Archivi del mese: gennaio 2014

La regina della casa (****)

Di Sophie Kinsella
n. pagine: 350
editore: Mondadori
iniziato il: 27/01/2014
finito il: 30/01/2014

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Ebbene, cari lettori, ho letto anche la Kinsella.
Che vi devo dire, ogni tanto avverto il bisogno di leggere qualcosa di leggero, e questo è quanto.
Perché proprio questo titolo? Beh, essendo che è più facile imbattersi in lettrici che in lettori, la domanda che mi sono sentito rivolgere è stata proprio se avessi mai letto qualcosa della Kinsella.
La risposta era sempre “no”, e a un certo punto mi è venuta la curiosità di capire cos’avesse st’autrice di così speciale.

Così ho fatto un sondaggio, ho chiesto quale libro della Kinsella fosse migliore da leggere a cinque lettrici, e in ognuna delle liste era presente “la regina della casa”… ed eccomi qui a parlarne.

È un libro molto vivace, fresco, veloce da leggere. Inizia con questa donna in carriera che combina un casino, scappa e va a fare la governante da due pazzi. Lei, che non sapeva neppure come funzionasse un aspirapolvere, che non aveva mai usato il forno, né si era mai scaldata una tazza di tè.

Samantha Sweeting, questo il suo nome, è una specie di cenerentola moderna. Cenerentola era una principessa che si ritrova a fare la serva; Samantha è un avvocato di grido che si ritrova a fare la governante. Maldestra, pure malsinistra volendo, avrà una prima settimana infernale, dove combinerà pasticci domestici di ogni tipo. Sua fortuna è il giardiniere, che ha una mamma che le insegnerà le basi per diventare una discreta massaia.

E poi si innamora del giardiniere, col quale avrà un intrallazzo, e poi scopre l’intrigo di cui lei è vittima e smaschera il colpevole e l’ufficio legale la rivuole con sé, ma lei sostiene che preferisce la nuova vita, ma poi torna sui suoi passi e accetta l’incarico, con grande dispiacere del giardiniere.

Epperò poi, come prevedibile l’amore vince su ogni cosa, e il finale ve lo lascio immaginare.

Ecco, è un libro che si legge con le lacrime agli occhi dalle risate, ma anche un libro che invita a riflettere su una cosa che ripeto spesso anch’io: il tempo è una cosa preziosa. Se lo perdi oggi non potrai recuperarlo domani. E Samantha ha perso più di dieci anni della sua vita, e sa che non potrà riaverli, ma che può ricominciare da zero.

Bene, per ora vi lascio così, leggeri leggeri. Leggetelo, che tanto è un attimo!
A presto, cari lettori!

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Fondazione anno zero (***)

Di Isaac Asimov
370 pagine
Editore: Mondadori
Iniziato il: 16/01/2014
Finito il: 26/01/2014

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Secondo prequel alla “Trilogia della Fondazione”, cari lettori!
Iniziamo subito, senza chiacchiere inutili, per stavolta.

Vediamo un seldon già avanti con gli studi sulla psicostoria. Avanti è una parola grossa, però in otto anni dagli eventi narrati in “Preludio alla Fondazione” le cose sembrano essere migliorate.
Sotto la tutela di Demerzel è diventato preside della facoltà di matematica dell’università di Strelheim e il suo discepolo prediletto è quello Yugo che abbiamo conosciuto nelle cistermiche di Dahl.

Seldon vive con Dors, sua protettrice nel volume precedente e sua moglie adesso, e con quel ragazzetto raccattato a Billibotton, il peggior posto di tutto Trantor.

Ecco, diciamo che i primi capitoli parlano delle difficoltà degli studi di Seldon, nonostante l’aiuto del bravissimo Yugo.

La storia si svolge inizialmente attorno a un nuovo personaggio politico che lavora per destituire Demerzel da primo ministro e, di conseguenza, insediarsi egli stesso.
Si tratta di Joranum, un tizio che ha un certo influsso sui Dahliti, e Seldon invierà a Dahl proprio Raych, il ragazzetto di cui sopra che ora è cresciuto, a cercare di farsi raccontare qualcosa da lui, entrando nelle sue grazie.
Per il bene dell’Impero, sostiene. Perché né lui, con la sua psicostoria ancora inutilizzabile, né Demerzel con le sue qualità che non vado a svelarvi, perché è una cosa grossa, riescono a venire a capo della situazione.

Dicevo, è una cosa così grossa, quella di Demerzel, che già nel romanzo precedente ha richiesto la massima riservatezza persino a Seldon, sigillandogli la mente in modo che continui a esser parte del segreto ma che non possa divulgarlo.
E, sebbene ormai sia cosa nota, io non posso parlarvene perché se non avete letto il Preludio sarebbe uno spoiler troppo importante.

