Archivi del mese: gennaio 2015

Solo una fotografia

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Qualche anno fa ho scattato una foto. In posa B, con la tecnica del light painting, con una fotocamera a pellicola. Prima di perderla le ho scattato una foto con un vecchio cellulare. Oggi quel telefono ha fatto capolino da un cassetto, e con la carica residua sono riuscito a recuperarla.

Ora la propongo a voi, sperando che possa piacervi.

A presto, cari lettori.

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Intervista a Gud

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Cari lettori, siamo qui con Gud, illustratore che ho scoperto da poco per colpa di Marianna, e che intervisto al volo perché sembra una persona simpatica.

Olè!

Ma bando alle ciance, cominciamo. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Sì.

Ne sei sicuro?


No.

Allora giuralo su… vediamo…

Ecco! Giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Povera mosca. Chi è l’essere malvagio che l’ha schiacciata?

È morta di fame. Il tempo ha fatto il resto.

Prima di cominciare ti chiedo: perché ti sei presentato con quell’immagine?

Quello sono io, la mia versione a fumetti, come altro avrei potuto presentarmi?

Hai ragione anche tu. Ma sai, non tutti i fumettisti si presentano con un disegno. Ottimo, dai. Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.


Ciao a tutti, scappate finché siete in tempo!

Scappate finché siete in tempo.

Sei il secondo che risponde a questa serie di domande. I miei lettori ti leggeranno per terzo, perché qualcun altro è stato più veloce, ma non importa.

Dimmi, che effetto ti fa sapere che qualcuno, prima di te, ha già risposto a queste domande di cui ancora nessuno sa nulla perché ancora non sono state pubblicate?

Nel senso che la tua intervista è parallela all’altra, ma sarai pubblicato per secondo nel 2015?

Così, per il gusto di romperti le scatole un pochino…

Tutta questa storia mi riempie di orgoglio e mi dà un brivido…

Hahahaha! 😀
Senti, partiamo con una domanda secca: i personaggi che disegni vengono dritti dritti dalla realtà o sono frutto della tua immaginazione?


Scindere le due cose è praticamente impossibile. Guarda il tuo toupè, è reale?

Ti sembrerà incredibile, ma sono i miei veri capelli. È una stempiatura. Un giorno la stempiatura arriverà dietro la nuca, e avrò un’isola di capelli in mezzo alla testa.

Rabbrividisco solo a pensarci. 😀

Andiamo avanti. Riesci a fare interagire i tuoi personaggi con il pubblico che legge? Nel senso proprio di farli parlare con il lettore, coinvolgerlo in prima persona e farlo diventare parte integrante, complice della vignetta?


La mia prima preoccupazione quando racconto qualcosa è proprio quella di creare empatia con i lettori. In alcuni casi interagisco con loro, magari li invito a voltare pagina o a riflettere su un argomento particolare. In altri casi invece li faccio assistere a un’azione, senza coinvolgerli troppo emotivamente, sia mai che poi gli scappa una lacrimuccia…

E che male ci sarebbe? Personalmente, l’empatia mi piace. È bello emozionarsi per una storia. 🙂

Hai una passione collaterale a questa?

Mi piace viaggiare. Davvero.

Anche a me. Purtroppo ultimamente non ho molte possibilità di farlo, ma appena potrò di nuovo… Mondo, preparati!

Senti, fra tutti i personaggi che sono usciti dalla tua matita, qual è il tuo preferito?


Non dovrei averne uno preferito, perché son tutti figli miei, però quello a cui sono più legato è Tommaso Speranza.

Perché?


Perché anche se non è un’autobiografia, in Heidi mon Amour c’è tanto di me. Più che in ogni altro libro che ho fatto.

Allora dovrò leggerlo. Lo cercherò.

Qual è il personaggio che hai curato di più sotto l’aspetto estetico e psicologico?

Forse Giulia de La notte dei giocattoli, su cui forse ho sentito il “peso” di Dacia Maraini ai testi.

Ho chiesto spesso della musica che un autore ascolta, ma mi sono stancato delle risposte abbastanza ripetitive. Ti chiedo: se tu fossi uno strumento musicale, quale saresti?

Un Violoncello.

Andresti per quinte. Bello.

E se fossi un libro?


Un tascabile.

Un tascabile. Risposta vaga, non so come replicare. Vedi? Le domande sconosciute aprono orizzonti poco gestibili, ma belli.

