Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (*****)

Di Philip K. Dick
e-book
286 pagine
Editore Fanucci
Iniziato il 06/01/2014
Finito il 9/01/2014

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Risposta alla domanda: boh! Non è scritto da nessuna parte.

Ben ritrovati, cari lettori. Ho letto cose che voi umani…
Dovete sapere che qualche anno fa, attratto dalla famosa frase “Ho visto cose che voi umani eccetera”, ho guardato il famoso film “Blade Runner”. Ebbene, arrivato a quel punto mi sono chiesto cosa diavolo significasse quella frase in quel contesto, e alla fine della storia sono rimasto con un senso di vuoto allo stomaco, una delusione profonda. Volevo saperne di più, capire che cosa mi fosse sfuggito… ma non avevo nessuna intenzione di rivedere quel tedio di film. Non saltatemi addosso, per cortesia.

Così sono andato alla ricerca del titolo del libro e dell’autore, e l’avevo pure trovato, ma sono sempre stato restio a comprarlo: mi chiedevo se ne valesse la pena, e in rete i pareri sono contrastanti, quindi non riuscivo a decidermi.

Però una sera mia moglie mi dice che era in offerta sul Kindle Post un libro di Dick a un euro e spiccioli, e io le ho chiesto quale, e lei mi ha detto qualcosa con le pecore, e io stavo divorando il capitolo finale di un Asimov, e Dick capitava lì bel bello: era il segno che era giunto il momento di leggerlo e le ho detto di prendermelo. E l’ho iniziato subito dopo aver concluso Asimov.

Allora, vediamo di cominciare a raccontare. Il libro inizia con una specie di litigio fra marito e moglie (“levami di dosso quelle rozze manacce da sbirro!”), armati di programmatore di umore e decisi a usarlo per amplificare l’astio, ma il tutto si risolverà in un niente di normale noia quotidiana.
Il tizio in questione, Rick, ha una pecora elettrica: pare ci sia una religione per la quale possedere un animale sia indispensabile. Gli animali (tutti) sono quasi estinti e costano una follia, quindi chi non può averne li compra elettrici, sperando che nessuno se ne accorga.
Beh, in realtà una volta ce l’aveva una pecora reale, ma gli è morta di tetano e ne ha fatta costruire una identica per salvare le apparenze.

Conosciamo poi un altro tizio cui, a causa delle piogge di polvere, qualcosa nella sua testa è mutato. Con lui scopriamo che l’umanità “bene”, cioè quella che non ha subìto mutazioni, è emigrata su Marte, e che ogni emigrato possiede un androide che funge da servo. I mutati come lui, invece, vengono resi sterili; emarginati dalla società cessano di “far parte della storia” (cit.), restando sulla Terra in compagnia di altri irriducibili, nostalgici umani sani come il Rick di cui sopra. Perdonate l’iperaggettivazione.
Con questo tizio conosceremo un rito della religione di cui parlavo poc’anzi, che lo porta a fondersi con altre coscienze e, così sembrerebbe, a vivere un sogno così reale che una ferita subìta sognando se la ritrova davvero sanguinante una volta sveglio. No, non ho capito granché di sta cosa, ma vedremo più avanti se verrà spiegata meglio, ammesso che sia fondamentale conoscerla.

Il tutto è intriso di noia e stupida quotidianità. Intendiamoci, la noia non è quella del lettore, ma quella dei personaggi. Dick sa descrivere la noia in maniera interessante. Noia interessante… uhm… ho creato un ossimoro. Evviva.

Dicevo, ci sono stati presentati due personaggi distinti: Rick, il cacciatore di taglie con la sua brava pecora elettrica, al soldo della polizia di S. Francisco (l’uomo, non la pecora), e il religiosissimo cervello di gallina. Lasciamo stare il secondo, che vi leggerete da soli, e concentriamoci sul mio quasi omonimo.

L’incarico in cui lo vedremo impegnato lo porterà a dover scovare un androide che ha quasi fatto secco un suo collega, cosa che gli riuscirà al primo colpo, e poi altri due, di un nuovo modello, talmente simili agli esseri umani da rendere perplesso persino lui quando deve decidere se chi ha di fronte sia umano o meno. Il primo di quegli esseri se lo ritrova davanti durante un test nell’azienda che li produce, e si lascia quasi ingannare. Quasi, appunto.

Quando, dopo aver “ritirato” (si dice così) il primo androide, quello che aveva quasi fatto secco il suo collega, trova il primo degli altri fuggitivi, scopre suo malgrado una polizia parallela di cui non conosceva l’esistenza… e, sempre suo malgrado, nemmeno gli altri “paralleli” erano a conoscenza della polizia di cui abbiamo sentito parlare fino a questo punto e di cui fa parte il nostro uomo.