Tornando a noi, questo Joranum tenterà di far passare Demerzel per un robot, ma tutto verrà messo a tacere e dimenticato in breve tempo, mentre lui verrà reso ridicolo agli occhi di tutti e quindi non più eleggibile a primo ministro.
In ogni caso Demerzel si dimetterà, e Seldon sarà eletto Primo Ministro Imperiale dall’Imperatore stesso.

A Seldon non piacerà, ma ciò gli permetterà di dedicarsi ai suoi studi con molte più risorse e, una decina d’anni più tardi, di poter costruire il Primo Radiante, che finora era solo teorico, e iniziare a fare qualche timida previsione.

Nel frattempo, un vecchio Joranumita rimette insieme una cellula di, appunto, joranumiti.
Seldon rimanderà Raych a sondare il terreno, ma gli farà tagliare i baffi, tanto per cammuffarlo un po’.
Ecco, impariamo dal romanzo precedente che per i dahliti i baffi sono simbolo di virilità, e per un dahlita tagliarsi i baffi è come tagliarsi… beh, avete capito cosa.
Ciononostante ubbidirà.
Non servirà però a molto, dato che verrà scoperto e usato dai Joranumiti per complottare contro il suo stesso padre. Ovviamente tutto sarà reso vano all’ultimo secondo, visto e considerato che abbiamo ancora un paio di centinaia di pagine prima della fine, però vi racconto che subito dopo questo attentato verrà instaurato un governo militare, e Seldon sarà destituito e lasciato in pace mentre continuerà a studiare la sua Psicostoria.

Lo vedremo poi festeggiare il suo sessantesimo compleanno in grande stile sotto lo sguardo della onnipresente Dors, la sua bella moglie, che sembra sempre giovane. E mi fermo qui, perché si fa un gran parlare di Dors, e io non vi ho raccontato chi è, e quindi ogni mia parola potrebbe rovinarvi la sorpresa alla fine del libro precedente… e sarebbe brutto, dai!

Vi dirò invece che la storia è tutto un susseguirsi di intrighi e sotterfugi, attentati veri o presunti ai danni del nostro buon Hari Seldon, in ogni caso sventati dall’abile Dors. Tutti tranne uno, ovvero quello in cui è l’Imperatore a farne le spese, ma è talmente improvviso e imprevisto… arriva da una persona insospettabile in un momento piuttosto particolare. E vi ho già detto fin troppo.

Verso i tre quarti del romanzo, poi, vedremo Dors uscire di scena. Vi dispiacerà non poterla più rivedere, perché vi sarete affezionati a lei, ma non si può evitare l’inevitabile, il suo destino è già stato scritto. Qualcuno è venuto a conoscenza del suo segreto, e lo userà contro di lei.

Da quel momento in poi di lei non sentiremo più parlare, vedremo Seldon solo coi suoi pensieri e i suoi collaboratori. E poi vedremo Seldon… solo. Nel senso che invecchia sempre di più, e come lui i suoi amici e i suoi collaboratori, ma ovviamente il nostro matematico sarà più longevo di tutti loro.

L’ultima parte della storia è dedicata alla vecchiaia di Seldon, che rimarrà solo, o quasi. Vedremo la Psicostoria compiere considerevoli balzi in avanti, grazie soprattutto alla nipote di Seldon, Wanda, che riuscirà a sistemare le ultime equazioni e dare al tutto una parvenza di credibilità.
Vedremo altresì formarsi nella testa di Seldon l’idea di costruire non una, ma due fondazioni… e qui il nostro Asimov si concede il lusso di un mostruoso spoiler: io, la “trilogia della Fondazione” l’ho già letta, e questo è un prequel scritto successivamente sotto le pressioni dell’editore.
Ebbene, dicevo, Asimov ci rivela già che esiste una seconda fondazione, ci dice com’è strutturata, dov’è sita… insomma, se nella Trilogia è una cosa che si scopre solo alla fine, dopo questo libro sapremo che era una cosa nota già da prima. E delle registrazioni a proposito delle “crisi Seldon” ci dirà solo che le ha… registrate, appunto. Ma di questo parleremo nella prossima recensione, ovvero in quella della Trilogia di cui sopra.

Se mi permettete un’ultima considerazione, vi dirò che a conti fatti “Fondazione anno zero” è né più né meno la biografia di Hari Seldon, prima matematico e poi psicostorico; una biografia intrisa di tentati omicidi ai danni del protagonista, cosa che avverrà dall’inizio del romanzo alla fine della sua vita, o quasi.
Non è che mi sia piaciuto poi molto. Certo, ci sono le trovate geniali tipiche di Asimov, ma questo romanzo tende a essere ripetitivo, a volte persino noioso, ma va comunque letto per la completezza della saga.

