Il sole nudo (*****)

Di Isaac Asimov
249 pagine
edizione Mondadori
iniziato il 3/04/2014
finito il 16/04/2014

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Bentrovati, cari lettori!
Ecco, mi sono preso un po’ tardi e sono già arrivato a metà romanzo, quindi spero mi perdonerete se ci sarà qualche lacuna nel racconto. Ma tanto alla fine non importa, perché qualcosa ve l’ho sempre tenuta nascosta.

Inizio col dire che Asimov era certamente un visionario, o uno che ha viaggiato nel tempo, dal futuro, ed è arrivato a noi per rivelarci cose che all’epoca erano impensabili.
Per esempio, nel romanzo precedente ci dice che R. Daneel Olivaw ha una “subeterica” indipendente, con la quale può ricevere e inviare telefonate; accedere a un sacco di dati; scaricare i filmati delle videocamere di sorveglianza; mostrare un’immagine tridimensionale di una persona come una specie di videochiamata, ma ad ologrammi… Ebbene, questa “subeterica” non vi ricorda il nostro internet Wi-Fi?
In questo romanzo, invece, ci svela un’altra cosa, ma ve la rivelerò fra un momento.

Torniamo a incontrate lije Baley, che viene convocato a Washington per una missione segretissima. Per andare da New York a Washington dovrà prendere l’aereo, e fin qui nulla di strano, ma Asimov ci descrive il velivolo come un aereo connesso alla subeterica, senza finestrini e, udite udite, comandato a distanza. Un aereo telecomandato. Forse un moderno drone a uso civile? E pensare che siamo solo all’inizio, coi droni!

Ecco, quando Lije arriva a Washington scopre che deve affrontare una missione interplanetaria: dovrà recarsi su Solaria, un pianeta dove ci sono più robot che uomini, a risolvere un caso di omicidio. Deve partire subito, senza poter salutare la moglie e il figlio. Triste separazione.

Arriva su Solaria viaggiando su una nave spaziale guidata da robot, dovendo rimanere rinchiuso per giorni in una singola stanza. Si sentirà perduto e solo, e una volta arrivato sul pianeta la situazione sarà resa più pesante dall’assenza di muri. Perché Lije è abituato alla vita “dentro” la città, e gli spazi aperti di Solaria gli danno una forte sensazione di agorafobia.

Inaspettatamente trova ad accoglierlo un volto amico: R. Daneel Olivaw, il suo collega robotico. Era stato proprio lui a voler Lije come assistente!
Daneel lo accompagna in una casa gigantesca costruita apposta per lui, e che verrà distrutta quando andrà via. Qui si perdono in un sacco di dettagli inutili, fino a quando non parlerà con una persona che gli spiegherà la situazione. Saprà così di non avere appoggi, dato che quel pianeta conta solo ventimila abitanti, distanti centinaia di chilometri uno dall’altro, e che quindi non esiste polizia perché la criminalità è zero.

Però c’è stato un omicidio. Lije parlerà in primo luogo con la moglie, che gli si presenterà nuda al comunicatore tridimensionale. C’è uno strano concetto di “visione”, cioè che essa non implica contatto fisico perché è solo un’immagine, quindi per loro è normale”vedersi” anche nudi. Comunque si coprirà un pochetto, e le spiegherà il suo punto di vista. Conosceremo un po’ di più gli usi dei solariani, cioè che anche marito e moglie non si vedono mai se non per l’atto sessuale in sé. Non è detto in modo esplicito, ma lo fanno capire chiaramente.

Non vedendosi mai, la moglie non è tanto scossa per aver perduto il marito (cosa trascurabile), quanto per averne visto il cadavere riverso a terra pieno di sangue col cranio fracassato.

Lije e Daneel riprenderanno poi la conversazione col capo della sicurezza, che però verrà avvelenato sotto i loro occhi. Impotenti, dato che sono al “telefono”, vedranno un robot portargli un bicchiere d’acqua, lui berrà e stramazzerà al suolo. Interrogheranno il robot e il medico, che sembra un incompetente.

