Ti prendo e ti porto via (****)

Di Niccolò Ammaniti

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452 pagine
Edizione Mondadori
iniziato il: 08/06/2014
finito il:18/06/2014

Bentrovati, cari lettori!
Questa volta parliamo del buon Ammaniti, autore che apprezzo e che ho conosciuto diversi anni fa con “Fango” (all’epoca non recensivo, ma di “Fango” posso dire una cosa: nel bene o nel male è un libro che ti resta dentro).

“Ti prendo e ti porto via” è un romanzo che ammiccava da tempo dallo scaffale della libreria, solo che non mi decidevo a comprarlo. Non so perché, forse volevo tenerlo da parte per un altro momento, o forse boh.
Sta di fatto che mia moglie me l’ha regalato per compleanno, e dallo scaffale della libreria di casa ammiccava ancora di più… così mi sono deciso, e finalmente l’ho letto.

Inizia con un ragazzo, Pietro Moroni, che è stato bocciato. L’unico in tutta la scuola. Gli altri festeggiavano attorno a lui.
Il capitolo successive lo perdiamo di vista. Torniamo indietro di sei mesi e incontriamo un chitarrista di successo, bello, abbronzato, biondo tinto, pieno di donne.
Fa la bella vita, in qualche modo: sesso droga e flamenco. Poi però s’innamora di “una che non lo amava niente” (cit. De Andrè), e lui si rovina per lei.
Non si capisce dove sia il nesso fra i due personaggi, ma da Ammaniti possiamo aspettarci di tutto, quindi andiamo avanti.

Si riprende il discorso di Pietro, ci viene detto che è il vero protagonista, ma una volta raccontato il suo background da sfigato si torna a parlare del figo di poc’anzi, che finirà chiedere alla ragazza che non lo ama di sposarla. Lei, Erica Trettel, per interesse acconsente, perché quando lui dovesse andarsene rimarrebbe senza nessuno che le paga l’affitto, il vitto e tutto il resto. E piuttosto che tornare a vivere dai suoi si metterebbe a battere il marciapiede, dice.

Conosceremo la mamma del finto biondo, che ha fatto voto alla Madonna di tacere per un mese se il figlio si fosse sposato, quindi torneremo a concentrarci sul ragazzetto che era stato bocciato.
Scopriremo di lui che è il classico tipo che viene preso di mira dai bulli, che ha il padre alcolizzato (da cui le prende spesso e volentieri) e la madre che non può lavorare perché non sta bene. È depressa. Il fratello, invece, è un mezzo idiota che sogna di lavorare al Polo Nord a pescare merluzzi per la Findus.

Ecco, a Pietro verrà proposto, dai tre bulletti che si trova davanti sulla strada di casa, di mettere un lucchetto al cancello della scuola. Questo perché loro non hanno fatto una ricerca, e sperano così di passarla liscia.
Ma Pietro no, lui i compiti li ha fatti, e non gli va di fare sta cosa. Però se non la fa passerà un brutto quarto d’ora, quindi accetta, si arma di coraggio e chiude il cancello della scuola con la catena e il lucchetto che gli vengono dati.

A Pietro Moroni verrà proposto poi di prendere parte a un altro atto vandalico ai danni della scuola, perché i tre teppistelli di cui sopra pensavano proprio di far saltare le lezioni il giorno successivo, cosa che non accadrà nonostante la riuscita del piano.

Pare di vivere in un incubo assieme al protagonista, si legge ma non si vorrebbe andare avanti proprio come Pietro vandalizza con le lacrime agli occhi, sperando di svegliarsi nel suo letto senza che sia successo nulla.

Visto che sappiamo già dal primo capitolo che a fine anno verrà bocciato, è inutile star qui a girarci attorno: la conseguenza di questa cosa sarà che Pietro verrà bocciato e i tre teppisti no.
Il perché lo lascio scoprire a voi. (fermo restando che una mail potete sempre mandarmela per maggiori informazioni, ma perché rovinarsi la lettura?)

