Archivi del mese: ottobre 2013

La Storia Infinita (*****)

Di Michael Ende.

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(la mia copia de “La Storia Infinita” by La Pineta di Fimo)

Cari lettori questa è una storia che tutti conoscete, dacché credo che tutti abbiate già visto il film almeno un trilione di volte, quindi non mi ci soffermerò più di tanto; vi ricordo solo che Bastiano Baldassarre Bucci ruba un libro dalla bottega di un venditore di libri, lo legge, stando fuori ci entra dentro e salva Fantasia dalla distruzione totale operata dal Nulla, aiutato dal prode Atreyu. Bastiano, non il nulla. Insomma, Bastiano è aiutato dal prode Atreyu, o viceversa, che per noi è lo stesso… ma questo lo sapete già, e allora che ve lo spiego a fare?

Questo, almeno, è quello che succede fino a metà della storia, perché poi c’è dell’altro, ma dovrete scoprirlo da voi. Il film finisce là, quando Atreyu incontra l’infanta imperatrice, ma la storia continua. Non è in quel momento che Bastiano le darà il nome, lo farà più avanti, dopo aver trovato il vecchiaccio.
Quale vecchiaccio? Eh… Leggetevelo, così poi vi leggerete pure di come Bastiano ha ricostruito Fantàsia, di come ha perso e ritrovato i suoi ricordi, e delle mille e mille avventure che ha provato.

Ho già detto, però, che non vi avrei parlato della storia; parlerò invece del perché si dovrebbe leggere un librone del genere, scritto metà in verde e metà in rosso.

Ma partiamo da me. Una quindicina di anni fa avevo etichettato come “illeggibile” questo libro. Perché la storia sembrava per bambini, e la conoscevo già, quindi pensavo perché perderci tempo? Inoltre aborrivo quel terribile inchiostro bicolore, lo trovavo fastidiosissimo.
Ora, a distanza di tempo, mi è capitato di rivedere il film, e di comprendere cose che prima non avevo colto.
Inoltre ritengo che il separare la storia “reale” da quella “fantàsica” mediante l’espediente dei due colori sia una genialata, anche perché altrimenti ci si perde e non si riesce più a capire nulla: in alcuni momenti la storia va avanti una frase alla volta, continuando a cambiare mondo.
Ed ecco che d’un tratto mi vien voglia di leggerlo, di scoprire cosa vuole dirmi il signor Ende, di riscoprire la magia di un libro rimasto non letto per troppi anni.

Perché proprio della magia dei libri ci parla, il signor Ende, della loro capacità di farci sognare immagini, farci sentire suoni e profumi di questo o quel luogo, di immedesimarci nei personaggi e renderci protagonisti della storia. E di farci emozionare, farci ridere e piangere assieme ai protagonisti.

La Storia Infinita è un libro per chi è ancora in grado di sognare, per chi è in grado di tornare a essere bambino, per chi ha voglia di riscoprire cosa significhi la parola “avventura”. Un libro per chi porta dentro di sé l’anima di Bastiano Baldassarre Bucci.

Inoltre, in genere si dice che “il libro è meglio del film”, e questa è una sacrosanta verità (a parte rare eccezioni), ma questo è qualcosa che va oltre. Nel film, per esempio, Artax non parla, e di conseguenza non dice addio ad Atreyu. E il fortunadrago non lo troviamo impigliato in una ragnatela. Ma questi sono solo esempi banali, che non dimostrano il forte legame che si viene a creare fra i personaggi e fra essi e il lettore. Il lettore reale, intendo, non Bastiano.

E perché leggendo Ende si ha l’impressione di rivivere quanto già provato con Tolkien, ovvero entrare in un mondo descritto così minuziosamente e incontrare personaggi con una caratterizzazione così profonda da sembrare quasi reali, e quasi quasi si potrebbe pensare che Fantàsia non sia solo il frutto della fantasìa dell’Autore, ma potremmo pensare che Ende ci sia proprio vissuto, e che abbia conosciuto Atreyu, Morla, i Bisolitari e tutti gli altri.
E il bello è che, a differenza di quanto accade con Tolkien, il libro risulta comunque leggero da leggere, così leggero che lo si divora, così a sua volta divoratore da risucchiarti fra le pagine e non lasciarti andare fino a che un evento esterno non ti costringe a distogliere l’attenzione, come ad esempio il suono fastidioso della sveglia che ti dice che la pausa pranzo è finita, o il bimbo che si sveglia mentre stai leggendo sotto le coperte. Insomma… cose dalle quali non si scappa.

