Sword Art Online – Aincrad (***)

Di Reki Kawahara,
illustrazioni di Abec.

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335 pagine
editore: Edizioni BD
iniziato il: 24/10/2014
finito il: 27/10/2014

Cari lettori, se ho letto questa light novel è soprattutto merito e colpa di mio fratello.

Dovete sapere che qualche anno fa ho seguito un anime, “.Hack//”, che era ambientato in un mondo virtuale, un gioco online che aveva un bug a causa del quale “game over” significava, in alcuni casi, la morte fisica per un giocatore. In questo anime, nella serie “sign”, un giocatore non riusciva a disconnettersi da giorni.

Ecco, questo romanzo riprende quell’idea e promette che nessun giocatore possa disconnettersi prima di averlo completato, pena la morte, e che come in “.Hack//”, “game over” significa morte. E che ci saranno giocatori che vanno in giro a uccidere la gente apposta, ben conoscendo gli effetti reali.

Io non avevo un buon ricordo della serie. Cioè, l’idea mi era piaciuta, ma lo sviluppo della trama, sempre in “.Hack//”, era troppo lento e l’avevo abbandonata a metà.

Ma ecco che una domenica mio fratello suona al citofono, invitato a pranzo, e mi porta un sacchetto con dentro questo libro, “Sword Art Online”, appunto, e mi racconta quello che avete appena finito di leggere, e che non riscrivo per non entrare in loop.
E mi ha incuriosito. E con queste invitanti premesse ho iniziato a leggere avidamente.

Ma cominciamo dall’inizio.

Ci troviamo all’interno di un castello d’acciaio la cui base misura 10 Km di diametro. Il castello fluttua nell’aria, i giocatori al suo interno sono circa diecimila, e i primi, dopo due anni, sono riusciti ad arrivare al settantaquattresimo piano.

Conosciamo il protagonista intento in una battaglia di alto livello, che poi finisce con facilità.

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E lui inizia a raccontarci la storia attraverso un flashback di quando tutto è cominciato, di quando si è messo il casco virtuale per la prima volta dopo essere stato beta tester.

Mi raccontava mio fratello che sto casco è connesso direttamente al cervello e alla colonna vertebrale tramite microonde. Ora lo sapete anche voi, anche se a questo punto della storia, cioè all’inizio, ancora non si sa nulla.

Di certo c’è che il linguaggio è un po’ da nerd, ma ci sono pure le note a piè di pagina per chi non è avvezzo a certi termini. Il che è fastidioso, perché rallenta la lettura. A me, quantomeno, che l’ultima volta che ho giocato online esisteva ancora la prima versione di “Ragnarock Online”, ormai una decina di anni fa, ma un giocatore abituale non noterà questo dettaglio.

Altra cosa che si nota subito è un frustrante senso di sconforto legato all’adattamento dei testi: alcune frasi devono essere rilette più volte per essere comprese, non per virgole sbagliate o parole strane, ma per alcune costruzioni grammaticali ad cazzum che spero vengano sistemate nelle prossime edizioni. Il protagonista, beta tester del gioco come già detto, si prepara alla prima partita ufficiale connettendosi mezz’ora prima. Poi… “A vedere lo status dei server che registrava già in contatto più di novemila e cinquecento persone, avevano fatto lo stesso tutti gli altri fortunati che avevano potuto acquistare il gioco.”

Spero di non essere l’unico a non aver capito subito il senso della frase.

Ed è pessimo anche il “segnale che ha risuonato nell’aria”.

Quando poi ho letto “Vorrei che restiate calmi… e vi preoccupiate solo di completare il gioco.”, avrei voluto mettermi a piangere…
Ma ormai ero curioso, e così sono andato avanti. E non vi stresserò più coi problemi linguistici.

Allora… c’è da dire che viene spiegato molto bene il funzionamento del casco, e che la morte avviene come se si mettesse la testa in un forno a microonde.

Ci viene molto ben descritto di come il creatore del gioco abbia radunato i giocatori in un’unica piazza e abbia spiegato la situazione, ma poi non viene resa bene l’idea di panico fra la folla. Perché il tutto ci viene raccontato dalla bocca del protagonista, e a voler forzare troppo il suo punto di vista, che guarda tutto con la freddezza tipica dei ragazzini dei cartoni animati (perché la storia, alla fine, è una possibile sceneggiatura da cartone animato), si perde molto dell’eccitazione e della concitazione del momento. Insomma, si viene coinvolti poco o niente.

