La Compagnia dell’Anello (****)

Di J. R. R. Tolkien

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526 pagine
Edizione: Bompiani
iniziato il: 09/12/2014
finito il:16/01/2015

Cari lettori, bentrovati!
Stavo rileggendo il Signore degli Anelli per diletto, quando mi sono accorto di non averlo recensito.
Cioè, una recensione c’era, ma erano giusto due righe, era uno dei primi esperimenti.
Ho tolto (e se non l’ho fatto ditemelo) la recensione precedente, quindi non la troverete più là dov’era, di conseguenza leggerete questa, più articolata, che andrà ad approfondire uno per uno i libri che compongono la famosa trilogia Tolkeniana.

Innanzitutto eccovi la mappa

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per la quale ringrazio Il Fosso di Helm, dove potete trovarla in alta risoluzione.
(voi del fosso di Helm, non sono riuscito a contattarvi. Spero non ci siano problemi per l’utilizzo della mappa, in caso contrario segnalatemelo che la tolgo.)

Voglio avvisare i fan di Tolkien che la mia non è una recensione, ma un invito alla lettura, di conseguenza non parlerò per esteso di tutta la vicenda, ma salterò alcune parti per rispetto a chi non ha mai letto il libro. Le cose più belle vanno scoperte leggendole.
Voglio avvisare anche i fan di Jackson del fatto che i film sono una libera interpretazione del libro, di conseguenza le incongruenze che troveranno saranno molte.

Chiarito questo conceto, cominciamo. Non ricordavo che nel prologo ci fosse il riepilogo di storie passate, presenti e future, a volte con rimandi a “Il Silmarillion”, a “Lo Hobbit” e a chissà cos’altro che ancora non ho letto, né che nel prologo ci fosse un intero capitolo dedicato all’Erba Pipa.

Ed è bello, da leggere, perché prepara alla storia che verrà, spiegando per sommi capi qualcosa del prima, come già detto poche righe più in alto. In maniera blanda, e bisogna aver letto entrambe le opere per capire i riferimenti, ma va bene così.

Si parte quindi con la storia. C’è la festa di Bilbo Baggins da organizzare, ma prima ci vengono spiegati in maniera minuziosa gli usi e costumi degli hobbit della Contea, in grado di parentela che esiste fra Bilbo e Frodo e il perché questi ultimi siano così strani rispetto agli alttri.
I festeggiamenti sono gargantueschi, vanno avanti per molto, molto tempo, e a un certo punto Bilbo tiene un discorso, indossa al dito un anello e… Pouff! Scompare fra il disagio e la costernazione dei presenti.
Lo ritroviamo subito dopo a Casa Baggins per prendere armi e bagagli e andarsene, ma non prima di aver abbandonato l’anello su ordine dello stregone Gandalf il Grigio.

Nel frattempo anche Frodo rientra, e trova un Gandalf pensieroso.
Gandalf gli consiglia di non usare l’anello, di metterlo in un luogo sicuro, quindi se ne va dicendo che sarebbe tornato. Prima o poi.

Successivamente vediamo la vita quieta e solitaria di Frodo: lo vediamo trascorrere le giornate con gli amici, ma più spesso da solo. In lui nasce la volontà quasi inconsapevole di viaggiare, di partire per un’avventura, come accadde a Bilbo molti anni prima.

E qui torna Gandalf, dopo nove anni dalla sua ultima visita, quando Frodo ha una cinquantina d’anni, età in cui uno hobbit è ancora giovane e nel pieno delle forze.

Gandalf ha scoperto qualcosa a proposito dell’anello, e ne ha la conferma dopo che, una volta gettato nel fuoco, sulla sua superficie dorata e incredibilmente ancora fredda appare una scritta.

Gandalf gli suggerisce di mettersi in viaggio verso Granburrone, dagli Elfi, portandosi dietro l’Anello e un compagno fidato. Ovviamente l’Anello deve rimanere segreto.

Vedremo che i compagni saranno più di uno, assisteremo ai preparativi, alla vendita di Casa Baggins e, finalmente, alla furtiva partenza.