Adesso voglio la tua creatività al mio servizio. Fai un disegno per me e i miei lettori.

Niente di elaborato, mi basta uno scarabocchio su un tovagliolo.

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Grazie. Davvero. 🙂

Ti rubo ancora poco tempo. Quale personaggio ti sei divertito di più a disegnare? E quale di meno?


Non disegno personaggi creati da altri o con uno stile che non mi appartiene. Per questo mi diverto su tutti quelli che disegno.

Ottimo. Divertirsi è quasi tutto!

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Ami ancora il fumetto come il primo giorno in cui l’hai scoperto?

E la risposta è… ?


No, lo amo ancora di più.

Grande. Una delle più belle cose che mi sia stata lasciata.

E una domanda per me? Quello che vuoi, dai!


Lo spritz: Aperol o Campari?

Uh, non bevo, mi spiace.

Bene, grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog.


Se siete arrivati fino qui, ciao e complimenti!

Complimenti a te per avermi sopportato. Ciao, e grazie ancora.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori, e mi raccomando: andate a vedere cosa fa sul sito e su facebook!

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La Compagnia dell’Anello (****)

Di J. R. R. Tolkien

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526 pagine
Edizione: Bompiani
iniziato il: 09/12/2014
finito il:16/01/2015

Cari lettori, bentrovati!
Stavo rileggendo il Signore degli Anelli per diletto, quando mi sono accorto di non averlo recensito.
Cioè, una recensione c’era, ma erano giusto due righe, era uno dei primi esperimenti.
Ho tolto (e se non l’ho fatto ditemelo) la recensione precedente, quindi non la troverete più là dov’era, di conseguenza leggerete questa, più articolata, che andrà ad approfondire uno per uno i libri che compongono la famosa trilogia Tolkeniana.

Innanzitutto eccovi la mappa

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per la quale ringrazio Il Fosso di Helm, dove potete trovarla in alta risoluzione.
(voi del fosso di Helm, non sono riuscito a contattarvi. Spero non ci siano problemi per l’utilizzo della mappa, in caso contrario segnalatemelo che la tolgo.)

Voglio avvisare i fan di Tolkien che la mia non è una recensione, ma un invito alla lettura, di conseguenza non parlerò per esteso di tutta la vicenda, ma salterò alcune parti per rispetto a chi non ha mai letto il libro. Le cose più belle vanno scoperte leggendole.
Voglio avvisare anche i fan di Jackson del fatto che i film sono una libera interpretazione del libro, di conseguenza le incongruenze che troveranno saranno molte.

Chiarito questo conceto, cominciamo. Non ricordavo che nel prologo ci fosse il riepilogo di storie passate, presenti e future, a volte con rimandi a “Il Silmarillion”, a “Lo Hobbit” e a chissà cos’altro che ancora non ho letto, né che nel prologo ci fosse un intero capitolo dedicato all’Erba Pipa.

Ed è bello, da leggere, perché prepara alla storia che verrà, spiegando per sommi capi qualcosa del prima, come già detto poche righe più in alto. In maniera blanda, e bisogna aver letto entrambe le opere per capire i riferimenti, ma va bene così.

Si parte quindi con la storia. C’è la festa di Bilbo Baggins da organizzare, ma prima ci vengono spiegati in maniera minuziosa gli usi e costumi degli hobbit della Contea, in grado di parentela che esiste fra Bilbo e Frodo e il perché questi ultimi siano così strani rispetto agli alttri.
I festeggiamenti sono gargantueschi, vanno avanti per molto, molto tempo, e a un certo punto Bilbo tiene un discorso, indossa al dito un anello e… Pouff! Scompare fra il disagio e la costernazione dei presenti.
Lo ritroviamo subito dopo a Casa Baggins per prendere armi e bagagli e andarsene, ma non prima di aver abbandonato l’anello su ordine dello stregone Gandalf il Grigio.

Nel frattempo anche Frodo rientra, e trova un Gandalf pensieroso.
Gandalf gli consiglia di non usare l’anello, di metterlo in un luogo sicuro, quindi se ne va dicendo che sarebbe tornato. Prima o poi.

Successivamente vediamo la vita quieta e solitaria di Frodo: lo vediamo trascorrere le giornate con gli amici, ma più spesso da solo. In lui nasce la volontà quasi inconsapevole di viaggiare, di partire per un’avventura, come accadde a Bilbo molti anni prima.

