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Arma Infero II – I cieli di Muareb (****)

di Fabio Carta

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700 pagine
Edizione: Inspired Digital Publishing
Iniziato il: 22/06/2016
Finito il: 5/10/2016

Cari lettori, care lettrici (e viceversa) ben trovati!
Ho appena finito di leggere il secondo volume della storia di Fabio Carta, e come avete ben visto là sopra mi è piaciuto. Ancora. Più di quello scorso.

Tu con la mano alzata, si, bisogna aver letto il primo volume per leggere il secondo. Perché si riprende senza soluzione di continuità dal punto in cui la volta scorsa avevamo terminato la lettura.

La narrazione parte sparatissima, le prime pagine si leggono in un lampo. Non sembra quasi la stessa penna, tanto è serrato il ritmo narrativo.

Inizia di getto, con un diverbio tra Karan e Luthien, si legge del loro rientro a Gargan in un treno fatiscente, sotto copertura. A Gargan si sposeranno, ma non sarà una storia felice, perché Karan è quello che è, e rimanendo fedele a se stesso non riesce a tenersi stretto qualcosa di buono se non per poco tempo.

Purtroppo, la velocità del ritmo narrativo a un certo punto si interrompe.

A Gargan si parlerà di politica, metteremo insieme altri pezzi dei sistemi che governano le lande desolate di Muareb, delle divergenze e delle differenze abissali esistenti fra una colonia e l’altra.

Nel frattempo, ritorna tutto il lato tecnico riguardante la meccanica e il funzionamento degli zodion, scendendo in particolari, ma non sarà una cosa così massiccia come lo è stata per il primo capitolo, anzi: sarà interessante, più leggera perché tante cose le sappiamo già, più gustosa perché cominceremo a vedere il lavoro di Karan per una modifica mai tentata prima.

“Papà, mi fai guidare la tua macchina?”
“Si, quando gli zodion voleranno!”

Ecco. Magari non subito, ma a un certo punto si alzeranno in volo.
E Karan dovrà come al solito mangiarsi il fegato perché non potrà prendersi alcun merito per il passo in avanti nella tecnica.

Comunque sia, presto si va in guerra, ma la vedremo poco, dalle retrovie. Perché (e qui sta la grande forza di questo romanzo) la vedremo attraverso gli occhi di Karan. Che se lui non è al fronte non sa cosa stia succedendo, quindi non può raccontarcelo. Ci racconterà, invece, di alcuni retroscena tecnici e politici, e di come lui e il suo gruppo verranno considerati dei fuorilegge, dei pazzi da cui è meglio tenersi alla larga, dei drogati da emarginare.

Vedremo un piccolo pezzo di guerra, giusto per assecondare la voglia di battaglia che abbiamo in corpo, e poi via, si va alla ricerca del disperso Lakon, che pare si sia inoltrato fra i ghiacci del polo.
Lo ritroveranno? Certo che si, la cosa è piuttosto ovvia, anche perché in caso contrario la storia non si potrebbe sviluppare oltre, ma ci vorrà del tempo.

E poi basta, di quest’ultima parte, che si sviluppa sotto la superficie di Muareb, lascio come sempre a voi il piacere di scoprirla. (lo so, è una frase brutta, mettetela a posto voi, se vi va di farlo. Io stasera non ne ho voglia.)

A grandi linee la storia è questa.

Parliamo ora di cose serie: perché mai dovreste mettervi a leggere un altro mattone di 700 pagine, sapendo già che è lento e pesante?

Forse per il linguaggio ricercato, che sembra l’Italiano dei nonni dei nostri nonni. Un linguaggio desueto, povero di vocaboli, eppure a suo modo ricco di significato.

Forse perché Muareb esiste davvero. “Arma infero” racchiude in sé, oltre a quello che ci sta raccontando Karan, una serie di situazioni politiche verosimili,pseudoreligioni in conflitto fra loro, una geografia dettagliata e una storia che riusciamo vagamente a ricostruire grazie alle informazioni frammentarie raccolte qui e là.

Forse perché il punto di vista rimane coerente, Karan ci sta raccontando la situazione per come lui l’ha vissuta, e non sapendo altro da quello che ha visto non può raccontarcelo. Se vogliamo sapere cosa sta succedendo attorno a lui, dobbiamo anche qui mettere insieme i pezzi di avvenimenti che gli vengono raccontati, stando attenti a smontare e ricostruire tutto a mano a mano che scopriamo che alcuni di questi pezzi sono fantasie di megalomani.

Forse perché tutti gli eventi sono concatenati fra loro in maniera egregia, e niente è trattato con superficialità, niente viene abbandonato per strada o lasciato al caso.
Spesso viene da pensare “no, un attimo, c’è qualcosa che non va”, ma subito arriva una parola che ricorda che tutto è già stato spiegato prima. E, magicamente, tutto torna perfettamente a posto.

Davvero, è un mattone incredibile, ma è anche uno dei più bei racconti di fantascienza che mi sia capitato di leggere.

Perché non dovreste, invece, leggerlo?

Beh, diciamo che, in contrapposizione a Karan e Lakon, che sono personaggi descritti con cura maniacale fin nel più piccolo dei particolari, i personaggi che ruotano attorno a loro sembrano un po’ piatti. Come le salviettine usa e getta sono un surrogato di acqua e sapone, i personaggi secondari sono più che altro dei fogli di carta velina, con un background appena accennato, quando c’è.
D’altra parte, non è che serva a molto conoscere nei particolari personaggi che prima o poi dovremo abbandonare, però un po’ di inchiostro in più non avrebbe guastato.

Ecco. Sono più i punti a favore che quelli contro.

L’altra volta, se ricordate,mi ero lamentato dell’estrema lentezza del romanzo. Questa volta, invece, sapevo già che ci avrei messo un sacco di tempo a leggerlo, così non ci ho pensato e sono riuscito a godermi di più la lettura. E ho scoperto che la lentezza è un altro punto di forza, perché è la narrazione stessa che la richiede.

Fabio ha una bella penna, e merita di essere letto. Però dovete essere pronti ad avventurarvi in un viaggio estremamente lungo, che non vi porterà in luoghi piacevoli e non vi farà viaggiare su mezzi confortevoli. Diciamo che sarà come viaggiare su un treno con i sedili di pietra, posato su rotaie sconnesse, in luoghi aridi e pericolosi.

Aspetto il terzo volume con impazienza. La cerca del Pagan è conclusa, è tempo che Lakon inizi la sua ascesa verso l’immortalità, verso la divinizzazione. E si prospetta una cosa terribile e grandiosa.

L’ultimo capitolo di questo secondo volume fa da incipit al successivo.
Dire che questo incipit è buono sarebbe riduttivo. Perché è un finale da urlo, è un propulsore a reazione che spinge a prendere subito in mano un libro che ancora non è stato pubblicato, è un incipit prima dell’incipit che è una bomba.

E spero di vederla esplodere in fretta.

È tutto. ALla prossima, che purtroppo non sarà così prossima.
Ciao!

Categorie: Piccola Biblioteca Usata | Tag: , , | Lascia un commento

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