Archivi del mese: febbraio 2014

Harry Potter e la pietra filosofale (****)

Di Joanne Kathleen Rowling
293 pagine
Edizione: Salani Editore
iniziato il: 17/02/2014
finito il: 28/02/2014

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Harry Potter, cari lettori.
Beh, sì, volevo leggere la serie. Tutta. E questo è il primo, che lo avevo già letto a suo tempo, quando uscì per la prima volta, ed era il 1998, e io avevo 18 anni. O poteva essere il 1999, avevo ancora 18 anni, che poi a un certo punto sono diventati 19, ma sono quasi sicuro di averne avuti 18 quando lo lessi. In ogni caso, è un ricordo un po’ troppo remoto per poter dire “parto dal secondo”, oltre al fatto che non sarei riuscito a recensirlo con i soli ricordi.
E il film racconta poco di quanto scritto.

C’è da dire che non ho visto nemmeno tutti i film, per cui il finale mi risulta ancora oscuro, e questa può essere una buona molla per arrivare in fondo.
Ma sto divagando, non posso parlarvi della fine prima di avervi detto come inizia, e con questo chiudo e inizio.

La storia di Harry Potter inizia con una strana giornata del signor Dursley, che sarebbe suo zio.
La famiglia Dursley non vorrebbe aver nulla a che fare con quegli strambi e fastidiosi Potter, ma la signora Potter è sorella della signora Dursley, e non ci si può far nulla.
Immaginate quindi quando una mattina si ritrovano sulla porta di casa, assieme al giornale e al latte, il piccolo Harry rimasto orfano.

E qui ci viene raccontata la dura vita di Harry da quel momento fino agli undici anni, costretto a subire le angherie e i capricci del fratello e a dormire nel sottoscala assieme alla muffa e ai ragni. (io odio i ragni, non ci sarei mai arrivato a undici anni!)

Ecco, a undici anni gli arriva la lettera per Hogwarts, non senza difficoltà, e Hagrid, un omone grossissimo, viene a portarlo via da quella casa.
Harry inizierà a conoscere il mondo magico, e un giorno prenderà il treno per la scuola di stregoneria dal binario nove e tre quarti dalla stazione di King’s Cross, che, per la cronaca, quando nel 2005 sono andato a Londra era stata chiusa a causa di un attentato terroristico, quindi non ho potuto verificarne l’esistenza. Del binario nove e tre quarti, intendo, che la King’s Cross esiste, e lo dimostra il fatto che ci hanno fatto un attentato terroristico.
Mi sto ripetendo.
Dov’ero rimasto? Boh…

Comunque, a scuola si distinguerà subito dagli altri per tutto ciò che gli capiterà. Per esempio, essere l’unico del primo anno a poter cavalcare una scopa, incontrare Cerbero, stordire un Troll di montagna… cose così, insomma, alla portata di qualunque mago. O quasi. Insomma, cose che a qualunque mago, per quanto esperto, risulterebbero difficili.

In ogni caso, Cerbero sta sopra una botola, e sembra che stia facendo la guardia a qualcosa.
E il nostro Harry inizia a perderci la testa, fantasticando su cosa si possa celare là sotto, e alla fine arriva alla conclusione che là sotto sia custodito il pacchetto che Hagrid aveva prelevato nel caveau della banca degli gnomi.

Ma cosa diavolo ci sarà in quel pacchetto? Io una mezza idea ce l’ho, e ce l’avreste anche voi se aveste letto il titolo con più attenzione.
Ma questa, cari lettori, è una mia supposta supposizione, anche se credo di non essere troppo lontano dalla verità.

Comunque, ci si può distrarre col campionato di Quidditch, con le vicende legate al prof. Pyton, col drago di Hagrid e con mill’altre cose fino a quando arriveremo ad aprire la botola che sta sotto a Cerbero, che nel frattempo abbiamo scoperto chiamarsi Fuffi.

E sotto la botola che mai ci sarà? Tranelli e trabocchetti in grande quantità, certo, oltre a una prova di coraggio per ognuno dei tre amici che abbiamo imparato a conoscere, ovvero Harry, Ron e Hermione.
Harry incontrerà il suo acerrimo nemico, e ne uscirà ben bastonato ma vincitore.

Ecco, come al solito non vi ho raccontato tutta la storia, anche se in questo caso è dannatamente inutile, visto che pare io sia uno dei pochissimi a non conoscere la saga di Harry Potter, ma tant’è… non essendo l’unico, almeno non rovinerò la sorpresa a chi ancora non l’ha letto.

Che a leggerlo ci vuole poco, invero, perché è una bella avventura, scorrevole pur essendo molto articolata, e la sensazione alla fine del libro è quella che Joanne abbia fatto un buon lavoro.

Salta la quinta stella solo perché… non so perché, invero, ma non me la sento di dargliene più di quattro.

