Paria dei cieli (****)

Di Isaac Asimov

240 pagine
Edizione Mondadori
Iniziato il 03/07/2014
Finito il 22/07/2014

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Cari lettori, questo è l’ultimo capitolo del ciclo dell’Impero.
Un po’ mi rattrista perché, avendo già letto il ciclo successivo, ora che l’ho letto ho finito anche di scoprire la storia dell’universo. Certo, mi direte che ci sono pur sempre le avventure di Lucky Starr, che si inseriscono all’interno di questo periodo, ma da quanto ho capito leggendo qua e là… beh, sono un’altra cosa.

Inizio a raccontarvelo dalla fine, da una postilla in cui Asimov ci dice che l’ha scritto a soli quattro anni da Hiroshima, quindi riteneva che una guerra nucleare e la conseguente radioattività della Terra fossero cose scontate, in un futuro prossimo. In questa postilla, scritta nel 1982, ci dice che non lo credeva più (come abbiamo già visto con “i robot e l’Impero”), e ci suggerisce di goderci il romanzo così com’è senza pensare a questa cosa.

Siamo nel 1949, un uomo in pensione sta passeggiando nel parco cittadino. Contemporaneamente, un ricercatore sta svolgendo un esperimento di laboratorio su una piccola quantità di uranio grezzo.
Qualcosa nell’esperimento va storto, parte un raggio di qualche tipo, non viene spiegato di preciso, ma troveremo il pensionato catapultato nell’anno 827 dell’era galattica, a casa di due lavoratori, marito e moglie, già in difficoltà perché ospitavano clandestinamente il padre di lei che da due anni aveva superato la “soglia di età massima prevista”, il cosiddetto “sessagesimo”. Il pensionato e i due nuovi personaggi parlano lingue diverse, non riescono a capirsi. Siamo sempre sul pianeta Terra, nello stesso posto rispetto allo spazio ma a migliaia di anni di distanza nel tempo. Ebbene, Arbin (il marito) pensa di portare il pensionato, Schwartz, in un centro scientifico e proporlo come volontario per un esperimento volto all’apprendimento quasi istantaneo di una nuova lingua. Presume sia una cosa pericolosa, ma a lui non importa perché comunque non sa come altro sbarazzarsi di questo intruso e perché tornerà a casa un po’ di soldi in tasca.

Conosciamo anche altri due personaggi: Arvarden, un archeologo che ottiene il permesso da Trantor di compiere degli studi sul pianeta Terra, e il procuratore terrestre che vive in una specie di isola felice le cui spese vengono fronteggiate grazie alle tasse provenienti da qualche centinaio di mondi. L’impero, evidentemente, già esiste e domina da parecchio tempo.
Il procuratore considera i terrestri poco meno di nulla, a parte uno, che è un fisico e ha inventato un apparecchio per lo sviluppo dell’apprendimento dei mammiferi. Da notare che gli sono morte un sacco di cavie, dopo il trattamento, quindi il procuratore non ha motivo di preoccuparsi che siano già stati eseguiti esperimenti sugli esseri umani.

E qui, cari lettori, le storie iniziano a incrociarsi: quel fisico, tale Shekt, è lo stesso da cui Arbin sta portando il vecchio Schwartz per l’esperimento.
Il procuratore era da lui, quando Arbin e Schwartz arrivano.

Il procuratore se ne andrà, con la promessa di rimanere in contatto; Arbin verrà scambiato per il volontario, ma riuscirà a farsi capire. Shekt eseguirà l’esperimento su Schwartz, lasciandolo più morto che vivo ma recuperabile, e contatterà il procuratore per riportare la notizia.

Lasciamo ora il procuratore in compagnia della moglie a scambiare tenerezze, non parliamone più, e concentriamoci sugli altri personaggi: Schwartz fugge dal centro di ricerca nucleare (ecco, dove si trovava!) mentre Arvarden si reca a Chica, credo l’attuale Chicago, con un mezzo aereo Terrestre (nel senso “della Terra”), in compagnia di altri terrestri che, una volta scoperta la sua provenienza siriana (da Sirio, non dalla Siria), iniziano ad accendere i fuochi del razzismo. Fortunatamente non accade nulla, ma un informatore della Società degli Anziani (che di fatto governa la Terra) lo classifica come “fortemente antiterrestre”, e ciò potrà avere ripercussioni negative, temo, sui permessi che dovrà chiedere come proforma per condurre i suoi studi nelle aree definite “sacre”.

