#chidisegna – Intervista a Marianna Balducci

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Cari lettori, ho il piacere di intrattenere (e intrattenervi) con Marianna, un’illustratrice riminese che cura un blog godibilissimo!

Grazie Riccardo, ci sono voluti anni di godibilitudine applicata molto seriamente perciò ringrazio la commissione e accolgo tutti a braccia aperte.

Quale commissione? Qui ci sono solo io, signore incontrastato del mio antro, quindi eventualmente puoi abbracciare Me, ok? (patpat – pacche amichevoli)

Ma bando alle ciance, cominciamo. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Sìsssignore.

Ne sei sicura?

Non sono nata per vivere nel pericolo, ma credo che questa volta rischierò.

EEEEEEEH! Esageraaaata!

Allora giuralo su… vediamo…
Ecco! Giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Affinché il suo nobile sacrificio non vada sprecato, lo giuro!

Non era un nobile sacrificio, è morta di fame anni fa. Qui la signora delle pulizie non passa spesso, sai, la faccio venire due o tre volte ogni eone. Troppa pulizia nuoce ai ricordi, si rischia sempre di spazzare via qualcosa di importante.
Come la mosca, per esempio.

Pace all’anima sua.

Amen, sorella.

Prima di cominciare (anche se in realtà stiamo già cominciando) ti chiedo: perché ti sei presentata con quel misto di foto e immagine? E non dire che è perché sei illustratrice e ci metti la faccia, che è banale!

Perché è uno di quei progetti con i quali riesco a raccontare in modo immediato una buona componente del mio lavoro: da qui ho iniziato ad usare l’hashtag #chidisegna e a costruire una sorta di piccolo manifesto programmatico coerente con il mio approccio a questo mestiere che è anche una passione, che è anche una terapia, che… che… che… In ogni caso “Chi disegna ci mette la faccia” è questo: io mi espongo, personalmente e professionalmente; come in ogni lavoro che si rispetti, sono responsabile di quello che produco e comunico. Quando lo faccio per me e non su commissione, posso permettermi di essere anche sfacciatamente sincera 😉

Sapevo che lo avresti detto nonostante l’avvertimento. Ma vabbè, qui non si butta via niente, facciamo un polpettone con il tutto alla fine. No, non “il tutto” in senso buddistico!

Comunque, un mestiere che è una passione l’ho sentito. Ho sentito pure il contrario, invero (una passione che è un mestiere), ma un mestiere usato come terapia proprio mai. Andrò a trovare il tuo analista, gli chiederò lumi. Ne uscirò sicuramente con qualche candela.

Il mio terapista è attualmente impegnato a srotolare la spirale di vergogna in cui mi sono rintanata dopo averti dato una risposta così prevedibile. Ma c’è uno splendido laboratorio di candele artigianali a San Marino, un tiro di schioppo da dove sono io.

Ottimo, dai. Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

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Hahahahaha! Dai, questo è il miglior saluto che i miei lettori abbiano avuto, finora!
Fa ridere il giusto, e ti presenta pure. E’ la dimostrazione che #chidisegna #sapuredivertirsi 😀

Non sono pratico di #hashtag, quindi qui mi alleno e ne userò a profusione, ok?

#seiilbenvenutofinchècontinuiafarmituttiquestibeicomplimenti

Come mai hai scelto di titolare il blog col tuo nome anziché scegliere un titolo a casaccio tipo “venditore di pensieri usati” o altre amenità del genere?

Il blog è nato in un periodo in cui avevo bisogno di smuovere un po’ le cose, di espormi di più e mettere alla prova quello che speravo sarebbe diventato il mio lavoro. Il nome perciò è rimasto quello adolescenziale e divertito di quando avevo troppa paura per prendermi sul serio. Ora, dopo un sano confronto, molta applicazione e continua ricerca, sono arrivata a poter iniziare a parlare del disegno come parte importante del mio lavoro, ma il blog rimane impostato come qualcosa di fresco e leggero, senza la pretesa di essere un portfolio professionale e per ora va bene così.

Con “il nome è rimasto quello adolescenziale” intendi dire che il nome infantile e il nome adulto sono diversi da quello lì? Cioè, dai, non ti sei spiegata bene, oppure magari intendevi proprio quello… è ambigua sta cosa, ma mi piace. #oraperòspiega.

Intendevo marymarycomics che compare nell’url, ma ora che il mio saggio template fa troneggiare il mio nome e cognome in testa sono donna felice e realizzata in effetti.