Durante il cammino verso Crifosso, che è dove Frodo ha comprato una casa per dare la falsa pista che si fosse trasferito là, incontrano pure alcuni elfi, che li aiuteranno e diranno loro qualcosa a proposito dei cavalieri neri che hanno per caso evitato.

A Crifosso riposano una notte, quindi ripartono, addentrandosi nella Foresta Vecchia, sulla quale aleggiano misteriose leggende, e qui, a un certo punto, vengono “trattenuti” da un vecchio salice che si era svegliato con la luna storta.

Fa ora la sua comparsa Tom Bombadil, una specie di divinità dei boschi, un esserino bizzarro che va cantando allegri motivetti, che li aiuta contro il salice, rimproverandolo di essere cattivo, e ancora quando affronteranno i tumulilande e rischieranno di morire ancor prima di arrivare a Brea e cominciare così il cammino vero e proprio verso la casa di Re Elrond. (No, non ricordo se l’hanno già detto, ma in ogni caso lo si scoprirà entro breve.)

Lasciamo Tom Bombadil ai suoi affari, che deve badare alla sua casa e alla sua bella moglie Baccador, e riprendiamo il cammino.
Andiamo a Brea, come da lui suggerito. Proviamo a dargli retta e vediamo cosa succede.

Si arriva a Brea senz’altri intoppi, e ci si ritrova alla locanda del Puledro Impennato, dove conosciamo un indaffaratissimo oste, Omorzo Cactaceo, proprietario del locale.

Lui fa accomodare gli ospiti in un salottino appartato, porta loro la cena e indica quali saranno le loro stanze.

Prima di farli andare a letto, però, li invita a far compagnia agli altri ospiti, giusto per raccontare qualcosa della Contea e fare un po’ di baldoria.

Purtroppo accade che Frodo svanisca nel nulla, rivelando la presenza dell’anello ai presenti. E, fra i presenti, c’è Billy Felci, ladruncolo patentato, in combutta coi cavalieri neri. Sarà lui a indicare loro che gli hobbit si sono fermati lì e che strada abbiano preso, ma prima che ciò accada facciamo un’altra conoscenza.

Si introduce, all’interno della locanda, tale “Grampasso, amico di Gandalf. Il suo vero nome è Aragorn ma nessuno sembra saperlo. È un ramingo, e un compagno che accompagnerà gli Hobbit almeno fino a Gran Burrone, città degli Elfi, governata da Re Elrond.

Assieme a lui gli hobbit si incamminano attraverso le terre selvagge, incontrando posti pieni solo di insetti fastidiosi, ma anche luoghi più pericolosi, come Colle Vento.

A Colle Vento sembra essere passato Gandalf qualche giorno prima, e in qualche modo era in pericolo e ha potuto lasciare solo un segno vago della sua presenza.

Qui i nostri si riposano delle fatiche del giorno, e Grampasso distoglie l’attenzione degli hobbit, impauriti, raccontando loro le storie della Terra di Mezzo.

Perché la Storia, nella Terra di Mezzo, viene sì studiata e ricordata attraverso i libri, ma anche tramandata oralmente con racconti e canti, e questi ultimi, forse, ne sono la parte più importante. Ascolteremo Grampasso cantare la storia di Beren e Luthien, che vi invito ad andare a leggere nel Silmarillion, oppure, se non ne avete voglia, almeno a documentarvi: ve ne parla qui Riccardo Dal Ferro.

In questo luogo avremo poi a che fare di nuovo coi cavalieri neri, che si vedono in lontananza.

È in questo luogo, in questa situazione, che Frodo cederà al desiderio violentissimo di mettere l’Anello al dito, dopodiché avremo una descrizione dei cavalieri neri visti dalla parte oscura, cioè dal mondo delle ombre in cui si viene portati dall’Anello, e ci viene detto che sono figure pallidissime con gli occhi penetranti e con una corona in testa (Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende, recitano i versi).

Ecco, Frodo viene ferito a una spalla da uno di questi, e su di lui cala il sipario, per ora, perché la spada dei cavalieri è intrisa di un veleno che l’uomo non può curare.