La moglie della prima vittima ci spiegherà poi che il dottore li “visiona” solo, i cadaveri, “figuriamoci se li vede davvero di persona!” Perché, ripeto, i solariani sono praticamente asociali.
Non del tutto, perché si chiamano, si visionano, stanno insieme in sale comuni stando comodamente a casa. Si vedono di persona solo moglie e marito in orari prestabiliti, assegnati per legge.

Comunque, il medico serve a poco, visto che non ci sono malattie su Solaria, e questo lo rende una presenza pressoché inutile.

Ma andiamo avanti e vediamo che la donna, durante la conversazione a una cena virtuale, interrompe bruscamente il contatto ritenendosi offesa, dato che Lije le stava parlando con una certa foga, pur non ritenendola colpevole.

La visione successiva riguarderà il nuovo capo della sicurezza, che vorrebbe rispedire Lije e Daneel sui rispettivi pianeti, ma Lije, con abile mossa, riuscirà non solo ad avere il permesso di continuare le indagini, ma anche il permesso di poter vedere di persona chiunque riterrà opportuno vedere.

A questo punto l’unico problema è Daneel, che, essendo un robot, non vuole che Lije venga danneggiato. In pratica, teme che prima o poi venga in contatto diretto con l’assassino e a sua volta avvelenato, quindi non vorrebbe lasciarlo uscire di casa. Lije userà la logica a suo vantaggio, cosrtingendo il robot a una situazione di stallo in cui il male minore è lasciare che Lije si rechi a casa di chi vuole interrogare.

Il primo ad essere interrogato sarà un sociologo, dal quale conosceremo un pezzo della storia dei solariani, sapremo il perché sono così eremiti, pur non comprendendolo appieno, e ci stupiremo ancora del pressapochismo di chi pratica un mestiere qualunque in quel pianeta.
Il sociologo, poi, farà saltare sulla sedia quelli che già hanno letto il ciclo delle fondazioni, perché parla di applicare la matematica alla sociologia…
Gli altri, invece, se ne ricorderanno a tempo debito.

In ogni caso le visite vanno avanti. Lije visionerà un robottista, dato che questi non vorrà in alcun modo farsi vedere, e qui verrà messa in discussione la prima legge della robotica, introducendo il dubbio che possa davvero essere stato un robot a commettere l’omicidio.
La chiamata si concluderà in maniera un po’ brusca, e Lije tornerà a visionare la moglie della prima vittima; non prima, però, di essere andata a trovarne la sostituta nella “fattoria” dove vengono allevati i bambini. Ai bambini, per inciso, viene soppresso l’istinto di vedere altre persone facendoli abituare poco a poco all’isolamento totale.

Comunque, la bella moglie del defunto acconsentirà a farsi vedere, e si farà avvicinare tanto da poter quasi toccare Lije. Questo fa tornare a supporre che potesse essere stata lei, ad ammazzare il marito, e il mistero diventa complicato.

Ma accade qualcosa, all’esterno, per cui Lije rischierà la vita, capirà tutto e si esibirà quindi in un detective show di tutto rispetto, portando alla luce il colpevole. Ci accorgeremo che ci si poteva arrivare facilmente, dato che gli indizi c’erano tutti. Certo, un ultimo indizio dà una spinta in più verso la persona che ha ucciso, ma non è così importante. Ripeto: gli indizi sono sparsi per tutto il romanzo, basta solo estrarre le chiavi dalla cultura dei Solariani e dalla logica ferrea dei robot.

Tutto il resto sono solo parole, quando Lije ritorna sulla Terra, parole per dare una spinta verso lo spazio all’umanità intera.

Bene, cari lettori, anche per stavolta ho terminato. Spero come sempre di avervi incuriositi, magari pure divertiti, e vi auguro buona lettura.
E buona notte, vista l’ora tarda in cui sto scrivendo queste ultime righe.

A presto!

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