Contenta tu…
E quando ti è venuto il pallino di disegnare?

La mia mamma è una pittrice e fin da piccola mi coinvolgeva in giochi ed esperimenti in cui la manualità faceva da padrona. È sempre stata anche molto attenta a mantenere quel sano equilibrio tra affetto e lucidità critica che mi ha consentito di comprendere quanto il disegno fosse importante per me e quale fosse la strada che autonomamente dovevo coltivare. Quindi direi che disegno da sempre (ohdddio, come quei cantanti che ai provini dicono “Io canto da quando avevo 3 anni, facevo pianobar con il mio papà”… ops).

Il sano equilibrio fra affetto materno e lucidità critica è una cosa difficilissima da coniugare. Complimenti alla mamma, allora! Abbiamo capito che è colpa sua se io ti sto interrogando, adesso!
Ma l’adesso è recente, e io voglio conoscere qualcosa di prima, qualcosa di meno attuale, quindi ora ti chiederò della tua prima volta, perché #laprimavolta #nonsiscordamai.
Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato al pubblico le tue opere?
(paura, eh?)

Mmmmh… Di sicuro ero in preda a un turbinio di ansie, slanci di vanità, desiderio di comprensione, tic nervosi. Eh sì, sono un goccino emotiva e forse anche un po’ nevrotica, ma nulla di grave per ora (disse picchiandosi la testa con un pollo di gomma).

Ah, con un pollo. Un pollo…

E dove vai a pescare la tua ispirazione?

In quello che leggo, in quello che faccio (affianco il disegno ad altre attività e progetti di comunicazione), in quello che ho studiato (ho scelto di fare studi di moda proprio perché era lì che vedevo il massimo livello di creatività e contaminazione innovativa e, per quanto i miei lavori abbiano un loro percorso, mi ha aiutato molto familiarizzare con linguaggi come questo. Molto viene dalle persone che frequento. Ho la fortuna di avere intorno alcune persone che amano giocare con me e quando si crea la giusta complicità ne possono uscire risultati interessanti, vedi questo per esempio.

Heh, Kegguàggua… l’avevo già letto e ne avevo già riso. Attenta, però, che se mi lasci le parentesi aperte poi fa corrente e ti raffreddi. Vedi di chiuderle! 😛

Chiedo infinitamente perdono. Odio i refusi, sono il male e mi fanno sembrare una cattiva persona, lo so. Se deciderai di non richiudere la parentesi per ricordare il mio misfatto alla pubblica piazza accetterò a testa china (e no, non disegnerò quest’ultima cosa che ho detto nonostante la tentazione sia fortissima e la china stia già facendo capolino dal cestino da cucito… sì, tengo chine e matite in un cestino da cucito e sai che è vero).

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No, la tengo aperta, così cambiamo l’aria.
E oggi, con più esperienza e molto lavoro alle spalle, quale reputi essere la tua “Opera Magna”?

Di esperienza c’è da farne ancora tanta e ci sono ancora molti territori da esplorare. Di sicuro ci sono un paio di lavori che rappresentano due parti importanti di me: il primo è il videoclip realizzato in stopmotion per Dominic Miller (noto per essere il chitarrista di fiducia di Sting, ha una sua produzione solista ed è stato molto bello mettere le mani su uno dei suoi pezzi), la stopmotion fotografica e illustrata è una delle cifre con cui mi piace molto sperimentare e questo è stato un progetto di rilievo internazionale che senza la rete non sarebbe certamente mai arrivato; l’altro è un progetto in uscita proprio in questi giorni, “La Saraghina in gita”, un libro-gioco che racconta la mia città (Rimini) ai bambini e con il quale ho potuto dare un piccolo segnale di affetto al mio territorio che amo moltissimo e che mi ispira continuamente.

“Catalan”:

“La Saraghina in gita”:

Oh, mamma! La stop motion è fantastica, e mi ha riportato alla mente un mio vecchio personaggio che… Ma non stiamo parlando di me. E la saraghina è un’ottima iniziativa!
Ecco, ora che mi sono disipnotizzato da quel filmato posso riprendere a farti domande.
A parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi alle tue creazioni?