A presto, cari lettori!

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Le montagne della follia (****)

Di H. P. Lovecraft
153 pagine
editore: Newton Compton
iniziato il: 31/01/2014
Finito il: 1/01/2014

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Allora… Non so perché mi sono messo a leggere Lovecraft, ma quando Cthulhu chiama non si può non rispondere.

Inizia con la solita solfa lovecraftiana, ovvero che il protagonista avvisa tutti di non andare là, di non esplorare, che ci sono cose che devono restare sepolte sottoterra, ma nessuno sembra prestargli orecchio.

E allora, cari lettori, il protagonista ci spiega che qualche anno addietro era già stato là con un’altra spedizione, con altri scienziati, con un paio di navi e qualche aereo per spostarsi all’interno. E che cosa ci sarà mai stato al Polo Sud? E’ presto detto: tanto ghiaccio!
Ma, oltre al ghiaccio, i nostri baldi studiosi, che si dividono in due gruppi, scoprono una catena montuosa al cui confronto la catena dell’Himalaya sembra un insieme di collinette. Riparato da queste montagne alte fino a diecimila metri sta un altipiano, un deserto di ghiaccio, dove scoprono una grotta. All’interno della grotta ci sono alcuni animali mostruosi vissuti sulla Terra, pare, molto prima dell’avvento della vita stessa sul nostro pianeta. All’interno degli animali, gli organi sono così ben conservati che sembra debbano riprendere vita da un momento all’altro.

Saltiamo qualche pagina ed eccoci in balìa di un vento gelido che sembra voler spazzare via tutto, il famoso Blizzard, il vento gelido che porta con sé cristalli di ghiaccio. Ed ecco che il gruppo rimasto al campo base non ha più notizie dell’altro, e infatti di là sono tutti morti. Segue poi un resoconto sulle strane morti, sulla mancanza di una persona di quel gruppo e un cane, e sulla morte pure dei cani, che sembrano… No, non ve lo dico. Però è raccapricciante, per la miseria! Anche alcuni degli animali misteriosi vengono trovati in posizioni alquanto strane… ma ve lo leggerete.

In ogni caso, i nostri eroi vanno avanti. Il protagonista, assieme a un pilota, scopre dopo un breve volo perlustrativo una città labirinto. Vi penetrerà assieme al pilota, scatteranno foto, lasceranno segni, indi riusciranno a entrare in una casa ed esplorarne i labirintici interni, venendo a conoscenza della guerra fra gli Antichi e la progenie di Cthulhu, oltre che una parte della storia primeva, di quando la Terra si era praticamente appena formata.

Non facciamoci domande su come riescano, solo attraverso strani disegni, a capire tutte quelle cose, leggiamo il libro e godiamocelo così.
Perché poi riusciranno ad accedere al sottosuolo e… alle sue mostruosità, ivi compresi anche il cane e l’uomo mancanti di cui parlavo prima.
E credetemi che alla fine della storia non resterete delusi: avrete i vostri mostri! Mostri veri, descritti anche molto bene rispetto al solito, perché qui il buon Herbert non ce li fa solo immaginare!

Vi dirò, cari lettori… le quattro stelle sono meritate, Lovecraft è Lovecraft, e in questo romanzo dà il meglio di sé per quanto riguarda la suspance. Il problema è che ce n’è fin troppa, sembra di guardare quel programma con Linus, e spesso è inutile, tediosa e allunga solo un brodo già fin troppo annacquato.
Ma vi faccio un esempio con parole mie: a un certo punto si mette a divagare per qualche pagina, per poi rivelare che, alla fine, quella cosa raccapricciante che ci ha tenuti col fiato sospeso per tutto quel tempo, quell’orrore non descritto, quella cosa mostruosa che solo a parlarne rievoca il terrore originale nonostante sia passato molto tempo… ebbene, dicevo, Lovecraft ci rivela che il sibilo, simile a un fischio rauco o al suono che fa il vento passando attraverso innumerevoli gallerie sotterranee, non era null’altro che il canto sgraziato di un pinguino. (pensate a due pagine scritte così, prima di arrivare al pinguino!)

Ecco, tutto ciò rende abbastanza pesante la lettura e rallenta considerevolmente il ritmo.
Io, che il più delle volte leggo a letto, crollavo dopo solo un paio di pagine.

Eppure, nonostante ciò il romanzo risulta interessante, non lo si abbandona perché si è curiosi di capire cosa si cela nelle viscere della Terra, e Lovecraft è molto abile a disseminare indizi all’interno della storia che portano a volte fuori pista ma che alla fine combaciano perfettamente con tutto quanto. E si riesce a intuire quel tanto che basta per sentirsi soddisfatti, ma non abbastanza da scoprire la sorpresa finale. Insomma, questo romanzo si può paragonare all’ovetto Kinder: si sa che sotto la carta c’è il cioccolato, si sa che sotto il cioccolato c’è il contenitore con il suo contenuto, ma la sorpresa non viene rivelata fino a quando si apre quel piccolo barilotto giallo.

