Archivi del mese: novembre 2013

Snow Flake

Image and video hosting by TinyPic

Categorie: Compresse (perché "Pillole" era troppo mainstream!) | Tag: , , , | 2 commenti

La forza degli Uomini

Un post dedicato ai maschi, nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Siamo fisicamente più forti delle donne, lo sappiamo bene, il problema è che molti di noi non hanno ben capito a cosa ci serve esserlo.
Ebbene, la nostra forza serve a sostenere le nostre compagne, ad aiutarle a rialzarsi quando cadono, a difenderle dalle tempeste, a dar loro sicurezza con un solo abbraccio. La nostra forza è il loro punto di appoggio, una base solida su cui camminare sicure.

Certo, sanno difendersi da sole, e pure bene, se ci si mettono, ma magari a loro piace che siamo noi a farlo.

E le nostre parole devono seguire le nostre azioni: non possiamo essere fisicamente un punto di riferimento ma verbalmente degli aggressori, sennò la coerenza va a farsi benedire e la violenza rimane.

E per chi sta pensando al sesso, certo, è giusto farlo, è la celebrazione dell’amore di coppia, ma bisogna essere in due a farlo.
L’amore si dà, non si prende.

Cari lettori, se volete può essere una cavolata, ma può anche diventare uno sputo spunto di riflessione per domani. Perché la giornata contro la violenza sulle donne è oggi, ma solo per ricordarci che tutti i giorni le donne vanno rispettate. Perché sono nate libere, come gli uomini. E perché, per chi crede, sono state create da una costola di Adamo per essere al nostro fianco, non da un alluce per essere ai nostri piedi.

Buona notte, cari lettori.

Categorie: Varie ed Eventuali | Tag: | 7 commenti

Capitano, mio Capitano #2

Beh, cari lettori, questo è un post insolito, ma ho voglia di scrivere una cosa, quindi lo faccio.

Vi parlo delle sigle dei cartoni animati dei miei tempi, diciamo anni ’80, quando ancora Cristina d’Avena non seminava il panico nelle ore pomeridiane.
Beh, più che parlarne, voglio riportarne alcune frasi significative, tanto per ricordare come venivano presentati i personaggi.

Partiamo con Vultus 5, ve lo ricordate? Ecco, la sigla diceva “vortice di luce fra le stelle/col suo spirito ribelle/sta arrivando Vultus 5”… oh, mica pippe, sta arrivando lui!

Per non parlare di un altro mito targato Go Nagai: “la morte batte i denti, c’è Mazinga!”. Esticazzi!

O il meno conosciuto robot col leone in petto, “è Daltanious, bim bum bam e giù/e il nemico non esiste più”

Ma anche Gordian non scherzava, che “nessuno è come lui, e nessuno lo spezza!”.

Epperò non sono loro quelli che mi hanno ispirato il post, bensì il Mito, il più grande eroe di tutti i tempi, Capitan Harlock, che “il suo teschio è una bandiera che vuol dire Libertà”.

Ecco, tutta sta pappardella di roba per ricordarvi che a gennaio arriva sul grande schermo, con l’Arcadia e tutto il resto dell’equipaggio. A suo tempo ve l’avevo detto che avrei avvertito dell’uscita del film, ed eccomi qui a farlo.
Il film esce anche in Italia, grazie alla Lucky Red, e, per tutti quelli che come me lo hanno amato e seguito nei suoi viaggi, per tutti quelli che ancora sentono di appartenere a quella Bandiera, è un dovere morale andare a vederlo.

E ora, se non vi dispiace, vi lascio al trailer.

Categorie: Varie ed Eventuali | Tag: , , , | 4 commenti

La fine dell’Eternità (*****)

Di Isaac Asimov

Image and video hosting by TinyPic

Cari lettori, inizio col dire che per chi conosce Asimov questo titolo è già di per sé uno spoiler mostruoso.
Per chi non lo conosce, invece, è un depistaggio non da poco. Il perché lo si capisce leggendo la prima pagina, quando si legge che il protagonista, col suo mezzo di trasporto, “stava sfrecciando in avanti lungo il corso dell’Eternità”.
Eternità, con l’iniziale maiuscola. Capite? No? Beh, se non lo capite forse è meglio per voi.
E’ un libro complesso, si apre con un linguaggio già farcito di termini specialistici appartenenti a una tecnologia a noi ancora ignota ma che impareremo ben presto a conoscere, una tecnologia con la quale ci si può spostare agevolmente nel tempo e nello spazio per modificare il corso degli eventi attraverso un “pozzo”, come viene chiamato, che per molti versi ricorda un worm-hole.
La storia ricorda un po’ “1984”, quando le alte cariche dei maxi continenti distruggevano i libri di storia e li facevano riscrivere dall’inizio secondo la necessità del momento, con la differenza che la cosa, ne “La fine dell’eternità”, non si limita alla carta stampata.

