Archivi del mese: settembre 2014

Intervista a Dario Tonani

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Capita a volte che un autore faccia capolino da me dopo aver letto una recensione a un suo libro. Capita a volte che io rompa le scatole all’autore del libro che sto leggendo per tempestarlo di domande ogni volta che non capisco qualcosa.
Capita a volte che un ignaro autore mi chieda l’amicizia su facebook senza sapere a che cosa stia andando incontro.
È quest’ultimo il caso di Dario Tonani, che io avevo sentito nominare in quanto autore di Mondo 9, un titolo curioso che prima o poi leggerò.

Mondo9. Con il 9 attaccato! Altrimenti se cerchi su Google ti vengono fuori 190.000.000 di referenze, dato che è un livello di New Super Mario Bros per la Wii.

Pignolo! Ancora non ho iniziato a far domande, ancora ti sto presentando e tu già mi interrompi! Ma guarda te…

Ma bando alle ciance, cominciamo. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Accetto, ma tu la prossima volta proponimi le domande in Word e non in Odt.

Ossignùr! Io uso Linux, e mi trovo comodo con l’ODT. Quante pretese, sto uomo! Peggio di una donna, eh! E il titolo, e il fomato del file… Insomma! Di questo passo non andiamo più avanti! Dai, dai. Sei sicuro di accettare? Non è che poi te ne penti o che fai pentire me?

Dai, non te la prendere! Sappi, però, che ho dovuto fare un “taglia e incolla” su un documento di Word. Certo che ne sono sicuro. E poi… bah, lasciamo stare.

Eh, sai che fatica fare un copiaincolla! Allora giuralo su… vediamo…
Ecco! Giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

E’ la tua mosca, quella che hai ucciso per far giurare artisti, blogger e figure retoriche di vario genere?

Sì, è la mia. O meglio, lo era. È una delle diecimila a disposizione di ogni essere vivente sul Pianeta, mosche escluse. È li da eoni, ormai, la tengo apposta per far giurare i miei ospiti. La cosa ti crea problemi?

Se non li crea a te!

E perché dovrebbe?
Prima di cominciare ti chiedo: perché ti sei presentato con quella foto?

E’ la mia foto. Vale quanto la tua mosca!

Hahahaha! La mia mosca non vale lo spazio che occupa! Fa lo stesso, dai. Anche la tua foto, in effetti…

Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Posso usare un semplice ciao? Sarebbe anche il mio modo…

Tu saluti la gente con lo storico motorino della Piaggio? Che forza! Dai, inizi già a piacermi di più!
Senti, Dario, come mai hai scelto di titolare il blog col tuo nome anziché scegliere un titolo a casaccio tipo “venditore di pensieri usati” o altre amenità del genere?

In realtà è il mio sito personale, o come fa figo dire, un Official Website. Questo taglia la testa al toro e risponde alla domanda direi.

Una risposta affilata. Ti assumerò come torero, il giorno che comprerò un’arena.
Ma lasciando in pace i poveri tori, per ora, quando ti è venuto il pallino di scrivere storie?

Mi piacerebbe dirti a due anni e mezzo. Ma è stato solo al liceo, forse in terza [Scientifico.]

Vuoi forse dire che le storie te le sei sempre fatte da solo, prima di metterle su carta? Peccato! Chissà che cosa ci siamo persi, allora! (si, lo so, devo ancora leggerti… ma se hai pubblicato qualcosa un motivo dovrà pur esserci, no?).

Spero più di un motivo. Anche se uno basta e avanza.

Ma torniamo alle storie che hai voluto mettere su carta.
La prima volta non si scorda mai. Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato al pubblico le tue opere?

Cos’ho pensato? Lo sto facendo per me, non per i lettori. Quindi, voi tutti là fuori scusate l’intromissione.

E dove vai a pescare la tua ispirazione?