Bene, cari lettori, stavolta vi ho detto praticamente tutto. Si, dai, tutto a parte il segreto di Demerzel e di Dors, ma dovrò pur farvi leggere qualcosa da soli, no?

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Steampunk Italia – intervista a Time Mistress

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Cari lettori, ho il piacere di presentarvi Time Mistress, che si è fatta portavoce del gruppo “Steampunk Italia” per quest’occasione. Lo stile che rappresenta mi impone di porre le domande in seconda persona plurale, vedrò di adeguarmici. Nel frattempo vi ricordo che il tempo è la risorsa più preziosa che possediamo, e oggi vado a intervistare nientepopodimenoché la sua “Signora”!

Ma bando alle ciance, cominciamo. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accettate di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Accetto.

Ne siete sicura?

Assolutamente. Che male ne potrà mai venire?

Rispondere alle domande del Venditore non ha mai fatto male ad anima viva. Credo.
Allora giuratelo su… vediamo…
Ecco! Giuratelo sul cadavere di quella mosca là per terra come finora hanno fatto tutti o, se preferite, sul relitto dell’insetto a orologeria che vedete qui sul bancone.

Lo giuro sull’onore dei miei colleghi mercenari S.T.I.M. Tanto non potete vedere se incrocio o meno le dita…

Bene, abbiamo un giuramento su un intero gruppo di mercenari S.T.I.M.!
Nel caso non sarete sincera, avrò a disposizione un valido esercito!
Prima di cominciare vi chiedo: perché vi siete presentata con quella litografia?

Poiché io son parte di un gruppo ed è il gruppo tutto che deve apparire.

Corretto. Siete portavoce di tutto il gruppo, è giusto che sia così.
Innanzitutto, salutate a modo vostro gli amici che ci stanno leggendo.

Curiosi o già conoscenti dello Steampunk, buongiorno o buonasera a tutti.

Definiamo un attimo la cosa: cos’è lo Steampunk e perché è così maledettamente affascinante lo possono scoprire tutti spulciando Wikipedia [link a Wiki], ma andando sul personale, posso chiedere cosa sia per voi questa cultura?

E’ espressione, arte e immaginazione. E’ qualcosa che va oltre l’esistente e che, per esistere va pensata e immaginata. E perché no, anche interpretata a volte..
E’ riscrivere qualcosa che, in realtà, non è mai stato scritto. Può sembrare un controsenso ma trovo che non ci sia modo migliore per esprimermi.

Posso riassumere il tutto in una parola senza timore di sbagliarmi: Anima.
Quand’è che vi siete accorta di essere una Steamer?

Sono sempre stata affascinata dagli abiti del periodo vittoriano e dall’ambientazione classica ottocentesca. Aveva un’eleganza e una classe ineccepibile e, allo stesso tempo, innovazioni e invenzioni futuristiche che sono state riprese negli anni futuri e anche tutt’oggi.
Aggiungendo a questo il forte contrasto di una tecnologia che non è mai esistita e che influenza ogni cosa è stato facile cadere preda del fascino Steampunk e iniziare ad avvicinarsi a esso sino a incontrare altre persone e decidere di fondare qualcosa di più serio… non solo un gruppo ristretto di appassionati ma una vera e propria Associazione Culturale che, in Italia, mancava…

Mancava, ma grazie a voi non manca più. Lodevole iniziativa!
Sentite, sono consapevole di essere sfacciato (il Venditore lo è sempre, ma senza malizia o cattiveria), ma vi chiedo lo stesso della vostra prima volta: cos’avete pensato la prima volta che vi siete messa al lavoro per creare il vostro personaggio?

Ho immaginato quale tecnologia avrei voluto padroneggiare se fosse stato possibile? Le possibilità sono infinite… Avrei potuto scegliere uno scienziato o un pilota di aeronavi… avrei potuto decidere per l’elettricità pulita di Tesla o per armi a vapore potentissime. Ma quello che mi affascinava di più era, ed è, il tempo. Poter piegare lo spaziotempo per viaggiare nelle epoche o nelle dimensioni è da sempre una delle idee più affascinanti del cinema o della letteratura.
Quindi ho deciso di basare il mio personaggio proprio su di esso. Da li è nato il nome, la storia, e di conseguenza il vestiario e l’equipaggiamento che porto con me…

Il viaggio nel tempo è un concetto affascinante e altresì un più che dilettevole passatempo (uh, che brutto gioco di parole!), non mi sorprende la scelta di un personaggio così flessibile e, nel contempo, così rigido. Perché, tiro a indovinare, la scelta di dove passare il tempo è a vostra completa discrezione, ma nel contempo si deve passare completamente inosservati per non alterarne il flusso.