E qui torna Gandalf, dopo nove anni dalla sua ultima visita, quando Frodo ha una cinquantina d’anni, età in cui uno hobbit è ancora giovane e nel pieno delle forze.

Gandalf ha scoperto qualcosa a proposito dell’anello, e ne ha la conferma dopo che, una volta gettato nel fuoco, sulla sua superficie dorata e incredibilmente ancora fredda appare una scritta.

Gandalf gli suggerisce di mettersi in viaggio verso Granburrone, dagli Elfi, portandosi dietro l’Anello e un compagno fidato. Ovviamente l’Anello deve rimanere segreto.

Vedremo che i compagni saranno più di uno, assisteremo ai preparativi, alla vendita di Casa Baggins e, finalmente, alla furtiva partenza.

Durante il cammino verso Crifosso, che è dove Frodo ha comprato una casa per dare la falsa pista che si fosse trasferito là, incontrano pure alcuni elfi, che li aiuteranno e diranno loro qualcosa a proposito dei cavalieri neri che hanno per caso evitato.

A Crifosso riposano una notte, quindi ripartono, addentrandosi nella Foresta Vecchia, sulla quale aleggiano misteriose leggende, e qui, a un certo punto, vengono “trattenuti” da un vecchio salice che si era svegliato con la luna storta.

Fa ora la sua comparsa Tom Bombadil, una specie di divinità dei boschi, un esserino bizzarro che va cantando allegri motivetti, che li aiuta contro il salice, rimproverandolo di essere cattivo, e ancora quando affronteranno i tumulilande e rischieranno di morire ancor prima di arrivare a Brea e cominciare così il cammino vero e proprio verso la casa di Re Elrond. (No, non ricordo se l’hanno già detto, ma in ogni caso lo si scoprirà entro breve.)

Lasciamo Tom Bombadil ai suoi affari, che deve badare alla sua casa e alla sua bella moglie Baccador, e riprendiamo il cammino.
Andiamo a Brea, come da lui suggerito. Proviamo a dargli retta e vediamo cosa succede.

Si arriva a Brea senz’altri intoppi, e ci si ritrova alla locanda del Puledro Impennato, dove conosciamo un indaffaratissimo oste, Omorzo Cactaceo, proprietario del locale.

Lui fa accomodare gli ospiti in un salottino appartato, porta loro la cena e indica quali saranno le loro stanze.

Prima di farli andare a letto, però, li invita a far compagnia agli altri ospiti, giusto per raccontare qualcosa della Contea e fare un po’ di baldoria.

Purtroppo accade che Frodo svanisca nel nulla, rivelando la presenza dell’anello ai presenti. E, fra i presenti, c’è Billy Felci, ladruncolo patentato, in combutta coi cavalieri neri. Sarà lui a indicare loro che gli hobbit si sono fermati lì e che strada abbiano preso, ma prima che ciò accada facciamo un’altra conoscenza.

Si introduce, all’interno della locanda, tale “Grampasso, amico di Gandalf. Il suo vero nome è Aragorn ma nessuno sembra saperlo. È un ramingo, e un compagno che accompagnerà gli Hobbit almeno fino a Gran Burrone, città degli Elfi, governata da Re Elrond.

Assieme a lui gli hobbit si incamminano attraverso le terre selvagge, incontrando posti pieni solo di insetti fastidiosi, ma anche luoghi più pericolosi, come Colle Vento.

A Colle Vento sembra essere passato Gandalf qualche giorno prima, e in qualche modo era in pericolo e ha potuto lasciare solo un segno vago della sua presenza.

Qui i nostri si riposano delle fatiche del giorno, e Grampasso distoglie l’attenzione degli hobbit, impauriti, raccontando loro le storie della Terra di Mezzo.

Perché la Storia, nella Terra di Mezzo, viene sì studiata e ricordata attraverso i libri, ma anche tramandata oralmente con racconti e canti, e questi ultimi, forse, ne sono la parte più importante. Ascolteremo Grampasso cantare la storia di Beren e Luthien, che vi invito ad andare a leggere nel Silmarillion, oppure, se non ne avete voglia, almeno a documentarvi: ve ne parla qui Riccardo Dal Ferro.

In questo luogo avremo poi a che fare di nuovo coi cavalieri neri, che si vedono in lontananza.

