Intervista a Strumm

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Cari lettori, come qualcuno di voi ricorderà quest’estate ho letto “Diario Pulp”, di Strumm. Come ben sapete, capita che i miei inviti alla lettura vaghino sperduti fra i canali della rete, finendo di tanto in tanto sotto gli occhi degli autori, e che questi poi mi contattino.
È successo con Annalisa Bruni, è successo con Dario Tonani (anzi, questo mi ha contattato prima che io avessi letto qualcosa di suo, ma va bene lo stesso), e ora è capitato con Strumm. Cioè, a onor del vero l’ho contattato io dopo che lui ha condiviso la recensione, ma sono dettagli: ciò che conta è che ora lui è qui, disponibile a far parte della variegata fauna di artisti intervistati da me.

Ed è un piacere, chiedi pure e ti sarà negato.

Cominciamo bene! Cioè, tu accetti di essere intervistato, che ti vengano poste domande, e poi ti rifiuterai di rispondere… Va bene, dai, io ci provo lo stesso.
Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Non vedo controindicazioni.

Ne sei sicuro?

Sì, perché non ti sarà comunque possibile verificare nulla.

Questo lo dici tu. Io so tutto, vedo tutto, non puoi nascondermi nulla.
Alla luce di quanto appena detto, giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Non giuro mai, mi spiace, soprattutto sui cadaveri.

E che palle, eh! Mica potrai glissare per sempre! Dai, dai.
Prima di cominciare ti chiedo: perché ti sei presentato con quella [foto/immagine]?

Ovvio: sono io quando faccio lo scrittore.

Ah… Ottimo, dai. Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Ciao, amico che ci stai leggendo, è il momento di cambiare letture!

Oggesù, sto capendo una cosa di te: vuoi assolutamente passare inosservato. Lungi da te l’esibizionismo da autore! 😀
Senti, tu hai un blog che si chiama come il tuo pseudonimo. Perché la scelta di questo nome?

Strumm viene da Strummer (Joe Strummer, fondatore e leader dei Clash). È il nick che usavo su Internet quando ripresi a scrivere sul blog dell’epoca. Chi seguiva il blog si riferiva a me come Strumm, l’ho semplicemente mantenuto anche quando sono stato pubblicato.

Per pigrizia o cosa?

Solo per logica conseguenza. Chi aveva iniziato a leggermi su internet senza conoscermi di persona avrebbe potuto rintracciare i miei scritti con più facilità. Tutto sommato il nome e cognome di una persona sono soltanto nick scelti da qualcuno per te.

Oddio che bella! Questa la riciclo: “il nome e il cognome di una persona sono soltanto nick scelti da qualcuno per te.”

E rischio la vita se oso chiedere quale sia la tua vera identità?

Non rischi nulla, perché non la rivelo. Penso sia irrilevante sapere l’identità di un autore, a meno che non scriva opere autobiografiche o si occupi di politica o esprima opinioni su temi di interesse pubblico.

No, io credo che tu sia un tipo piuttosto riservato che vuole mantenere l’anonimato. E fai pure bene, direi. Quantomeno, riesci a non farti disturbare nell’intimità della vita privata, se non vuoi farti trovare. Mi piace, questo lato del tuo carattere, così diverso dal carattere dei tuoi personaggi.

Certo, potrebbe essere un mio film mentale, ma mi stai dando quest’impressione.

Non è del tutto sbagliata, ma limitata al web. Credo che un qualsiasi rapporto di conoscenza debba iniziare fuori da internet, bisogna incontrarsi e trovare la sintonia minima che uno scambio digitale non credo possa offrire.

Non sono del tutto d’accordo, ma non siamo qui per discutere di questo.
Allora, Strumm, quando ti è venuto il pallino di creare storie?

Ho iniziato casualmente nel 1995. Avevo in mente il soggetto per un racconto. Quando ho provato a scrivere ho capito quanto mi piacesse farlo e ho proseguito. È una possibile evoluzione dell’amore per la lettura. Presumo che chiunque ami leggere, prima o poi, possa avere questa tentazione.

Ma sai… per me è stato non dico il contrario, ma quasi. Una volta leggevo poco, tipo sei o sette libri l’anno. Poi, quando ho iniziato a scrivere racconti, ho capito quanto fosse importante leggere, ed è quindi diventata una droga. A oggi, non riesco a stare senza un libro in mano per più di mezza giornata!
Ma non stiamo parlando di me, scusa l’intromissione e passiamo oltre.

La prima volta non si scorda mai. Cos’hai pensato la prima volta che hai presentato al pubblico le tue opere?

Che era divertente ed ero curioso di confrontarmi con qualche lettore che non conoscevo personalmente, perché sarebbe stato libero di interagire con me senza timore di offendermi.

E dove vai a pescare la tua ispirazione?