Dove capita. Dalle immagini, dai sogni, dalle paure, dalle bugie…

“Dalle bugie” mi mancava, come risposta. In effetti, anche un bugiardo è un artista, un creativo, quindi perché no?

E oggi, con più esperienza e molto lavoro alle spalle, quale reputi essere la tua “Opera Magna”?

Quella che devo ancora scrivere. E non è una battuta. Se avessi già scritto la mia “Opera Magna” dovrei accettare di essere in parabola discendente. E questo non lo voglio pensare… Comunque se devo stare sotto di qualche gradino, ti dico probabilmente “Mondo9”. E “Infect@” sì.

Hai ragione anche tu. Comunque non è la prima volta che sento questa risposta.

Di “Mondo9” e di “Infect@”? Mi stai dicendo che c’è in giro qualcuno che si spaccia per me?

No, che l’opera migliore è quella che ancora deve essere realizzata. A questo proposito, voi “creativi” date sempre la stessa risposta, o quasi. Alla faccia della fantasia!

Le tue storie invece le linkiamo qui sotto, tanto per farle conoscere a più gente che diventerà nuovo pubblico per te. Avanti, dicci dove andare a pescarle!

Dal mio-sito-che-non-è-un-blog:
mondo9
infect@

Ma tu stai ancora a puntualizzare… Credi a me: la differenza non la nota nessuno. Uno viene a trovarti e trova una roba che stai curando tu, e sì e no si accorge che non hai un appoggio dopo il nomecognome.

Senti, a parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi alle tue creazioni?

CD su CD di silenzio. Ma anche in file Mp3. Adoro la musica – non esco mai senza il mio iPod – ma quando scrivo ho bisogno di sentire che mi manca qualcosa… Bella quella sulle cose migliori che vengono quasi sempre di notte, te la rubo.

Beh, onorato di essere derubato da te, ma è risaputo che di notte comanda l’istinto e che l’immaginazione galoppa libera e felice senza le briglie del mondo esterno.

Lo scrittore vive anche di giorno, ahimé. E deve cercare di mettere a frutto anche le ore di luce.

Questa cosa delle ore di luce conta quanto la mosca di prima, purtroppo. Le ore di luce sono più difficili da sfruttare, con tutto il rumore di fondo e tutte le distrazioni che si portano appresso.
E senti, rimanendo in tema di immaginazione: dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui ti metti a disegnare?

Non disegno. Scrivo. Prendo lo stesso per buona la domanda? [Decido di sì.] Scrivo nel mio studio, una mansarda piena di libri. Con molta luce e il rumore degli uccellini che zampettano sulle tegole…

Hahahaha! Scusa, ma l’ultima intervista l’ho fatta a un’illustratrice, ho dimenticato di modificare la domanda standard! Potrai mai perdonarmi?

Non mi sento di prendere impegni. [Ahahahah.]

Ahahahah, allora non li prendo nemmeno io. Cancella le scuse.

Tornando alle cose serie… Aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese od onorarmi con un disegno fatto per l’occasione… insomma, vedi un po’ tu!

#nondisegno, mi piacerebbe saperlo fare, anche per rispondere in modo più pertinente alle tue domande… Ma lo fanno altri per me. Con #Mondo9 per esempio. Le illustrazioni hanno contribuito molto a fare #TamTam [sono 33 parole. 3 x 3= 9, siamo in tema #Mondo9]

Io di parole ne conto 44. Pazienza, tanto eri comunque fuori limite.
In ogni caso è scritto che potevi scrivere una storiella di trenta parole. Quello l’avresti saputo fare benissimo, ma va bene lo stesso.

Non vale, tu hai contato anche le parole tra parentesi…

L’intervista la gestisco come mi pare, e conto quel che mi pare.

Per ultima cosa, così poi finiamo di romperci le scatole a vicenda come due vecchi ubriaconi, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Metti che #Mondo9 lo avesse scritto un altro, chi ti sarebbe piaciuto come autore?

