Archivi del mese: dicembre 2015

Arma Infero – il Mastro di Forgia ****

Di Fabio Carta

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693 pagine
Editore: Inspired Digital Publishing
iniziato il: 23/08/2015
finito il: 29/11/2015

 

Bentrovati, cari lettori!

Si, lo so, è da tanto che non scrivo una recensione, ma quest’anno è un po’ particolare, ho avuto mille altri progetti in testa che mi hanno portato via tempo ed energie, e non ho recensito tutto quello che ho letto. E purtroppo ho letto poco. Con questo fanno solo 9, quest’anno.

Ma passiamo alle cose serie. Quest’estate, Fabio mi contatta e mi chiede di leggere il suo romanzo di fantascienza, mi chiede di recensirlo, e io stavo finendo non ricordo cosa, quindi mi son detto “perché no?”.
Ecco quindi che mi vedo arrivare via mail la “review copy” di “Arma Infero – il Mastro di Forgia”.

Ci troviamo su Muareb, un pianeta lontano, colonizzato un paio di millenni prima dai terrestri. Come accade per Asimov, la Terra è un lontano ricordo, se ne fa una velata menzione quando si parla di antiche sapienze ormai perdute dei padri fondatori.

È un pianeta tanto squallido quanto inospitale, e all’inizio lo troviamo già morente, ferito da un olocausto atomico.

C’è questa folla in pellegrinaggio, adorano il sommo Lakon, e c’è questo vecchio cencioso che emerge dalla moltitudine e si presenta come Karan.
La folla ammutolisce, riconoscendolo come “colui che è stato amico del sommo Lakon”, e inizia ad ascoltare la sua storia.

Karan ci riporta indietro nel tempo, ci racconta dei suoi immeritati successi, della sua carriera socio politica.
Immeritata perché, nonostante sembri essere una persona colta e saggia, in realtà scopriamo, a mano a mano che lo conosciamo, che è solo un povero vecchio cencioso che infarcisce il suo racconto di aggettivi e paroloni solo per darsi un tono.
Un po’ come fa Baricco nei suoi romanzi, se vi è capitato di leggerli.

Lo stesso Karan, che ormai non ha più niente da perdere, riconosce di non essersi meritato nulla di ciò che ha avuto.

Comunque, ci dice che il sommo Lakon all’inizio non era così “sommo”, ma semplicemente uno schiavo liberato, prigioniero di guerra, prossimo ad essere giustiziato in quanto alieno e salvato in extremis.
Si, alieno. Aveva pure una strana tuta con appositi respiratori e un tubo in cui rigurgitava acidi per adattare il cibo locale alle sue necessità.

All’inizio Karan è un ragazzetto qualunque, un delinquentello con la passione per i motori e per gli Zodion, veicoli monoruota da guerra adattati, dal popolo, a veloci veicoli da trasporto leggero.
Seguendo questa sua passione, Karan diventa prima maniscalco (alta carica statale, dirigente delle preziose officine dove vengono prodotti e riparati gli Zodion per l’Esercito Falangista), poi Cavaliere (carica più alta che gli consente di cavalcare armato lo Zodion da guerra).

Il suo sogno si realizza, visto che fin da ragazzino avrebbe voluto essere cavaliere.
Lo vedremo esercitarsi e partire per la prima missione, durante la quale sarà colpito, assieme al suo gruppo, da un ordigno nucleare.
Sopravvissuto, verrà a conoscenza del tradimento di alcune colonie, della guerra civile ormai prossima, e della paura che la guerra a venire potesse essere atomica

All’interno di questo contesto si sviluppa anche la sua storia d’amore con una dama di alto rango, della quale non vi parlerò, perché come al solito voglio lasciarvi punti oscuri da scoprire, cose non dette, cose che troverete belle o noiose a seconda del vostro gusto personale.

La storia, da quel che ho capito (poi capirete perché), nasce dall’idea che un uomo, seguendo il sogno di un altro, si lasci sfuggire di mano gli eventi e porti il pianeta alla distruzione anziché alla rinascita. In breve, sul pianeta l’acqua non è alla portata di tutti, perché troppo rarefatta in aria o troppo in profondità. Il sogno è appunto quello di modificare il clima del pianeta e far piovere un po’ dappertutto.
Almeno, di questo se ne parla all’inizio, ma la cosa verrà poi abbandonata in favore del racconto sui mercanti privi di scrupoli e sulla guerra che verrà, ma che non verrà perché il romanzo si interrompe sul più bello per continuare nel successivo.
Che non so se avrò voglia di leggere. (ecco, ora dovreste aver capito perché.)

