Il peggio deve ancora venire!

E’ una serata di quelle che iniziano così, in maniera perfettamente normale. Un martedì come ce ne sono altri cinquantuno in tutto l’anno.
Prendo la macchina, l’utilitaria della moglie perché nella mia station wagon non c’è abbastanza benzina, e vado a recuperare gli altri tre amici. In quattro, belli grossi, come sardine dentro a una scatoletta a tre porte. Nuova ma pur sempre stretta, e in ogni caso tocca a me il trasporto di tutta la band verso la sala prove.

E’ sereno, caldo ma con una leggera brezza che rende l’aria respirabile.

Entriamo nel garage affittato apposta per suonare, troviamo gli strumenti spostati, gli amplificatori settati in maniera diversa da come li avevamo lasciati, segno che qualcuno di un’altra band li ha utilizzati senza il nostro permesso.

Dopo mezz’ora passata a sistemare iniziamo a suonare, e subito va via la luce. Si sente un boato, e una gragnuola di mazzate sul tetto. Imprecazioni di varia natura. Grandina, piovono pezzi di ghiaccio grossi come pesche giusto il tempo per massacrare le auto parcheggiate fuori. Anche la mia.

Torna la luce nonostante i fulmini e la pioggia che, rovesciandosi a secchiate, flagella i vetri delle finestre.

Riprendiamo a suonare, fulmine, boato, l’amplificatore del chitarrista smette improvvisamente di emettere suoni e inizia, invece, a odorare di plastica fusa. Suoniamo un requiem per l’amplificatore; quanto al chitarrista, gli chiudiamo la bocca con una birra prima che si presenti Satana in persona a portarselo via.

Stacchiamo l’interruttore principale prima che succedano altri disastri, decidiamo di andare al bar lì vicino. Pochi passi sotto la bufera, il locale con le luci accese è chiuso. Cazzo, è solo l’una di notte!

Un motore romba coperto dall’ennesimo tuono, poi un altro boato, ma stavolta non è il temporale: l’auto è in panne, il neopatentato alla guida ha tirato il motore un po’ troppo su di giri, sbiellando.
Già fradici, gli diamo una mano a togliere l’auto dalla carreggiata. Un camion ci passa di fianco, sollevando uno tsunami da una pozzanghera.
Dall’altra parte della strada, una puttana bestemmia un dio sconosciuto.

Entriamo in macchina grondanti e prendiamo la via del ritorno.
Una pattuglia ci ferma, “sembra che siate stati investiti da un TIR”, gli starnutisco in faccia, “patente e libretto, esca dall’auto. Anche voi.”.

In qualche modo torniamo tutti a casa, io entro in doccia che sono le tre di mattina, acqua rovente per scaldare le ossa, blocco della caldaia, ghiaccio.

E ancora non ho raccontato a mia moglie della grandine.

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14 pensieri su “Il peggio deve ancora venire!

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  2. ciao non mi ricordavo di questo mio commento ma sai io sono bipolare o schizoaffettiva o schizofrenica può darsi che ero fuori
    scusami non è un commento carino.il commento che ti posso dire ora,perchè si cambia nella vita,ci si evolve o almeno io ci provo è che hai avuto una serata veramente sfigata.mi spiace per te e ribadisco le mie scuse per quell’embè buttato giù così senza sentimento.ciao!

  3. quello che volevo dire anche è meno male che non è capitato davvero * *

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