In conclusione, cari lettori, questo è un libro che non dovrebbe mancare nelle letture di nessuno. Un libro oggettivamente bello, che può amare chiunque.

Indiscutibilmente promosso a “libro dell’anno 2013”.

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Ritorno alla Mary Celeste (*****)

Di Daniele Picciuti.

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Accattivante, come copertina, vero cari lettori?
E il contenuto è ancora meglio!

Vi dirò: quando l’ho preso ero scettico, sia perché gli autori italiani che mi piacciono posso contarli sulle dita di una mano (credo), sia perché il nome di Picciuti, per ora, è sconosciuto ai più.
Però, visto che lui ne ha fatto così tanta pubblicità, visto che su Anobii in 6 lo avevano già letto e valutato 4 stelline, visto che la versione per Kindle costa meno di 2 euro e visto che la copertina m’intrippava abbastanza, allora mi sono detto che sì, dai, potevo anche provarci. Anche perché l’autore lo avevo a disposizione su Faccialibro per chiedergli lumi ogni volta che avevo dei dubbi (leggi: gli ho rotto grandemente le balle).

Cari lettori, non me ne sono pentito! Questo racconto si fa leggere agevolmente, va giù come fosse una birra fresca a ferragosto, mi ha tenuto incollato alle pagine come pochi altri libri hanno potuto fare, cosa che ha valso la quinta stellina che vedete là in alto, accanto al titolo, e che lo pone fra le migliori letture di quest’anno. Quantomeno, fra le più divertenti. In senso figurativo, perché sarebbe un horror.

A parte il mistero e la ricerca, la cosa accattivante è che tutto il racconto affonda le sue radici in quella che è la leggenda vera della Mary Celeste, cosa che chiunque può verificare spulciando Wikipedia, oltre al fatto che alcuni personaggi sono effettivamente esistenti o esistiti e utilizzati nella storia senza snaturali dal loro contesto reale, creando così una situazione verosimile che dà una marcia in più al tutto, nonostante si parli di fantasmi. Ah: anche il fatto che uno dei personaggi parli francese dà quel tocco in più, ma non vi preoccupate: io, col mio scarso francese studiato alle medie ormai vent’anni fa, sono riuscito a leggerlo e capirlo benissimo senza guardare le note, o quasi.

Ma veniamo alla storia, che da sola sarebbe da 4 stelline, ma che il ritmo e l’atmosfera che riesce a creare portano a un buon 5: un noto reporter e la sua assistente vengono in possesso di un diario appartenuto a uno dei capitani della Mary celeste, e si imbarcano alla ricerca della nave fantasma.
Se non la trovassero il racconto si chiuderebbe qui, ma è ovvio che siano destinati a trovarla, quindi non mi sento di spoilerare nulla dicendovelo.
Solo non vi dico in quali condizioni la trovano, né cosa succede una volta che ci sono saliti sopra.
Perché se la trovano di fianco, a speronare e far naufragare il peschereccio in cui si sono imbarcati, e saranno costretti, a salirci! Causa di forza maggiore, istinto di sopravvivenza, chiamatelo come volete, ma gli eventi, che si susseguiranno sempre più velocemente, mi hanno fatto venire la pelle d’oca, in certi passaggi, soprattutto per quanto riguarda il buon Carlo Stein.
E poi alla fine il racconto si chiude come piace a me, ovvero restando aperto, nutrendo un dubbio feroce.

Ecco, diciamo che “ritorno alla Mary Celeste” è un racconto che ricorderò per un bel po’.