Il racconto è incentrato attorno alla figura di Andrew Harlan, un “Tecnico”, che si innamora di una “Temporale”. Definiamo: un Tecnico è un tizio che fa parte della casta degli Eterni, vive nello spazio atemporale chiamato “Eternità”, è incaricato di modificare il tempo, di solito è una persona fredda, evitata da tutti a causa del ruolo, e che non si lascia condizionare dall’emotività. Un Temporale è un individuo che vive nel mondo reale.

Pian piano scopriamo cos’è il pozzo dell’eternità, a che cosa serve, come si usa e perché; parimenti conosciamo la storia passata del protagonista e l’avvenimento che dà il via agli eventi che si susseguiranno nel corso del romanzo.

In due parole, come già dicevo più sopra, Harlan si innamora di questa tipa e, dato che ogni modifica al tempo cambia anche la coscienza delle persone, la porta via dal suo secolo prima che avvenga il cambiamento, cosa che per l’Eternità (la società degli Eterni) è considerata un “delitto”. La porta in uno dei secoli “proibiti”, in modo da non venire scoperto, ma qualcuno lo sta “Osservando” (termine tecnico) e riporta il tutto al Consiglio degli Anziani.

Scopriremo più tardi che tutta la vicenda è pilotata da altri per uno scopo ben preciso, ma lascio a voi capire come, da chi e perché, altrimenti vi racconto anche l’ultimo terzo del libro e non vi resta nulla da leggere che io non vi abbia già rivelato. La penultima cosa che voglio dirvi è che, in questa parte, ci sarà un colpo di scena nel colpo di scena: quando vi troverete a dire ok, dall’impostazione del discorso è lampante dove andrà a parare, ebbene, vi dico che andrà a parare da tutt’altra parte. Eppure sembrava proprio, ero convinto che…

Come al solito, Asimov affascina con le sue teorie, coi suoi mondi plausibili, in un universo, nel caso presente, slegato dalla realtà dei più noti cicli dei Robot, dell’Impero e delle Fondazioni. Letteralmente, e dato che l’Impero (qui inesistente) verrà menzionato, posso senza ombra di dubbio sostenere che si tratta di una realtà parallela.
Possiamo definirlo un libro distopico anche se i mutamenti che avvengono servono a scongiurare catastrofi, appunto perché, anche se i singoli individui non se ne accorgono, le loro vite cambiano radicalmente: in una realtà una persona può essere sposata con figli, nell’altra potrebbe essere rimasta single, o essere già morta, o altro. E’ il concetto per cui il bene della collettività è più importante del bene del singolo individuo.

Finale da brivido di cui non vi svelo nulla, tranne che parla della realtà in cui stiamo vivendo adesso. E’ impressionante come Asimov riesca a fondere in modo appena percettibile realtà e finzione, rendendo possibile la realtà futura della storia appena letta.

Bene, cari lettori. Allo stato attuale delle cose vorrei aver letto questo libro prima di aver cominciato il Ciclo delle Fondazioni, ma pazienza, tanto sono convinto che prima o poi leggerò tutto (o quasi) l’Universo futuro di Asimov, sapendo già che quando avrò finito mi resterà un senso di vuoto interiore, dato che non mi porterà più con sé nei suoi viaggi.
Per fortuna, quel momento è ancora lontano.

Spero di avervi incuriositi, come al solito, e vi auguro una buona lettura.

Categorie: Piccola Biblioteca Usata | Tag: , , , | 4 commenti

Un lungo, fatale inseguimento d’amore (*****)

Di Louisa May Alcott

Image and video hosting by TinyPic

Allora, cari lettori… Dovete sapere che nella biblioteca di Arzignano (dove abito) c’è un angolino destinato allo scambio di libri. Qualche mese addietro ho abbandonato lì Pratchett, e fino a poco tempo fa non avevo trovato nulla di mio interesse.
Una mattina, però, mi è caduto l’occhio su questo titolo, e mi ha fatto ridere perché mi ha ricordato Jo. Ve la ricordate, Jo March? La sorella più tosta delle Piccole Donne? Ecco, mi sono ritrovato a pensare che un titolo così poteva averlo partorito solo lei. Lo prendo in mano, guardo chi è l’autore… Bingo! La Alcott!
In questo modo l’ho adottato e portato a casa, per sentirmi poi dire dalla moglie che “ce l’abbiamo già, è che tu non guardi mai fra i miei classici!”, quindi appena avrò un attimo lo riporterò su quello scaffale in biblioteca. E’ un libro con la spalla verde scuro, vecchio e malconcio, se siete in zona e avete fortuna magari potrete riadottarlo. Vi lascio dentro un segnalibro riconoscibile.

