica, dove va a pescare la sua ispirazione?

Oh… qua e là, sa l’ispirazione per noi grandiosi ed eccelsi signori delle tenebre arriva da ogni dove; insomma la sera quando guardo le stelle e penso a quanto siano piccole ed insignificanti rispetto alla mia magnificenza, mi crogiolo al pensiero che la luce che arriva a noi è vecchia di milioni di anni e che quindi molte di esse in realtà siano già spente nonostante appaiano ancora nel cielo… delle specie di stelle non morte se vogliamo… oppure il momento in cui sorge il sole al mattino e come risulti patetico dato che è condannato nuovamente a tramontare… sono tutte fonti che mi spirano a schiacciare, annichilire… distruggere. Siamo in fondo circondati da cose che decadono e muoiono secondo dopo secondo. Un vero necromante non deve che aprire gli occhi per essere colmato di idee nuove ed intriganti.

Tutto ciò è molto poetico, da parte sua. Sa, in questa sezione del mio blog mi ritrovo spesso a tirar fuori la parte migliore delle persone intervistate… Lei non fa certo eccezione, e di questo la ringrazio.

Ma oggi, con più esperienza e molto lavoro alle spalle, quale reputa essere la sua “Opera Magna”?

Bè molte delle mie gesta più recenti sono trascritte dai miei fidi diari mistici che registrano ogni mia mirabolante impresa, certamente in questa epoca devo dire che sono molto soddisfatto di come ho affrontato le oscure insidie del salone di bellezza.

Urka, dev’essere stato atroce! Ma andiamo avanti, chi vorrà potrà leggere di questa vicenda seguendo il link.

Seppur molto particolare, la sua può essere definita un’arte. O, almeno, spero di non sbagliarmi. Parliamo quindi di una cosa comune a molti artisti: a parte il lavoro notturno, perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte, una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolta mentre si dedica ai suoi rituali necromantici?

Ah la musica! Il dolce canto delle anime dannate è molto quotato dai necromanti della di questo periodo…credo che da voi il termine sia RAP; personalmente ho sempre considerato poco utile il masochismo musicale, benchè abbia usato tale genere di musica per sessioni di tortura con notevoli effetti…la musica a cui concedo l’onore di intrattenermi si avvicina a quella che da voi è definita fatta da alcuni musici che ho ascoltato , i loro nomi sono se non erro Cruxshadows , Crypteria e Within Temptation, e devo dire che sono non malaccio…forse quando le mie orde non morte conquisteranno il vostro mondo permetterò loro di accompagnare con musica adeguata i sacrifici di massa in onore del loro nuovo signore e padrone (Io ovviamente!).

Se le piacciono i Within Temptation, probabilmente ascolta pure i Sonata Arctica, i Therion e altri non troppo dissimili… Bene bene, almeno il futuro dominatore del multiverso ascolta roba interessante.
E, dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui si dedica ai suoi riti quotidiani?

La stanza in cui mi dedico a oscuri rituali e ai miei piani per la conquista del mondo? Oh! una stanza piuttosto tranquilla posta nel dungeon che sto ricavando dalla cantina sotto casa (ahimè bisogna pur cominciare dal piccolo quando si hanno mezzi limitati!), piccola ma comoda eh! Poltrona in tibie di charr per rilassarsi, scrivania ricavata dal tavolo di tortura su cui spirò il famoso artista Relak il magnifico (ribattezzato Relak lo stupido dopo che fece un ritratto un po’ troppo fedele alla realtà alla necromante Leerah la Orribile), in genere illumino le mie opere bruciando qualche prigioniero, è vero che tendono a fare una luce un poco mossa..ma solo per i primi minuti, e le urla sono una buona ispirazione devo ammettere.

In effetti… Certo, per una personalità come la sua le urla strazianti saranno pure ispiratrici; personalmente le ritengo alquanto fastidiose. Ci farà la cortesia di tenere chiusa la porta, voglio sperare.
Comunque, aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scriva una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di lei, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che le viene in mente… Può anche farmi un sortilegio di qualche tipo e dire in tal modo che non ne ha voglia, insomma… veda un po’ lei.

Un aneddoto? Ricordo quella volta in cui sconfissi da solo le orde dei Mursaat che assediavano la fortezza di Tunderkeep…certo c’era mio cugino Hen che riempiva l’aria di frecce (anche se in verità più che altro baccagliava le elmentaliste) a supporto vi erano anche qualche (centinaia di ) nani sulle mura,diversi guaritori (ma non più di poche decine),elementaliste (che però pensavano più a strusciarsi a Hen che a lanciare palle di fuoco),alcuni guerrieri (non più di qualche legione) ma ovviamente senza le mie incredibili magie non avrebbero avuto alcuna possibilità….Effettivamente devo ammettere che evocare un demone maggiore promettendogli le anime di tutti i miei compagni fu davvero una ideona …a parte per Hen che stressò talmente il demone con le sue barzellette da finire per scacciarlo, diavolo di un Ranger ! Comunque alla fine della giornata ero vivo, vincitore e con una intera fortezza a disposizione…mica male eh?

Sono 148 parole. Torture orribili sono state inflitte a chi ha sorpassato il limite anche di sole due parole, ma siccome Lei di torture se ne intende più di me, credo possa sceglierne una da autoinfliggersi per i prossimi 666 minuti.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno le ha ancora posto ma che vorreste sentirvi chiedere?

Beh, ovviamente è “ Quando dominerete il mondo eccellentissimo signore!”

E la risposta è… ?