È in questo luogo, in questa situazione, che Frodo cederà al desiderio violentissimo di mettere l’Anello al dito, dopodiché avremo una descrizione dei cavalieri neri visti dalla parte oscura, cioè dal mondo delle ombre in cui si viene portati dall’Anello, e ci viene detto che sono figure pallidissime con gli occhi penetranti e con una corona in testa (Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende, recitano i versi).

Ecco, Frodo viene ferito a una spalla da uno di questi, e su di lui cala il sipario, per ora, perché la spada dei cavalieri è intrisa di un veleno che l’uomo non può curare.

E inizia qui un altro pezzo di fuga, che si concluderà guadando un fiume che poi travolgerà i cavalieri neri.
Frodo perderà i sensi, quindi non sappiamo cosa succeda da quel momento in avanti, ma ci svegliamo a casa di Re Elrond, in compagnia degli elfi. Troviamo Gandalf al capezzale di Frodo, che ci racconterà gli avvenimenti dei tre giorni di buio. Andremo poi a fare festa assieme agli elfi, Frodo sarà seduto accanto al nano Gloin, amico di Bilbo e partecipe con lui dell’avventura alla Montagna Solitaria, narrata ne “Lo Hobbit”; ci riposeremo, poi tutti al Gran Consiglio a decidere il destino dell’Anello.

Al Gran Consiglio di Elrond partecipa un sacco di gente, e viene ricostruita abbastanza minuziosamente la storia dell’Anello, mettendo insieme i frammenti di vari narratori fra cui lo stesso Frodo. È una storia lunga e travagliata nella quale si apprende il tradimento di Saruman il Bianco, ora Saruman il Multicolore, e alla fine Elrond chiederà una cosa del tipo: “Bene, e adesso?”.

Adesso bisogna decidere il destino dell’Anello. Due sono le fazioni: da una parte chi dice che l’Anello può servire per sconfiggere il nemico, dall’altra chi vuole distruggerlo perché solo Sauron può usarlo.

La scelta è quella di distruggerlo, e il primo a offrirsi volontario per portarlo è il vecchio Bilbo Baggins.
Gli verrà negata questa possibilità a causa del fatto che ha tramandato l’Anello a frodo, e quest’ultimo, dopo un breve silenzio, si sorprende a dire che l’avrebbe portato egli stesso fino al monte Fato.

Da questo momento all’effettiva composizione e partenza della compagnia dei 9 passano circa due mesi, ma non sto qui a raccontarveli, sennò non vi rimane nulla da leggere.

Diciamo che partono due uomini, Aragorn figlio di Arathorn, erede di Isildur, e Boromir di Gondor; un elfo, Legolas, figlio del re Thranduil; un nano, Ghimli figlio di Gloin; uno stregone, Gandalf il Grigio, e quattro Hobbit, Frodo, Sam, Pipino e Merry della Contea.
Molti di voi già lo sanno, ma io mi metto sempre nei panni di chi non ne sa ancora niente, quindi portate pazienza: affrontare le sue milleduecento pagine non è impresa facile, specie per chi non è abituato a leggere molto, e chi ha visto solo il film ha bisogno di qualche riferimento in più per comprendere meglio alcuni eventi, come vedremo in seguito.

Ecco, per riassumere fino a qui diciamo che Frodo è partito dalla Contea in autunno e l’avventura vera e propria inizia in pieno inverno. Si dirigeranno a Sud, avvicinandosi alle montagne. Il nano le riconoscerà a colpo d’occhio, dato che fanno parte della cultura del suo popolo tanto da essere ritratte in una moltitudine di oggetti e narrati in mille e mille storie e leggende., quindi per ora non c’è bisogno di una mappa. Abbiamo una guida.

Affrontano il passo di Caradhras, ma ci restano quasi assiderati a causa di una tormenta di neve non proprio naturale, quindi si precipiteranno giù, ai piedi della montagna , dove verranno attaccati dai lupi.

Il rifugio più vicino è una via che non vorrebbero prendere, ma ci si vedranno costretti. Attraverseranno le miniere di Moria, antica dimora dei nani.

Ci sono ancora alcune difficoltà, prima di entrarvi, ma se non entrassero la storia non andrebbe avanti. Eccoli quindi attraversare il buio della montagna, in compagnia di se stessi e delle loro paure. Ecco, se avete visto i film di Jackson sapete già più o meno cosa li attende lì dentro, se non li avete visti, invece, meglio così. E sapete perché? Perché la versione di Jackson non combacia. Non è combaciata finora, non combacia ora e, come vedremo, non combacerà da qui in avanti.