Si torna poi al presente, a distanza di due anni dall’inizio del gioco, e i giocatori più progrediti sono, come dicevo, al settantaquattresimo livello: mancano solo ventisei piani per arrivare in cima al castello, sconfiggere il boss finale tornare tutti a casa.

E siamo solo a pagina ottanta, circa, quindi mi viene da pensare che il bello possa cominciare ora.

E qui parliamo di un altro punto negativo, che in realtà è il problema che ho riscontrato anche prima, in mezzo alla folla: in questa light novel manca completamente l’immedesimazione. Nel senso che sembra proprio di star guardando un programma alla televisione: il lettore non viene preso e portato dentro il romanzo, ma viene lasciato fuori a far da spettatore. E questa, secondo il mio metro di giudizio, è una grave lacuna a prescindere dal target di età!

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Comunque, l’esperienza non mi inganna: nelle pagine successive il nostro eroe ottiene un oggetto di alto valore, e con questo inizia a intrattenere una relazione con una giocatrice di alto livello.

Ora, se all’inizio la relazione è una cosa prettamente affaristica, immagino che in futuro i due diverranno amici e affronteranno l’avventura insieme. Anche a fronte del fatto che lei appartiene a un gruppo di guerrieri molto in vista, nel gioco, ma sembra stufa del suo ruolo, e che lui è stato ingaggiato da questa gilda di guerrieri per affrontare uno dei boss di fine livello, dato che è un guerriero molto forte e preparato.

Continuiamo a leggere e, come previsto, i due si conosceranno meglio, andranno in cerca l’uno dell’altra, e vedremo come si svilupperà un forte legame di amicizia. Andranno in giro a fare ricognizioni insieme, arriveranno alla stanza dove si trova il boss di fine livello di quel piano e fuggiranno, perché sanno di non potercela fare da soli.
Qui arriva uno squadrone dell’“Esercito” (questo il nome della gilda più grande presente ad Aincrad), un manipolo di una dozzina di uomini che chiede a Kirito (questo il nome del protagonista, assieme ad Asuna, che è la ragazza di cui parlavo poc’anzi) di condividere la mappa dell’area che aveva visitato.

L’Esercito andrà a combattere contro il mostro, perdendo tre uomini e quasi perdendo tutti gli altri. Si salvano perché arrivano Kirito, Asuna e un gruppetto di altri giocatori in loro soccorso, e qui, cari lettori, scopriamo che proprio Kirito è a conoscenza di una mossa allucinante che gli permette in pochi secondi di azzerare l’energia residua del mostro di fine livello, che peraltro aveva subito danni superficiali dagli attacchi precedenti.

In questo video
, da circa metà potrete assistere alla battaglia di cui sopra, o, se siete solo curiosi di vedere la tecnica segreta di Kirito, andate direttamente al minuto 11.

E questa parte devo dire che è abbastanza bella, anche se la sensazione rimane quella di star guardando un amico giocare a un videogioco che non conosciamo e di cui non abbiamo visto che qualche battaglia. Altro dettaglio è che anche in questa parte è stata portata alla luce una bomba che è subito stata disinnescata: il protagonista a un certo punto si chiede “Voglio davvero tornare indietro… nel mondo reale?” Perché sente di essersi abituato a quel mondo, sente che, dopo due anni, quella è la sua realtà, e si chiede se anche gli altri personaggi non stiano in qualche modo abituandosi a quel modo artificiale di vivere. E sarebbe stato bello sondare questo sentimento, probabilmente molto comune soprattutto fra i giocatori che avevano aperto attività di mercanti, di fabbri e artigiani in genere, vivendo tranquillamente in città nell’attesa di essere liberati, ma Asuna, dal niente, dice che vuole tornare indietro, che “Tra l’altro, ci sono un sacco di cose che ho lasciato in sospeso”, e così la riflessione viene lasciata cadere nel vuoto. Verrà ripresa un paio di volte, in seguito, ma proprio appena accennata e inutile nei momenti in cui viene citata.

Pluf!

Un sasso nello stagno che increspa la superficie dell’acqua e niente più.

Tornando nuovamente al romanzo, la storia va avanti con la faccenda della mossa segreta di Kirito, che verrà rivelata al mondo grazie al passaparola, fino a quando non viene sfidato a duello dal capo di una grossa gilda, quella cui appartiene anche Asuna. Questo perché Asuna è vicecomandante, in quella gilda, e il capo non vuole darle “ferie” senza aver prima combattuto con Kirito per costringerlo a farne parte.

