“I Due Regni – le porte di Eshya” *****

Di Alessia Palumbo

[la foto di copertina ancora non esiste.]

edizioni: EKT Edikit
pagine: CIRCA 450 (non è ancora stato impaginato)
Letto più volte in fase di stesura, primavera – estate 2016 (e tutte le volte mi sono divertito un sacco)

Care lettrici, cari lettori, bentrovati!
Sono orgogliosissimo di presentarvi questa recensione, mi elettrizza, mi…
Beh, “mi molte cose”.

Io e il mio gonfiatissimo ego siamo qui a raccontarvi in anteprima mondiale il secondo capitolo de “I due regni”, che si chiama “le porte di Eshya”.
Siccome non è ancora stato impaginato, siccome non c’è ancora una copertina definitiva… insomma, siccome non è ancora edito posso raccontarvi poco, quindi dovete accontentarvi.
Ma tanto non è che di solito vi racconti molto, quindi a voi non cambia granché.

Io l’ho letto quest’estate, voi lo leggerete il prossimo anno, ma se prima leggete me arriverete preparatissimi.
Ah, e fate finta che oggi sia il 23 novembre, che la recensione doveva uscire in concomitanza con il “compleanno” del primo volume, ma per motivi organizzativi mi è stato chiesto dall’autrice di anticiparla.

Che dire… Il romanzo riprende esattamente là dove si era interrotto il primo volume. La parte di Farwel/Asur vede la protagonista entrare sempre più nelle grazie della Comandante, e conoscere allo stesso tempo un complotto che vede una città, Eshya appunto, tramare alle sue spalle.

Della comandante, non di Farwel.

La storia continua con questo doppio gioco fino a quando succederà qualcosa, non voglio rovinarvi il colpo di scena, per cui Farwel sarà costretta a riprendere definitivamente le sue sembianze originali.
Non mi sento in colpa a dirvelo perché, per come tutto è cominciato, sappiamo tutti quanti che prima o poi sarebbe successo, ma l’evento scatenante è… wow!

In ogni caso, da lì in poi la rivolta di Eshya contro la Città Intera sarà vicina. Molto vicina.

[spoiler alert] Dall’altra parte, invece, la Farwel giovane aveva già visto la morte del suo amico durante il Rito di Drator, alla fine dello scorso volume, e da lì inizierà il suo calvario, la maledizione che la accompagnerà per tutta la vita. [/spoiler alert]

Non avete letto il primo volume? Mi spiace per lo spoiler, ma non è colpa mia. Io ve lo avevo pur detto, di leggerlo!

Comunque, sarà perseguitata per sempre dagli incubi, e porterà con sé un marchio indelebile che la farà vivere costantemente in pericolo. Di che cosa si tratti, lo lascio scoprire a voi. Che se ve lo dico io, poi mi accusate di spoilerare, e non è il caso.

A ogni modo, conoscerà nuovi compagni, affronterà nuovi corsi di magia e supererà una prova assieme a due guerrieri, una specie di esame che però, proprio a causa del marchio di cui sopra, non andrà come previsto, come durante il rito. Seguirà un viaggio rocambolesco per fare ritorno all’accademia, e inizieremo a vedere le prime manifestazioni dell’odio verso i maghi.

E poi… beh, scopriremo anche cosa diavolo sono ‘sti Due Regni. E quando si scopre cosa sono è un po’ come l’uovo di colombo, ovvero una cosa così palese che ce l’abbiamo sotto il naso e non ce ne accorgiamo. Però, quando lo scopri, un po’ ti spiazza.

E la storia che Farwel ci stava raccontando? Si, quella della povera cameriera che incontra il principe, intendo. Beh, non ve ne ho parlato nella scorsa recensione, non ve ne parlerò certo adesso!

Che altro dire?
Non posso raccontarvi molto altro, ma posso dirvi cosa ci ho trovato dentro. E dentro ci sono molte belle sorprese.

No, non come quelle delle patatine.

