Archivi del mese: settembre 2013

Intervista a Cervello Bacato

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Un Cervello Bacato si aggira per il Web. Un’entità che racchiude in sé due identità…

Cervello: In realtà siamo un’entità sola, te lo posso assicurare. Non c’è nulla che non vada in ME.

Bacato: Taci, tu che gradisci andare al bagno e farla da seduto invece che di stare in piedi come i veri uomini, perché ”non si sa mai, magari esce pure la cacchina! E poi seduti si sta più rilassati!”.

Cervello: …disse quello che ha paura di volare, bravo bravo. E che quando si deve prendere l’aereo ”ohh ho un po’ di mal di pancia aiuto aiuto l’aereo casca aiuto aiuto!”… Patetico!

Bacato: Ma senti questo che…

Non interrompetemi fin che vi sto presentando! Insomma!
Ma guarda te, non c’è più religione.
Ma bando alle ciance, cominciamo. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accettate di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Cervello: Assolutamente sì!

Ne siete sicuri?

Bacato: Assolutamente no!

Allora giuratelo su… vediamo…
Ecco! Giuratelo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Cervello: animali odiosi… Giuro e giura.

Prima di cominciare vi chiedo: perché vi siete presentati con quell’immagine?

Il tizio con la faccia colorata? Che in realtà è un tizio con stampato sul viso la scansione dell’attività cerebrale di un cervello in piena attività? Beh, perché ci piaceva. Cioè, mi piaceva. Ho detto che sono un’entità sola, non facciamo confusione. Sono uno e basta, talvolta scindo la personalità in due per esprimermi. Quell’immagine è scelta perché rappresenta in modo figo un cervello, tutto qui.

In effetti, rappresenta un cervello in piena attività. Non è dato sapere, però, se è l’attività sana o quella bacata. Ottimo, dai. Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Bacato:Ciao, pezzi di merda! Come va?

Cervello: Che volgarité!

Ehm… Bacato, qui ci siamo giocati metà dei lettori. L’altra metà si sta sbellicando. Li vedo, là, da dietro i loro monitor…
Ma sentiamo: che radici ha il tuo nome, Cervello?
E il tuo, Bacato?

Il nome è CervelloBacato, l’idea di sfruttare sia l’una che l’altra parte (del nome), e accentuare così la bipolarità che ognuno di noi ha dentro di sé m’è venuta molto più avanti. Il nome è nato prima di tutto, è nato quando ho aperto il blog, ed è nato assolutamente per caso. Pensa, il mio spazio web doveva chiamarsi Black Moon, o qualcosa di simile. Non chiedermi perché…

Non lo farò, ho paura di quella che potrebbe essere la risposta. Cioè, potresti non saperlo nemmeno tu, ma non importa, non stiamo parlando di questo.
Parliamo invece di una cosa che incuriosisce i nostri lettori: quand’è che la personalità singola si è scissa?

Le collaborazioni, o meglio gli scontri tra Cervello e Bacato sono nati… Per caso, su twitter, per scrivere tweet umoristici, poi sono stati trasposti nel blog con articoli di sole chiacchierate tra Cervello e Bacato. Infine ho importato la stessa conflittualità nelle Interviste Bacate, ma non da subito come si può notare, l’idea non m’era venuta inizialmente.

Ah, il web! Che luogo magico per queste cose! Scatena la parte migliore e quella peggiore di noi, e tu hai ben pensato di usarle entrambe nello stesso momento! Geniale! Ma andiamo oltre. La prima volta non si scorda mai. Cos’avete pensato la prima volta che avete scritto qualcosa di comune disaccordo, sul vostro blog?

Cervello: Che eravamo patetici!

Bacato: Che eravamo estremamente divertenti!

Vedo che la coerenza è il vostro punto di forza.
E dove andate a pescare la vostra ispirazione, dato che da voi due si parla di tutto e di più?

Cervello: Per i nostri scontri? Beh, quelli nascono dalle più disparate situazioni.

Bacato: Come quella del ”Mi scappa la pipì: mi alzo a farla o resto qui e me la faccio addosso?”

CervelloBacato: Per quanto riguarda il blog e i post parlo davvero di qualunque cosa, dai fatti personali alle recensioni di film. L’ispirazione viene un po’ da tutto. Se penso alle poesie che scrivo quelle nascono da qualche concetto ”intimo” che voglio esprimere, e in versi trovo più comodo tirar fuori le cose complicate. Per i racconti invece può essere che una canzone mi dia l’impulso, come col racconto Hurt, oppure un sogno fatto di notte, come per Stelle cadenti e Risveglio violento. Sono uno che sogna tanto, ogni notte almeno tre sogni, e la mattina li ricordo quasi sempre.