Non vi dirò chi vince, ma in un secondo momento ritroveremo Kirito e Asuna in ferie, da qualche parte, e lì vedremo svilupparsi una bella storia d’amore. Finora, la parte più convincente di tutto il racconto.

Bella, dolce e simpatica quanto basta, saprà appagare il lettore che vuole essere coinvolto nella storia. Inutile dire che i due si sposeranno, almeno all’interno del gioco, ma sta cosa si indovinava fin dalla prima volta che si sono incontrati.

Il come ci sono arrivati, però, non è poi così banale.

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Il problema è che non posso mettermi a rivalutare il romanzo a sole 100 pagine dalla fine, cioè a circa il 70% del totale. Non dopo che, fino a questo punto, il protagonista è stato vittima dei pregiudizi della gente che ha trasferito su se stesso: “non è giusto che uno come me abbia amici/faccia cose”, un mantra costante in un turbinio di autocommiserazione e sfoggio di tecniche di alto livello.
Non dopo aver letto un racconto che ignora le tecniche di base della scrittura creativa. Cioè, di romanzi che ignorano le tecniche di base ne ho letto più di qualcuno, ma per poter ignorarle, bisogna prima conoscerle a fondo. E si nota subito quando uno le conosce o meno.

(Fra l’altro, in postfazione l’autore ammette che i suoi manoscritti fossero “confusi e pieni di punti problematici”. Quindi lode al “signor Miki”, l’Editor che lo ha seguito e che ha reso leggibile il tutto!)

In ogni caso, lo sviluppo della storia d’amore, che vedrà Kirito e Asuna comprare una casa in un bosco di un livello molto basso, sarà immediatamente precedente allo scontro finale. Si troveranno ad affrontare prima il mostro del dungeon del settantacinquesimo livello, che dimostra un potere molto grande, poi il boss finale. Perché Kirito si accorge di alcune caratteristiche di un cero player, quindi in un modo molto intelligente saprà smascherarlo e ottenere da lui una sfida che avrebbe potuto mettere fine al gioco in quel momento.

Con una notevole forza di volontà, Kirito saprà sconfiggerlo. Non mi sento di avervi spoilerato granché del finale, visto che la storia nel complesso è banale e fin dall’inizio sappiamo come andrà a finire.

Bene, cosa dire? Che sono molto indeciso sul voto finale.

  • Da ex gamer e amante dei cartoni giapponesi, valuterei l’idea generale con quattro stelline. Perché è insolita, offre molti spunti su cui riflettere, specie su dove potremmo spingerci con la tecnologia, e se qualcuno sarebbe realmente disposto a farsi disconnettere il cervello da un aggeggio elettronico che serve a giocare.
  • Lo sviluppo della trama è da una stella e mezza, forse due. Perché ci si concentra moltissimo sulle battaglie e molto poco sulla caratterizzazione dei personaggi. Ci sembra di conoscerli perché sono semplici da capire, ma in realtà non li conosciamo a fondo, e spesso stiamo lì a chiederci il perché di una scelta o da dove arrivi una certa forza interiore. Perché l’amore può tutto, sì, ma non certo in quel modo.
  • Le idee ci sono e sono tante, ma sono tutte mescolate in un brodo primordiale e nessuna riesce a emergere con forza e fare da perno alle situazioni. Si, ok, c’è l’amore fra Kirito e Asuna, ma la forza portante di una storia del genere non può essere concentrata tutta lì. Non è attinente!

Insomma… tre stelle, dai. Un po’ stiracchiate, ma ci stanno.

E se qualcuno della BD edizioni dovesse leggere queste righe, mi faccia il favore di far riadattare i testi, che molti passaggi sono illeggibili!

E magari di ritradurre il tutto, visto che la versione in inglese propone frasi meglio articolate e comprensibili. (Ho potuto confrontare un paio di frasi, il testo è differente!)

È tutto, cari lettori. Mi permetto, prima di congedarvi, di consigliare la lettura di questo romanzo solo ad amanti dei giochi di ruolo, fumetti e serie animate a tema.

A tutti gli altri, consiglio di recuperare da qualche parte la serie animata “.Hack//Sign”, che sicuramente è sviluppata in maniera molto migliore.

Alla prossima!

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