Archivi del mese: marzo 2014

L’Orlo della Fondazione

di Isaac Asimov
418 pagine
editore: Mondadori
iniziato il 28/02/2014
finito il 27/03/2014

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Questo, cari lettori, sarebbe il quarto libro della saga. Sembra il sesto, ma è stato scritto per quarto.
Viene prima di Fondazione e Terra, che ho già letto, ma cercherò di far finta di nulla.
Cercherò, ho detto, quindi non so cosa ne uscirà alla fine. Io vi ho avvisati.

L’epoca in cui si svolge il romanzo è a metà fra la nascita della Fondazione e il presunto Secondo Impero, quindi siamo nel 500° anno della fondazione, o, se preferite, nel 500 dopo Seldon.

Abbiamo il sindaco di Terminus, tale Harla Branno, una delle poche donne salite al potere, che se la prende con Golan Trevize, un giovane consigliere che sostiene l’infondatezza del Piano Seldon, e che quindi potrebbe essere condannato a morte per atti sovversivi e tradimento; ma sarà fortunato, perché anziché essere ucciso sembra che debba andare in una specie di esilio con Janov Pelorat, uno storico poco noto della Fondazione col pallino di trovare la Terra in mezzo a venticinque milioni di mondi… praticamente senza indizi.

Una volta partiti, Pelorat spiega la storia della Terra a Trevize e Trevize svela a Pelorat i misteri dell’astronave e dell’universo. Da notare che per Trevize era la prima volta che si trovava a pilotare un’astronave gravitazionale, ma la cosa gli è venuta naturale, grazie forse al (grossissimo) aiuto del computer.

A proposito di computer: è sorprendente il fatto che Pelorat ci dica che tutti i dati che ha raccolto in una vita di lavoro siano contenuti nella sua “biblioteca portatile”, una tavoletta di silicio grande più o meno quanto un normale foglio A4. Cioè… Asimov ci parla già dei tablet?!

A questo punto la storia si sdoppia, cioè Asimov inizia a raccontarci di Stor Gendibal, un Oratore della Seconda Fondazione che, fino a metà del romanzo, sarà impegnato a difendersi da una grave accusa. Non vi parlerò oltre, di lui, vi ho solo detto che c’è e che ha un ruolo importante, e ve l’ho introdotto perché più avanti potrei aver bisogno di parlarne, ma visto che poi dovrete leggervelo da soli… beh, dovrò pur lasciarvi qualcosa di non raccontato, no?

Ecco, torniamo a parlare di Trevize e Pelorat, che di balzo in balzo colmano la distanza che li separa dal settore di Sayshell, coprendo un abisso di diecimila parsec in meno di un’ora. Normalmente ci sarebbe voluto almeno un mese, ma a bordo dell’astronave hanno un computer evidentemente molto potente.
Ecco, in quel settore dello Spazio si troverebbe un pianeta chiamato Gaia, che potrebbe essere la Terra, dato che Gaia, appunto, è uno dei nomi dell’antico pianeta. Scopriremo più avanti che in realtà non lo è, ma per ora non ci interessa.

Una cosa curiosa è che la stella, il pianeta principale e la capitale si chiamano tutti “sayshell”, quindi potrebbe nascere un po’ di confusione. Cercherò di farne il meno possibile.

Dicevo, arrivano in quel settore e approdano nella capitale, dove trovano una vecchia conoscenza di Trevize: Compor. Dovete sapere che i due un tempo erano molto amici, ma Compor ha tradito Trevize raccontando al sindaco Branno delle sue teorie sovversive, e Trevize sa benissimo che è stato lui a spifferare tutto. L’incontro non è quindi dei migliori.
Compor cerca di fare andar via da lì Trevize e Pelorat, li spinge ad andare nel settore Sirio, dove si dice conoscano tutto sulla Terra, ma, anche se quest’ultima cosa in effetti è nota ai più, Trevize non si fida e decide di rimanere sul pianeta Sayshell.
Teme, infatti, che sia tutta una macchinazione della Branno per tenerlo sotto controllo.

Quanto si sbaglia, il povero Trevize! Lui non sa cosa c’è sotto, ma noi sì, epperò la cosa fa parte di quegli eventi di cui non vi sto raccontando nulla, quindi tenetevi la curiosità o spulciate Wikipedia. O, ancora meglio, leggetelo, perché da me non saprete proprio nulla di questa appassionante parte del romanzo! (non in questa sede, almeno. Poi là, da qualche parte, trovate la mia mail.)

Comunque, i nostri due si recano all’università sayshelliana, dove incontrano un professore che desidera parlare con Pelorat a proposito della Terra. Da lui, Pelorat viene a sapere che la Terra è diventata radioattiva per cause sconosciute, o almeno così narra la leggenda locale, e scopre pure che anticamente erano esistiti i robot, sempre secondo le credenze locali.

Ma Trevize vuole sapere come si arriva su Gaia, argomento che sembra un tabù, sul pianeta, ma grazie alla sua abilità riesce a estorcere qualche informazione al professore appena conosciuto.
Fatto questo fanno rotta verso la loro nuova meta, e durante il viaggio Trevize interroga il suo compagno di viaggio a proposito della sua competenza su Gaia, perché Pelorat aveva rivelato cose che in teoria non avrebbe potuto sapere, vista la reticenza dei sayshelliani a parlarne, cose che solo un sayshelliano avrebbe potuto raccontargli, oppure potrebbe averle lette Pelorat stesso frugando nella mente del professore, se fosse stato un membro della seconda fondazione.
Quale sarà la verità?