E inizia qui un altro pezzo di fuga, che si concluderà guadando un fiume che poi travolgerà i cavalieri neri.
Frodo perderà i sensi, quindi non sappiamo cosa succeda da quel momento in avanti, ma ci svegliamo a casa di Re Elrond, in compagnia degli elfi. Troviamo Gandalf al capezzale di Frodo, che ci racconterà gli avvenimenti dei tre giorni di buio. Andremo poi a fare festa assieme agli elfi, Frodo sarà seduto accanto al nano Gloin, amico di Bilbo e partecipe con lui dell’avventura alla Montagna Solitaria, narrata ne “Lo Hobbit”; ci riposeremo, poi tutti al Gran Consiglio a decidere il destino dell’Anello.

Al Gran Consiglio di Elrond partecipa un sacco di gente, e viene ricostruita abbastanza minuziosamente la storia dell’Anello, mettendo insieme i frammenti di vari narratori fra cui lo stesso Frodo. È una storia lunga e travagliata nella quale si apprende il tradimento di Saruman il Bianco, ora Saruman il Multicolore, e alla fine Elrond chiederà una cosa del tipo: “Bene, e adesso?”.

Adesso bisogna decidere il destino dell’Anello. Due sono le fazioni: da una parte chi dice che l’Anello può servire per sconfiggere il nemico, dall’altra chi vuole distruggerlo perché solo Sauron può usarlo.

La scelta è quella di distruggerlo, e il primo a offrirsi volontario per portarlo è il vecchio Bilbo Baggins.
Gli verrà negata questa possibilità a causa del fatto che ha tramandato l’Anello a frodo, e quest’ultimo, dopo un breve silenzio, si sorprende a dire che l’avrebbe portato egli stesso fino al monte Fato.

Da questo momento all’effettiva composizione e partenza della compagnia dei 9 passano circa due mesi, ma non sto qui a raccontarveli, sennò non vi rimane nulla da leggere.

Diciamo che partono due uomini, Aragorn figlio di Arathorn, erede di Isildur, e Boromir di Gondor; un elfo, Legolas, figlio del re Thranduil; un nano, Ghimli figlio di Gloin; uno stregone, Gandalf il Grigio, e quattro Hobbit, Frodo, Sam, Pipino e Merry della Contea.
Molti di voi già lo sanno, ma io mi metto sempre nei panni di chi non ne sa ancora niente, quindi portate pazienza: affrontare le sue milleduecento pagine non è impresa facile, specie per chi non è abituato a leggere molto, e chi ha visto solo il film ha bisogno di qualche riferimento in più per comprendere meglio alcuni eventi, come vedremo in seguito.

Ecco, per riassumere fino a qui diciamo che Frodo è partito dalla Contea in autunno e l’avventura vera e propria inizia in pieno inverno. Si dirigeranno a Sud, avvicinandosi alle montagne. Il nano le riconoscerà a colpo d’occhio, dato che fanno parte della cultura del suo popolo tanto da essere ritratte in una moltitudine di oggetti e narrati in mille e mille storie e leggende., quindi per ora non c’è bisogno di una mappa. Abbiamo una guida.

Affrontano il passo di Caradhras, ma ci restano quasi assiderati a causa di una tormenta di neve non proprio naturale, quindi si precipiteranno giù, ai piedi della montagna , dove verranno attaccati dai lupi.

Il rifugio più vicino è una via che non vorrebbero prendere, ma ci si vedranno costretti. Attraverseranno le miniere di Moria, antica dimora dei nani.

Ci sono ancora alcune difficoltà, prima di entrarvi, ma se non entrassero la storia non andrebbe avanti. Eccoli quindi attraversare il buio della montagna, in compagnia di se stessi e delle loro paure. Ecco, se avete visto i film di Jackson sapete già più o meno cosa li attende lì dentro, se non li avete visti, invece, meglio così. E sapete perché? Perché la versione di Jackson non combacia. Non è combaciata finora, non combacia ora e, come vedremo, non combacerà da qui in avanti.