Comunque, in quella città l’archeologo e “l’uomo che viene dal passato” si incontrano, pur non sapendo nulla l’uno dell’altro. E’ curiosa la modalità dell’incontro: Schwartz sta fuggendo, viene rintracciato in un supermercato e accusato di avere la febbre da radiazioni. Arvarden si scontra con Pola Shekt, figlia del dottor Shekt, e la aiuta a rintracciarlo perché l’aveva intravisto in un ristorante e sapeva quale strada aveva preso.
Si ritroveranno tutti e tre vittime di un emissario della Società degli Anziani; il vecchio verrà riportato in laboratorio, gli altri due saranno consegnati alle autorità imperiali e poi rilasciati quando questi scopriranno che Arvarden è un cittadino dell’Impero.

Siamo a metà della storia, e in questo momento entrano in scena due nuovi personaggi: il Gran Sacerdote della Terra e il suo segretario. Quest’ultimo entrerà in una serie di errate considerazioni di vere casualità, costruendo un castello di carte al cui interno si cela un complotto ai danni della Terra ordito dall’Impero. Protagonisti di tale complotto sarebbero appunto Arvarden, Schwartz, il dottor Shekt e la figlia.
Ah, e anche Arbin, sebbene venga considerato inconsapevole e innocente.

Noi sappiamo che non è così, ma loro no e andranno avanti per quella strada. Nel frattempo, Schwartz scopre di avere poteri mentalici: riesce a percepire la presenza di persone entro i 30 metri tramite il “tocco mentale”; riesce a prevedere le mosse del suo avversario a scacchi; riesce a far venire mal di testa a un’altra persona, per difesa, e pure a uccidere tramite la telepatia.

E, giusto per saperlo, Arvarden ha un colloquio col Gran Sacerdote, e il permesso per visitare le zone sacre gli viene gentilmente negato. Poi ritroverà Pola Shekt e padre, e quest’ultimo gli dirà come la Terra intende conquistare l’universo, cioè come un mondo arretrato e senza risorse intende sfidare l’Impero, che allo stato attuale conta venticinque milioni di abitanti per ogni terrestre, per un totale di duecento milioni di pianeti abitati. (Poi, nel ciclo delle Fondazioni vedremo che si ridurranno a 25 milioni, ma il perché non è noto.)

Alla fine, dopo molte vicissitudini, i quattro (Arvarden, Pola e padre, e Schwartz) si troveranno assieme nella stessa stanza, aspettando la morte per mano del segretario del Gran Sacerdote.
Ovviamente i piani terrestri verranno rivelati, e il modo in cui vogliono mettere in atto la guerra contro l’Impero ricorderà un po’ l’epilogo del film “la guerra dei mondi”, in cui gli alieni venivano sconfitti da una certa cosa. Il tutto appare verosimile.

Ecco, non vi racconto altro. Il romanzo va avanti un’altra sessantina di pagine, e devo dire che il ritmo diventa molto veloce negli ultimi passaggi.
Per il resto, il romanzo procede un po’ lento, come lettura, ma non è mai noioso. Diciamo che Asimov avrebbe potuto fare di meglio, e come indice di gradimento, per quanto riguarda la trilogia dell’Impero, si colloca al secondo posto.

Un giudizio generale sulla saga imperiale? Beh… non mi ha entusiasmato poi molto. Le altre due, quella dei robot e quella delle Fondazioni sono migliori.

È tutto, cari lettori. Alla prossima!

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Categorie: Piccola Biblioteca Usata | Tag: , , , , , , , , | 4 commenti

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4 pensieri su “Paria dei cieli (****)

  1. Se ti piace la fantascienza, ti raccomando ad occhi chiusi il romanzo di cui ho parlato in questo mio post: http://wwayne.wordpress.com/2014/04/07/giulio-cesare-cyberpunk/. : )

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