#2 – Rinascita

#1 – Prologo

Niccolò, il tecnico, mi portò a casa dentro la sua valigia.
Aveva ventisette anni e viveva da solo, come tutte le persone sulla Terra.
Gli uomini avevano raggiunto l’ideale di libertà definitiva, tutti erano “liberi”, e così pure Niccolò.
Era libero di uscire e tornare come gli pareva, libero di sedersi in mutande sul divano, libero di lasciare la tavola in disordine dopo aver mangiato.

Così, quella sera si preparò un boccone veloce e si chiuse nel suo piccolo laboratorio privato, in compagnia del mio cervello.
Mi collocò sul banco di prova, mi diede energia e si sedette ad aspettare che succedesse qualcosa.

Dopo pochi minuti, la luce del cervello divenne di un blu intenso e il ronzio cessò del tutto, come pure la vibrazione: era il segno che stavo funzionando in maniera corretta.

Niccolò era felice: avrebbe potuto costruire un robot che gli sbrigasse le faccende domestiche e col quale potesse avere uno scambio di opinioni. Certo, avrebbe dovuto trafugare qualche altro pezzo dal magazzino, ma non era un problema: capitava spesso di dover riparare un robot magazziniere, e nessuno si preoccupava di dove andassero a finire le parti danneggiate. In breve tempo avrebbe avuto le parti necessarie per costruirmi un primo corpo mobile.

Questi erano i suoi pensieri mentre faceva del suo meglio per allacciarmi a una vecchia radio, così da potermi interrogare e farsi dare informazioni sul modello e su come poteva programmarmi al meglio.

Purtroppo, la mia memoria era danneggiata, non sapevo più chi ero, cosa facevo prima dell’incidente (quale incidente?), chi erano i miei proprietari… Nulla di nulla.
Era rimasto intatto solo il chip con i dati sul modello e le tre leggi della robotica.

Ma Niccolò era un buon tecnico, e mi avrebbe riprogrammata secondo nuovi schemi, basandosi sulla base di modelli simili.

Nel giro di un paio di mesi, Niccolò costruì una rudimentale struttura dove poté installare un nuovo cranio, due braccia diverse, una con tre dita prensili e una con una mano intera, una batteria nuova e un sistema di locomozione su tre ruote.
Non era molto, ma era quanto di meglio fosse riuscito a trovare.

Nel frattempo, aveva caricato nella mia memoria principale i programmi di base:
un vocabolario multilingua, le grammatiche, i protocolli di obbedienza, l’etica robotica.
Fece alcune ricerche, e scoprì che ero capace di apprendere dai miei errori e dalle mie esperienze, e che col tempo avrei forgiato un mio carattere.

Così fece quello che in pochi avevano avuto il coraggio di fare: mi installò l’hardware con tutti i protocolli per i sentimenti.
Non gli fu difficile trovarne uno, dato che la maggioranza delle persone li faceva rimuovere fin da subito: a nessuno interessava un robot che potesse ridere e scherzare, ma anche arrabbiarsi, offendersi o, peggio, pensare.

Quello che il cittadino medio voleva era un robot obbediente, remissivo, incapace di opporsi al proprietario. Opporsi in senso verbale o concettuale, ovviamente, perché un robot è programmato per servire, e in ogni caso un robot non avrebbe potuto danneggiare un essere umano. Un robot è programmato per non esserne capace.

Ma Niccolò aveva bisogno anche di qualcuno con cui scambiare quattro chiacchiere dopo il lavoro, qualcuno con cui confrontare le idee… e che non fosse impegnativo come un essere umano.
A un robot puoi ordinare di tacere, o di andare a sbrigare qualche faccenda… a un essere umano no.

Inserì il mio cervello all’interno del nuovo cranio artificiale, allacciò le articolazioni alla spina dorsale e mi attivò per la prima volta.
A quel punto avevamo già imparato a conoscerci: mentre ero collegata alla radio, sul banco di prova, mi aveva istruito su cos’avrei fatto una volta che avessi potuto muovermi, e aveva imparato a comandarmi con cortesia, seguendo l’intonazione vocale delle mie risposte..

Le connessioni funzionavano alla perfezione, e gli arti erano stati riparati in maniera efficiente. Riuscii a coordinare il mio nuovo corpo quasi immediatamente, senza torpori o interferenze, e così iniziai fin da subito a imparare i lavori domestici e i primi, rudimentali pensieri mettendo insieme le informazioni che riuscivo a raccogliere restando all’interno dell’appartamento.

[Continua]

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10 pensieri su “#2 – Rinascita

  1. Cipiacecipiacecipiaceeee! Ma non ha un nome lei? Mi è sfuggito? È nel prossimo capitolo? Ci piaceeee 🙂 madò ora devo aspettare UN MESE che poi non sarò nemmeno qui il primo maggio, ma tornerò il 9…quindi devo aspettare 40 gg? Uff… Ok… Aspetteremo?

  2. Molto originale!

  3. Eh per ora posso dire che continua a incuriosire ma serve leggere il resto 🙂

  4. Pingback: #3 – Lavoro | il Venditore di pensieri usati

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  6. Pingback: #4 – Anima e corpo | il Venditore di pensieri usati

  7. Pingback: #5 – Epilogo | il Venditore di pensieri usati

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