panettone madness

All’interno del forno il panettone trasudava burro.
Non provava dolore, solo paura: sapeva per istinto che di lì a poco la fredda lama di un coltello avrebbe affettato il suo pane, scindendo canditi e uvette.
Sapeva che non sarebbe morto, ma che la sua coscienza si sarebbe estesa a ogni fetta, e avrebbe provato cosa significhi essere triturato da decine di denti, sbranato da bocche bavose di acquolina.
Era il suo destino, era lievitato per questo, eppure non riusciva a essere felice della sua missione, ad accettare la sua condizione, il suo stato di completa impotenza. Ne era nauseato.
Stava ripensando alle persone che lo avevano cotto e inscatolato con indifferenza, separandolo dai suoi fratelli, quando si fece vivo in lui il desiderio di cambiare il corso degli eventi. Si accorse di avere la facoltà di poter agire sui suoi aromi, e, concentrandosi, con un piccolo sforzo riuscì in qualche modo a trattenerli al suo interno, dando l’impressione di non essere ancora abbastanza caldo.
Esplose il suo odore quando ormai era troppo tardi, quando la sua crosta era troppo annerita per poter essere mangiata, il suo pane troppo secco, la sua fragranza bruciata.
Seppe di avercela fatta quando venne gettato tra i rifiuti, e si sentì libero, padrone della propria sorte.
Quello che non si era aspettato, una volta arrivato in discarica, erano le bocche marce dei ratti che lo avrebbero dilaniato, indifferenti e fameliche.

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Categorie: Racconti già scritti | Tag: , , , , , , , , | 4 commenti

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4 pensieri su “panettone madness

  1. Martina

    😮 noooooooo

  2. Che storia straziante!
    Meno male che a me il panettone non piace molto!
    🙂

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