E oggi, con più esperienza e molto lavoro alle spalle, quale reputate essere la vostra “Opera Magna”?

La prateria dei fulmini è sicuramente una delle migliori (qui il commento di Gelo Stellato, e qui potete pure scaricarlo in epub o mobi!), così come Hurt. La prima è un estratto preso da “Il non morto”, un romanzo che sto tentando di scrivere e di cui ho voluto verificare ”la qualità” staccandone un pezzo e facendovelo leggere. La seconda è un racconto breve nato da una canzone, come detto prima, che ha avuto buoni riscontri.
Le poesie che ho scritto mi piacciono quasi tutte, perché parlano di me, sono intime.

Quindi abbiamo svelato che stai scrivendo un romanzo dal titolo “il non morto”. Ottimo, ottimo!
Sentite, non so chi di voi due a volte scrive racconti, ma a parte questo, mantenendo il discorso sul vasto mondo che è il vostro blog, a parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascoltate mentre vi dedicate alle vostre creazioni? (Ce l’ho fatta! Mamma mia, che giro di parole!)

Tutto, davvero tutto. Da Ray Charles a Johnny Cash, dai Daft Punk agli Infected Mushrooms, Florence and the machine, Queen, Foals, Daughter, Arctic Monkeys, Bloc Party, Mannarino, Asaf Avidan, Dave Matthews Band. Rock, elettronica, funky, metal, pop, rap, jazz. Tutto tutto tutto! Purché sia bello 🙂

Azz! Veramente di tutto! Inizio a capire da dove derivi la doppia personalità!
E, dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui vi mettete a comporre robe scritte?

Piccola, invero. E nonostante le dimensioni è sempre, costantemente, eternamente incasinata. Tranne quando ho qualche donzella che deve venire a trovarmi 🙂

Tranne quando… insomma, abbiamo capito 😉
Aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scriva una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di voi, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che vi viene in mente… Potete anche farmi una pernacchia, e dirmi che non ne avete voglia, insomma… vedete un po’ voi.

In quel momento il mio compito era semplice: scrivere un racconto con parole chiave che attirassero pubblico. Pensandoci, tali parole potevano essere soltanto di un certo tipo: quello volgare. Tette, culo, figa, vagina, spruzzi, merda, sesso, scopata, cavallo, nonni, vecchi. Lo so, non erano belle parole, eppure era questo quello che l’internauta medio chiedeva. Chiedetelo alle Chiavi di ricerca bacate che mi capitano. Non sapendo però come combinarle senza scadere nella bruttura e nello squallido, lasciai tutto lì impiantato. Scesi da basso in cucina, aprii la nutella, la spalmai abbondantemente su un panino, e pensai al povero Riccardo, che ora aveva il blog imbrattato di parole orribili. Tanti auguri 😉

Non preoccupatevi, il blog era già stato imbrattato da un altro personaggio.
Il problema, semmai, è che avete usato ben 110 parole, 80 più del consentito.
Ergo, per i prossimi venti minuti dovete chiamare il tizio più noioso che conoscete e subire le sue micidiali freddure. La cosa dovrebbe lasciarvi abbastanza nauseati, così da compensare lo sproposito di parole usate qui sopra.

Bene, finito il castigo vi chiedo: qual è la domanda che nessuno vi ha ancora posto ma che vorreste sentirvi chiedere?

Sperate di diventare un giorno famosi o quantomeno apprezzati da un pubblico vasto per quello che scrivete?

E la risposta è… ?

Sì, lo speriamo, cazzo sì!

Bene, grazie per il tempo che mi avete dedicato. Salutate gli habitué di questo blog.

E’ stato un piacere, fate un salto da me se vi va, e sicuramente ve ne pentirete. Adios!

Ecco, allora fate un salto da lui. Piano, con calma, che sennò vi sfondate la tastiera.
E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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Maus (*****)

di Art Spiegelman

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Allora…
Cari lettori, siamo di fronte alla storia. Come ben si capisce dalla copertina, il periodo è quello della seconda gurrra mondiale, e il fumetto narra le vicende di un sopravvissuto ad Auschwitz.
La struttura è semplice: c’è una parte del libro che parla di Art che intervista il padre sulla sua esperienza e l’esperienza del padre vera e propria, che per quanto sia storia trita e ritrita e le atrocità commesse dal regime nazista di Hitler siano sempre quelle, ho trovato molte sfumature che mi hanno fatto rabbrividire.
Intendiamoci, non è che nel fumetto si vedano episodi violenti, è la storia in sé che parla di cose atroci.

Un paio di esempi: in una vignetta lo sfondo è la svastica che fa da cielo a una città, e in primo piano l’entrata a questa città, dove c’è appeso uno striscione tipo quelli pubblicitari che recita “città senza ebrei”.

