Archivi del mese: giugno 2016

Neanche gli dei (***)

di Isaac Asimov

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224 pagine
Edizione: Mondadori (Urania)
iniziato il: 3/05/2016
finito il: 30/05/2016

Cari lettori, care lettrici, benvenuti.
Il periodo di stasi sembra essere passato, ho ripreso a leggere con costanza, ma recensisco meno.
Un po’ per mancanza di tempo, un po’ per pigrizia, un po’ perché ho deciso che recensirò i libri che mi appassioneranno, tralasciando quelli un po’ “meh”, e recensirò quelli di cui mi verrà chiesta la recensione.

Questo appartiene a quelli che mi sono stati consigliati e che “mi piacerebbe sapere cosa ne pensi”, e quindi eccomi qui.

Parliamoci chiaro: io Asimov lo considero una genio, ma anche i geni, a volte, non ci azzeccano.

Allora.. Il romanzo si svolge in tre parti e tre momenti distinti: inizia sulla Terra, dove viene scoperto un nuovo elemento che viene da un universo parallelo, e grazie a questo si produrrà energia gratuita, col solo effetto collaterale che, secondo un solo uomo, si rischia di far esplodere il sole. Successivamente conosceremo la vita dell’altro universo, e che “loro” ci inviano quell’elemento al solo scopo di riceverne un altro in cambio che a loro serve per nutrirsi. Se il nostro sole scoppiasse, loro ne trarrebbero un grosso vantaggio, ne sono consapevoli e sperano che accada. Infine torneremo nel nostro universo, in una colonia lunare, per scoprire che la teoria secondo la quale avremo una supernova nel nostro sistema è fondata e trovare la soluzione all’inconveniente.
Tre parti non omogenee fra di loro, legate solo da un’esigenza narrativa comune, quasi tre lunghi racconti che raccontano una storia più lunga vista da attori fra loro “distanti e distinti”, come si suol dire.

Che dire… Come al solito è scritto in maniera egregia, è scorrevole, ma stavolta è davvero troppo tecnico. Poca “fanta” e troppa “scienza”, e questo può stufare, annoiare in alcuni capitoli. Si dilunga un po’ troppo in spiegazioni di chimica e di fisica, a volte anche complicate, il che lo porta a essere un romanzo di difficile comprensione, non “adatto a tutti” ma comprensibile per chi ha una conoscenza minima delle due materie. Che poi si capisce bene lo stesso, ma si manda giù con difficoltà.

E poi c’è il fatto che ogni relazione fra un uomo e una donna sfocia nel sesso, e pure questo, alla lunga, mi ha dato fastidio. Magari non era sessismo, ma un uomo e una donna non possono essere semplicemente colleghi, amici o conoscenti? Deve esserci per forza un flirt? Ma dai!

Questa cosa si nota soprattutto nella parte che riguarda gli alieni, dato che ripete all’infinito che per loro è molto importante “fondersi”, e nel fondersi provano piacere, si perdono uno nell’altro, ed è il modo anche per procreare. E bisogna essere in tre: due parti maschili e una femminile. Un maschio è razionale, la femmina è emotiva, l’altro maschio è “paterno” e se ne rimane in disparte a curare la prole. Non mi dilungo oltre, leggetevelo.

In ogni caso, anche questo romanzo può collocarsi all’interno del suo universo: la colonizzazione della luna prima dell’avvento dei robot. Ora, non sono andato alla ricerca di date per vedere se può collocarsi esattamente lì, ma in ogni caso è prima dell’invenzione del cervello positronico, e di robot ancora non c’è traccia.
C’è però un elemento nuovo: gli alieni. Negli altri romanzi non ne avevo trovato traccia, se non in uno dei suoi primi racconti sui robot, ma lì avevano forme umanoidi. Questi, invece, sono eterei, me li sono immaginati come una sorta di nuvolette che mantengono una forma grazie a un cervello pensante che tiene insieme tutto con la forza del pensiero. Magari mi sbaglio, ma leggendo di loro ho avuto quella sensazione.

Un punto a favore lo segna col fatto che il motore di tutto, per quanto riguarda l’uomo, è l’ambizione. Non abbiamo un’idea utopistica del “bene per l’umanità”, ma solo mere emozioni, arrivisti che pensano solo al proprio prestigio, al posto di rilievo occupato nella società, alla fama. Nessun buonismo, solo uomini come ne possiamo trovare “a mazzi di mille” (cit.) dappertutto.
Abbiamo quindi un’umanità coerente con quella reale, non la solita cosa stereotipata dello scienziato (o gruppo di) che pensa al bene collettivo.

Concludo, va’. Tre stelle perché Asimov si fa leggere sempre volentieri, appassiona e affascina come pochi autori sanno fare, ma questo è un romanzo pesante. Un’ottima idea diluita in troppe parole, tre parti confuse che andrebbero legate meglio fra loro. Asimov stesso dice, nella prefazione, che questo romanzo “si è scritto da solo”, quindi non l’ha pianificato all’inizio, ma ha lasciato che la storia fluisse dalla sua testa alla macchina da scrivere, e si nota. Perdonabile se fosse stato alle prime armi, ma l’ha scritto da veterano del genere, quindi va bacchettato.

Alla prossima!

Categorie: Piccola Biblioteca Usata | Tag: , | Lascia un commento

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