Ma passiamo agli altri racconti, perché ci sono altri 4 racconti da scoprire tutti horror, tutti più o meno velatamente bagnati dal mare. A parte l’ultimo. Ve li illustrerò brevemente andando per punti. O meglio: per trattini.

Il primo racconto (che sarebbe il secondo) parla di vampiri. L’ho portato a termine nonostante i racconti di vampiri non mi stiano granché simpatici… Ma questo è ben studiato, la storia è solida.

Il secondo racconto (che sarebbe il terzo) è legato a un rito ciclopico. Ciclopico in senso letterale. Un abile racconto dove ho trovato la voglia di copiare Lovecraft, senza aver l’intenzione di fare come lui ma trovando un proprio equilibrio che lascia il lettore più che soddisfatto. L’autore potrà non essere d’accordo, ma a me ha riportato alla mente quelle atmosfere, nel senso dei riti misteriosi, divinità strane, ecc.

Il terzo racconto (che sarebbe il quarto) parla di Templari, del loro ritorno da una missione, incaricati di riportare al Duca un forziere con un contenuto misterioso, e degli effetti collaterali delle Sacre Reliquie, tipo il Graal, la Lancia di Longino e… il contenuto del forziere, appunto.

Il quarto e ultimo racconto (che sarebbe il quinto), invece, vi farà venire la pelle d’oca. Un demone saprà commuovervi. Non c’è altro da dire.

Bene, mi pare di non aver tralasciato nulla, a parte il racconto intruso. Ma questo lo lascio a voi, cari lettori.
A me dispiace solo di aver preso la versione per Kindle: non mi dispiacerebbe averlo su uno scaffale della libreria buona.

Spero, come al solito, di avervi lasciati abbastanza curiosi, perché la mia, è istigazione alla lettura. Lo so che lo sapete e vi siete rotti di sentirmelo dire, ma suvvia, mettetevi nei panni di chi mi legge per la prima volta…

A presto!

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Intervista a Miki Moz

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Cari lettori, oggi vi presento un tizio che ho appena conosciuto, ma che ha un blog che mi piace: Miki Moz.

Eccomi qui, ciao Ricky, ciao a tutti!

Eccolo qui, ciao Miki, ciao a tutti. Vedi? Funziona anche col cambio di consonante! 😀

Ma bando alle ciance, cominciamo. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Accetto e vado avanti.

Ne sei sicuro?

Yes, Sir.

Allora giuralo su… vediamo…
Ecco! Giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Mano sulla Bibbia e giuro. Non ho ucciso io quella mosca!

Non mi interessa chi ha ucciso cosa. Piuttosto, pensa a restare TU vivo, ok?
Prima di cominciare ti chiedo: perché ti sei presentato con quella foto?

Credo mi rappresenti abbastanza, ci sono io in posa da cretino: niente di meglio e di più onesto per presentarsi.

In effetti, finora sei quello che mi ha fornito la foto più assurda. Ottimo, dai!
Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Ciao a tutti, un MozSaluto generale all’onorata platea!

Bravo, bella presentazione. Approvata!
Che radici ha il tuo nome, “Miki Moz”? E quello del tuo blog, perché “Moz O’ clock”?

Miki è il nome con cui mi hanno sempre chiamato tutti a partire da mamma e papà; Moz deriva da Mozgus, un inquisitore della Santa Sede apparso in Berserk, famoso fumetto dark-fantasy. Col tempo, Moz si è affrancato dalla sua derivazione (in modo naturale, senza rinnegarla) ed è divenuto un nome a sé.
Il titolo del blog invece è nato per caso, mentre ero sul treno. Amo il tempo, amo compiere viaggi nel passato e nel futuro ma guardando al presente… e nel presente è sempre l’ora per divertirsi, sono sempre le Moz in Punto! :p

Ma guarda! Quindi, da oggi, quando sarà ora di divertirsi saranno sempre le Moz in punto, capito cari lettori? Segnatevelo!
Senti, Moz, (essendo pure io berserkiano, ti chiamo con questo nome, ora che lo so) quando ti è venuto in mente di fare tutto quello a cui ti dedichi? Intendo, quantomeno, i racconti e i protocuccioli.