E la risposta è… ?

Neil Gaiman. Posso aggiungere un Perché?

No, non puoi.

Così magari ci avrebbero fatto un film.

Ma insomma! Lo vedi che non mi ascolti? Santa pazienza, quest’uomo!

Per il resto… Perdona la mia sconfinata ignoranza, ma non conosco Neil Gaiman.
Comunque non disperare: potrebbe leggerlo per puro caso e trarne un film. O qualcun altro potrebbe.

Mentre aspetti che ciò avvenga, poni una domanda al Venditore.

Quanto sei alto? [la foto/immagine, sai, schiaccia un po’.]

Un metro e settantasette cm.

Bene, grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog.

Au revoir. Di solito sono un po’ meno… #nonsense.

Nessuno riesce a rimanere serio durante la mia intervista. È fatta apposta per creare nonsense e varchi dimensionali casuali.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

Categorie: Domande usate per interviste nuove | Tag: , , , , | 1 commento

Vicenza Rock Contest

il Venditore di pensieri usati è anche un suonatore di basso.
Alcuni di voi lo sapevano, altri invece no.

Di solito non mi curo di ribloggare altri articoli, ma siccome facciamo musica nostra, nel senso che proprio creiamo da noi i nostri brani, e siccome usciremo dal garage per la prima volta proprio per un contest, vi invito ad ascoltarci live, e questa può essere un’occasione per conoscerci di persona.

Dicevo, io suono il basso coi “mister No”, voi venite a conoscerci e magari a dirci se vi piacciono i nostri brani. Ogni commento è importante e verrà preso in considerazione!

Spero di vedervi presto!

mister No

Abbiamo le date!
Un po’ di brani li abbiamo creati, non molti, è vero, e di certo col poco che abbiamo non riusciamo a fare un’intera serata.
Però è giusto iniziare a mettersi in gioco, così da vedere anche cosa ne pensa il pubblico.
Essendo ancora ai primi brani, questo contest ci sarà d’aiuto per capire se stiamo andando nella direzione giusta, se al pubblico piace quello che facciamo… o se dobbiamo inventare qualcosa per far combaciare i nostri gusti coi vostri. Perché il nostro pubblico siete voi.

Se volete venire ad ascoltarci, e magari a dire la vostra, sarete i benvenuti:

  • il 1 novembre, al Primus di Vicenza;
  • il 28 novembre, al Viceversa di Arzignano;
  • il 9 gennaio, al Viceversa di Arzignano.

Per avere informazioni più precise riguardo a dove si trova il locale, agli orari e altre informazioni di questo genere, vi rimandiamo agli eventi che andremo via…

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Momo (****)

DI Michael Ende
245 pagine
Edizione: Longanesi
Iniziato il: 22/08/2014
Finito il: 13/09/2014

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Cari lettori, oggi vi presento Momo, dello stesso autore de “La Storia Infinita”, un libro che ho riletto dopo (n) anni. Non so precisamente quanti, diciamo che erano gli anni ’90.

Di cosa parliamo? Parliamo di una bambina, Momo appunto, che è orfana. Nessuno sa da dove sia venuta, ma un giorno gli abitanti del paese se la sono ritrovata lì, fra le rovine di un antico teatro. L’hanno accolta, le hanno creato una stanza all’interno di quel posto abbandonato, le hanno portato il cibo e i vestiti di cui aveva bisogno.

Di lei sappiamo solo che sa ascoltare. Ascolta grandi e piccoli, e ognuno, dopo essere stato ascoltato da lei, ritrova serenità e pace.

Un giorno, però, arrivano i signori grigi. I signori grigi inducono gli uomini a “risparmiare tempo”, così, sostengono, “potranno accumularne e goderne in un secondo momento”. Il che ovviamente si rivela un inganno, ma nessuno sembra accorgersene, visto che non pensano ad altro che a lavorare e rubare tempo alle persone care.