Ma sto divagando, e non voglio abusare della vostra pazienza.
Ditemi, dove andate a pescare la vostra ispirazione? Intendo, a parte la letteratura e le varie opere, cos’è che veramente scatena l’immaginazione di uno Steamer?

Le infinite variabili sul tema. E’ questione di fantasia. Non ci sono limiti o regole se non quelle imposte dal tempo che si è scelto. Il passato Steampunk è un passato alternativo che non è mai esistito. E’ un’ucronia dove personaggi realmente esistiti si incontrano con personaggi di fantasia dando vita a una nuova storia che sui libri non studiamo. Questo più di tutto scatena l’immaginazione. Chi sareste stato Voi, alla fine di un 1800 dove aeronavi, robot a vapore e viaggi nel tempo esistono? Che lavoro avreste svolto?
Queste son le domande base per decidere chi interpretare e come…
Può non scatenare immaginazione?

Vedete… stavo giustappunto, leggendo la risposta, pensandomi come a una specie di chirurgo che, riciclando vecchi robot dismessi, crea protesi meccaniche per la gente comune.
Direi che sì, scatena una certa immaginazione.

Sentite, ho letto che la creazione del personaggio è un insieme di varie arti e tecniche, fra cui sicuramente il teatro, la sartoria, l’artigianato… Qual è la vostra preferita? A quale parte del personaggio dedicate più attenzione e impegno?

Beh sicuramente la parte che richiede più impegno è quella riguardante vestiario ed equipaggiamento.
Si parte da ciò che realmente era all’epoca, quindi corsetti per le donne, sottogonne, determinate scarpe e lo si rielabora senza tuttavia stravolgerlo completamente.
Tra un buon outfit Steampunk e un costume di carnevale il passo è breve e bisogna fare attenzione…
Per l’equipaggiamento, poi, bisogna inventarsi armi, immaginare il loro utilizzo e sviluppo…e successivamente dar loro forma estetica. Oppure partire dall’estetica e immaginare cosa poteva essere..
Tuttavia come ripeto spesso non serve una grossa spesa per una buona resa. Con materiali riciclati si ottiene un ottimo risultato, e spero che si noti dagli outfit e dagli accessori dei miei colleghi e dei soci di Steampunk Italia.
A comprare online son bravi tutti e per carità, nulla da dire in merito. Ma la soddisfazione di pensare e produrre qualcosa di unico e personale è tutt’altra cosa…

Avete tutta la mia approvazione, mylady. Ritengo che il far da sé, oltre che dare più soddisfazione, sia anche un modo per mantenere viva la passione, qualunque essa sia. Poi a comprar su internet son bravi tutti, è vero, ma se una persona è negata per i lavori manuali non è che abbia molte altre alternative. E la passione è passione e non ci si può far nulla, diventa una necessità.

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Ecco, a questo punto in genere sostengo che il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) sia una parte fondamentale per il lavoro di qualsiasi artista. Non so se sia la stessa cosa per uno Steamer, ma sono sicuro che una delle cose che influenzano la creatività sia la musica. Cosa ascoltate mentre vi dedicate alla rifinitura del personaggio e dei vari accessori?

In realtà nulla. Forse perché mi piace che le mie idee siano mie e non influenzate da qualcosa che sia musica o altro. Diciamo che ascolto i miei pensieri.
Però posso consigliare diversi gruppi che possono dare la giusta atmosfera oltre che l’ispirazione qualora ne abbiate bisogno.
Come gruppo gli Abney Park son sicuramente i più famosi…ma per citarne altri interessanti nomino i The Cog is Dead e i The Clockwork Quartet.
Sono solo alcuni poiché la lista sarebbe troppo lunga…

Non conosco questi gruppi ma vedrò di ascoltare qualcosa, giusto per approfondire.
Dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatto il laboratorio in cui realizzate gli abiti e gli accessori che servono a dare realismo al soggetto?

Casa, per quanto riguarda me e gli abiti. E la fortuna di avere un garage/laboratorio a poca distanza che il Colonnello Angus mette gentilmente a disposizione per armi ed equipaggiamento vario.

Quando si parla di passione, cento miglia sono come dieci, la distanza è relativa. Se invece vi riferite al tempo di percorrenza dubito, data la natura del vostro mestiere, avrete problemi a riguardo!

Aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivete una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di voi, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che vi viene in mente… Potete anche dirmi che non ne avete voglia, mandarmi una cartolina da quel paese lontano od onorarmi con un disegno o una litografia fatta apposta per l’occasione, o magari sarebbe più nel vostro stile sfidarmi a duello, ma credo si addica più al genere maschile… insomma, vedete un po’ voi. Personalmente eviterei l’ultima ipotesi, dato che non so maneggiare un’arma a vapore.

