I vermi conquistatori (***)

di Brian Keene

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309 pagine

Iniziato il 13/09/2014

Finito il 2/10/2014

Cari lettori, un giorno comincerà a piovere e non smetterà più. Ve lo dice Brian.

Questo romanzo fa parte dei tre che ho preso di Edizioni XII, che sono belli fuori e, spero, pure belli dentro. Il primo, “Diario Pulp”, lo è stato davvero, questo non lo so. Perché fin che ve lo sto così presentando sono arrivato solo al secondo capitolo.

Devo dire, invero, che già fino a qui ci sono una valanga di cose da raccontare, di spunti, di idee…

Perché inizia piovendo. Piove ininterrottamente da non si sa quanto, ma gli oceani si sono alzati e interi stati sono stati spazzati via dagli tsunami e poi sommersi.

Chi ce lo sta raccontando è un ottantenne vedovo e nostalgico che non riesce più ad alzarsi da terra. Dice che non ha il coraggio di guardare di nuovo la metà inferiore del suo corpo, che non sente più. Non ci spiega il perché.

Lui dice che si è al quarantesimo giorno, e inizia a raccontarci la storia partendo dal trentesimo. Non ricordo se si riferisca ai giorni di pioggia o a cos’altro.

Il trentesimo giorno, comunque, aveva bisogno di masticare tabacco, quindi prende il suo furgoncino e prova ad andare alla città più vicina. Durante la strada fa un testacoda, finisce contro un guardrail per evitare un albero caduto che intralcia il passaggio, quindi decide che è più saggio ritornare indietro.

Strane vicende si susseguono nel racconto, fino all’arrivo dei vermi. Lunghi, lunghissimi, e grossi quanto un pollice. Per ora.

A un certo punto arriva un amico del protagonista, che almeno non è solo, pensa, e questo gli dice che la sua casa è stata inghiottita dal suolo, come se si fosse aperta una dolina sotto di essa.

L’intera casa scomparsa sottoterra, inghiottita dal fango.
Insieme, nei pressi del garage del protagonista, i due rinvengono un foro circolare di oltre un metro di diametro, pieno di una specie di muco.

Ora, io non è che voglia giocare a fare quello che sa tutto, ma chiunque abbia visto il film “Tremors” inizia a a farsi domande. Un foro circolare pieno di muco… il titolo del libro… un verme gigantesco? O una colonia di essi? Lo sapremo solo continuando a leggere, cari lettori!

E continuando a leggere, i due amici provano ad andare a vedere se riescono a incontrare un terzo uomo, un pazzo, a loro dire. Prendono la macchina e, durante il tragitto, si fermano ed entrano in quella che era la casa di due sposini, trovandola devastata e, esattamente come nel foro di cui parlavo poco fa, piena di muco. Trovano anche uno schizzo di sangue secco sul muro, all’altezza della vita, e un dito con la fede di lei ancora attaccata.

Tornano sui loro passi, riprendono la macchina diretti a casa del pazzo. Quest’ultimo li accoglie col fucile spianato, li caccia letteralmente via dalla sua proprietà, delirando di mostri giganteschi che escono dal terreno.

A questo punto, del pazzo potremo pensare due cose: a) che verrà mangiato dai vermi o che b) riuscirà, nonostante tutto, a rimanere vivo. Solo che, cari lettori, come al solito vi lascio la cosa in sospeso, perché da ora di lui non parlerò più. Anche perché avremo molto a che fare con lui, sarà il motore che spingerà avanti due eventi direi fondamentali.

Ma torniamo agli altri due.

Teddy e Carl, così si chiamano, avranno a che fare con un elicottero abbattuto, con all’interno due superstiti, un moribondo e un cadavere in tre pezzi, e coi vermi che poi sbucheranno dalla terra. Ma i vermi non saranno del tipo “tremors”, bensì comunissimi vermi di terra cresciuti a dismisura, facili da ammazzare ma decisamente troppi da poter gestire.

A questo punto inizia una parte in cui uno dei due superstiti dell’elicottero racconta cosa sia successo alle città, più a valle. Si parla di satanisti e di creature mitologiche che vivono negli abissi. Verrà citato pure Lovecraft. E io non vi dirò di più, di questa parte, perché non voglio farlo.

Questa parte la leggerete da soli, io vi parlo solo dei vermi di terra, quindi saltiamo mezzo libro e torniamo al nostro vecchio.

Sostiene, Teddy, che ci siano vermi ancora più grossi, che devono ancora farsi vivi. E a questo punto, visto che ormai siamo in fondo al romanzo, direi che non vi racconto più niente. Sappiamo solo che il vecchio ha finito di scrivere le sue memorie. Poi… sarà morto? Moribondo? Rimasto in vita? A voi leggere di ciò che gli è capitato, e del perché non vuol guardare le sue gambe. (Quest’ultima cosa, invero, lascia una scia di delusione dietro di sé, ma pazienza.)

Tirando le somme, posso affermare che ho letto un buon romanzo: la storia è solida, la lettura è fluida e trascinante, il ritmo è abbastanza costante. Ma io mi chiedo: perché scrivere un horror così inverosimile ai giorni nostri? Perché, diciamocelo, stiamo parlando di letteratura horror, ma vermi, craken (ops… l’ho detto!) e altri mostri che arrivano improvvisamente, ormai non spaventano più nessuno, se non i ragazzini che non sono abituati a certe cose. Non è un horror, ma una storia di mostri ben raccontata. Quindi, se avessi avuto 15 anni magari gli avrei dato il massimo dei voti, ma essendo ormai un lettore smaliziato, gli concedo tre stelle. Anche perché ci ho messo un sacco di tempo a leggerlo, e alla fine devo dire che ero stufo.

Però se doveste imbattervi in questo romanzo acquistatelo e leggetelo, ma sappiate che è una cosetta leggera, poco impegnativa, giusto una lettura da ombrellone.

E’ tutto. Alla prossima, cari lettori!

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