Non posso parlare di scrittura o disegno perché non è corretto. Amo scrivere, è vero, ma la cosa principale che faccio da sempre, da che ho ricordo, è ideare. Storie, giochi, fumetti, riviste. Nella mia vita ho trovato varie valvole di sfogo a questa mia follia, e una è appunto il Moz o’ Clock.
Metto nero su bianco tutto ciò che mi passa per la testa: i miei ricordi e le mie sensazioni, ciò che capto nell’aria mentre mi scolo una birra con gli amici, ciò che dico nelle serate allegre.
I racconti e i protocuccioli non sono che un’estensione di tutto questo, per fiction (i primi) e come strips (i secondi).

Ah, quindi un creativo! Che bello! Sai? Ho progettato qualche gioco anch’io, e spesso mi sono chiesto come mai non li ho mai presentati a qualche editore del settore… Ma non stiamo parlando di me, bensì di te, e non voglio rubarti troppo spazio.

Ecco, dicevamo, a proposito dei protocuccioli (che da quando li ho visti li ho adorati), spiega cosa sono e che senso hanno…

Sherby, che è il protagonista, sarei io. O meglio, la parte ancora pura, cazzara e sbadata di me. In realtà nasce come regalo di compleanno per un amico;

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poi l’ho ripreso, modificato, e ne ho scritto delle storielle basate sulle mie esperienze. Ho creato il suo mondo, quindi anche altri personaggi. Molti miei amici, ad oggi, sono stati protocucciolizzati. Uno di loro, sottoforma di Jonver lo Scoiattolo, tiene anche una rubrica sul mio blog. Sono mondi che si autocontaminano, nel loro piccolo. Una sorta di interazione che è quello a cui punto sul Moz o’Clock. In ogni caso, ad oggi, le strips di Sherby sono congelate. Però lui e gli altri protocuccioli continuano ad esistere sottoforma di vignette o come testimonial per piccoli eventi nel mio paese.

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Quindi possiamo dire che sono una specie di “realtà trasposta”.
Andiamo avanti: la prima volta non si scorda mai. Cos’hai pensato la prima volta che hai scritto un racconto che avresti presentato al pubblico?

Oddio, ho certamente avuto un po’ di ansia, ma quella volta ho sicuramente anche detto “sì, lo sento, è il momento giusto per cominciare questa avventura!”

E dove vai a pescare la tua ispirazione?

Nel quotidiano. Sia per i racconti che per i miei post che anche per le strips… sì, la vita quotidiana è il pozzo (nero) da cui pesco praticamente ogni cosa.

Ottima cosa! Molti esperti del settore dicono che parlare della realtà, di ciò che si conosce meglio, porta ai migliori risultati!
E oggi, con più esperienza e molto lavoro alle spalle, quale reputi essere la tua “Opera Magna”?

Tra i racconti, sono particolarmente contento della riuscita della saga di Masquerax, uno spietato giustiziere che ho creato per divertire i miei lettori. L’esperimento era quello di mixare le atmosfere noir dei fumetti neri epigoni di Diabolik con la violenza atroce delle storielle pulp. Il tutto, però, come se fosse scritto da un dodicenne sulle pagine della sua agenda scolastica.
In ogni caso, il racconto breve che mi piace maggiormente è “Il mio mondo arancione”: credo riassuma l’anima generale del mio modo di ideare e scrivere.

Uh, molto belli!
Senti, a parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi alle tue creazioni?

Dipende dal momento. Ho messo su brani di musica classica o cose pop tipo Madonna, colonne sonore oppure ancora canzoni di cantautori. Ma ciò che ascolto più spesso sono i Litfiba, il mio gruppo preferito di sempre.

Ok, ormai credo di aver capito: la domanda sulla musica mediamente riceve la solita risposta: “varie”. Vabbè, vedrò se toglierla o sostituirla, con la prossima intervista.

E, dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui ti metti a scrivere e disegnare?