Ah, non vi ho più parlato del biondo: dopo essere stato piantato dalla tipa, da Erika Trettel, è tornato a caccia per non fare brutta figura in paese. Deve trovare una sostituta che lo sposi al posto dell’altra. E ci riuscirà.

Ecco, a questo punto mi piacerebbe parlarvi della prof. Palmieri, ma siccome finora non l’ho mai fatto vi basti sapere che è la professoressa del protagonista e dei bulli, che ha 32 anni ed è vergine. Non di segno. Sappiate che è anche lei vittima di un suo alunno, e che il suo ruolo (della prof, non dell’alunno) non sarà di secondaria importanza nella nostra storia. Anche il ruolo del bulletto ha la sua rilevanza, ma stavo parlando di Flora Palmieri.

Pietro, intanto, verrà chiamato in presidenza, sotto minaccia del capetto della banda di bulli di non far nomi, altrimenti l’avrebbe pagata cara. Solo che lui è il primo a essere chiamato, e gli altri penseranno che abbia parlato, quindi non la passerà liscia. In bicicletta, verrà inseguito da due teppisti con un ciao scassato.

Ma fatemi dire ancora un paio di cose, prima di parlare di questo evento.
Vi chiederete perché ho voluto parlarvi di Flora Palmieri: ebbene, è venuto il momento che i destini di tutti i personaggi conosciuti finora si incontrino.

Abbiamo Graziano Biglia, ovvero il biondo, che vuole portarsi a letto Flora, la professoressa di Pietro.

Lui, un pallone gonfiato ignorante con lei, la professoressa di Italiano. Non vi dico se ci riesce o meno (a portarsela a letto, intendo, perché i due si innamorano) per non farvi spoilerate, ma vi dico che va a trovarla una sera e, sulla via di casa il mattino dopo, trova Pietro Moroni assalito da teppisti col ciao rosso che lo stanno picchiando a sangue a lato di una strada. Dell’Aurelia, per essere precisi, ché la storia si svolge in quei dintorni. Senza capire bene perché, decide di scendere dalla macchina e massacrare i due malcapitati.

Pietro vorrà diventare come lui, un eroe che ha girato il mondo, e difendere i deboli e gli oppressi.
Flora, intanto, la vediamo confusa.

E poi boh, succede che non fai in tempo a raccogliere i pensieri, a capire come potranno mai intrecciarsi i destini di tutti, che la situazione ti scappa di mano.

Gli eventi precipitano: Graziano fugge in Giamaica con un’altra, la Palmieri deperisce divorata dalla delusione amorosa, Pietro finalmente si sblocca e reagisce, ma reagisce in maniera sbagliata e si ritroverà in un guaio più grosso di lui, poi Graziano ritorna e la trova… o meglio, non la trova, ma questa non ve la spiego.
E improvvisamente la storia finisce, lasciandoti con un palmo di naso, il sudore sotto le ascelle per la corsa che ti sei fatto per arrivare al finale, un boccone amaro che sa di sangue, di sesso e di morte.

Riprende sei anni dopo, con qualcuno che fa una promessa, che è quel “ti prendo e ti porto via” del titolo. Ma il personaggio che fa quella promessa è il personaggio che meno ti aspetti, quando inizi il libro. Perché io sono di quelli che vanno a leggere l’ultima riga, prima di iniziare tutto. E l’ultima riga era appunto il titolo, ergo ne sapevo quanto prima, e insomma, non ricordo cosa volevo dire. “Ti prendo e ti porto via” è una promessa lasciata lì a mezz’aria.

E la corsa di cui sopra è bellissima, perché la cosa che ti porta al finale è tutta una follia collettiva, che nasce poco prima dell’incontro fra Graziano e Pietro e culmina con un evento inaspettato.

E insomma, leggete Ammaniti perché Ammaniti va letto!
Alla prossima, cari lettori!

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Categorie: Piccola Biblioteca Usata | Tag: , , , , , , , , , | 3 commenti

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3 pensieri su “Ti prendo e ti porto via (****)

  1. E lo sapevo che sarebbe piaciuto!!! 🙂

  2. mitico Graziano Biglia!!

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