Momo, inconsapevolmente metterà i bastoni fra le ruote ai signori grigi, i quali le daranno instancabilmente la caccia per levarla di mezzo.
Nel frattempo, lei verrà intercettata da Cassiopea, una tartaruga, e portata in un posto sicuro. A casa di Mastro Hora, per l’esattezza, che poi sarebbe il padrone del tempo.

Lui le spiegherà come funziona il tempo degli uomini, l’accompagnerà a vedere il suo tempo, sottoforma di fiori (orefiori), e le darà da compiere una missione: fermare i signori grigi.
Come potrà farcela ve lo lascerò leggere, visto che non voglio continuare oltre con questo breve riassunto.

Quello di cui voglio parlare, cari lettori, è il vostro tempo. Perché Momo è una favola che ci fa pensare. Pensare a come spendiamo il nostro tempo, correndo per motivi di lavoro, per inseguire soldi, carriera e cianfrusaglie inutili. Dite che non siete così? Ebbene, ogni quanto lo cambiate il telefono? O i capi di vestiario? O le scarpe? O la macchina? O qualunque altra cavolata?

Quanto tempo passate sul luogo di lavoro? Quanti straordinari? Per cosa, poi, per qualche euro in più? Vi domando: come li spendete, se non avete tempo per farlo?

Fin da piccoli ci insegnano che il tempo è denaro. Matematicamente parlando, quindi, “Tempo = Denaro”, ma ricordate, come diceva un mio vecchio collega, che l’equazione non è reversibile.

Ecco, Momo ci insegna a tornare sui nostri passi, a godere del tempo libero che abbiamo, per quanto poco, ad apprezzare i momenti da soli a leggere un libro, o fare giardinaggio o qualunque cosa ci piaccia, e i momenti in compagnia degli amici, o delle persone amate.
Per estensione, per chi ancora ha le idee confuse, a non fare l’amore in cinque minuti, ma godere di ogni carezza, prendendoci tutto il tempo che ci serve.
Insomma, a fare una cosa alla volta, con calma e pazienza, e farla bene. A investire in modo migliore il nostro tempo. A godere di ogni istante della nostra esistenza.

Che poi è una cosa che sappiamo benissimo, ma alla quale pensiamo troppo poco.
Leggere Momo significa fare un’analisi profonda del nostro tempo, ragionare continuamente su quello che sprechiamo e su quello che invece utilizziamo bene.

Io i miei conti me li sono fatti, la mia idea pure. E spero che prima o poi lo leggiate anche voi, così da fare almeno una riflessione personale su questo tema a me molto caro. Il tempo, si.

Un’ultima cosa prima di chiudere: nonostante il target, che credo sia rivolto a lettori di undici o dodici anni, la storia prende pieghe piuttosto brusche e impegnative: i signori grigi si rivelano gente senza scrupoli, disposti a tutto pur di perseguire i loro interessi, e riusciranno ad averla quasi vinta su Momo, che rimane completamente sola in quanto anche i suoi amici più cari, che fino a un certo punto si pensava l’avrebbero seguita durante tutta la storia, si allontaneranno da lei così tanto da non avere più il tempo per rivolgerle la parola.

Spetterà a Momo soltanto, il fardello di sconfiggere i signori grigi. Un po’ come a Frodo soltanto spettava distruggere l’Unico Anello, ma lui aveva Sam. Ok, Momo ha Cassiopea, ma è solo una tartaruga, è diverso, e comunque perderà anche lei. Momo si ritroverà da sola contro i signori grigi. Punto. Adesso leggetelo.

E’ tutto, cari lettori. Alla prossima!

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Sere Marroni Contest – I Vincitori!

Ed ecco, cari lettori, il Podio!

E non starò qui a fare elogi e panegirici, ma vi dirò papale papale chi ha vinto, che magari lo avete già capito, e chi si è piazzato secondo e terzo.

