Archivi del mese: dicembre 2014

La cena di Natale (*****)

di Simone Tempia

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15 pagine
nessun editore
Si legge in minuti, non in giorni.

Cari lettori, mi è già capitato di recensire il Simone Tempia, e l’ho sempre fatto volentieri.
Perché i suoi racconti sono brevi, certo, ma si fanno anche leggere in breve tempo.

Mi spiego: leggere Tempia significa iniziare pensando “meh, ora lo inizio soltanto”, e finire sempre per cascarci e farsi divorare dalla genialità della storia.

Anche con questo, che inizia a tavola, e ti chiedi dove voglia andare a parare.
La palla di vetro riflette tizio che mangia la braciola, gli occhiali della nonna riflettono il nipote che sorbisce i tortellini, e… il coltello che riflette tizia.

E poi si ricomincia, qualcuno che sta mangiando visto nel riflesso di qualcosa, e alla fine di ogni sessione c’è il coltello che riflette sempre la stessa tizia.

Viene banale pensare che tizia abbia ammazzato qualcuno, o abbia in mente di farlo da lì a poco, e la curiosità ti spinge a divorare le parole una dopo l’altra, cercando un indizio, un pretesto, un qualcosa che ti faccia capire cosa sia successo o stia per succedere.

E invece non succede proprio niente fino alla fine, perché alla fine si scopre che stava accadendo qualcosa durante tutta la cena, e personalmente mi sono sentito un brivido correre lungo la schiena. Un brivido che è poi stato confermato, e che mi ha lasciato pienamente soddisfatto del pasto.

Non vi spoilero niente, vi dico solo che l’idea non è del tutto nuova, l’avevo già incontrata col buon Stanley Ellinn nel suo “la specialità della casa”, solo che qui viene proprio rivelato cosa sia successo, non resta velato, e vi dirò che la cosa è piuttosto… posso dire piacevole?
Sì, dai, dico piacevole, per certi versi.

Ecco, i racconti di Simone Tempia non si comprano, ve li manda lui via mail, gratuitamente.
Li avrete gratis se invierete una mail a contemporaneoindispensabile@gmail.com

E con questo è tutto, per ora. Avremo un altro appuntamento con Simone Tempia, a gennaio, per inaugurare l’anno nuovo.

Nel frattempo chiamatelo, chiedetegli almeno “la telefonata” e quell’altro figo del banchiere che ha messo Dio in cassaforte, che non ricordo più il titolo.

Alla prossima!

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Favole al telefono (****)

Di Gianni Rodari

Illustrazioni di Altan

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210 pagine
Editore: Einaudi
Iniziato il: 4/12/2014
Finito il: 15/12/2014

Bentrovati, cari lettori.

Avevo detto che non avevo tempo, avevo detto che non avrei recensito questo libro e che ci saremmo risentiti l’anno prossimo…

Ebbene, non è così.

Non è così perché è un libro troppo bello per rimanere nascosto nella mia libreria, è un libro che vuole venire alla luce del sole, essere letto e riletto, magari ad alta voce con un piccolo pubblico. Piccolo nel senso dell’età.

È una raccolta di racconti brevi, così brevi che in pausa pranzo ne ho letti venti in ventidue minuti. E sono tutti piuttosto divertenti, fanno sorridere, fanno bene al cuore.

Fanno parte di quelle storie che raccontano cose, nel senso che sono leggere ma hanno dentro un piccolo insegnamento, un barlume di riflessione che vuole essere colto e piantato nella mente del lettore.

E questa edizione è impreziosita dalle illustrazioni di Altan. Quello della Pimpa, per intenderci. Così, quando inizierò a leggerlo al mio bimbo, magari avrò modo di catturare ancora meglio la sua attenzione.

Tornando a noi, voglio dire che Rodari ha bisogno di essere riscoperto dagli adulti. Rodari va letto per ritrovare il bambino che si è smarrito dentro di noi, va letto per ridere delle piccole cose, di Alice che cade nell’orologio, del signor Giovannino Perdigiorno, viaggiatore, e delle mille cose dettate da una fantasia ingenua, a portata di bambino.

E poi perché potete anche leggere una storia al giorno prima di ricominciare col mattone sul comodino, oppure dopo, per digerire.

Io ve lo consiglio. Che abbiate quattro anni o che ne abbiate quaranta, ma anche il doppio.

Leggete Rodari, non rimarrete delusi.

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Il castello di Otranto (*****)

di Horace Walpole

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255 pagine (la metà in inglese)
editore: Mondadori
Iniziato il: 21/11/214
Finito il: 4/12/2014

Bentrovati, cari lettori!

Anche questa è una recensione veloce, fatta al volo.
In questo periodo sono un po’ preso, ma il tempo per leggere lo si deve trovare sempre, quindi eccomi qui a parlarvi del romanzo che ha aperto la strada al Gotico.

Perché è una storia di fantasmi! Inizia con una disgrazia, cioè che il figlio del signore di Otranto viene schiacciato da un elmo gigantesco caduto dal cielo.
Scopriremo che il Signore di Otranto, tale Manfredi, è una persona cattiva dentro, che non rispetta i famigliari, e per questo è stato punito dal Cielo.

Comunque, lui non vuol vedere l’eccezionalità della cosa, e continuerà a comportarsi come al solito. Anzi, peggio.
Fino a quando non gli si presenta un cavaliere, signore di Vicenza venuto a rivendicare la proprietà di Otranto, che porta con sé una spada gigantesca, così grande che servono molti uomini per trasportarla.

A cosa serva quella spada lo si capirà alla fine, e in ogni caso è legata all’elmo. Ah, già, e anche alla gigantesca presenza che si aggira fra le mura del castello terrorizzandone la servitù.

E’ una storia di donne devote, principi maligni e cavalieri senza macchia, ricca di colpi di scena, specie alla fine.

Si legge velocemente, e si centellina. Perché sembra lunga, in realtà è un racconto di un centinaio di pagine. E, se ve lo state chiedendo, no: non ho letto la parte in inglese. Perché questa edizione è in inglese con traduzione a fronte.
E si centellina perché è una storia bella, di quelle che dispiace finire.

E poi basta. Lo so, è una recensione breve, e questo racconto meriterebbe una recensione un po’ più approfondita perché di cose da dire ce ne sarebbero tante, ma il tempo a mia disposizione è poco.

A presto, cari lettori. Il prossimo libro non verrà recensito, temo che questa sia l’ultima del 2014.
Alla prossima!

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