Il Grande Notturno (****)

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di Ian Delacroix

207 pagine
Editore: Edizioni XII
Iniziato il: 6/11/2014
Finito il: 20/11/2014

Cari lettori, questa recensione non è premeditata.
In questo periodo ho pochissimo tempo per fare tutto, e così gli appunti e le cavolate varie che scrivo durante la lettura sono andate un po’ a quel paese. Perdonatemi, quindi, se questo articolo non sarà articolato come al solito.

Ma andiamo con ordine: questo è l’ultimo dei tre libri che ho comprato da Edizioni XII, un libro che mia moglie aveva letto
quest’estate e aveva giudicato brutto, che “sembra scritto da uno alle prime armi”, banale eccetera.

Beh, cari lettori, dovete sapere che a volte i libri che non piacciono a mia moglie piacciono molto a me, e così è stato per questo.

Di che cosa parla?
“Il Grande Notturno” è né più né meno che la vendetta del pifferaio di Hamelin.

Milano è infestata dai topi, arriva sto tizio che sembra uscito da un libro fantasy che chiede dieci belle ragazze in cambio della liberazione da questa piaga.
Il consiglio comunale accetta, Milano viene liberata, ma poi il Pifferaio non viene pagato.

E il Pifferaio, appunto, si vendica. Reclama le sue dieci donne, ne prenderà venti, non prima di aver ridotto i milanesi a un esercito di zombi.

Il finale è un po’ scontato, nel senso che a metà romanzo le cose prendono una strada che è facile capire dove porta.
Lo so, l’ho scritto in una maniera brutta, ma il tempo è tiranno e non posso star lì a ricamare le frasi come è solito fare Baricco.

Ecco, questa è la storia, ed è vero che un po’ banalotta lo è. Infatti ho dato quattro stelle.
Ma la storia ne vale tre. La quarta viene dritta dritta dalla capacità di Ian di catapultsarti dentro al romanzo, dal fatto che le parole scritte su carta proiettano immagini ben definite nella mente. A un certo punto il lettore non sente più di stare leggendo: la sensazione di coinvolgimento è tale che sembra di essere lì coi personaggi, e guardarli in prima persona. Un po’ come essere al centro della scena di un film.
Mi ripeto, ma le parole sono molto, molto evocative, specie dalla metà della storia in poi.

Consigliatissimo, quindi, per chi vuole leggere una storiella poco impegnativa, con un sottofondo di leggende nordiche, ma dalla grande capacità di coinvolgere il lettore.

Bene, forse non ho detto tutto quello che volevo dire, forse ho ripetuto i concetti girando attorno a un punto, ma devo per forza lasciarvi.

A presto!

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