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Bene, dai, credo che ora andrò a comprarmene uno, quindi vi lascio liberi di andare in biblioteca. Io, invece, vado al supermercato, mi trovate là.

A presto, cari lettori!

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L’Amore si fa con gli occhi

Cari lettori, questo racconto ha la sua origine qui.
Marianna Balducci è una miniera di idee, e questa era adatta a festeggiare l’Amore.
Ma ora… il racconto che doveva essere pubblicato ieri, a S. Valentino.

AGOstino aveva una casa con una finestra ariosa che dava sul fiume.
Era una finestra grande, così grande che ci entrava tutta la casa di FILOmena, che spuntava sull’altra sponda.

Era un sarto poderoso, gli spilli che maneggiava con grande maestria sembravano capelli nelle sue mani tozze.
Realizzava giacche e abiti per chi si dedicava duramente al benessere del bel paesino dove abitava: vestiti resistenti per persone importanti.

Vedeva FILOmena lavorare dentro una finestra altrettanto grande, una figurina leggera che ricambiava i sorrisi che le indirizzava con altri sorrisi.
La scorgeva seduta al suo tavolo, intenta a cucire orli, ricamare tende, addobbare spose.

Vedere quella donnina lavorare con aria sognante gli dava l’energia necessaria per lavorare meglio.

La vedeva bella, sempre allegra, sempre luminosa nei suoi abiti leggeri.
Sentiva di amarla, ed era certo che per lei fosse lo stesso.

FILOmena aveva una casa con un’ampia finestra che dava sul fiume.
Era una finestra così grande che la luce del sole riusciva a illuminarla tutta, dal mattino quando sorgeva fino al tardo pomeriggio, e attraverso quella finestra vedeva il bell'AGOstino.

Era una sartina minuta, gli spilli che maneggiava con amore sembravano colonne fra le sue piccole dita.
Realizzava cose belle per persone semplici, la gioia degli altri era la sua gioia.

Vedere quell’omone sempre indaffarato sorriderle a ogni occasione la rendeva felice, e ricambiava i suoi sorrisi con altrettanti sorrisi.
Lo scorgeva in piedi spillare spessi tessuti sul manichino senza testa.

Lo vedeva forte, pensava a quelle mani sapienti che sapevano forgiare solide corazze per uomini valorosi.

Splendevano due soli, sulla finestra di FILOmena: l’astro che riscaldava il mondo e l’uomo che le illuminava il cuore.

AGOstino frugava la casa illuminata dal sole sull’altra sponda del fiume, in cerca della creatura luminosa che riscaldava il suo cuore.
Non era l’inverno, ma l’assenza di FILOmena da quella cornice che era il suo orizzonte, a portare il freddo.

FILOmena studiava la casa sull’altra sponda del fiume, cercando di carpire il segreto di quella creatura che le era indispensabile come l’aria.
Non era l’estate col suo calore, ma l’assenza di AGOstino da quella finestra, che era il suo confine fra cielo e terra, a farle mancare il respiro.

E AGOstino frugava, e FILOmena studiava.

E AGOstino desiderava raggiungere la donnina che abitava sulla sponda opposta, e FILOmena sperava che l’omone venisse a prenderla e la portasse con sé.

E AGOstino tessé un lungo filo di seta, e lo fece volare fino alla casa di FILOmena.

E FILOmena prese con mani delicate il filo che veniva dalla casa di AGOstino, e lo legò al suo cuore.

E AGOstino sentì i sussurri del cuore di FILOmena, e li cucì al proprio.

E FILOmena afferrò il cuore di AGOstino, fidandosi, e si librò sul filo di seta che conduceva da lui.

E assieme cucirono i propri cuori, che diventarono un cuore più grande capace di contenere tutte le emozioni che gocciolavano dagli occhi.

AGOstino, incontrando così il cuore di FILOmena, abbandonò il lavoro e corse sulla riva del fiume.

FILOmena, incontrando così il cuore di AGOstino, si sfilò le scarpine azzurre e corse a piedi nudi verso di lui.

AGOstino sfidò il fiume con i suoi scarponi, e a metà strada si fermò per sollevare FILOmena e proteggerla dall’acqua fresca, e il loro abbraccio non si sciolse mai più.

Categorie: Racconti già scritti | Tag: , , | 4 commenti

Assenza

Si, lo so. Ma il modem fa i capricci, non vuole connettersi, e fare tutto su uno schermo di tre pollici e rotti è una tortura. Quando avrò risolto ritornerò. A presto, spero, cari lettori. Portate pazienza.

Categorie: Varie ed Eventuali | 3 commenti

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