Buona rilettura!

 

Primo classificato, con 490 punti:

Profumo d’intesa – di Michela Fornasa

Finalmente è arrivata la fatidica serata. Rocco e Mariangela, dopo mesi di chat e sorrisini davanti a un pc, ceneranno per la prima volta insieme.
I preparativi fervono per entrambi: lei, nei suoi pantaloni bianchi e top scollatissimo, è già pronta. Lui invece opta per un look informale, camicia di lino azzurra e jeans scuri.
L’appuntamento è fissato per le nove nel bar più in voga della città. Si inizierà con un aperitivo, poi in riva al lago per una cenetta al lume di candela.
Tutto è stato pianificato alla perfezione. Mariangela scende dalla sua Mini slanciando le lunghissime gambe affusolate. Rocco la sta aspettando con una rosa blu.
Aperitivo: il prosecco è quasi ghiacciato e Mariangela avverte una strana sensazione allo stomaco.
Cena: eleganti e sfiziose portate di pesce crudo; una band suona melodie romantiche e sensuali. Il fastidio di Mariangela si fa sempre più intenso.
Rocco allunga una mano e la invita a ballare: in quel momento il dolore diventa ingestibile. Il corpo perfetto di Mariangela sprigiona un’insonorizzata ma odorosa flatulenza.
La donna si stringe al suo amore, mentre la macchia marrone sui pantaloni assume la forma geofisica dell’Africa.

 

(il Rompicoglioni ha detto: ecco perché non bisogna mai indossare abiti chiari.)

 

Michela vince e si porta a casa la mia copia di “Baol”, di Stefano Benni.

E adesso gli altri due:

Secondo classificato: Giri di vite, di Rupert Kebler
(463 punti. Il Rompicoglioni ha detto: l’abbreviazione di “mamma” non va scritta in quel modo.)

Terzo Classificato: “Sorpresa”, di Chiara Orsato
(456 punti. Il rompicoglioni ha detto: Una storiella che ha il sapore di leggenda urbana. Paco però si scrive sempre con la maiuscola.)

 

Ecco. È tutto, cari lettori, spero vi siate divertiti. Vi aspetto anche l’anno prossimo, con un concorso inedito, mai provato, dal sapore nuovo! Per sapere quando… beh, tenete d’occhio il conto alla rovescia sul monitor, alla vostra destra.

A presto!

Categorie: Varie ed Eventuali | 10 commenti

Sere Marroni Contest – Quelli che NON hanno vinto

Cari lettori, ma soprattutto cari scrittori, siamo giunti alla fine del contest.

Approfitto del fatto che le prime due righe di presentazione potete anche leggerle per ringraziare chi si è dato da fare per giudicarvi, chi è stato così gentile da segnalare il contest a destra e a manca e chi, in qualunque modo, è stato presente qui.

E a giudicarvi sono state sette persone. Si, vi ho detto che i giurati sono sei, e infatti sono sei. Il settimo è il rompicoglioni, e i giurati erano completamente all’oscuro della sua esistenza.
Perché si chiami così lo scoprirete fra qualche riga.

Grazie quindi ai giurati, che hanno votato valutando positivamente da 0 a 100 le vostre storie:

Anna Tursi, fashion blogger from London (appena trasferita là in cerca di lavoro e fortuna. In bocca al lupo!), la trovate su “Lifestyle Notes”;
Davide Storti, blogger, in arte Cervello Bacato;
Martina Fasolo, artista, scultrice di paste polimeriche, la trovate su “La Pineta di Fimo”;
Michela “Mika” Fusato, artista, fumettista sul suo “Made By Mika”;
Raffaele Serafini, in arte gelostellato, credo lo conosciate e stimiate in molti;
io, che sono qui a ringraziarmi da solo, e che mi conoscevate già o mi avete conosciuto in questi giorni qui, su pensieriusati, oppure su facebook.