Allora… il ritmo continua a essere trascinante, anzi: lascia ancora meno respiro rispetto al primo volume. Gli eventi si susseguono in rapida successione, e ogni capitolo si conclude in un modo che vorreste saltare direttamente alla parte successiva, senza leggere quello che succede nell’altra metà della storia. Solo che non si può. Non si può leggere della Farwel adulta senza leggere di quella giovane, e viceversa, perché le due storie sono parallele.
Questo genera un’energia cinetica tale che il libro si fa divorare in poco tempo, sono molto rari i momenti in cui lo chiudi in tranquillità.
Diciamo che è uno di quei romanzi che ti tiene sveglio fino alle tre di notte.

I personaggi sono coerenti, soprattutto Farwel, che continua a scappare dalle situazioni, dai problemi. Almeno, lo farà fino a quando… no, non ve lo dico. Rovinerei l’effetto “wow” di cui ho parlato prima.

La Comandante è sempre la solita sadica, e scopriremo che è anche una persona molto, molto intelligente. Non il solito cattivo che non ci arriva, ma un tipo che ci pensa, riflette, trova soluzioni ai problemi e arriva in fondo alle indagini che segue personalmente.

Ah, ci sarà un personaggio nuovo… cioè, lo conosciamo già, ma qui è nuovo. Sembra uscito da “Assassin Creed”, in quanto non indossa l’armatura e combatte con due lame corte… e qui finiscono le similitudini. Diciamo che spicca in mezzo agli altri guerrieri come un pois verde su un maglione fuxia, e, pur essendo un personaggio importante, la sua tecnica e il suo passato non verranno approfonditi più di tanto.
Va bene lo stesso, la sua storia pregressa non ci interessa, non è nemmeno utile ai fini del racconto, ma qualche particolare in più non avrebbe guastato. Diciamo che sembra venire lasciato in disparte, come se il suo ruolo dovesse ancora manifestarsi. Perché, appunto, non è ancora il momento che sappiamo certe cose.
Alessia non ha lasciato nulla al caso, e nel prossimo libro ci saranno sicuramente altre cose da scoprire a riguardo. Non lo sto immaginando, lo so per certo. Sono soggetto a spoiler. Alessia, verrai punita durante le vite future per questo. Il Karma non perdona!

A questo punto, potrei dirvi che Alessia, dopo aver letto la recensione da cima a fondo, mi ha chiesto di dire cosa penso del finale, e io ho pensato di non dirvi nulla. Lo lascio scoprire a voi.
Ma solo per fare un dispetto a lei, eh. Sapete, il Karma di prima.

Per finire, voglio raccontarvi un piccolo aneddoto, per capire quante cose un autore deve soppesare, quanto lavoro di rifinitura ci sia dietro ogni singolo evento, quante belle idee e immagini vengano buttate alle ortiche per amore della coerenza e della fattibilità.

Ebbene, a un certo punto voi vedrete una colomba volteggiare in una stanzetta che sembra uno sgabuzzino, che io ho immaginato essere molto in disordine.
Ecco, quella colomba doveva essere un’aquila, ma, come ho fatto notare ad Alessia, un uccello con un’apertura alare di un paio di metri difficilmente sarebbe riuscito a spiegare le ali in una stanza così. E farla semplicemente appollaiare da qualche parte non sarebbe stato decoroso.

Non è che uno le cose non le sa, anzi, è che a volte si ha in testa un’immagine, e mentre si butta giù l’idea magari non ci si pensa… ma poi rimane lì.
Io l’avevo letto senza battere ciglio, poi, dopo un paio di pagine, mi sono detto “no, aspetta un attimo…” e lì è partito il confronto. Gliel’ho fatto presente, e lei è stata d’accordo con me.

Ecco, questo è tutto.
È stato un piacere leggere Alessia, e sicuramente leggerò il resto della storia. Perché l’idea è buona, e l’ha saputa sfruttare. Perché è piacevole, per niente pesante nonostante la sua complessità.
E perché voglio vedere come va a finire.

E la lista potrebbe continuare.

Insomma, leggetelo perché è una bella storia, e basta. Fatevene una ragione.

Alla prossima!

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