Ma torniamo a Josephine March, meglio conosciuta come Jo, per ricordare un po’ com’era.
Com’era Jo? Era quella che all’inizio del romanzo si presenta saltando uno steccato e finendo a faccia in giù nella neve, era un’accanita lettrice, una scrittrice di racconti e di romanzi, lassù nella sua soffitta, e una ragazza tutto sommato avventurosa.
Perché l’ho ripescata? Perché Rosamond, la protagonista della nostra storia, un po’ le assomiglia, dato il carattere testardo, e perché incarna un po’ il tipo di donna di cui scriveva, appunto, Jo. Non a caso ho detto che sembra un romanzo scritto da lei, ma mi sto ripetendo, e in ogni caso la similitudine si ferma alle note caratteriali iniziali.

Dicevo di Rosamond: viveva con un vecchio, suo nonno, e passava le giornate leggendo o passeggiando sul cornicione della casa, fino a quando arriva Tempest, un uomo di 35 anni, a cambiarle la vita. Se la porta via sul suo yacht dopo averle fatto una corte serratissima, ma non prima di averla vinta giocando a carte col nonno. Ecco, durante il corteggiamento scopriamo che la Alcott deve aver lei stessa letto moltissimo, perché i due personaggi di cui scrive si danno, come nomignoli affettuosi, nomi di personaggi di altri romanzi o tragedie, e sarebbe stato carino averle già lette, tutte quelle storie, per capire meglio questa.

Rosamond è una donna che va a vivere con un uomo malvagio. La ama, sì, ma ciò non fa di lui un uomo migliore. Rosamond vivrà liberamente, ma sola. Cioè, non proprio sola, avrà un paggetto, un adolescente che dopo poco verrà mandato via da Tempest. Il perché lo scopriremo più avanti, ma già qui (o meglio, da molto prima) abbiamo il sentore che in realtà Tempest sia il padre di quel pargoletto. Sarà davvero così? Non ve lo dico, lascio a voi scoprire se sia vero o se si tratti solo di un abile bluff.

Fatto sta che Rosamond è sempre più intimorita da quel Tempest che ha sposato, e tramerà per fuggire da lui, soprattutto dopo che ha scoperto una certa cosa su una certa donna, e che Tempest ha ucciso un uomo inutilmente.

Comunque, di notte prepara una valigia con pochissime cose e prende il treno postale per Parigi.
Inizia qui l’inseguimento. Siccome è lungo, vi svelo come va all’inizio, così vi fate un’idea.
Vi dirò che la Alcott mi ha fatto tenerezza, data l’ingenuità degli stratagemmi adottati, ma era un’epoca in cui la spettacolarizzazione non era ancora così pronunciata, quindi è perdonabile. In ogni caso, tutto funziona.

A Parigi viene scoperta da Tempest, ma fugge dentro una cesta della biancheria. Ritrovata, si traveste da maschio per fuggire ancora. Fuggirà e verrà ritrovata altre volte, ma lascio scoprire a voi stratagemmi, sotterfugi e avventure di vario genere.
Finale al fulmicotone, un colpo di scena molto intuibile ma che a me non era venuto in mente, e che quindi mi ha lasciato di stucco.

Tutto questo inseguirsi è meraviglioso, nonostante la sopraccitata ingenuità, e riesce a coinvolgere il lettore, fa tifare per l’una o l’altra parte a piacere, risultando mai noioso; lo si legge per un buon 80% col sorriso sulle labbra, il resto è timore e altre cose, e proprio per questo merita la quinta stellina.

Altra cosa non di poco conto da dire è che, letto con la lucidità dei nostri tempi, questa si presenta nientemeno come una storia di stalking, dove vediamo un attaccamento morboso di Tempest a Rosamond, e lei che ha la vita rovinata da questo tizio che non lascia che si allontani troppo o che si risposi, la tiene sotto scacco promettendo morte ai suoi cari, la assilla psicologicamente, e non le darà mai tregua fino alla fine.

Ho avuto la fortuna che fosse il secondo libro di seguito che mi è dispiaciuto abbandonare, che quando smetti di leggere sei lì che ci pensi, che vuoi vedere come va avanti… L’unica cosa è che cercavo una storia frivola, dopo aver letto un paio di mattoni, e invece mi sono ritrovato a leggere un’avventura davvero emozionante.

Bene, mi sembra di aver parlato anche troppo, di essermi come sempre ripetuto e, con la speranza di avervi incuriositi, me ne vado a letto.
Buona notte, cari lettori!

Categorie: Piccola Biblioteca Usata | Tag: , , , , , , , | 11 commenti

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: