Archivi del mese: dicembre 2013

Amicizia (***)

di Hermann Hesse.

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Ecco, cari lettori… è il secondo libro di Hesse che leggo, e sebbene abbia già amato Siddharta altrettanto non sono riuscito a fare con questo. Probabilmente non è il mio genere, o forse non lo è più, ma provo lo stesso a scrivere due righe di commento.

Certo, ho avuto modo di ritrovarmi in alcune situazioni, certo non in tutte, ma non basta.
Mi sembra un testo un po’ forzato, un’accozzaglia di cose che nel bene o nel male potrebbero pure accadere, ma che alla fine riportano alla filosofia buddista, al volere per forza trovare la strada verso la “perfezione”.

La storia parla essenzialmente di due amici che si separano. Uno avrà una vita moderata e troverà un altro amico che lo aiuterà a trovare la sua strada; l’altro si darà all’alcool, ne uscirà e finirà fidanzato.

Fra i due credo che chi ha trovato veramente la propria strada sia il secondo, l’altro ne ha avuta solo la presunzione.

Basta, mi fermo qui.
A presto, cari lettori.

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La macchina del tempo (****)

di H. G. Wells

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Cari lettori, ho finalmente letto questo piacevolissimo racconto di uno dei padri della fantascienza moderna.
La Macchina del tempo è un racconto di poco più di centotrenta pagine, si legge in un soffio ed è una storia accattivante.

Si parte dal presupposto che le dimensioni non siano tre ma quattro, e che la quarta sia il tempo. Per noi è una cosa ovvia, ma all’epoca di Wells era una genialata, per così dire.
Comunque, il racconto si apre spiegandoci la geometria con questo nuovo punto di vista. Per farla breve ci dice che un cubo, per esistere, deve avere non solo un’altezza, una base e una larghezza, ma deve anche durare nel tempo, ed ecco che inizia a spiegarci come possiamo muoverci agevolmente lungo la lunghezza e la larghezza, come per muoverci in altezza siano stati inventati i palloni aerostatici e dell’ovvia conseguenza di tutto ciò: con il mezzo adatto, ci si potrebbe muovere avanti e indietro nel tempo.

Ci fa vedere a questo punto un modellino che, dopo aver mosso una leva, scompare per sempre. Ci viene suggerito che stia viaggiando nel tempo, e che il processo sia irreversibile, ma ci viene detto pure che “il viaggiatore del tempo” (così Wells chiama il protagonista) ha una vera macchina del tempo e che a breve farà egli stesso un esperimento, a suo rischio.

Ebbene, una sera raduna dei conoscenti per cena, lui arriva stanco e bianco di polvere, affamato e pallido; saluta i commensali, si fa una doccia e inizia a descrivere il futuro.
Prima ci racconta del viaggio nel tempo, di come abbia visto accelerare il corso del tempo sempre di più fino a vedere la notte fondersi col giorno e i millenni scorrere come fossero secondi, mentre era ai comandi della sua invenzione.

E del futuro ci dice che i primi esseri umani incontrati non parlano la sua lingua, mangiano solo frutta, e che gli animali sono scomparsi. Va poi avanti parlandoci del livello di benessere raggiunto nell’anno 802.701, ovvero l’anno in cui si trova, paventando teorie e smontandole subito dopo.
Infine ci parla anche del misterioso e terribile popolo che scopre abitare nel sottosuolo.
Diciamo che la macchina del tempo gli verrà soffiata da sotto il naso e lui scopre i Morlocchi mentre tenta di ritrovarla, certo del fatto, dopo alcune indagini, che siano stati loro a portargliela via.

I Morlocchi, dicevo, sono appunto quegli esseri che abitano sottoterra, e gli Eloi (gli esseri di superficie) hanno di loro una paura folle. Il perché non ci verrà rivelato, ma sarà facile supporre che i Morlocchi si cibino di Eloi.

Alla fine il viaggiatore tornerà nel suo tempo e ci narrerà la storia di cui sopra.
Il giorno successivo al suo ritorno lo vedremo armato di zaino e macchina fotografica dirigersi nuovamente verso la macchina del tempo e… ecco, lascio a voi scoprire cosa accadrà alla fine.