Il duello nell’ambito Steampunk non è affatto di prerogativa maschile ve lo assicuro..
In ogni caso vi posso raccontare la storia di come è nato il gruppo dei mercenari S.T.I.M., abilmente scritta dal nostro carismatico Dr. K ma forse è troppo lunga per lo spazio a me concesso…
Vi lascio con un paragrafo che forse potrà far venire voglia di leggere il resto…

“…Prese il piccolo baule. Un lieve ticchettio fra le mani gli confermava che gli indicatori di Singolarità al suo interno erano già in funzione. Nel mare di sigle e numeri dei diversi messaggi cifrati che avrebbe letto più tardi grazie al disco di decodifica, l’unica cosa intellegibile era il nome in codice della missione.
Steam Technological Italian Mercenaries.
Uscì recuperando con una sola mano cappello e bastone dal maggiordomo, ringraziandolo con un cenno della testa. La nebbia era densa e odorava vagamente di carbone, pesce e sostanze chimiche.
– S.T.I.M. – Disse fra sé e sé, affrettando qualche passo sul lastricato viscido – Se non altro il clima sarà migliore.”
Se volete capire di più su come e perché i Mercenari di Steampunk Italia sono assieme…leggete il resto a questo link.

Oh… desumo quindi ci siano abili scrittori nelle vostre fila! Sembra un gruppo ben eterogeneo!

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno vi ha ancora posto ma che vorreste sentirvi chiedere?

Perché creare un’ Associazione Culturale sullo Steampunk e non riunire un semplice gruppo di amici appassionati?

E la risposta è… ?

Perché di gruppi il nostro Paese è pieno. E quello che vorremmo fare noi è cercare di Unire tutti gli appassionati sotto un’unica bandiera poiché l’unione fa la forza e molte teste son sempre meglio di una sola. Insomma…per portare qualcosa di nuovo bisogna collaborare e noi è questo che vogliamo fare. Collaborare con tutti i nostri associati e con tutti gli appassionati in Italia per portare eventi, ospiti e situazioni altrimenti impossibili da realizzare. Dare un punto di riferimento per lo Steampunk in Italia a livello nazionale prima e mondiale poi…
All’estero hanno già iniziato a conoscerci ed apprezzarci e speriamo che ogni persona che decide di associarsi non sia solo un gregario ma un operativo che ci aiuti a far crescere sempre di più questo splendido movimento nel nostro Paese.

Bene, grazie per il tempo che mi avete dedicato, mylady.

Ora, se non vi dispiace, mi piacerebbe inaugurare con voi una piccola variante alle mie interviste, ovvero una domanda rivolta da voi al mirabile me stesso.
Se vi va, ponetemi quindi una domanda, la prima che vi viene in mente; sarò felice di rispondere.

Quanto vi ho detto vi ha suscitato un po di curiosità in più o, magari, la voglia di avvicinarsi e conoscere ancora più a fondo lo Steampunk?

Invero sì, di certo andrò alla ricerca di qualcosa da leggere, e probabilmente non mi farò mancare un piccolo oggetto come una spilla da borsa o simile ricavato da qualcosa di non più funzionante, non appena questo prenderà forma nella mia mente.
Nel frattempo mi accontenterò della mia già fervida immaginazione.

Vi ringrazio di avermi dedicato il vostro tempo e, cosa non meno importante, di avermi fatto viaggiare con la fantasia, con le idee, con tutti gli spunti tratti dalle vostre parole, che vi assicuro non mancano.

Ora vi lascio tornare alle vostre faccende, vi prego quindi di salutare gli habitué di questo blog.

Ringrazio chi ha letto questa intervista sino in fondo e saluto di cuore con la speranza di non essere stata noiosa ma, anzi, di aver aperto una piccola porticina su questo splendido mondo che vive solamente grazie alla fantasia e all’immaginazione di tutti gli appassionati. Ringrazio voi per lo spazio concessomi e la curiosità dimostrata.
E, soprattutto, ringrazio i nostri associati che, con il loro sostegno e aiuto ci permettono di andare avanti e cercare di fare sempre di più. Senza di loro Steampunk Italia non esisterebbe.

Ribadisco il fatto che non siete stata noiosa, tutt’altro! Inoltre siete stata sincera, o almeno così mi è sembrato, quindi i vostri mercenari sono salvi. Le vostre risposte si sono rivelate oltremodo appassionate e appassionanti, dalle vostre parole si percepisce molto del mondo Steam, e sono sicuro che non mancheranno, fra i miei lettori, quelli che si appassioneranno al genere e magari, chissà, scoprire di essere Steamer senza averlo mai sospettato fino a questo momento.
E’ stato un vero piacere avervi qui con noi, nel mio piccolo spazio.
Vi auguro una piacevole giornata, o serata, chissà.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

Vi rimando al loro sito e al loro gruppo su Facebook. Buona scoperta a tutti!