Poi c’è una donna a una finestra. Una donna che ha dei figli, e che protegge anche il figlio del protagonista.
Ebbene, per non venir presa ed essere deportata, avvelena se stessa e i figli, ivi compreso quello non suo.

C’è anche una scena in cui i tedeschi, per far smettere i bambini ebrei di piangere, li prendevano per le gambe e li sbattevano contro un muro. Smettevano, sì. Definitivamente. (Ciò mi riporta alla mente mio nonno, che mi ha raccontato un milione di anni fa che i tedeschi prendevano i bambini per le gambe e li usavano come bersagli, ma questa è un’altra storia.)

Ultimo ma non ultimo, perché sennò devo ripubblicare tutto qui, il fatto che prima i tedeschi annunciano che tutti gli ebrei sopra i 70 anni dovevano radunarsi a (…), ma la cosa non è stata sviluppata molto. Serviva come preludio a ciò che verrà detto qualche capitoloo più avanti, dove il protagonista nasconde il nonno novantenne, e dice a un certo punto “non c’era altri ebrei di novanta anni”. (sì, il protagonista parla un italiano stentato, ma il motivo viene spiegato all’inizio).

Ecco, diciamo che la parte dell’intervista serve a sdrammatizzare un racconto che altrimenti sarebbe un tantino duro da leggere.

L’ultima pagina, invece, l’ho letta e riletta. Anzi… Ecco, riletta di nuovo. E’ di una tale bellezza che… la rileggo.
E viene da piangere, con l’ultima frase.

Ah: ovviamente, l’intervista non la fa il figlio morto, ma il secondogenito. Quello nato dopo la guerra, per intenderci.

E con questo chiudo. Non è tutto, come al solito, ma se volete saperne di più dovrete leggere.
A presto, cari lettori!

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Blocchi di fumo colorato (*)

di John Birmingham

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Cari lettori, siamo davanti a un libro oggettivamente brutto. Un libro che sembra uno di quei comic movie americani.
Non l’ho finito, ho letto solo la prima metà, ma davvero non me la sento di andare oltre, e il perché è presto detto.
Ci sono due motivi che mi hanno indotto ad abbandonare la lettura, motivo A e motivo B.

Motivo A:
chi l’ha tradotto non conosce la sintassi. Pieno di errori non tanto di ortografia, quanto di grammaica… e non mi
riferisco solo ai tempi verbali.
Siamo di fronte a frasi incoerenti, che cambiano il soggetto senza preavviso, tanto che devi rileggere la stessa frase
due o tre volte per capirne il significato e a chi si riferisce; inoltre sono sintatticamente scorrette.
Come si costruisce una frase? Ce lo insegnano alle elementari: soggetto, predicato e complemento.
Non mi dilungo oltre sulla grammatica di base.

Motivo B: la storia è un insieme di raccontini e aneddoti di dubbio gusto tenuti in sieme con lo sputo.
Lo sputo sarebbe la storia di base, che ogni tanto riaffiora sottoforma di un cinese non meglio definito che ha fregato
i soldi ai protagonisti, e loro stanno cercando di rintracciarlo. Ma tutto questo sembra, appunto,
una cosa priva di sostanza, una scusa per collegare le storie, incredibili quanto inverosimili, dei personaggi.
Personaggi che sono, a mio avviso, fin troppo stereotipati.

Non voglio nascondermi dietro un dito dicendo che non è il mio genere, perché, anche se ciò è vero, mi piace leggere a volte roba che appartiene ad altri generi, per curiosità, e spesso le sorprese sono più che belle, ma stavolta no.

Basta, voglio chiudere con sta cosa brutta. Il libro mi è stato affibbiato dal destino rio attraverso la Gelotteria 4. L’ho ricevuto subito perché apparteneva a una mia collega, che ha voluto disfarsene. A ragione, oserei dire.

Bene, direi che è tutto. A presto, cari lettori. E… Martina, so dove trovarti!

Categorie: Piccola Biblioteca Usata | Tag: , , , | 2 commenti

Intervista Bacata #9

Ebbene, cari lettori, il vostro Venditore è stato intervistato da un cervello bacato.
A voi, andate da lui e leggete, non perdetevi quest’occasione!

A presto, cari lettori!

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un Poe de copioni

Riesumo questo vecchio concorso per annunciare che il buon Gelo ha fatto un epub con tutti i racconti in gara.

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Ricordo che si tratta di plagi dei racconti dell’orrore di Poe, quindi troverete dei racconti ispirati a essi.
Chi fosse interessato a leggerlo, può riceverlo gratuitamente mandando una mail a questo indirizzo:

gelostellato@gmail.com

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