Questo è tutto, per quanto riguarda la storia. Per ciò che concerne il contenuto, invece, potremmo soffermarci in molti grandi temi, fra cui Comunismo e Capitalismo e la sconfitta morale di entrambi i modelli, ma ciò che vuole farci notare Wells è, secondo me, il fatto che una volta raggiunto un certo livello di benessere l’umanità non possa avere altro che un declino, una decadenza, e tornare nuovamente a uno stadio primitivo, incuranti della cultura, dell’arte e di mille altre cose. Wells ci dice che l’umanità tenderà a sopravvivere a se stessa, nulla di più. Ciò si evince nel momento in cui metteremo piede nel museo. Come, quale museo? Quello di cui non vi ho parlato, mi pare ovvio: ormai dovreste saperlo che le cose più belle restano mezzo celate fra le righe, in modo che possiate scoprirle e ammirarle coi vostri occhi!

Bene, non mi soffermo oltre su questo libretto di poche pagine ma di molti contenuti, un racconto precursore del genere fantascientifico e, a quanto ho potuto capire, pure del genere Steampunk, uno dei primi tentativi in tal senso.
Un libro immancabile nelle librerie di chiunque apprezzi questo genere, e sicuramente una bella avventura godibile sia che siate adulti o adolescenti. O entrambe le cose.

A presto, cari lettori!

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Auguri Politically Correct

Pensavo di farvi gli auguri di Natale, ma poi ho pensato che mica tutti siamo cristiani.
Però è pur sempre una bella tradizione, quindi mi sento di augurare a tutti di passare serenamente questo periodo di festa.

Pace a voi,qualunque sia la vostra idea del Natale.

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la Canzone di Shannara (***)

Di Terry Brooks

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Cari lettori, siamo giunti alla fine della trilogia classica di Shannara.
La classica perché il ciclo prevede altri seguiti, che però non leggerò perché, sebbene Brooks sia un punto di riferimento, gli Ohmsford mi sono venuti un po’ a noia.

Cominciamo. Questo romanzo si apre rivelando da subito cosa sia questa canzone, ovvero dice che la protagonista e suo fratello possono realizzare i propri desideri cantandoli. Così scopriamo che, per provarli, hanno fatto ammalare alberi e orti. Il padre, Wil, che è stato protagonista del romanzo precedente, non ne è contento, anzi: è sempre più convinto che la magia elfa sia una brutta cosa, ed è convinto che i suoi figli abbiano quei poteri perché in passato ha usato le pietre magiche, cosa che lo ha cambiato dentro e che ha cambiato il suo essere.

Insomma, a parte questo il romanzo si apre nel solito modo: vita tranquilla dei protagonisti, poi appare il druido Allanon che dice che bisogna partire subito, che non c’è più tempo, e non l’ho ancora letto ma scommetto che i due ragazzi Ohmsford partiranno. Come faccio a saperlo? Leggetevi i due romanzi precedenti. O immaginate che se non partissero la storia non avrebbe luogo.

Ora tiro a indovinare: sto scrivendo questo a metà del secondo capitolo, quindi ancora non so nulla, ma…
La combriccola partirà, qualcuno non dormirà più per giorni, arriveranno a destinazione a suon di colpi di fortuna e porteranno a termine la missione. Brooks, ti prego non farmi questo!

Continuiamo, e vediamo che in un primo momento parte solo la ragazza, che ha la canzone più forte, assieme ad Allanon e al novello principe di Leah.
Jair viene lasciato a casa, ma incontrerà i soliti esseri oscuri che gli faranno decidere di non rimanere lì, di andare al castello di Leah, dove è sicuro di essere accolto a braccia aperte.
E verrà catturato da uno gnomo.

Nel frattempo, la ragazza scopre cosa può fare col suo potere, e ne resta scioccata.

Jair, dicevo, è stato catturato da uno gnomo, che lo ha tenuto prigioniero fino all’arrivo del boss di turno. Quattro mazzate ed ecco che non riesce a resistere e spiffera parte della verità ai suoi aguzzini. Parte, perché non ha troppo tempo per pensare, ma riesce comunque a mantenere una certa credibilità e allontanare quanto basta gli gnomi dal druido e dalla sorella.
Verrà poi scortato dagli gnomi verso una mortombra, e proprio quando non vediamo più alcuna speranza di salvezza, ecco apparire un colpo di fortuna.
Sulla via che percorrono gli gnomi si trova un maestro d’armi che li sbaraglierà tutti e libererà il nostro Jair, il quale poi sarà costretto a seguirlo verso est a causa della bugia che aveva detto agli gnomi per salvare le chiappe a druido, sorella e cavaliere.