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Il mastino dei Baskerville (****)

Di Arthur Conan Doyle
192 pagine
Editore: Mondadori
Iniziato il: 9/01/2013
Finito il: 15/01/2013

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Quando un libro è là sullo scaffale che prende polvere da mesi, cari lettori, a un certo punto inizia a richiedere con insistenza un po’ di attenzione.
Così è successo col signor Holmes, che aveva cominciato a chiamarmi già un paio di romanzi fa, ma finora non gli avevo dato retta.

Devo dire che Holmes non mi ha fatto una buona impressione, all’inizio: mi è sembrato una persona saccente, incline a far notare agli altri gli sbagli che commettono, e il brutto è che poi ha pure ragione! Nella fattispecie, fa notare a Watson come si stesse sbagliando a proposito delle sue deduzioni sul possessore del bastone da passeggio che avevano trovato nell’atrio, dimenticato lì da un presunto cliente che si farà vivo quello stesso mattino.

Ebbene, Holmes praticamente indovina la persona dal solo aver studiato quel bastone. Ma vabbè, l’ospite è arrivato ed è bene ascoltarlo, perché ci leggerà due lettere, una delle quali riporta la leggenda di un cane infernale grande quanto un vitello che sarebbe la maledizione della famiglia Baskerville da generazioni.

Holmes ovviamente non crede al soprannaturale, è più convinto dell’intervento umano, e così comincia, dopo aver conosciuto l’ultimo dei Baskerville, a indagare sulla cosa. E sarà tutto un dedurre e supporre per pagine e pagine, sempre con la solita saccenza. E’ insopportabile!

E poi niente, l’ho ricominciato perché finora ogni pagina e mezza ero interrotto da qualcosa, e a un giallo bisognerebbe prestare un pochina di attenzione in più.

A proposito di attenzione: voi di aNobii, se scrivendo le vostre opinioni rivelate cose che devono accadere, ricordate che questo è un giallo e magari a qualcuno può dar fastidio. Proprio per questo esiste il flag “avviso spoiler”! Usatelo, non siate avari di click! (Certo, a volte lo dimentico pure io, ma per quanto riguarda i gialli bisognerebbe porre particolare attenzione.). Fortuna vostra, si è rivelato non essere niente di importante.

Comunque, arrivati al punto in cui ero arrivato (ehm…) vediamo il buon Watson che parte per la tenuta dei Baskerville assieme all’ereditiere e al dottore che ci era stato presentato all’inizio.
Watson è stato mandato lì da Holmes con abile mossa, la sua missione è quella di riferire in maniera più dettagliata possibile gli eventi degni di nota che accadranno.
Dicevo poco fa che è fastidioso rivelare le cose di un giallo, per cui non vi racconterò nient’altro della storia, mi limiterò a farvi partecipi delle mie impressioni.

E io mi sono fatto impressionare dalla descrizione dei luoghi. Vorrei andare in Inghilterra solo per vedere la brughiera, per farmi pervadere da quel senso di mistero e affascinante inquietudine così ben descritta da Doyle e, per quanto mi riguarda, già incontrati e amati diversi anni fa con mary e il suo “giardino segreto”. Perché credo che la brughiera sia bene o male rimasta la stessa, gli inglesi a queste cose ci tengono, e magari prima o poi un giretto lo farò davvero.

Mi è piaciuto molto Watson, il suo modo di raccontare i fatti, certo inserendo i suoi dubbi e le sue supposte supposizioni, ma cercando di raccontare le cose così come stanno. E mi sono piaciuti gli Stapleton, soprattutto lui, quello strambo cacciatore di farfalle. E ho pure scoperto l’assassino, cosa che mi ha inorgoglito non poco. E ciò significa però che è una storia semplice, dato che, ribadisco, il giallo non è il mio genere e io non sono un grande investigatore. Diciamo che avrò letto due o tre romanzi gialli, di cui uno della Christie che non mi è piaciuto per niente.

In ogni caso, cari lettori, è un ottimo romanzo, un giallo coinvolgente la cui unica nota stonata è Watson quando si trova in compagnia di Holmes: sembra diventare, d’un tratto, un cretino. Dettaglio trascurabile e sicuramente perdonabile.