Altrettanto ovviamente: “Presto futuro schiavo! Presto!”

Futuro schiavo… Mah! Per ora chiamo solo la neuro, poi ci penseranno loro.
O ci penserà lei, ma a quel punto non sarà più un mio problema.

Bene, grazie per il tempo che mi ha dedicato. Le auguro buona fortuna per la conquista del multiverso, sono sicuro che non riuscirò a vedere il suo trionfo in questa vita, ma la prego di ricordarsi di ricordarmelo nelle successive.
Avremo sicuramente modo di farci altre due chiacchiere in futuro.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!
E mi raccomando: leggete il diario di Syrus Fem, che lo trovate anche su facebook!

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fastidio

Si svegliò fluttuando. Si svegliò sospeso a mezz’aria, nella sua stanza.
Si svegliò perché sentiva freddo alla schiena. La coperta era sopra di lui, il letto era sotto. Un metro e mezzo sotto.

– Cazzo! Il motore gravitazionale!

Indossò la tuta pressurizzata e uscì nel corridoio della stazione orbitante. Non c’era nessuno in giro.

– Ma dove diavolo sono finiti tutti quanti!

A quell’ora, normalmente, c’era un viavai ininterrotto di personale tecnico, indaffarato nelle esigenze più disparate.
A qualunque ora ci sarebbe stato un viavai ininterrotto di personale tecnico, ma quella mattina regnava il silenzio vuoto dello Spazio, nello spazio vuoto dei corridoi.

Arrivò alla sezione dei laboratori: se fosse passato di lì sarebbe arrivato prima alla sala macchine. Ma la porta era sigillata, e all’interno si vedeva una densa nebbiolina verde, pesante, che aleggiava sul pavimento. Nessuna presenza nemmeno lì, constatò Giovanni.

Dovette percorrere alcuni lunghi corridoi, e una volta arrivato a destinazione impallidì di colpo: i computer erano tutti spenti, e un drone umanoide giaceva spaccato in due sotto l’enorme ruota dentata che muoveva il meccanismo responsabile di tenere tutti coi piedi per terra.

– Ecco svelato il mistero!

Il primo, almeno.
Già. Quello era il motivo per cui lui stava fluttuando a mezz’aria; restava da capire cosa fosse quella nebbiolina verde e perché non ci fosse nessuno nelle sezioni che aveva visitato.

Provò a riaccendere i computer, invano. L’unica cosa che riuscì a ripristinare fu il sistema di sorveglianza interno. Ovviamente, tutte le registrazioni erano andate perse, ma almeno avrebbe potuto trovare il resto del personale di bordo.
Centododici telecamere, due per ogni stanza, bagni esclusi.
Nessuna di esse riprendeva immagini di persone umane. I pochi droni ripresi erano tutti fuori uso.

– Ma che caz…

Era solo. Se ne erano andati lasciandolo lì. Si erano dimenticati di lui.
Giovanni non si fece prendere dal panico, ma corse subito alla sala dei moduli di emergenza.
E intanto pensava. Pensava al fatto che tutti erano fuggiti, probabilmente presi dal panico, per paura di qualcosa di contaminante, per qualcosa sfuggito al controllo… probabilmente a causa di… quella nebbia verde.

– Quella dannata nebbia verde! Se trovo quello che ha prodotto quella schifezza…

Ma per trovare il responsabile della sua solitudine, si sarebbe dovuto allontanare da lì, in qualche modo.

Nel frattempo era arrivato alla darsena, prevedibilmente vuota, dove erano attraccate le navette di salvataggio.
No, non era del tutto vuota: uno dei moduli era rimasto incastrato in un tunnel di lancio condannando i suoi occupanti a una lenta morte, se non per fame e sete, per mancanza di ossigeno, da lì a tre giorni. Sicuramente erano partiti a velocità massima, fondendo il metallo del tubo con quello del modulo. Un errore che si paga caro, ma che si sarebbe dovuto imparare a gestire già nei sistemi di simulazione a Terra.
Sicuramente la fuga era stata rapida e disordinata.

Nell’ultimo tunnel di lancio, una navetta ancora fissata ai sostegni era sporca di sangue. Probabilmente la fuga era stata più turbolenta di quello che stava immaginando un istante prima. Eppure c’erano moduli per tutti, più uno per eventuali visitatori.
E, quell’ultimo rimasto, era proprio quello dedicato a loro.
Aprì il portello ed entrò. Non sapeva che nessun meccanico si era mai preoccupato della manutenzione, dato che visitatori non se ne erano mai visti, da quelle parti, quindi azionò la leva di accensione.
Per qualche istante, decine di spie si illuminarono come un albero di Natale, poi si spensero tutte insieme, segno che tutto era in ordine.

– Perfetto!

Controllò la carica energetica, sganciò i connettori che tenevano la navetta ancorata alla stazione, accese i motori secondari e avanzò lentamente attraverso il tunnel di uscita.
Appena giunto a distanza di sicurezza, inserì le coordinate per il viaggio iperspaziale e azionò il motore.

L’ultima cosa che vide, ma non ne era del tutto sicuro, fu il riflesso della stazione orbitante rinchiuso in un guscio di nebbiolina verde.
Si rilassò sul sedile e si addormentò, stremato dall’agitazione degli ultimi eventi.

Venne svegliato dalla voce metallica del modulo: segnalava un’avaria ai motori.
Era immobile, in un posto dell’universo nero come l’inchiostro, nessuna stella visibile.
Un puntino minuscolo al di fuori da ogni mappa stellare conosciuta.

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