Il tiranno dei mondi (**)

Di Isaac Asimov

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226 pagine
Edizione Mondadori
Iniziato il 18/06/2014
Finito il 26/06/2014

Cari lettori, inizia il ciclo dell’Impero!

Cominciamo con le idee confuse, però. Perché siamo sulla Terra e c’è questo personaggio, Biron Farrill, che ci parla di radioattività e bombe atomiche. Mi chiedo: perché?
Sappiamo benissimo che la troppa radioattività della crosta terrestre è colpa di un pazzo auroriano!

Spieghiamo la cosa: ne “i robot e l’impero”, scritto successivamente ma cronologicamente precedente a questo, Asimov abbandona l’idea di una guerra atomica, la rinnega, e questo spiega l’incongruenza tra le due versioni della storia. Conoscendo questo, possiamo metterci l’anima in pace e leggere il ciclo senza ulteriori patemi d’animo, visto che alla fine gli effetti sul destino del nostro pianeta saranno esattamente gli stessi.

Ci mettiamo ulteriormente l’anima in pace sapendo che “il Tiranno dei mondi” è stato indicato da Asimov come secondo della trilogia imperiale ma, dato che i fatti qui narrati sono precedenti a quelli che troveremo negli altri due romanzi, ho preferito seguire la corrente di pensiero di quelli che lo collocano all’inizio del ciclo, di conseguenza l’ho letto per primo.

Comunque, dicevo, ci troviamo nella stanza di Biron. Lui dorme e gli suona il videofono, si sveglia ma non riesce a rispondere. Non funziona la luce, la porta d’ingresso non si apre. L’edificio intero è a prova di esplosione atomica, in cemento corazzato, e lui è chiuso dentro. Ebbene, Biron apre un armadio, e il contatore geiger ivi contenuto sta ticchettando allegramente. Lì vicino, infatti, c’è una bomba a radiazioni. Non esplode, si limita a rendere radioattiva un’area ristretta a livelli cui nulla può sopravvivere. E’ programmata, pare, per uccidere lui solo.

Verrà salvato da un certo Jonti e, come ci verrà spiegato, ci troveremo in mezzo a un complotto che mira a rovesciare i Tiranni, che governano senza averne diritto 50 sistemi planetari. Una rivoluzione il cui capo era il padre del nostro amico Biron, ma questo purtroppo è già stato scoperto, e lui non ne è uscito vivo.
Ecco, Biron è in pericolo perché si teme che possa diventare il nuovo capo della rivolta.

E poi si riparla di bombe atomiche e ci viene detto che i terrestri ne hanno usate un tantino troppe una generazione prima che venissero inventati i campi di forza antiatomici.
Ne deduco che, se anche il piano auroriano di distruzione del pianeta fosse fallito, ci saremmo comunque arrangiati a demolire il pianeta. Perché noi terrestri siamo sciocchi, ecco.
Ma questa è una mia supposizione, un disperato tentativo di mettere a posto le cose, di avvicinare le due diverse spiegazioni storiche per poter farle convivere. Perché rinnegare è brutto, e voglio pensare che siano successe entrambe.

Il buon Biron alla fine accetta il suo destino e si allontana dalla Terra con un’astronave per trasporto civile. Che ormai è come prendere l’aereo.
Non fa nemmeno in tempo a portar dentro i bagagli che subito gli viene assegnata un’altra cabina e viene invitato a cena dal capitano. E noi siamo lì a chiederci il perché.
Sappiamo che la mente di Asimov è imperscrutabile, ma qui sta giocando un po’ troppo con la nostra immaginazione. Anche perché sembra che fra “i robot e l’impero” e questo siano passati diversi secoli.
Sembra, non ci viene detto direttamente. Ed è destabilizzante, non si riesce a collegarlo a niente di quanto abbiamo già letto in precedenza. A volte mi sono chiesto se davvero fosse il secondo del ciclo dell’Impero e mi fossi bellamente ingannato a voler leggerlo per primo… Ma a questo proposito ci viene in soccorso il fatto che di Impero ancora non si sente parlare, e non verrà menzionato nemmeno alla fine.

All’interno della nave, il nostro Biron viene interrogato da un emissario dei Tiranni, che intuisce la sua identità (giacché Biron viaggia sotto mentite spoglie, per proteggersi), ma che lo lascerà andare.
Atterra sul pianeta Rhodia, dove conosciamo alcuni strambi personaggi; ci facciamo due chiacchiere assieme, lui chiede asilo politico ma viene tradito dal Governatore di quel pianeta, e leggiamo come, sul più bello che trova una via di fuga per evadere da lì con una nave spaziale, il protagonista viene messo agli arresti per alto tradimento.