Diciamo che quando l’autore descrive le battaglie, il coinvolgimento è tale che sembra di essere lì, a fianco del Celeste Lakon a schivare proiettili autoforgianti, cavalcando uno Zodion da battaglia, la griglia di deflessione alzata e la sella inclinata al massimo grado disponibile, le lance autoforgianti “estroflesse” e pronte al fuoco, ma per quanto riguarda il resto… beh, per coerenza, il racconto di un vecchio che ricorda con amarezza gli eventi passati tende ad essere un po’ noioso, seppure interessante.
Perché il vecchio Karan è lucido, ma tende ad essere dispersivo nella narrazione

Non vi parlo delle forge, è uno dei segreti da scoprire piano piano, un pezzo alla volta, dai racconti di Karan.

Avevo tirato in ballo Asimov, poco fa, perché ho trovato lo stesso tipo di narrazione: la storia principale si interseca con tutto un sistema ben studiato di politica, economia, religione, scienze perdute e usate alla meno peggio.

Nonostante la storia sia sviluppata in maniera magistrale, ricca di particolari tanto che sembra di star leggendo un libro di storia, nella quale conosciamo esattamente il pianeta, i luoghi, la situazione socio-politica e tutti i vari contesti in un modo che sembra un mondo realmente esistente, il romanzo è fortemente penalizzato da un ritmo di lettura molto lento, spesso così pesante che sono stato più volte sul punto di piantare lì tutto e passare ad altro. Un punto a favore lo segna con la capacità di incuriosire oltremodo il lettore con piccoli eventi che accenna e di cui parlerà in futuro, oltre che con un milione di altre cosette che vi lascio scoprire da soli.

Per fare un paragone, è come guardare un vecchio film fantascientifico del calibro di “2001 – Odissea nello Spazio” o “Incontri ravvicinati del terzo tipo”. Filmoni splendidi che hanno fatto la storia della Fantascienza, ma tremendamente lenti per la loro lunghezza, mattoni che sembrano non finire mai… e che però si gustano fino in fondo, non riuscendo a spegnerli prima.
Ecco, questo romanzo soffre della stessa malattia: caro Fabio, 600 pagine si leggono in un mese, non in tre!

A proposito di Fabio, lui mi diceva che in molti si lamentavano dei due capitoli prettamente di tecnica meccanica in cui si descrivono gli Zodion… io li ho trovati affascinanti. A tal proposito ho chiesto aiuto a un amico che ha studiato meccanica, per capire se lo Zodion potesse esistere, magari per crearne un modello in scala… ma ancora non mi ha risposto. Peccato.

E, a proposito degli Zodion, all’inizio li avevo immaginati come degli esoscheletri corazzati e armati fino ai denti, fino a quando i capitoli in questione mi hanno spiegato che sono una specie di caprone sellato, messo in posizione rannicchiata, che abbraccia un’enorme ruota chiodata.
Insomma, un veicolo monoposto, monoruota, dotato di un complicato sistema planetario di ingranaggi che lo tengono insieme e lo fanno muovere.

Capitoli affascinanti e molto utili per riuscire a capire che cosa vuole fare Karan, perché vuole farlo, e la sua insulsa genialità nello scoprire I segreti del Fulleren. No, non ve lo dico cos’è il Fulleren.

Stupida genialità perché lui studia e fa i compitini alla perfezione, ma non arriva a capire il significato di quello che sta facendo. Eppure non è stupido.
Ecco, in questo contesto, proprio con gli studi sulla meccanica, Karan e Lakon forgiano la loro amicizia. Insomma, una mano aiuta l’altra, e si faranno da scala l’un l’altro per arrivare in alto.

E poi basta, questo è il primo di una trilogia di romanzi, e, sinceramente, speravo fosse autoconclusivo. Di certo la curiosità mi spingerà, in un futuro indefinito, a leggere anche gli altri due… ma non adesso: mi manca la volontà di affrontare un altro volume di quelle dimensioni, conoscendone il ritmo. O almeno, supponendo che il ritmo resti quello.

Fabio, mi rivolgo a te ora: complimenti, hai saputo narrare la storia di un pianeta in maniera impeccabile, cosa estremamente rara di questi tempi, ma per come la vedo io non hai saputo sfruttare il racconto: se il ritmo fosse stato più serrato, come una storia di questo tipo richiede, se mi avessi fatto leggere il romanzo in un mese e mezzo, perché è fantascienza e il capitolo lento ci sta, ecco che allora di stelle te ne avrei date anche sei, e sarebbe stato il miglior libro di quest’anno. Cacchio, mi sei arrivato secondo per un soffio! 😀 (dietro comunque a Dario Tonani, eh, mica pippe!)

E te lo dico polemizzando perché ci tengo, perché puoi fare il salto di qualità. Componi un romanzo autoconclusivo di 800 pagine che sia un pochino più veloce e sarò il primo a leggerti!

E adesso, cari lettori, vi saluto. È tutto, per ora. Alla prossima, che probabilmente sarà per Gennaio.

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