I robot e l’Impero (****)

DI Isaac Asimov
387 pagine
Editore: Mondadori
Iniziato il 8/05/2014
Finito il26/05/2014

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Bentrovati, cari lettori, rieccoci qui con Asimov.
Non so se riuscirò a parlare di altro, almeno fin che avrò finito almeno il ciclo dell’Impero.

Sono passati duecento anni da quando Lije baley è stato su Aurora. Oramai è morto, i terrestri hanno iniziato la colonizzazione di altri mondi, mentre quelli degli spaziali sono ormai in declino.
Ci troviamo su Aurora, Fastolfe è morto da poco e Lady Gladia ha ereditato i due robot più importanti: Daneel l’umanoide e Giskard col potere di leggere la mente degli uomini.

La prima cosa che succede è sentir parlare di Lije, e Lady Gladia avrà a che fare con un tirapiedi del dott. Amadiro, che, come nel precedente romanzo, porta avanti la sua politica antiterrestre, oramai non più ostacolata da Fastolfe.
Detto tirapiedi sostiene di essere discendente di Lije Baley, e ciò gli starebbe rovinando la possibile carriera che potrebbe fare al servizio di Amadiro. Cosa comunque irrilevante, come scopriremo in seguito.

Il tirapiedi del dott. Amadiro, comunque, sembrerebbe non essere figlio suo e di Lije, quantomeno Lady Gladia propone argomentazioni convincenti; in ogni caso lui è andato a casa sua a dirle che presto riceverà una visita da un colono che porta il cognome Baley.

Quando se ne va, i due robot, Daneel e Giskard, si lasciano andare a un lieve flashback riguardo l’ultimo incontro tra Fastolfe e Lije e gli avvenimenti politici a proposito di Aurora e della Terra (e rispettivi coloni) degli ultimi duecento anni.

D. G. Baley (D. G. sta per Daneel Giskard), il colono, capitano dell’astronave mercantile con cui è sbarcato su Aurora, prova di essere un reale discendente di Lije, e convince Lady Gladia a tornare su Solaria per motivi economici. Dovete sapere, cari lettori, che Solaria è un pianeta ormai disabitato, o presunto tale, dove già due navi mercantili sono state distrutte dopo essere atterrate. D. G. vuole con sé Lady Gladia per poter identificare un approdo sicuro, per esempio la sua antica residenza, dove lei avrebbe potuto riconoscere e dare ordini ai robot che furono stati di sua proprietà. Dico “furono stati” perché Gladia manca da Solaria da oltre duecento anni galattici standard (esattamente quelli terrestri).

Le sorprese, però, non tardano ad arrivare: la residenza che fu di Lady Gladia ha cambiato proprietari, i robot non devono fare avvicinare nessuno, e un robot umanoide femminile, molto più perfezionato di Daneel, tenta di uccidere Daneel stesso e D. G. perché non li considera umani. Daneel per ovvi motivi; D. G. perché sappiamo già che i solariani considerano i terrestri (e di conseguenza i coloni) una specie sub-umana.

Scappiamo da Solaria fin che siamo ancora vivi e ci rechiamo su Baleyworld, il pianeta fondato dal figlio di Lije, dove Lije è una leggenda, un eroe del passato. Qui Lady Gladia terrà un discorso memorabile a proposito della fratellanza fra i popoli, finito il quale dovrà restare per un lungo periodo in un appartamento sotterraneo, sorvegliato a vista, per far sì che gli anti-spaziali non le possano nuocere.

Scopriremo in un secondo momento che la corazzata auroriana, che stava inseguendo il mercantile, non lascerà più il suolo di Solaria.

Tornando a noi, Aurora rivuole ufficialmente indietro Lady Gladia, per motivi che per ora restano ignoti, quindi i coloni sono costretti a rispedirla indietro. A comandare la nave che la riporterà sul pianeta sarà di nuovo Baley.

La parte successiva ci presenta il dottor Amadiro, l’acerrimo nemico di Fastolfe, complottare con Mandamus per la distruzione della Terra attraverso l’uso dei robot umanoidi. Mandamus è il tirapiedi di cui sopra, e i fatti narrati risalgono a pochi anni prima, un flashback necessario che ci porterà a comprendere meglio gli eventi di cui si parla nel tempo corrente.

Non vi svelo i particolari del piano, anche perché il buon Isaac non lascia dire nulla ai personaggi. Si sa che c’è un piano che viene portato avanti, e che sembra funzionare, ma noi lettori non possiamo fare altro che attendere che tutto si riveli. Quindi mettiamoci l’anima in pace e aspettiamo il momento cruciale.

Nel frattempo, capiremo che non è Aurora che vuole indietro Lady Gladia, ma il dott. Amadiro che vuole per sé il robot Giskard, dopo aver scoperto che è in grado di leggere la mente umana. Lady Gladia si rivelerà quindi un mero diversivo. Solo che il robot gli sfuggirà per un soffio, e Giskard partirà per la Terra seguendo Lady Gladia e Daneel.

Saltiamo un po’ di intrighi politici e atterriamo direttamente sul pianeta Terra.
Qui Lady Gladia dovrà tenere un comizio di presentazione la sera stessa del suo arrivo, ma sarà il bersaglio di un attentato terroristico da parte di un robot umanoide. Si, avete letto bene: un robot umanoide, che non è Daneel, le punterà addosso un disintegratore e premerà il grilletto, mancandola per un soffio.

Si scoprirà poi che il vero bersaglio non era lei, ma poco importa: il robot era di Aurora, e mirava a rendere instabili i rapporti politici fra terrestri e spaziali.

Intanto, Daneel e Giskard, dopo lunghe riflessioni, scoprono quale sia il piano del dott. Amadiro e, dopo altre riflessioni anche non inerenti la “crisi”, come viene definita, creano la legge Zero, più forte della prima e che mira a salvaguardare il bene dell’umanità prima del bene del singolo.
In due parole, la legge zero è uguale alla prima legge, solo che applicata a tutti gli esseri umani.

Giskard, poi, farà sapere a Daneel come modificare i suoi circuiti per riuscire a leggere il pensiero degli uomini. Appena in tempo, prima di lasciarci per sempre.

E il piano? Beh, sicuramente il finale vi lascerà l’amaro in bocca. I lettori di Asimov, quando uscì questo romanzo, già sapevano come sarebbe finita, dato che “Fondazione e Terra” era già stato scritto, e comunque si intuisce già leggendo l’intero ciclo delle fondazioni; tuttavia se volete leggere la storia dell’Universo dall’inizio… beh, resterete con un palmo di naso. E qui ho già detto troppo, e voi avete capito tutto. Mi dispiace ma dovevo renderlo noto: me l’hanno detto le voci.

Unico neo di questo romanzo? E’ un pochino più lento di come dovrebbe essere, si dilunga forse troppo con la politica, e lascia alcuni punti in sospeso. Invero, è fortemente caratterizzato dalla politica, ma alcune parti erano, a mio avviso, abbastanza superflue. Sempre che non servano da trampolino per ciò che accadrà nel ciclo dell’Impero, ma lo vedremo più avanti.

Finisce qui l’era dei robot, con questa storia di transizione fra loro e l’Impero. La prossima volta vedremo come si espanderanno i nuovi Coloni, la nascita dell’Impero Galattico, la sua espansione e altre cose che or ora non conosco.

Alla prossima, cari lettori!

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