Bene, stavolta non vi ho rivelato praticamente nulla, ma era inevitabile.
Qualunque mio accenno a qualunque cosa, conoscendo alla fine i fatti, avrebbe potuto mettervi sulle tracce dell’assassino.
Sono certo che mi perdonerete, e se sarete curiosi è mia convinzione che arriverete anche voi alle mie stesse conclusioni sul caso.
Non dettagliate come quelle di Holmes, ovviamente, perché qualcosa ci ha tenuto nascosto anche lui, ma l’assassino è facilmente rintracciabile. A presto!

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Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (*****)

Di Philip K. Dick
e-book
286 pagine
Editore Fanucci
Iniziato il 06/01/2014
Finito il 9/01/2014

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Risposta alla domanda: boh! Non è scritto da nessuna parte.

Ben ritrovati, cari lettori. Ho letto cose che voi umani…
Dovete sapere che qualche anno fa, attratto dalla famosa frase “Ho visto cose che voi umani eccetera”, ho guardato il famoso film “Blade Runner”. Ebbene, arrivato a quel punto mi sono chiesto cosa diavolo significasse quella frase in quel contesto, e alla fine della storia sono rimasto con un senso di vuoto allo stomaco, una delusione profonda. Volevo saperne di più, capire che cosa mi fosse sfuggito… ma non avevo nessuna intenzione di rivedere quel tedio di film. Non saltatemi addosso, per cortesia.

Così sono andato alla ricerca del titolo del libro e dell’autore, e l’avevo pure trovato, ma sono sempre stato restio a comprarlo: mi chiedevo se ne valesse la pena, e in rete i pareri sono contrastanti, quindi non riuscivo a decidermi.

Però una sera mia moglie mi dice che era in offerta sul Kindle Post un libro di Dick a un euro e spiccioli, e io le ho chiesto quale, e lei mi ha detto qualcosa con le pecore, e io stavo divorando il capitolo finale di un Asimov, e Dick capitava lì bel bello: era il segno che era giunto il momento di leggerlo e le ho detto di prendermelo. E l’ho iniziato subito dopo aver concluso Asimov.

Allora, vediamo di cominciare a raccontare. Il libro inizia con una specie di litigio fra marito e moglie (“levami di dosso quelle rozze manacce da sbirro!”), armati di programmatore di umore e decisi a usarlo per amplificare l’astio, ma il tutto si risolverà in un niente di normale noia quotidiana.
Il tizio in questione, Rick, ha una pecora elettrica: pare ci sia una religione per la quale possedere un animale sia indispensabile. Gli animali (tutti) sono quasi estinti e costano una follia, quindi chi non può averne li compra elettrici, sperando che nessuno se ne accorga.
Beh, in realtà una volta ce l’aveva una pecora reale, ma gli è morta di tetano e ne ha fatta costruire una identica per salvare le apparenze.

Conosciamo poi un altro tizio cui, a causa delle piogge di polvere, qualcosa nella sua testa è mutato. Con lui scopriamo che l’umanità “bene”, cioè quella che non ha subìto mutazioni, è emigrata su Marte, e che ogni emigrato possiede un androide che funge da servo. I mutati come lui, invece, vengono resi sterili; emarginati dalla società cessano di “far parte della storia” (cit.), restando sulla Terra in compagnia di altri irriducibili, nostalgici umani sani come il Rick di cui sopra. Perdonate l’iperaggettivazione.
Con questo tizio conosceremo un rito della religione di cui parlavo poc’anzi, che lo porta a fondersi con altre coscienze e, così sembrerebbe, a vivere un sogno così reale che una ferita subìta sognando se la ritrova davvero sanguinante una volta sveglio. No, non ho capito granché di sta cosa, ma vedremo più avanti se verrà spiegata meglio, ammesso che sia fondamentale conoscerla.

Il tutto è intriso di noia e stupida quotidianità. Intendiamoci, la noia non è quella del lettore, ma quella dei personaggi. Dick sa descrivere la noia in maniera interessante. Noia interessante… uhm… ho creato un ossimoro. Evviva.

Dicevo, ci sono stati presentati due personaggi distinti: Rick, il cacciatore di taglie con la sua brava pecora elettrica, al soldo della polizia di S. Francisco (l’uomo, non la pecora), e il religiosissimo cervello di gallina. Lasciamo stare il secondo, che vi leggerete da soli, e concentriamoci sul mio quasi omonimo.

L’incarico in cui lo vedremo impegnato lo porterà a dover scovare un androide che ha quasi fatto secco un suo collega, cosa che gli riuscirà al primo colpo, e poi altri due, di un nuovo modello, talmente simili agli esseri umani da rendere perplesso persino lui quando deve decidere se chi ha di fronte sia umano o meno. Il primo di quegli esseri se lo ritrova davanti durante un test nell’azienda che li produce, e si lascia quasi ingannare. Quasi, appunto.