Vedremo in seguito come la fortuna assisterà il giovane Biron Farrill nello stendere le guardie e, assieme a due membri consenzienti della famiglia che governa il pianeta, rubare un incrociatore dei Tiranni.

Biron decodificherà i comandi e la nave spaziale verrà condotta verso un pianeta di ribelli di cui non si conosce l’esatta ubicazione, dopo aver ascoltato un racconto abbastanza assurdo da parte del cugino del governatore, fuggiasco, cui non piacciono i Tiranni. E, per presentarvi anche l’altra fuggiasca, vi dirò che si tratta di Artemisia, la bellissima figlia del governatore, che avrebbe dovuto sposare un’alta carica dei tiranni in visita al pianeta, brutto, vecchio e già sposato più volte.

Bene, i tre fuggono, litigano all’interno dell’astronave, si riappacificano, litigano di nuovo… Nel frattempo sono arrivati a Lingane, dove ritrovano il Jonti che ha salvato Biron, e scopriamo che è l’Autarca del pianeta.
Biron non gli salta addosso, ma avrebbe voglia di colpirlo per la situazione in cui si trova a causa sua.
Però sarà costretto ad allearsi con lui per trovare il presunto pianeta di ribelli, che potrebbe essere all’interno della nebulosa Testa di Cavallo. Potrebbe, non è detto che ci sia.

A questo punto ci viene rivelato che i tiranni stavano seguendo a distanza l’incrociatore rubato.
Da questo momento in poi, per un po’ di tempo seguiremo la vicenda dal punto di vista dei Tiranni, perché Asimov ama farci conoscere anche le intenzioni e i piani nemici, facendoceli capire e rendendoli meno antipatici ai nostri occhi.

E poi, cari lettori, non posso più raccontarvi niente, perché quando avremo conosciuto i piani dei Tiranni tutti i tasselli che abbiamo raccolto finora inizieranno a incastrarsi e farci vedere pian piano il disegno finale, lasciandoci intuire molto sullo sviluppo e la fine della storia. Ergo, dei tradimenti, delle alleanze nascoste e del vero nemico di Biron non posso svelare nulla, perché vi toglierei il gusto di scoprirlo da soli. In ogni caso, siamo a solo una cinquantina di pagine dalla fine.
Ricordatevi che le mie non sono recensioni, ma istigazioni alla lettura.

Infine che dire… Bello? Ni.

Ni, perché fino a quasi la fine è tutta una questione di intrighi politici di cui si capisce ben poco, e il grosso dell’avventura si snoda attraverso le vicende degli ultimi quattro o cinque capitoli.
Ni, perché a scoprire il piano vero e proprio è quel ragazzo che all’inizio non sapeva neppure che il padre fosse uno dei capi della resistenza.
Ni, perché abbiamo una vicenda amorosa tiratissima, ai limiti dell’improbabile.
Ni, perché un idiota come quello non può essere il capo della rivolta! Un ribaltone teatrale fin troppo azzardato. (eh, non vi ho parlato di questo personaggio, ma sappiate che c’è.)
Ni perché il titolo “il tiranno dei mondi”, un mero richiamo al nome de pianeta invasore, è una violenza inutile al romanzo, il cui titolo originale è “The stars, like dust”, o “stelle come polvere”, se preferite, che ha il suo senso logico nel contesto della storia.

Insomma, cari lettori, questo romanzo mi ha un po’ deluso, lo trovo sottotono rispetto al resto. Molto sottotono.
Certo, si vede che lo stile è il suo, che nonostante all’inizio si faccia fatica a ingranare, alla fine ogni cosa va al suo posto, ma tutta la storia appare tirata, messa lì dopo secoli da “i robot e l’impero” per non dover spiegare cos’è successo nel frattempo… insomma, si gettano le basi di un impero senza conoscere esattamente una parte della storia della Galassia. Se avesse in mente di ampliare la nostra conoscenza in merito, prima che la morte lo sorprendesse, non lo sapremo mai.

Alla prossima!

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Categorie: Piccola Biblioteca Usata | Tag: , , , , , , , , | 4 commenti

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4 pensieri su “Il tiranno dei mondi (**)

  1. Asimov è geniale, lo amo da quasi ventanni

  2. jo

    Concordo pienamente. Questo romanzo mi ha deluso. Lo trovo anche io sottotono e inutilmente intricato. La fantascienza lascia a mio avviso troppo spazio alla politica rendendo la lettura poco scorrevole e poco avvincente. E lo dico da fan di Asimov.

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