Non perché abbia riscritto la storia, certo che no, ma perché ne ha modificato alcune parti per scopi puramente spettacolaristici. Le battaglie, per esempio, non durano interi capitoli, come invece ci vorrebbe far credere il film che le fa durare interi quarti d’ora, ma vengono descritte in poche pagine, a volte in poche righe.

Ma stavamo parlando di Moria.
A Moria avremo una prima battaglia contro gli orchi, che poi si ritireranno quando il loro posto verrà preso da un balrog che, a quanto pare, cadendo nell’abisso trascina Gandalf con sé, e noi piangeremo la sua morte.

Il viaggio prosegue rapido, e in breve tempo arrivano a Lorien, dimora di elfi silvani, e da lì condotti bendati al cospetto di Dama Galadriel.

Ci viene descritto molto bene il bosco pieno di alberi d’argento con le foglie d’oro, dove vengono costruite le case degli Elfi, e lì la compagnia si fermerà per lungo tempo.
Per chi ha visto il film, diciamo che non è che si fermino una sola notte.

E lo “Specchio di Galadriel” gli mostrerà praticamente una metafora di ciò che sarà tutta la storia che ancora dobbiamo leggere.
Galadriel ci mostrerà il suo anello, e ci farà vedere che è capace di ridere con la semplicità di una bambina.
E finalmente la compagnia riprende il cammino. Gli elfi faranno loro alcuni doni: il “pan di via”, una specie di galletta molto nutriente e dolce; abiti elfici, utili per nascondersi, e alcuni doni personalizzati, uno per ogni membro del gruppo, a scelta del singolo. Sam, per esempio, avrà in dono un po’ di terra di Lorien, per il suo giardino, e Gimli, profondamente innamorato di Galadriel, chiederà una ciocca dei suoi capelli.

No, cari lettori, non ridete del dono fatto a Sam. Non conoscete Lorien, non sapete quali meraviglie nasconda.

Comunque il cammino riprende. Viaggiano per una settimana lungo un fiume, navigando per essere più veloci, sempre seguiti da qualcuno. Da Gollum, si, che io non ve l’ho detto, ma è da tempo che segue la compagnia nascondendosi nell’ombra.
Dicevo, navigano una settimana, poi vengono intercettati dagli orchi. Saranno costretti ad approdare e trasportare le barche a piedi attraverso una striscia di terra fino ad arrivare a un altro fiume. No, i nomi dei fiumi non ve li dico. Rimettono a mollo le barche e proseguono, incontreranno gli Argonath, due gigantesche statue di pietra rose dal tempo, e poi approderanno in un luogo sicuro.

Giunti in un luogo sicuro si riposeranno una notte, ma prima che sia finita la mattina successiva succederà ancora qualcosa: uno dei compagni impazzisce e attacca Frodo, che infilerà l’Anello al dito per sfuggirgli.

Vedremo poi Frodo partire con Sam, distaccandosi dal resto della compagnia, mentre gli altri lo stanno ancora cercando credendolo perduto.

Qui finisce il primo libro della trilogia.

Se volete ascoltarmi ancora un momento, vi dirò che questo primo libro è scorrevole, agile da leggere nonostante la sua mole, molto descrittivo e ancora luminoso. Solo alla fine si inizia a intuire quale sia l’entità dell’oscurità cui stiamo andando incontro.

Avendolo già letto una volta, so che il secondo libro è difficile, perché ogni passo sarà sofferto, e non si vedrà nulla all’orizzonte: nessuna speranza, nessuna via d’uscita, solo ombre, paura e morte, ma tutto questo ve lo racconterò più avanti.

Alla prossima, cari lettori!

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Intervista a Kibbi Tomasi

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Cari lettori, ho il piacere di presentarvi un’autrice il cui nome reale è ignoto ai più, e che noi chiameremo Kibbi.

Che dire di lei… Non lo so, sarà lei a raccontarsi un po’, qui in questo spazio. Io so solo che mi piacciono i suoi disegni.

Ma bando alle ciance, cominciamo. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Accetto!

Ne sei sicura?