E’ la mia cameretta! Penso sia confortevole perché tanta gente è riuscita ad addormentarcisi. Ho una scrivania con spazio per la scrittura e il disegno e angolo pc. Di fronte ci sono libri impilati, il taccuino del Moz o’Clock, penne, matite, fogli, appunti e via dicendo. Dietro di me c’è la libreria, con altri libri, riviste, fumetti, pupazzi e giocattoli 🙂

Pensi che sia confortevole quando in realtà potrebbe essere noiosa. Ci hai mai pensato? L’addormentarsi è un sintomo che porta a molte patologie…
No, dai… i coltelli no! Guarda che mi difendo, neh? Ti minaccio con i pennarelli, neh?
Ecco, bravo.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia, e dirmi che non ne hai voglia, insomma… vedi un po’ tu!

Orbene, se con criterio, possiamo attirarle dicendo che questa è un’intervista di Riccardo Sartori a MikiMoz, l’eterno dodicenne e difensore dei segreti del Castello di Greyskull. Sì, ci siamo.

Ventinove parole! Bravissimo! Sei forse il secondo (o il terzo, ora non ricordo) che non ha sforato! Peccato che non abbia pensato a un premio, per sta cosa… ma in fondo hai solo rispettato le regole, non servono premi, giusto? Giusto!

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

“Vuoi sposarmi?”

E la risposta è… ?

“No, grazie!” 😀

Uh, in effetti sarei un po’ impegnato anch’io. Non credo funzionerebbe, quindi la tua risposta suggerisce che hai criterio.
Bene, grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog.

Grazie a te per questa intervista, Ricky!
Un saluto a tutti i tuoi lettori, magari ci si becca presto nella grande rete!

Nella grande rete, sì, sempre coi soliti piccoli grandi pesci. E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori! E ricordate: non dimenticate, se non lo avete ancora fatto, di cliccare qui!

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Storie di libridine (***)

Di Annalisa Bruni.

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Sarò franco con voi: questo libretto è una cosa che si legge molto velocemente, sono otto racconti che ho letto durante la quotidiana meditazione. Quella che in genere si fa in bagno, per intenderci.

Un libro che parla di libri, cari lettori.
Anzi… più che un libro, diciamo un breviario, dato che è un formato tascabile (nel senso che proprio ci sta in tasca) e che consta di appena un centinaio di pagine scritte in grande.

Dicevo, un libro di racconti il cui comune denominatore sono i libri, o, in alcuni casi, intere biblioteche.
Sono otto raccontini brevissimi, lunghi, per farvi capire, più o meno come i miei… ma scritti e articolati meglio.
I più belli sono due gialli, dei quali di uno conosceremo l’assassino e dell’altro, invece, resterà velato. Intendo dire che si capirà benissimo chi ha ucciso il tizio, ma non ne avremo le prove. E il caso resterà insoluto, ma la soddisfazione sarà tanta.
E un esilarante racconto di fantasmi, in cui alla fine sembrerà tutto risolto, ma ci accorgeremo che, col tempo, tutto dovrà tornare come prima per “cause di forza maggiore”.

Detto questo, vi chiederete come mai ho dato solo tre stelle anziché quattro, visto che mi è piaciuto… e il motivo è presto detto: i racconti sono buoni, sì, ma non eccelsi. Ci sarebbe scappata la quarta stella se fossero stati più corposi, ma non me la sono sentita, visto il formato.
Tre stelle mi sembra, per un libretto così, una valutazione equa.

A presto, cari lettori!

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La muffa (*****)

di Simone Tempia.

Allora… Questo è un file PDF, un racconto che ci sta in 10 pagine, compresa la copertina e la prefazione.
Di che parla? Della muffa, sì… di quella sul muro, di quella dentro di sé.
E poi c’è la chicca della muffa dentro le pagine del PDF, che cresce fino a mangiarsi tutto.

Insomma… La muffa, in tutte le sue forme.

Il PDF è gratis, si può deve assolutamente richiedere a questo indirizzo mail.

contemporaneoindispensabile@gmail.com

E questo è tutto, cari lettori. Come sempre, leggete, per saperne di più!

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