Intervista a Simone Tempia

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Cari lettori, ho il piacere di presentarvi un autore che ho scoperto da poco, da quando scrisse “La Muffa” (quindi ve lo dirà lui da quanto), un autore che ho la fortuna di leggere perché sono nella sua mailing list, un autore che ogni volta che esce un suo racconto sono lì che dico ok, posso anche buttare via la penna.

Troppo buono

Non direi. Se scrivessi male a) te l’avrei detto e b) non saremmo qui a parlare di te.

Ma bando alle ciance, cominciamo. Consapevole che le stesse domande qui presentate saranno proposte, con le opportune modifiche, anche ad altri artisti, blogger e figure retoriche di vario genere, accetti di rispondere a tutte in maniera sincera ed esaustiva?

Ne sei sicuro?

.

Lapidario. Allora giuralo su… vediamo…

Ecco! Giuralo sul cadavere di quella mosca là per terra!

Preferisco giurare sulla testa altrui. Tipo, che ne so, su quella dell’intervistatore.

Io non ce l’ho, una testa. Uso quelle altrui.

Prima di cominciare ti chiedo: perché ti sei presentato con quella foto, dove fra l’altro sembri Groucho Marx?

Perché quando ti ho mandato la foto di Cary Grant me l’hai rimandata indietro dicendo che non andava bene.

Poi ti ho mandato quella di Fred Astaire e anche quella mi hai detto che no.

E Ryan Gosling no. E Colin Firth no. Curioso però notare che alla fine tu abbia accettato la foto del mio vicino di casa.

Beh, sai, i personaggi troppo noti sono, per l’appunto, troppo noti, quindi avrei fatto fatica a farti passare, per esempio, per Tom Cruise: sei certamente più alto.

Ma pazienza, dai. Innanzitutto, saluta a modo tuo gli amici che ci stanno leggendo.

Ciao. A modo mio.

E adesso viene il bello, perché anche se hai letto le vecchie interviste, questa ti spiazzerà perché le domande sono state rinnovate.

Se avevi già un file, anche mentale, con le risposte pronte… bene, cestinalo.

Più che una sorpresa direi che è un bel pacco.

Affari tuoi. Senti, partiamo con una domanda secca: i tuoi personaggi vengono dritti dritti dalla realtà o sono frutti della tua immaginazione?

Dalla realtà. La mia realtà. Che spesso è molto poco reale.

Da ciò si evince che vivi in una specie di realtà immaginaria. Vivi con i tuoi personaggi, si capisce questo. Sai? La chiamano schizofrenia, ma non ci interessa granché, in fondo.

Riusciresti a fare interagire i tuoi personaggi con il pubblico che legge? Nel senso proprio di farli parlare con il lettore, coinvolgerlo in prima persona e farlo diventare parte integrante, complice della storia?

Coloro che leggono i miei racconti ci finiscono poi anche dentro. Spesso non se ne accorgono. Per fortuna.

Hai una passione collaterale a questa?

Cinema e musica. E i fumetti non ce li vogliamo mettere dentro?

L’intervista è tua, se vuoi metterci dentro che leggi il futuro nei maccheroni cacio e pepe sei libero di farlo.

Andiamo avanti. Fra tutti i personaggi di cui hai scritto, qual è il tuo preferito?

Me stesso. Che alla fine è in tutti i personaggi di cui ho scritto.

Perché?

Perché riesco sempre a sorprendermi. In peggio.

Blah, sembri banale! Ma potrebbe essere un bluff per sviare l’attenzione. Non lo sapremo mai!

E qual è il personaggio che hai curato di più sotto l’aspetto estetico e psicologico?

Posso dire che sono tutti curati in maniera maniacale.

E ciò è bene. E forse è pure il motivo del successo dei tuoi racconti.

Ho chiesto spesso della musica che un autore ascolta, ma mi sono stancato delle risposte abbastanza ripetitive. Ti chiedo: se tu fossi uno strumento musicale, quale saresti?

Credo un sintetizzatore

Ecco, lo sapevo che stavi bluffando!

E se fossi un libro?

Lo Zibaldino di Guareschi

Mi metti in difficoltà, non lo conosco, quindi non posso neanche ribattere!

Adesso voglio la tua creatività al mio servizio. Scrivi una storia di tre o quattro righe per me e per chi ci leggerà.

C’era una volta. Poi è cambiato e ora non c’è più.

Fantastico! Racconta mille milioni di storie senza neanche muoversi dal divano! Bravo!

Ti rubo ancora poco tempo. Quale racconto ti sei più divertito a scrivere? E quale di meno?

Più che divertirmi provo sempre molta fatica -inteso in senso fisico- nella scrittura. Posso dirti quale mi ha fatto faticare di più: La Cena di Natale, l’ultimo racconto. Una fatica immane e titanica.

In effetti non dev’essere stata facile da preparare. Quando l’ho letto mi sono proprio chiesto quante volte tu debba essere ripartito da zero, per trovare il giusto ritmo e il giusto punto di vista… A volte capita pure a me di arenarmi da qualche parte e dover ripartire da capo, ma è una cosa che fa parte del gioco, e, correggimi se sbaglio, alla fine dà una soddisfazione mostruosa!

E, per ultima cosa, qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Semplice: “Qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?”

E la risposta è… ?

Qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Criptico, ma divertente 😀

E una domanda per me? Quello che vuoi, dai!

Qual è la domanda che nessuno ti ha ancora posto ma che vorresti sentirti chiedere?

Ecco, l’ho fatta a tutti e non l’avevo mai posta a me. Non ho mai pensato a che cosa mi piacerebbe sentirmi chiedere, quindi non ci sono risposte al tuo quesito.

Bene, grazie per il tempo che mi hai dedicato.

Spero ti sia divertito a rispondere, e spero che queste domande abbiano lo stesso successo che hanno avuto le altre. In bocca al lupo per i prossimi racconti, io continuerò a seguirti, e potrete farlo anche voi, cari lettori, chiedendo di essere inseriti nella mailing list all’indirizzo contemporaneoindispensabile@gmail.com

E con questo è tutto. Alla prossima, cari lettori!

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