Grazie al Rompicoglioni, che ha votato negativamente da 0 a -100 cercando tutti gli errori possibili nei vostri racconti (i suoi commenti non sono rappresentativi del pensiero dei giurati):

Michele Capuano, blogger, in arte Miki Moz.

(In soldoni: avevate la possibilità di prendere da -100 a 600 punti.)

E grazie a chi mi ha dato una mano a trovare partecipanti (in ordine di segnalazione):

Riccardo dal Ferro, autore, che mi ha segnalato ai suoi allievi di Fucina Creativa;
Annalisa Bruni, scrittrice, che mi ha segnalato agli allievi del suo corso di scrittura creativa;

E grazie anche a chi ha contribuito in qualche modo alla realizzazione di tutto questo (così, in ordine sparso):

Marianna Balducci, illustratrice, colpevole di avermi lasciato usare l’immagine che tutti avete visto sull’attestato di partecipazione;
– Elsa, mia moglie, che mi ha sopportato sostenuto in questa follia;
Tutti voi che avete partecipato: senza il vostro impegno scrittorio, ora non sarei qui a scrivere questo post;
Tutti quelli che non hanno partecipato ma che magari hanno letto e che non ho nominato, ma siete in tanti e vi voglio bene a tutti.

Ma ora… a voi! Quelli che non hanno vinto, perché oggi posto la lista dei classificati dal quarto al tredicesimo posto.

Leggete, e se non trovate il vostro nome significa che siete sul podio. E il podio lo vedrete domani! Friggete, voi del podio!

Quarto posto: “Bella Serata”, di Maria Rosaria del Ciello
(443 punti. Il Rompicoglioni ha detto: serata con punta di amarezza, cattura.)

Quinto posto: “Porco cane!”, di Manuel Ruffo
(405 punti. Il Rompicoglioni ha detto: simpatico sin dal titolo, con una piccola imperfezione nella punteggiatura.)

Sesto posto: “Al calar del sole”, di Luisa Lajosa
(401 punti. Il Rompicoglioni ha detto: assicurò deve essere accentato, inoltre i nomignoli andrebbero scritti diversamente per una lettura più fluida del testo.)

Settimo posto: “La mia proposta di matrimonio”, di Marco Sartori
(377 punti. Il Rompicoglioni ha detto: punteggiatura spesso imprecisa per una storiella comunque simpatica.)

Ottavo posto: “Io sono romanzo”, di Riccardo Dal Ferro
(364 punti. Il Rompicoglioni ha detto: una bella idea meta-narrativa, nulla da dire.)

Nono posto: “Incubo di una notte di mezza estate”, di Gnana
(355 punti. Il Rompicoglioni ha detto: a volte si rischia l’effetto apnea, che potrebbe anche essere funzionale al racconto.)

Decimo posto: “Dieta ferrea”, di Daniele Picciuti
(351 punti. Il Rompicoglioni ha detto: il racconto scorre bene, finale ironico da Notte Horror)

Undicesimo posto: “Quattro passi in quattro toni”, di Carla di Fucina Creativa
(321 punti. Il Rompicoglioni ha detto: beh, si sa che pestarla porta bene!)

Dodicesimo posto: “Super-T”, di Diego Cocco
(314 punti. Il Rompicoglioni ha detto: racconto con alte citazioni musicali (Ferro, nello specifico), simpatico.)

Tredicesimo posto: “La Befana rovinata”, di Anifares
(312 punti. Il Rompicoglioni ha detto: un po’ confusionario nell’esposizione, “disse” e “chiesi” ripetuti troppe volte.)

Quattordicesimo posto: “Confession”, di Giuseppe Busato Danesi
(297 punti. Il Rompicoglioni ha detto: po’ non si scrive pò, tuttavia il racconto è carino.)

Ecco. A domani, con l’incoronazione dell’Imperatore della Cosa Marrone!

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