Non perché abbia riscritto la storia, certo che no, ma perché ne ha modificato alcune parti per scopi puramente spettacolaristici. Le battaglie, per esempio, non durano interi capitoli, come invece ci vorrebbe far credere il film che le fa durare interi quarti d’ora, ma vengono descritte in poche pagine, a volte in poche righe.

Ma stavamo parlando di Moria.
A Moria avremo una prima battaglia contro gli orchi, che poi si ritireranno quando il loro posto verrà preso da un balrog che, a quanto pare, cadendo nell’abisso trascina Gandalf con sé, e noi piangeremo la sua morte.

Il viaggio prosegue rapido, e in breve tempo arrivano a Lorien, dimora di elfi silvani, e da lì condotti bendati al cospetto di Dama Galadriel.

Ci viene descritto molto bene il bosco pieno di alberi d’argento con le foglie d’oro, dove vengono costruite le case degli Elfi, e lì la compagnia si fermerà per lungo tempo.
Per chi ha visto il film, diciamo che non è che si fermino una sola notte.

E lo “Specchio di Galadriel” gli mostrerà praticamente una metafora di ciò che sarà tutta la storia che ancora dobbiamo leggere.
Galadriel ci mostrerà il suo anello, e ci farà vedere che è capace di ridere con la semplicità di una bambina.
E finalmente la compagnia riprende il cammino. Gli elfi faranno loro alcuni doni: il “pan di via”, una specie di galletta molto nutriente e dolce; abiti elfici, utili per nascondersi, e alcuni doni personalizzati, uno per ogni membro del gruppo, a scelta del singolo. Sam, per esempio, avrà in dono un po’ di terra di Lorien, per il suo giardino, e Gimli, profondamente innamorato di Galadriel, chiederà una ciocca dei suoi capelli.

No, cari lettori, non ridete del dono fatto a Sam. Non conoscete Lorien, non sapete quali meraviglie nasconda.

Comunque il cammino riprende. Viaggiano per una settimana lungo un fiume, navigando per essere più veloci, sempre seguiti da qualcuno. Da Gollum, si, che io non ve l’ho detto, ma è da tempo che segue la compagnia nascondendosi nell’ombra.
Dicevo, navigano una settimana, poi vengono intercettati dagli orchi. Saranno costretti ad approdare e trasportare le barche a piedi attraverso una striscia di terra fino ad arrivare a un altro fiume. No, i nomi dei fiumi non ve li dico. Rimettono a mollo le barche e proseguono, incontreranno gli Argonath, due gigantesche statue di pietra rose dal tempo, e poi approderanno in un luogo sicuro.

Giunti in un luogo sicuro si riposeranno una notte, ma prima che sia finita la mattina successiva succederà ancora qualcosa: uno dei compagni impazzisce e attacca Frodo, che infilerà l’Anello al dito per sfuggirgli.

Vedremo poi Frodo partire con Sam, distaccandosi dal resto della compagnia, mentre gli altri lo stanno ancora cercando credendolo perduto.

Qui finisce il primo libro della trilogia.

Se volete ascoltarmi ancora un momento, vi dirò che questo primo libro è scorrevole, agile da leggere nonostante la sua mole, molto descrittivo e ancora luminoso. Solo alla fine si inizia a intuire quale sia l’entità dell’oscurità cui stiamo andando incontro.

Avendolo già letto una volta, so che il secondo libro è difficile, perché ogni passo sarà sofferto, e non si vedrà nulla all’orizzonte: nessuna speranza, nessuna via d’uscita, solo ombre, paura e morte, ma tutto questo ve lo racconterò più avanti.

Alla prossima, cari lettori!

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3 pensieri su “La Compagnia dell’Anello (****)

  1. adoro il fantasy!

  2. un amico mi ha fatto riflettere su una cosa..ricordi i troll pietrificati al sole? non dovrebbe succedere a tutti i troll? perchè durante le svariate battaglie se ne vedono molti scorrazzare incuranti del sole! possibile che jackson abbia avuto una tale svista? :’D

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