Sì XD

Allora giuralo su… vediamo…

Ecco! Giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Lo giuro! Possa la sua malvagia progenie tormentarmi se mento! *mano sulla bibbia/corano/rotolo di carta igienica*

Bastava la mano sulla mosca.

Prima di cominciare ti chiedo: perché ti sei presentata con quell’immagine?

Perchè quando ho iniziato a disegnarmi avevo l’aspetto di un androgino omino occhialuto! ora sono praticamente l’opposto, ma siccome la gente aveva iniziato a mandarmi svariate fanart ho deciso di non aggiornare il design XD

Va bene, allora continuerò a immaginarti come un androgino omino occhialuto. Ottimo, dai. Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Faccio un pò schifo con i convenevoli, ma saluto e ringrazio chi avrà le palpebre abbastanza forti da non crollare a metà lettura!

Le palpebre abbastanza forti? Ma… Questa poi!

Senti, partiamo con una domanda secca: i tuoi personaggi vengono dritti dritti dalla realtà, appartengono a qualche storia o sono frutto della tua immaginazione? O un misto delle tre cose?

Lavoro al fumetto assieme a mia sorella e l’ispirazione per arricchire i personaggi arriva da tutte le parti! Ad esempio Saul l’abbiamo pensato come un incrocio tra lei, Paperino e Hanamichi Sakuragi: un povero sfigato frustrato pessimista con spropositate manie di grandezza. Difficile dire quale caratteristica abbiamo estrapolato da lei..forse un pò tutte.

Certo che vuoi proprio bene a tua sorella! 😀

E un personaggio che è un incrocio fra Paperino e Hanamichi (Slam Dunk, NdV) già mi fa ridere a pensarlo, ma non conosco tua sorella, quindi mi viene un po’ difficile immaginarlo. Però hai anche detto che lo pubblicherai in rete, correggimi se sbaglio.

Sì il sito è in lavorazione! Per un webcomic facebook, deviantart, tumblr e patreon sono poco pratici, ma mi saranno molto utili per pubblicizzarlo.

Senti, riusciresti a fare interagire i tuoi personaggi con il pubblico che legge? Nel senso proprio di farli parlare con il lettore, coinvolgerlo in prima persona e farlo diventare parte integrante, complice della storia o anche di una sola immagine?

Sì a volte Saul (pur non essendo il protagonista) fa di testa sua e si mette in mezzo alle dediche che faccio mandando a f*****o il lettore in questione… non riesco proprio a metterlo in riga! Inoltre in questo periodo sto facendo alcune collab con un’altra artista (mabychan) dove facciamo interagire i nostri personaggi in modi demenziali tipo così

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Hahahahaha! Jessica Rabbit trans è qualcosa di fantastico! 😀

Hai una passione collaterale a questa?

Da queste collab sono nate alcune idee..siccome il disegno della coppia di chiappe ci è stato segnalato da qualche frigidone (come se fossero pornografiche eh) vorremmo avviare una specie di campagna di sensibilizzazione semi-demenziale per promuovere l’innocenza dei culi: perchè un culo non è volgare a prescindere, dipende dal contesto! Chiederemo il supporto di altri artisti e magari faremo un “cUlendario” XD

Beh, il culo, come il nudo in genere, non è mai volgare di per sé. Dipende, appunto, dal contesto, ma anche dalla malizia del disegnatore. Io in quei due culi non ci trovo nulla di osceno. Beh, il mio supporto morale ce l’avete.

Andiamo avanti, dai. Fra tutti i personaggi che hai disegnato, qual è il tuo preferito?

Vado a periodi, ma al momento direi Loki (ho curato anche Itachi, ma ho smesso quando gli art-thieves mi hanno rubato tutta la gallery dedicata a Naruto cancellando, sostituendo, tagliando via il mio nome…che sfigati.)

Trovo odioso questo modo di comportarsi. Ti serve l’immagine? Chiedi se puoi prenderla, pubblicala per intero e cita la fonte!

Se non vuoi nomi, chiedi all’autore, ma citalo sotto! E che caspita!

Tornando a noi… Cosa di piace del buon Loki?

La profondità della sua caratterizzazione dà molte possibilità interpretative a livello artistico, ha tante sfaccettature da esplorare (e non intendo come le milioni di fangirls arrapate che lo disegnano come una checca effemminata che se la spassa con metà dell’universo Marvel…ewww )

E qual è il personaggio che hai curato di più sotto l’aspetto estetico e psicologico?