Nessuna delle due, invero, ma cambiamo personaggio: Harla Branno. La sindachessa di Terminus, informata dall’infedele Compor, sa che Trevize e Pelorat si stanno recando nel gaio mondo, e, sapendo la storia (o la leggenda),decide di recarsi là con ben cinque possenti navi da guerra armate fino ai denti credendo di riuscire a fare qualcosa. Non ne caverà un ragno dal buco, invero, ma non se ne renderà conto. Leggete e saprete.

Nel frattempo, Janov e Golan (tanto per cambiare li chiamo per nome) procedono a microbalzi lo studio del pianeta, da lontano, cercando di capire se è abitato, se è ostile o meno, e, naturalmente, se ci si può atterrare in tranquillità.

Vengono però afferrati dal Pianeta, che sembra avere una volontà propria. Gaia sceglie di portarli a sé, di farli atterrare e parlare con la persona più importante, che spiegherà loro alcune cose sui robot, per esempio che sapevano leggere la mente umana e lo hanno insegnato pure a loro; che una volta esisteva la casta degli Eterni (ve li ricordate? Sennò andate a rileggere “la fine dell’Eternità”), ma pensavano fossero robot, e varie altre cose. Infine diranno a Trevize che è stato scelto per decidere quale sarebbe stato il futuro della galassia.

Bene, cari lettori, qui mi fermo perché ora dovrei dire qual è stata la sua scelta e raccontarvi pure le considerazioni finali, cosa che probabilmente vi rivelerò con la recensione di “Fondazione e Terra”. E’ un libro che si fa leggere piuttosto velocemente, molto piacevole, come del resto lo sono molti altri romanzi asimoviani, però… c’è un però. Anzi, due: io ci ho messo un mese a leggerlo, ma non ho avuto molto tempo per farlo, e questo è un primo però.
Il secondo, ben più importante, è che qui abbiamo la seconda incongruenza riguardo Hari Seldon. La prima, se ricordate, era che in “Fondazione anno zero” Seldon muore su Trantor, quando in “Prima fondazione” (successivo, ma scritto anni prima) Seldon veniva esiliato e moriva su Terminus; la seconda, che troviamo qui, è che si dice che Seldon abbia studiato la psicostoria da solo e in gran segreto, quando è cosa nota a questo punto della storia che aveva un’equipe ben fornita di persone addestrate appositamente allo studio di questa materia.

Ma è venuto il momento di concludere, ora, quindi vi lascio alle vostre elucubrazioni mentali e… al prossimo libro, “Fondazione e Terra”, che sarà conclusivo del ciclo.

Alla prossima, cari lettori!

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#1 – “Prologo”

Il braccio meccanico sollevava e sbatacchiava tutti quei corpi metallici affastellati nella discarica italiana autorizzata numero 31580. Il clangore era assordante, quando il ragno si apriva e li lasciava cadere sopra tutti gli altri, nella sezione destinata ai robot dismessi.

Da lì, alcuni addetti, dotati di un esoscheletro per carichi pesanti, li prelevavano e li portavano nell’officina dove altri tecnici smontavano le parti ancora utilizzabili, le catalogavano e le inviavano al magazzino di raccolta, da dove sarebbero stati venduti come pezzi di ricambio per altri robot o, con le opportune modifiche, come protesi per gli esseri umani meno abbienti.
Tutto quello che rimaneva, le parti inutilizzabili, veniva gettato alla rinfusa su un unico nastro trasportatore e inviato alla fornace, dove sarebbe stato fuso e trasformato in lastre, pronto per essere plasmato in parti per altre macchine.

Nella confusione di quella discarica, sballottato da una parte all’altra, un cervello ricominciò a funzionare: emetteva una debole luce azzurrognola, e ronzava e vibrava impercettibilmente.
Il robot cui apparteneva aveva subito un grave incidente: non restava quasi nulla del corpo, solo una testa spaccata a metà, i pistoni che collegavano il teschio al torso, responsabili dei movimenti del collo, mezzo busto ammaccato e la colonna vertebrale sintetica intera.
Con ogni probabilità, il tecnico che l’avesse avuto sotto le mani avrebbe salvato solo quell’ultima parte, e gettato il resto.
Invece, quel tecnico si accorse che il robot era ancora attivo, quindi separò il cervello e la spina dorsale dal resto della ferraglia ormai inutile e mise il tutto nella sua valigia. Era un’occasione unica, quella di trovare un cervello funzionante, e non se la sarebbe fatta sfuggire per nulla al mondo.

Io mi chiamo Rossella, matricola GE 27.999, quel cervello era il mio, e questa che sto per raccontare è la mia storia.

[Continua]

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How many books must a man read down…

Così, giusto per bullarmi un po’, ma solo qui nel mio spazio, senza rompere le balle a nessuno.

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Fun Cool 9 by gelostellato

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Chi non conosce il Fun Cool?
Uh, quante mani alzate! Riformulo: chi conosce il Fun Cool?
Nessuno?

Gnoranti!

Il Fun Cool è il concorso più figo del web, ideato e promosso da gelostellato, e consiste in questo:
producete una frase che abbia soggetto, predicato e complemento. O più soggetti, più predicati e più complementi. I complimenti sono altrettanto graditi. Grigliati è meglio. Non sono ammessi punti fermi tranne alla fine.

Aggiungete un titolo e postatelo da qualche parte a lui visibile. Facile, no?

Fatto, state concorrendo per vincere un libro o un premio immaginario. Per maggiori informazioni cliccate uno qualunque dei Fun Cool che ho scritto, tranne quello del titolo.

E’ tutto, cari letori. Buona fortuna! Partecipate numerosi, ma non troppo, perché meno siete meglio è, per me.

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