Mostri (****)

Di Tiziano Sclavi

169 pagine
edizione: Edizioni BD
iniziato il 26/05/2014
finito il 28/05/2014

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Bentrovati, cari lettori!
Innanzitutto voglio ringraziare il mio collega Diego che mi ha suggerito (e prestato) questa bellissima edizione di questo racconto. Dico bellissima perché a parte la sovracopertina, che non ho visto perché se l’è tenuta, e la copertina cartonata, rigida, calibro 2, all’interno troviamo molte illustrazioni di Federico Maggioni. Chi è Federico Maggioni? Ecco, non lo so, ma potrete vedere alcuni suoi disegni nel corso di questa breve non-recensione.

Allora, cosa ci racconta il buon Sclavi?
Il suo è un racconto di mostri, come dice il titolo. Mostri a vari livelli, tutti reali, uno più brutto dell’altro.
Teatro della storia è un ospedale. O una clinica privata. O una specie di manicomio, che ne so! Sta di fatto che c’è gente con varie malformazioni a letto in stanze comuni, ci sono corsie, infermiere e dottori. E ci sono i mostri.

Abbiamo Gnaghi, che non sappiamo quanti anni abbia, ma ha i capelli grigi. Farfuglia parole senza senso, ha paura di tutto, ma se si impegna riesce a dire qualcosa di sensato. È il classico “scemo”, che non capisce cosa gli succede attorno; passa la vita in maniera insensata, gli piacciono le cose rotonde, tanto che è difficile portargli via la tazza della colazione (ne ha tre sul comodino). Un giorno, i genitori vanno a trovarlo, stanno lì un poco a compatirlo, poi se ne vanno quando finisce l’orario di visita, dicendogli che il giorno dopo ci sarebbe stato il sole. Perché a lui piace tanto, il sole, e loro ci tenevano a vederlo sorridere almeno un po’.
Gnaghi ora si rimette a letto, e inizia a piangere. Fra un singhiozzo e l’altro, fra un’incomprensibile frase e l’altra, due parole agghiaccianti: “Io capisco”.
Il giorno dopo lo troviamo mogio alla finestra a dire “non c’è sole, no”.

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Abbiamo Samuele, detto Sam, che sa girarsi sulla pancia e accendersi la sigaretta da solo, con la bocca. E’ nato senza né gambe né braccia, ma con l’organo sessuale funzionante.
Passa la vita a letto, spostato di qua e di là dalle infermiere secondo l’esigenza. Nonostante tutto è un tipo allegro. Credo che non abbia mai visto niente, al di fuori dell’ospedale, ma ti viene fuori con una perla tipo “Penso che fuori sia lo stesso che qui. Ma in più bisogna trascinarsi dietro la propria ombra.”

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Abbiamo Ciccio, che ci racconta la storia dal suo punto di vista. E’ un nano deforme, uno scherzo della natura che è lì da presunto sano.
Dice che uscirà da quel buco di posto, è questione di pochi giorni.
Nel frattempo spera nelle analisi del sangue e in quelle dei valori del fegato.
Nutre clandestinamente gli uccelli che si radunano nel giardino della clinica.
Fuma nei corridoi in barba alle regole, scherza in maniera pesante con le infermiere ma, sotto la scorza dura, in realtà vuole bene a Sam e Gnaghi, che aiuta sgarbatamente a modo suo.

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Ecco, a Ciccio faranno visita due amici del circo in cui lavorava, gli dicono che si trasferiranno a cinquanta Km da lì, e che se vorrà potrà raggiungerli.

E poi non c’è molto altro da dire. Ciccio racconta la vita di loro tre all’interno del reparto speciale dell’ospedale (che sì, si è capito dove sono), e a un certo punto riceve una soffiata.

Quello che succede è che lui viene a scoprire dove si trova il laboratorio dove sono conservate le analisi che potrebbero farlo uscire, finalmente, dall’ospedale, quindi si organizza per arrivarci, complice un’infermiera che gli dà un foglietto a mo’ di ricetta per farsele dare.

Di notte esce dalla sua stanza, diretto al laboratorio… ma torna indietro, con una carrozzina che ha trovato per caso, a riprendere Sam, per fargli fare un giro. Un attimo dopo li segue anche Gnaghi, che vuole andare anche lui.
La disperata spedizione riesce a portare a termine la missione, Ciccio rientra nella stanza con la busta in mano ancora sigillata, ma al momento cruciale non la apre.

In lui sorge come un sentimento di amicizia, non se la sente di abbandonare i due amici, e compie un gesto che riempie il cuore.
A questo punto le possibilità che ha sono due: fuggire da lì con Gnaghi e Sam, che tanto sa come fare senza farsi scoprire, oppure rimanere in quella stanza per il resto dei suoi giorni. Vi lascio col dubbio di che cosa farà, che tanto a questo punto dovete solo andare a leggervi l’ultima pagina.

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A questo punto direi che di mostri ne abbiamo visti molti: mostri come i tre protagonisti, ovvero persone con malformazioni di vario genere che Ciccio osserva nelle altre stanze, infermiere che trattano i nostri tre eroi come fossero bambini scemi anziché adulti con pensieri e idee proprie, tirocinanti che usano questi pazienti speciali come cavie per i loro primi esperimenti diagnostici e clinici (Ciccio rischierà un embolo per una flebo messa male, per esempio), dottori che non dicono ai malati di che cosa dovranno morire.

Ecco, a proposito di quest’ultima cosa vi lascio poche righe che potete leggere da soli:

“Una volta Ilde gli aveva raccontato una storia dell’ospedale, capitata tanto tempo prima, in uno stanzone dal soffitto altissimo.

C’era un ragazzo malato di cancro osseo,ma non glielo avevano detto, gli avevano detto che aveva solo bisogno di una cura ricostituente e doveva prendere un farmaco chiamato Fantatis. Ma in quella stanza anche un altro paziente era malato di cancro osseo, e neanche lui lo sapeva, ma lo sapevano tutti gli altri, e ancheil ragazzo lo sapeva. E un giorno parlando al ragazzo quello gli disse non ho niente, sono solo un po’ esaurito, mi basterà prendere questa medicina, che si chiama Fantatis.”

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E’ tutto, cari lettori.
Spero come al solito di avervi incuriositi, spero che le illustrazioni che ho inserito siano di vostro gradimento, e spero che il brano riportato vi abbia dato un’idea dei mostri che potrete trovare all’interno del racconto.
Spero che nessuno di voi sia mostro, spero che nessuno di voi debba mai averne a che fare.
Spero che ognuno di voi, anzi, di noi (includo anche me) incontri almeno un mostro col cuore grande.

Anzi: io il mio lo conosco, e stamattina mi ha regalato un fiore.

Alla prossima!

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Categorie: Piccola Biblioteca Usata | Tag: , , , , , , , , , , | 2 commenti

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2 pensieri su “Mostri (****)

  1. Cazzarola, è un gioiellino! 🙂
    Moz-

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