Perché è una cosa che magari sanno in pochi, ma stai pubblicando qualcosa su NuName, vero? Dai, parlane un po’ qui da me, prima di darlo in pasto al grande pubblico!

Per ora è sempre quel cazzone di Saul! E’ lui il primo che hanno visto i lettori di Nuname 2 a Lucca comics. Il titolo è Sandstorm ed è ambientato nella Londra di fine ‘800 in un mondo in cui da millenni gli angeli vivono dopo aver abbandonato il paradiso in seguito alla crocifissione di cristo. E’ un capitolo di appena 10 pagine, non si vede molto ma già dal secondo la trama inizierà a prendere forma.

Ecco, ora sono tremendamente curioso. Aspetterò di poter leggerlo da qualche parte, e se mi piacerà lo seguirò.

Ho chiesto spesso della musica che un autore ascolta, ma mi sono stancato delle risposte abbastanza ripetitive. Ti chiedo: se tu fossi uno strumento musicale, quale saresti?

Sono stata una bassista quindi direi il basso! me ne sto nell’ombra ma se non ci fossi si sentirebbe la differenza XD

Ti capisco molto bene: sono bassista anch’io, e suono tuttora in una band che fa musica propria.

E se fossi un libro?

Ho giurato di essere sincera e devo dire che non ho letto così tanti libri da poter sapere quale mi rappresenti di più XD

Va bene, non importa. Avresti potuto citare un fumetto.

Adesso voglio la tua creatività al mio servizio. Fammi uno schizzo a penna su un ritaglio di carta. Una cosa veloce, che non ti porti via più di 10 minuti, per me e per chi ci leggerà.

Va bene in digitale? beccati sto Loki XD

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Bello. Ti ringrazio 🙂

Ti rubo ancora poco tempo. Quale personaggio ti sei più divertita a disegnare? E quale di meno?

L’amico di Saul, Mikhail.. è il primo personaggio a cui abbia disegnato delle ali, è complicato ma divertente! Ciò che non mi piace è disegnare le donne, mi sembrano sempre banali.

Una donna non può essere banale. Trova posizioni ed espressioni interessanti, e non farle tipo “top model”: ogni donna ha il suo difetto, e ogni donna sa rendere attraente quel difetto.

Per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Credo sia “Vuoi un lavoro ben pagato?”

E la risposta è… ?

Dove devo firmare?

Tipica di questo periodo. In bocca al lupo! 😉

E una domanda per me? Quello che vuoi, dai!

Visto che non sono riuscita a rispondere alla domanda “e se fossi un libro?” te la rigiro!

Questa è facile: io sono Pollyanna! 😀

Bene, grazie per il tempo che mi hai dedicato. Saluta gli habitué di questo blog.

Grazie a te per avermi preso in considerazione! E grazie a chi è riuscito a leggere fino a qui!

Continuate a seguire il Venditore di pensieri usati! ❤

Grazie a te per esserti prestata a questo gioco.

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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Intervista a Simone Tempia

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Cari lettori, ho il piacere di presentarvi un autore che ho scoperto da poco, da quando scrisse “La Muffa” (quindi ve lo dirà lui da quanto), un autore che ho la fortuna di leggere perché sono nella sua mailing list, un autore che ogni volta che esce un suo racconto sono lì che dico ok, posso anche buttare via la penna.

Troppo buono

Non direi. Se scrivessi male a) te l’avrei detto e b) non saremmo qui a parlare di te.

Ma bando alle ciance, cominciamo. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Ne sei sicuro?

.

Lapidario. Allora giuralo su… vediamo…

Ecco! Giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Preferisco giurare sulla testa altrui. Tipo, che ne so, su quella dell’intervistatore.

Io non ce l’ho, una testa. Uso quelle altrui.

Prima di cominciare ti chiedo: perché ti sei presentato con quella foto, dove fra l’altro sembri Groucho Marx?

Perché quando ti ho mandato la foto di Cary Grant me l’hai rimandata indietro dicendo che non andava bene.

Poi ti ho mandato quella di Fred Astaire e anche quella mi hai detto che no.

E Ryan Gosling no. E Colin Firth no. Curioso però notare che alla fine tu abbia accettato la foto del mio vicino di casa.