Ovunque: viviamo in una realtà a tratti inverosimile. Il processo cosiddetto creativo, salvo che per alcuni geni letterari, consiste nel trovare la chiave giusta per organizzare in modo fruibile qualcosa che già esiste. E, naturalmente, nella predisposizione e nella capacità di convertirlo in storia.

Cioè, fammi capire: tu prendi la realtà e reinventi ciò che già esiste? Caspita, questa è un’ottima idea! Una delle migliori che abbia avuto la fortuna di sentire, finora.

Sì e no: intendo dire che se non scrivi fantascienza pura (e talvolta anche in questo caso), raramente riesci a raccontare qualcosa che – con qualche aggiustamento – non sia rintracciabile nella realtà.

Ah, ho capito. Scusa, ho la mente complicata, io.
E oggi, con più esperienza e molto lavoro alle spalle, qual è la storia che ti piace di più, fra quelle che hai scritto?

Per molti aspetti la quarta parte di “Diario Pulp”. Ma anche “Matmon”, il racconto inserito in “Archetipi”. E altro materiale più recente, non ancora pubblicato.

No, Matmon non l’ho letto, ma Diario Pulp [link] sì, e devo dire che è una figata. Ripeto, e te lo dico ora che ne ho la possibilità, Tarantino ti fa un baffo!

E, dato che i personaggi sembrano vivi, qual è il tuo preferito?

Se parliamo di “Diario Pulp”, tra i più stimolanti c’è sicuramente “Mastroianni” perché incarna moltissime debolezze e vive un costante conflitto. E l’Imperatore, perché l’ho costruito in maniera indiretta.

E, visto che stiamo parlando ancora di Diario Pulp, voglio farvi vedere chi sono i personaggi. Tutti, non come nella recensione, dove apposta non ve ne avevo citati molti.

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Senti, siccome qualche tempo fa mi hai fatto dono di alcune tue storie, posso mettere qui il link a quel PDF gratuito, così che anche tutti i miei lettori possano avere la possibilità di leggerti?

Assolutamente sì. È distribuito gratuitamente proprio per questo!

E allora, cari lettori, cliccate qui e scaricate le sue storie, così vi fate un’idea.

Cambiamo argomento: a parte il lavoro notturno (perché le cose migliori quasi sempre vengono di notte) una cosa che influenza la creatività è la musica. Cosa ascolti mentre ti dedichi allo scrivere?

La musica è parte della scrittura ed è centrale nella mia vita. Difficile dirti cosa ascolto, perché scelgo in base a ciò che intendo scrivere e all’atmosfera che voglio rendere. La musica, senza dubbio, sceglie le parole per me. In una playlist di Diario Pulp ci sono senz’altro Stoner, Grunge, Punk, ma anche Dark alla Siouxsie o gruppi alla Nine Inch Nails.
Non ci saranno mai Gigi D’Alessio, Laura Pausini, Ligabue o Claudio Baglioni: non saprei cosa scrivere ho paura a immaginarlo.

Avrei paura anch’io, a scrivere qualcosa ascoltando il secondo gruppo di “artisti” che hai nominato.
E senti, lasciando stare la neve ad agosto, dato che anche l’ambiente ha la sua importanza, com’è fatta la stanza in cui ti metti a creare luoghi, personaggi e situazioni?

Non ho un luogo fisso, ma è preferibile sia senza finestre, raccolto e con una cuffia per la musica.

Quindi ti serve una specie di non-luogo, una stanza che possa diventare qualunque cosa ti passi per la testa, giusto?

Esatto: mi serve tempo, tranquillità e musica.

Aggiungiamo un pizzico di nonsense a questa cosa: attiriamo persone a caso ma con criterio. Questo blog (il mio, intendo) vive di libri e racconti. In un massimo di 30 parole scrivi una storiella contenente una o più parole chiave da inserire come tag per la ricerca su Google. A piacere. Una cosa che parla di te, che so, un aneddoto, oppure qualcosa che ti viene in mente… Puoi anche farmi una pernacchia e dirmi che non ne hai voglia, mandarmi una cartolina da quel paese od onorarmi con un disegno fatto per l’occasione… insomma, vedi un po’ tu!

Ti mando qualche disegno della prima edizione (ormai introvabile) di Diario Pulp.

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Beh, lo Sciabecco è tale e quale a come l’avevo immaginato! 😀
E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Vuoi firmare questo cavolo di contratto milionario per pubblicare i prossimi 10 libri?

E la risposta è… ?

Dov’è la penna?

Hahahaha! La penna mi sa che dovrai averla in tasca tu. Fatti trovare pronto, per ogni evenienza! 😀

E ora… una domanda per me. Quello che vuoi, dai!

Sei sicuro di voler darmi tutto questo spazio?

Beh, direi di sì. Anzi sei stato uno dei miei ospiti più lapidari.

Ma ora è venuto il momento di salutarci. Grazie per il tempo che mi hai dedicato, è stato un piacere averti ospite qui da me.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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