Quando l’idea deve prendere forma ho bisogno di silenzio, a volte anche altre persone nella stanza rischiano di distrarmi. È un momento in cui ho bisogno di molta concentrazione e di brutale isolamento. La musica mi piace moltissimo e mi coinvolge a dismisura perciò devo calibrare bene quando e come ascoltarla mentre lavoro. Spesso certe canzoni sono la causa scatenante di alcuni progetti illustrati. I generi sono i più disparati comunque: dal rock al cantautorato italiano ai polpettoni da musical fino ad arrivare a un repertorio di musica vintage (varietà italiano dei decenni passati, gruppi vocali americani anni ’30-’40) che mi diverte da morire e trovo spesso molto in linea con i mio modo di filtrare la realtà.

Mmm… a parte il rock, il resto è una musica con cui non mi rapporto molto bene, preferisco roba più moderna e aggressiva.

Avremo modo di scambiarci le compilation se credi.

Il credo ha poco a che fare con la musica, ma sì, avremo tempo e modo. Non qui, non ora.
E, dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui ti metti a disegnare?

È decisamente piena. Troppo piena. Piena di libri, di oggettini, di fogli, di foto, di cd, di cose che non c’entrano niente e dovrei mettere a posto. Nei periodi di “gestazione” di un progetto sono un disastro perché ho bisogno di averlo bello disteso sotto gli occhi e di lasciarlo lì anche per diversi giorni a volte. Poi c’è ovviamente il computer (disegno a mano ma spesso coloro in digitale e comunque anche per altri progetti mi è fido compagno). C’è anche una finestra che è molto molto importante.

Che sia piena di libri è un punto a tuo favore. Il venditore fa grossi sconti a #chilegge.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese od onorarmi con un disegno fatto per l’occasione… insomma, vedi un po’ tu!

Il Venditore di pensieri usati mi vedeva piluccare tra la sua merce e appuntare sul blocco schizzi: “Marianna Balducci, lei lo sa che #chidisegna consuma un sacco di pensieri?”

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Piluccare! Che lemma affascinante, mi piace un sacco! 🙂
E mi hai regalato un’immagine mica da ridere, che diventerà header del blog, poi, ritagliando me pure avatar per tutto, poi l’ho già impostata come sfondo del telefono, del desktop, pure quello del PC di lavoro…
E sei la prima che risponde a questa domanda con un disegno, e la prima che ha dato forma alla mia mercanzia! Cioè… c’è proprio tutto: vecchi album di fotografie, qualche libro, alcune teste importanti, ovvero quelle che sono rimaste qui dopo essersi fatte intervistare e, appesi al soffitto, i pensieri già usati da altre persone… e qualche ombra nascosta!

Insomma, grazie!

Sorpresa meritata, venditore.
Felice sia stato apprezzato.

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Lo staff di Jim Henson sta ampliando la sua gamma di personaggi. Vuoi essere uno dei Muppet?

E la risposta è… ?

Ti prego facciamolo, ADESSO.

Facciamolo… cosa? Bah, affari tuoi.

Quando accanto a Kermit la rana ci sarà il pupazzo di una disegnatrice dalla chioma rossa allora tutti capiranno… muahahah

Mi sa che tutti hanno già capito…
Bene, grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog.

Grazie a Riccardo e ai suoi acquirenti, fornitori, pusher, addicted di pensieri usati.

Grazie a te, Marianna, di averci (plurale majestatis) regalato un bel po’ del tuo tempo, l’articolo più prezioso del mio negozio.
E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori! Vi ricordo che potete cercare Marianna con l’hashtag #chidisegna o andare a trovarla direttamente sul blog, così potrete vedere altre illustrazioni.

Ora vediamo di chiudere quella parentesi, va’, che c’è un brutto spiffero. ). Ecco.

Alla prossima, cari lettori!

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Categorie: Domande usate per interviste nuove | Tag: , , , , , , , | 6 commenti

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6 pensieri su “#chidisegna – Intervista a Marianna Balducci

  1. Benvenuta Marianna, è un piacere leggere le tue risposte , vedere le tue” creature” e ora ricercarti nel tuo blog!
    Baci per tutti!

  2. Grazie della bella accoglienza, dell’attenzione al mio lavoro, delle risate e delle chiacchiere (che spesso sono molto molto importanti per far sì che il mio lavoro venga bene) 🙂

  3. Pingback: #blogfriendship | Pensieri usati, persone divertenti | marianna balducci

  4. Pingback: Sere Marroni Contest – Quelli che NON hanno vinto | il Venditore di pensieri usati

  5. Pingback: Intervista a Gud | il Venditore di pensieri usati

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