Quando, dopo aver “ritirato” (si dice così) il primo androide, quello che aveva quasi fatto secco il suo collega, trova il primo degli altri fuggitivi, scopre suo malgrado una polizia parallela di cui non conosceva l’esistenza… e, sempre suo malgrado, nemmeno gli altri “paralleli” erano a conoscenza della polizia di cui abbiamo sentito parlare fino a questo punto e di cui fa parte il nostro uomo.

Ebbene, Rick viene portato nel nuovo distretto e interrogato da quello che, secondo la lista che aveva nella valigetta portadocumenti, sarebbe dovuto essere un androide. E qui le cose si complicano, perché a questo punto il lettore non può più fidarsi di nessuno, nemmeno di Rick, perché non si riuscirà a capire bene chi sia realmente umano e chi no. Come ci si può fidare di qualcuno se nemmeno gli androidi sanno di essere tali?

E qui, cari lettori, staccarsi dalla lettura diventa molto, molto difficile. Però a un certo punto la pausa pranzo finisce, o a letto gli occhi si chiudono da soli e ci si ritrova la mattina con la bavetta notturna che impiastriccia l’e-reader, e l’e-reader che si vendica il giorno dopo spegnendosi a metà di un capitolo…

In ogni caso, sono riuscito a scoprire chi era androide e chi meno, solo che… al contrario. Perché a un certo punto si ritrovano in 3, ovvero Rick e due androidi presunti.
Nel senso, pensavo che uno fosse androide e uno no, ma quello “no” l’ha poi ammesso spontaneamente. (Bang!)
E quello ”si” non vi dico se fosse veramente umano oppure no, altrimenti vi tolgo il gusto di scoprirlo da soli.

“E così la distinzione tra esseri umani autentici vivi e strutture umanoidi andava a farsi benedire.”

Nel frattempo il nostro Rick inizia a farsi venire sensi di colpa per aver “ucciso” delle macchine così simili all’uomo da avere una specie di coscienza propria. Finito quell’incarico, stando a quel che lui stesso dice, avrebbe cambiato mestiere. Non sapremo mai se lo farà veramente.

Ah, già: la storia del cervello di gallina sta andando avanti in maniera sghemba, ma si sta ben delineando l’orizzonte fra la sua e quella di Rick, e non vedo l’ora di arrivare là dove la terra incontra il cielo.

Tornando a Rick, quando incassa le tre taglie dei tre androidi ritirati in un solo giorno va subito a indebitarsi spendendole come anticipo per una capra.
La moglie non sa se saltargli addosso per baciarlo o per strangolarlo, visto il prezzo dell’animale, ma per fortuna opta per la prima ipotesi. Poi, per non sbagliare, va a fondersi con Mercer, il dio di cui parlavo all’inizio, e che non è inutile ai fini della storia, ma non starò qui a parlarvene.

Quella stessa sera, dopo la pesantissima giornata (ritirare tre droidi in un giorno non è uno scherzo!), Rick viene raggiunto da un messaggio del suo capo che gli rivela la posizione di altri due fuggiaschi e lo obbliga a stanarli immediatamente. Lui, però, andrà in un motel a passare la notte con un’androide. Una femmina che abbiamo già conosciuto. Cosa farà nel motel di notte con l’androide, lo lascio alla vostra immaginazione.

Ma la notte è lunga, e quindi, seppur stanco, andrà a caccia. Si recherà nel luogo dove vive il cervello di gallina, che in quanto tale aveva dato rifugio ai tre androidi rimasti, (solo che Rick sapeva ce ne fosse uno di meno…) e con una rapidità impressionante li farà fuori. O meglio, li “ritirerà”. Senza fare il test, dato che inizieranno loro, per primi, a sparargli da dietro la porta dell’appartamento.
L’incontro di Rick col cervello di gallina è di secondaria importanza per noi, dato che non ho approfondito la teologia locale.

Finito ciò, dopo aver informato la centrale esce dal condominio e trova un rospo, lo porta a casa e… finisce il romanzo.

Ma no, dai! Così, su due piedi?
Nessuna traccia di quella famosissima frase?

Vado a leggere la postfazione, ma niente: dice che il film e il libro sono due cose diverse.
Però il libro va letto, cari lettori! Adrenalina (e polvere) a palate, tutto raccontato in una singola giornata di lavoro. L’ultima, in un certo senso, per Rick Deckard.

E con la morale che la vita va rispettata in ogni sua forma.

Bene, mi pare di aver detto tutto il necessario e nascosto parti altrettanto interessanti senza che ve ne siate accorti.
Alla prossima, cari lettori, sempre che la palta non vi sopraffaccia!

Categorie: Piccola Biblioteca Usata | Tag: , , , , , , , | 2 commenti

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