Maus (*****)

di Art Spiegelman

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Allora…
Cari lettori, siamo di fronte alla storia. Come ben si capisce dalla copertina, il periodo è quello della seconda gurrra mondiale, e il fumetto narra le vicende di un sopravvissuto ad Auschwitz.
La struttura è semplice: c’è una parte del libro che parla di Art che intervista il padre sulla sua esperienza e l’esperienza del padre vera e propria, che per quanto sia storia trita e ritrita e le atrocità commesse dal regime nazista di Hitler siano sempre quelle, ho trovato molte sfumature che mi hanno fatto rabbrividire.
Intendiamoci, non è che nel fumetto si vedano episodi violenti, è la storia in sé che parla di cose atroci.

Un paio di esempi: in una vignetta lo sfondo è la svastica che fa da cielo a una città, e in primo piano l’entrata a questa città, dove c’è appeso uno striscione tipo quelli pubblicitari che recita “città senza ebrei”.

Poi c’è una donna a una finestra. Una donna che ha dei figli, e che protegge anche il figlio del protagonista.
Ebbene, per non venir presa ed essere deportata, avvelena se stessa e i figli, ivi compreso quello non suo.

C’è anche una scena in cui i tedeschi, per far smettere i bambini ebrei di piangere, li prendevano per le gambe e li sbattevano contro un muro. Smettevano, sì. Definitivamente. (Ciò mi riporta alla mente mio nonno, che mi ha raccontato un milione di anni fa che i tedeschi prendevano i bambini per le gambe e li usavano come bersagli, ma questa è un’altra storia.)

Ultimo ma non ultimo, perché sennò devo ripubblicare tutto qui, il fatto che prima i tedeschi annunciano che tutti gli ebrei sopra i 70 anni dovevano radunarsi a (…), ma la cosa non è stata sviluppata molto. Serviva come preludio a ciò che verrà detto qualche capitoloo più avanti, dove il protagonista nasconde il nonno novantenne, e dice a un certo punto “non c’era altri ebrei di novanta anni”. (sì, il protagonista parla un italiano stentato, ma il motivo viene spiegato all’inizio).

Ecco, diciamo che la parte dell’intervista serve a sdrammatizzare un racconto che altrimenti sarebbe un tantino duro da leggere.

L’ultima pagina, invece, l’ho letta e riletta. Anzi… Ecco, riletta di nuovo. E’ di una tale bellezza che… la rileggo.
E viene da piangere, con l’ultima frase.

Ah: ovviamente, l’intervista non la fa il figlio morto, ma il secondogenito. Quello nato dopo la guerra, per intenderci.

E con questo chiudo. Non è tutto, come al solito, ma se volete saperne di più dovrete leggere.
A presto, cari lettori!

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Categorie: Piccola Biblioteca Usata | Tag: , , , , , | 4 commenti

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4 pensieri su “Maus (*****)

  1. Molto interessante e grazie per i doni che ci elargici caro amico..
    Sarei tanto felice tu ti unissi al mio blog…
    Una magica e serena serata!

  2. Grazie per i complimenti, Nella, anche se non credo di elargire doni, ma solo di esprimere una mia opinione personale su ciò che ho letto.
    Ti dirò, vengo a volte a leggerti, ma non lascio quasi traccia del mio passaggio…
    Dai, proverò a inserirmi.
    Alla prossima! 🙂

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