Le montagne della follia (****)

Di H. P. Lovecraft
153 pagine
editore: Newton Compton
iniziato il: 31/01/2014
Finito il: 1/01/2014

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Allora… Non so perché mi sono messo a leggere Lovecraft, ma quando Cthulhu chiama non si può non rispondere.

Inizia con la solita solfa lovecraftiana, ovvero che il protagonista avvisa tutti di non andare là, di non esplorare, che ci sono cose che devono restare sepolte sottoterra, ma nessuno sembra prestargli orecchio.

E allora, cari lettori, il protagonista ci spiega che qualche anno addietro era già stato là con un’altra spedizione, con altri scienziati, con un paio di navi e qualche aereo per spostarsi all’interno. E che cosa ci sarà mai stato al Polo Sud? E’ presto detto: tanto ghiaccio!
Ma, oltre al ghiaccio, i nostri baldi studiosi, che si dividono in due gruppi, scoprono una catena montuosa al cui confronto la catena dell’Himalaya sembra un insieme di collinette. Riparato da queste montagne alte fino a diecimila metri sta un altipiano, un deserto di ghiaccio, dove scoprono una grotta. All’interno della grotta ci sono alcuni animali mostruosi vissuti sulla Terra, pare, molto prima dell’avvento della vita stessa sul nostro pianeta. All’interno degli animali, gli organi sono così ben conservati che sembra debbano riprendere vita da un momento all’altro.

Saltiamo qualche pagina ed eccoci in balìa di un vento gelido che sembra voler spazzare via tutto, il famoso Blizzard, il vento gelido che porta con sé cristalli di ghiaccio. Ed ecco che il gruppo rimasto al campo base non ha più notizie dell’altro, e infatti di là sono tutti morti. Segue poi un resoconto sulle strane morti, sulla mancanza di una persona di quel gruppo e un cane, e sulla morte pure dei cani, che sembrano… No, non ve lo dico. Però è raccapricciante, per la miseria! Anche alcuni degli animali misteriosi vengono trovati in posizioni alquanto strane… ma ve lo leggerete.

In ogni caso, i nostri eroi vanno avanti. Il protagonista, assieme a un pilota, scopre dopo un breve volo perlustrativo una città labirinto. Vi penetrerà assieme al pilota, scatteranno foto, lasceranno segni, indi riusciranno a entrare in una casa ed esplorarne i labirintici interni, venendo a conoscenza della guerra fra gli Antichi e la progenie di Cthulhu, oltre che una parte della storia primeva, di quando la Terra si era praticamente appena formata.

Non facciamoci domande su come riescano, solo attraverso strani disegni, a capire tutte quelle cose, leggiamo il libro e godiamocelo così.
Perché poi riusciranno ad accedere al sottosuolo e… alle sue mostruosità, ivi compresi anche il cane e l’uomo mancanti di cui parlavo prima.
E credetemi che alla fine della storia non resterete delusi: avrete i vostri mostri! Mostri veri, descritti anche molto bene rispetto al solito, perché qui il buon Herbert non ce li fa solo immaginare!

Vi dirò, cari lettori… le quattro stelle sono meritate, Lovecraft è Lovecraft, e in questo romanzo dà il meglio di sé per quanto riguarda la suspance. Il problema è che ce n’è fin troppa, sembra di guardare quel programma con Linus, e spesso è inutile, tediosa e allunga solo un brodo già fin troppo annacquato.
Ma vi faccio un esempio con parole mie: a un certo punto si mette a divagare per qualche pagina, per poi rivelare che, alla fine, quella cosa raccapricciante che ci ha tenuti col fiato sospeso per tutto quel tempo, quell’orrore non descritto, quella cosa mostruosa che solo a parlarne rievoca il terrore originale nonostante sia passato molto tempo… ebbene, dicevo, Lovecraft ci rivela che il sibilo, simile a un fischio rauco o al suono che fa il vento passando attraverso innumerevoli gallerie sotterranee, non era null’altro che il canto sgraziato di un pinguino. (pensate a due pagine scritte così, prima di arrivare al pinguino!)

Ecco, tutto ciò rende abbastanza pesante la lettura e rallenta considerevolmente il ritmo.
Io, che il più delle volte leggo a letto, crollavo dopo solo un paio di pagine.

Eppure, nonostante ciò il romanzo risulta interessante, non lo si abbandona perché si è curiosi di capire cosa si cela nelle viscere della Terra, e Lovecraft è molto abile a disseminare indizi all’interno della storia che portano a volte fuori pista ma che alla fine combaciano perfettamente con tutto quanto. E si riesce a intuire quel tanto che basta per sentirsi soddisfatti, ma non abbastanza da scoprire la sorpresa finale. Insomma, questo romanzo si può paragonare all’ovetto Kinder: si sa che sotto la carta c’è il cioccolato, si sa che sotto il cioccolato c’è il contenitore con il suo contenuto, ma la sorpresa non viene rivelata fino a quando si apre quel piccolo barilotto giallo.

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Bene, dai, credo che ora andrò a comprarmene uno, quindi vi lascio liberi di andare in biblioteca. Io, invece, vado al supermercato, mi trovate là.

A presto, cari lettori!

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Categorie: Piccola Biblioteca Usata | Tag: , , , , , , , | 1 commento

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Un pensiero su “Le montagne della follia (****)

  1. Da leggere…pesantuccio , ma interessante!

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