#3 – Lavoro

#1 – Prologo
#2 – Rinascita

Trascorse un periodo di quattro mesi, durante i quali, per testare le reali capacità del mio cervello, mi insegnò a giocare agli scacchi senza installare alcun software; mi lesse alcuni saggi di filosofia, da Platone a Nietzsche, mi fece leggere un’enciclopedia di storia universale.

E io imparavo, e più input immagazzinavo, più i miei ragionamenti diventavano complessi, la mia capacità di trovare soluzioni a problemi teorici e pratici si espandeva.
Era nata in me la curiosità, volevo imparare a costruire parti meccaniche, tecniche di coltivazione, arti varie. Il tutto senza pretendere che mi fosse installato alcunché.
Era nato in me un desiderio di cultura, e con esso un primo elementare amore per la conoscenza.

Così gli chiesi di raccontarmi la sua storia.
Sorrise appena, dicendomi di come la società fosse radicalmente cambiata nel corso degli anni: il concetto di famiglia era superato, gli amori nascevano e si spegnevano senza lasciare traccia, i bambini nascevano tutti in provetta, geneticamente randomizzati da un computer centrale.
Venivano poi educati sommariamente da balie robot, che li seguivano fino all’età di 18 anni, quando veniva loro installato un chip con le informazioni necessarie a svolgere un lavoro.

Niccolò non era stato cresciuto diversamente, e gli venne impiantato il chip con le istruzioni da tecnico riparatore, quindi venne spedito alla discarica per smontare i robot fuori uso.
E lì aveva vissuto gli ultimi 9 anni.

Un giorno gli chiesi di poter uscire.
Niccolò chinò il capo, si fece cupo in volto. Gliene chiesi il motivo.
Non disse niente, si limitò ad aprire la finestra che dava sulla strada, finestra che mi aveva sempre vietato di toccare, e mi disse di guardare fuori.

E capii. Capii che il mio corpo non era fatto per uscire, che non ero abbastanza agile, e troppo inesperta su quello che era la realtà.
Fuori non c’erano robot simili a me, e tutti quei corpi e quelle macchine si muovevano in un modo così frenetico che i miei sensori visivi non erano in grado di seguire i movimenti di una singola entità.

“E’ questo che vuoi?” mi chiese.
Risposi di si.
Mi disse che da solo non avrebbe potuto farcela, e che avrei dovuto darmi da fare.
Pubblicò un’inserzione sul giornale, per pochi soldi mi avrebbe data a nolo a chi avesse avuto bisogno di sbrigare faccende domestiche.

E così iniziai il primo lavoro da quando ero rinata. Non vedevo altro che case, e persone che uscivano da esse non appena finito di darmi gli ordini.
Niccolò veniva a riprendermi la sera, dopo il lavoro.

Ci vollero diversi mesi, per racimolare il denaro necessario a procurarmi un corpo vero e proprio.

[Continua]

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