Beh, sai, i personaggi troppo noti sono, per l’appunto, troppo noti, quindi avrei fatto fatica a farti passare, per esempio, per Tom Cruise: sei certamente più alto.

Ma pazienza, dai. Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Ciao. A modo mio.

E adesso viene il bello, perché anche se hai letto le vecchie interviste, questa ti spiazzerà perché le domande sono state rinnovate.

Se avevi già un file, anche mentale, con le risposte pronte… bene, cestinalo.

Più che una sorpresa direi che è un bel pacco.

Affari tuoi. Senti, partiamo con una domanda secca: i tuoi personaggi vengono dritti dritti dalla realtà o sono frutti della tua immaginazione?

Dalla realtà. La mia realtà. Che spesso è molto poco reale.

Da ciò si evince che vivi in una specie di realtà immaginaria. Vivi con i tuoi personaggi, si capisce questo. Sai? La chiamano schizofrenia, ma non ci interessa granché, in fondo.

Riusciresti a fare interagire i tuoi personaggi con il pubblico che legge? Nel senso proprio di farli parlare con il lettore, coinvolgerlo in prima persona e farlo diventare parte integrante, complice della storia?

Coloro che leggono i miei racconti ci finiscono poi anche dentro. Spesso non se ne accorgono. Per fortuna.

Hai una passione collaterale a questa?

Cinema e musica. E i fumetti non ce li vogliamo mettere dentro?

L’intervista è tua, se vuoi metterci dentro che leggi il futuro nei maccheroni cacio e pepe sei libero di farlo.

Andiamo avanti. Fra tutti i personaggi di cui hai scritto, qual è il tuo preferito?

Me stesso. Che alla fine è in tutti i personaggi di cui ho scritto.

Perché?

Perché riesco sempre a sorprendermi. In peggio.

Blah, sembri banale! Ma potrebbe essere un bluff per sviare l’attenzione. Non lo sapremo mai!

E qual è il personaggio che hai curato di più sotto l’aspetto estetico e psicologico?

Posso dire che sono tutti curati in maniera maniacale.

E ciò è bene. E forse è pure il motivo del successo dei tuoi racconti.

Ho chiesto spesso della musica che un autore ascolta, ma mi sono stancato delle risposte abbastanza ripetitive. Ti chiedo: se tu fossi uno strumento musicale, quale saresti?

Credo un sintetizzatore

Ecco, lo sapevo che stavi bluffando!

E se fossi un libro?

Lo Zibaldino di Guareschi

Mi metti in difficoltà, non lo conosco, quindi non posso neanche ribattere!

Adesso voglio la tua creatività al mio servizio. Scrivi una storia di tre o quattro righe per me e per chi ci leggerà.

C’era una volta. Poi è cambiato e ora non c’è più.

Fantastico! Racconta mille milioni di storie senza neanche muoversi dal divano! Bravo!

Ti rubo ancora poco tempo. Quale racconto ti sei più divertito a scrivere? E quale di meno?

Più che divertirmi provo sempre molta fatica -inteso in senso fisico- nella scrittura. Posso dirti quale mi ha fatto faticare di più: La Cena di Natale, l’ultimo racconto. Una fatica immane e titanica.

In effetti non dev’essere stata facile da preparare. Quando l’ho letto mi sono proprio chiesto quante volte tu debba essere ripartito da zero, per trovare il giusto ritmo e il giusto punto di vista… A volte capita pure a me di arenarmi da qualche parte e dover ripartire da capo, ma è una cosa che fa parte del gioco, e, correggimi se sbaglio, alla fine dà una soddisfazione mostruosa!

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Semplice: “Qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?”

E la risposta è… ?

Qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Criptico, ma divertente 😀

E una domanda per me? Quello che vuoi, dai!

Qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Ecco, l’ho fatta a tutti e non l’avevo mai posta a me. Non ho mai pensato a che cosa mi piacerebbe sentirmi chiedere, quindi non ci sono risposte al tuo quesito.

Bene, grazie per il tempo che mi hai dedicato.

Spero ti sia divertito a rispondere, e spero che queste domande abbiano lo stesso successo che hanno avuto le altre. In bocca al lupo per i prossimi racconti, io continuerò a seguirti, e potrete farlo anche voi, cari lettori, chiedendo di essere inseriti nella mailing list all’indirizzo contemporaneoindispensabile@gmail.com

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

Categorie: Domande usate per interviste nuove | Tag: , , , | Lascia un commento

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