Ebbene, Rick viene portato nel nuovo distretto e interrogato da quello che, secondo la lista che aveva nella valigetta portadocumenti, sarebbe dovuto essere un androide. E qui le cose si complicano, perché a questo punto il lettore non può più fidarsi di nessuno, nemmeno di Rick, perché non si riuscirà a capire bene chi sia realmente umano e chi no. Come ci si può fidare di qualcuno se nemmeno gli androidi sanno di essere tali?

E qui, cari lettori, staccarsi dalla lettura diventa molto, molto difficile. Però a un certo punto la pausa pranzo finisce, o a letto gli occhi si chiudono da soli e ci si ritrova la mattina con la bavetta notturna che impiastriccia l’e-reader, e l’e-reader che si vendica il giorno dopo spegnendosi a metà di un capitolo…

In ogni caso, sono riuscito a scoprire chi era androide e chi meno, solo che… al contrario. Perché a un certo punto si ritrovano in 3, ovvero Rick e due androidi presunti.
Nel senso, pensavo che uno fosse androide e uno no, ma quello “no” l’ha poi ammesso spontaneamente. (Bang!)
E quello ”si” non vi dico se fosse veramente umano oppure no, altrimenti vi tolgo il gusto di scoprirlo da soli.

“E così la distinzione tra esseri umani autentici vivi e strutture umanoidi andava a farsi benedire.”

Nel frattempo il nostro Rick inizia a farsi venire sensi di colpa per aver “ucciso” delle macchine così simili all’uomo da avere una specie di coscienza propria. Finito quell’incarico, stando a quel che lui stesso dice, avrebbe cambiato mestiere. Non sapremo mai se lo farà veramente.

Ah, già: la storia del cervello di gallina sta andando avanti in maniera sghemba, ma si sta ben delineando l’orizzonte fra la sua e quella di Rick, e non vedo l’ora di arrivare là dove la terra incontra il cielo.

Tornando a Rick, quando incassa le tre taglie dei tre androidi ritirati in un solo giorno va subito a indebitarsi spendendole come anticipo per una capra.
La moglie non sa se saltargli addosso per baciarlo o per strangolarlo, visto il prezzo dell’animale, ma per fortuna opta per la prima ipotesi. Poi, per non sbagliare, va a fondersi con Mercer, il dio di cui parlavo all’inizio, e che non è inutile ai fini della storia, ma non starò qui a parlarvene.

Quella stessa sera, dopo la pesantissima giornata (ritirare tre droidi in un giorno non è uno scherzo!), Rick viene raggiunto da un messaggio del suo capo che gli rivela la posizione di altri due fuggiaschi e lo obbliga a stanarli immediatamente. Lui, però, andrà in un motel a passare la notte con un’androide. Una femmina che abbiamo già conosciuto. Cosa farà nel motel di notte con l’androide, lo lascio alla vostra immaginazione.

Ma la notte è lunga, e quindi, seppur stanco, andrà a caccia. Si recherà nel luogo dove vive il cervello di gallina, che in quanto tale aveva dato rifugio ai tre androidi rimasti, (solo che Rick sapeva ce ne fosse uno di meno…) e con una rapidità impressionante li farà fuori. O meglio, li “ritirerà”. Senza fare il test, dato che inizieranno loro, per primi, a sparargli da dietro la porta dell’appartamento.
L’incontro di Rick col cervello di gallina è di secondaria importanza per noi, dato che non ho approfondito la teologia locale.

Finito ciò, dopo aver informato la centrale esce dal condominio e trova un rospo, lo porta a casa e… finisce il romanzo.

Ma no, dai! Così, su due piedi?
Nessuna traccia di quella famosissima frase?

Vado a leggere la postfazione, ma niente: dice che il film e il libro sono due cose diverse.
Però il libro va letto, cari lettori! Adrenalina (e polvere) a palate, tutto raccontato in una singola giornata di lavoro. L’ultima, in un certo senso, per Rick Deckard.

E con la morale che la vita va rispettata in ogni sua forma.

Bene, mi pare di aver detto tutto il necessario e nascosto parti altrettanto interessanti senza che ve ne siate accorti.
Alla prossima, cari lettori, sempre che la palta non vi sopraffaccia!

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Categorie: Piccola Biblioteca Usata | Tag: , , , , , , , | 2 commenti

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2 pensieri su “Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (*****)

  1. Strano libro davvero che la tua pazienza e caparbietà è riuscita a finire, in diretta rivalsa con “Blade Runner” che trovo semplicemente delizioso…

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