Cari lettori, a questo punto della storia ero fortemente demotivato e l’intenzione era quella di piantare lì tutto, perché il copione sembrava quello dei due romanzi precedenti, ma mi sono fatto coraggio e ho continuato. Volevo vedere fino a che punto la trama sarebbe rimasta tale e quale a quella delle storie già lette ne “la Spada di Shannara” e “le Pietre magiche di shannara”.
L’unica differenza rilevante è che qui, finora, non ho trovato traccia di Tolkien.

Ma andiamo avanti: il principe di Leah possiede la Spada di Leah, di cui abbiamo sentito parlare ne “la Spada di Shannara”, solo che ormai non è altro che un cimelio arrugginito. Può un paladino pugnare per proteggere la sua dama con un ferro in cotal stato? Giammai, e allora il buon druido gliela fa immergere nell’acqua e, quando la tira fuori, la lama è diventata lucida e nera, con dei riflessi verdastri. Una lama magica, capace di tenere testa alle mortombre perché racchiude in sé il potere dei Druidi.

Nel frattempo Jair, che non dormiva da tempo (ve l’avevo pur detto, all’inizio, che qualcuno non avrebbe dormito), riceve la visita del Re del fiume Argento, che gli dona tre magie che potrà usare al momento opportuno. Che, ovviamente, non sa né dove né quando né perché potrà o dovrà usarle, ma intanto le possiede, e il Re lo fa dormire profondamente, e lo ristora. Si, il Re del fiume Argento è una creatura magica, ma questo non è uno spoiler perché l’avevamo già incontrato nei primi due capitoli della saga.

Poi Jair si sveglia, fa colazione e racconta la vera storia di tutto ciò che gli è successo da casa a lì dove si trova, senza nascondere nulla. I due compagni di viaggio, ovviamente, non crederanno a mezza parola, Però Jair ha una missione da compiere per conto del re del fiume Argento e delle quattro terre tutte. Amen.

Ritroviamo a questo punto l’altra compagnia, cioè il druido e la ragazza. E il prode principe, sì. Da lì inizia a esserci un po’ di movimento: la mitica fortezza di Paranor è stata invasa da gnomi e mortombre, e, non più riconquistabile, dovrà essere sottratta all’umanità (testuale) e avere quindi una fine. Un passaggio rocambolesco, pieno di suspense, in cui vedremo come la fortezza verrà alla fine distrutta.

Torniamo a Jair, che intanto è arrivato a Culhaven, la città dei nani, dove radunerà una piccola quanto bizzarra compagnia che lo accompagnerà alle sorgenti del fiume Argento a compiere la sua missione. La cosa ricorda un po’ la tolkeniana compagnia dell’Anello, anche se sono solo in sei e non tutti sono propriamente volontari.

La compagnia parte senza essere salutata da nessuno, e cammina cammina, il buon Brooks ci parla di com’è fatto il bosco, della pioggia che batte, dei rumori che si sentono, di questi poveri cristi che vanno avanti nonostante tutto… ebbasta!

No, mi dispiace, non ce la faccio più.
Chiudo il libro, e la saga di Shannara per me si conclude qui, a pagina 170.

Questa storia è identica alle due precedenti, manca di sale, e so già come tutto andrà avanti. Brooks ha creato qualcosa che sembra più a un loop temporale, che una saga vera e propria.
Tre stelle solo perché Brooks non scrive male, anzi!

A presto, cari lettori. Presto, perché voglio finire l’anno con un buon libro, non con sta roba.

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Buoni propositi per l’anno vecchio

Due buoni propositi per l’anno ancora in corso:

a) finire “La canzone di Shannara” e
b) finire “la macchina del tempo”, che devo ancora iniziare.

Se ci riuscirò, nel 2013 avrò letto (e recensito, of course) 30 libri.

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